#Domande 
di Gianfranco Ravasi 
«Ieri mi sono comportata male nel cosmo. / Ho passato tutto il giorno senza fare domande, / senza stupirmi di niente».
Quando nel 1996 ricevette il premio Nobel, pochi avevano letto qualche poesia della polacca Wislawa Szymborska.
Eppure i suoi versi, spesso ironici, semplici eppure non di rado vertiginosi, potevano diventare – per usare un’immagine biblica (Qohelet 12,11) – «come pungoli o chiodi piantati» nel cervello e nell’anima del lettore. Accade così anche alle parole sopra citate che lanciano una stoccata contro una malattia molto diffusa ai nostri giorni.
Essa può ricevere diverse denominazioni: indifferenza, superficialità, vacuità, banalità, volgarità. È appunto il «passare tutto il giorno» senza un sussulto dello spirito o della coscienza, senza lo stimolo di una domanda (una delle prime raccolte poetiche della Szymborska s’intitolava proprio Domande rivolte a se stessa), senza un briciolo di stupore, senza il fremito di un sentimento profondo. È, questo, il peccato che la poetessa confessa per una sua giornata vuota, ed è quello che invece non è neppure avvertito da chi lascia scivolare via giorni e giorni come fossero solo granelli aridi di sabbia della clessidra del tempo.
in “Il Sole 24 Ore” del 7 gennaio 2017