«La liturgia veniva considerata un tempo come l'aspetto cerimoniale dei riti sacri (non a caso veniva abitualmente insegnata nei seminari dal 'Cerimoniere vescovile', il sacerdote che nelle cattedrali guidava i riti presieduti dal vescovo), mentre gli aspetti dottrinali venivano studiati nella teologia 'sacramentaria', che trattava appunto l'Eucaristia e gli altri sacramenti. Per questo si invitava ad 'assistere' alla Messa e, fra l'altro, essendo celebrata in latino e per una certa parte secreto, cioè sottovoce, si suggeriva ai fedeli più devoti di accompagnarla con la recita del rosario o - nei seminari - con la meditazione. Sembrava quasi che la Messa fosse il rito sacro che, tramite la transustanziazione (la consacrazione infatti era il momento centrale, più solenne, segnalato perciò dal suono del campanello che invitava ad una particolare riverenza), induceva la presenza reale di Gesù nell'Ostia, da adorare poi nei momenti successivi, che alimentavano la vera devozione».

Luigi Bettazzi, Non spegnere lo Spirito, 16