«Le cose che non mi tolgono la pace, ma sì mi addolorano, sono i pettegolezzi. E a me i pettegolezzi dispiacciono, mi rattristano. Accade spesso nei mondi chiusi. Quando accade in un contesto di sacerdoti o di religiosi, a me viene da chiedere: ma come è possibile? Tu che hai lasciato tutto, hai deciso di non avere accanto una donna, non ti sei sposato, non hai avuto figli... vuoi finire come uno scapolone pettegolo? Oh, mio Dio, che vita triste! (...).
Davanti alla difficoltà non dico mai che è una “resistenza”, perché significherebbe rinunciare a discernere, cosa che invece voglio fare. È facile dire che c’è resistenza e non rendersi conto che in quel contrasto può esserci anche un briciolo di verità. Questo mi aiuta anche a relativizzare molte cose che, a prima vista, sembrano resistenze, ma in realtà è una reazione che nasce da un fraintendimento... Quando invece mi rendo conto che c’è vera resistenza, certo, mi dispiace. Alcuni mi dicono che è normale che ci sia resistenza quando qualcuno vuol fare dei cambiamenti. Il famoso “si è sempre fatto così” regna dappertutto, è una grande tentazione che tutti abbiamo vissuto. Le resistenze dopo il Vaticano II, tuttora presenti, hanno questo significato: relativizzare, annacquare il Concilio. Mi dispiace ancora di più quando qualcuno si arruola in una campagna di resistenza. E purtroppo vedo anche questo. Non posso negare che ce ne siano, di resistenze. Le vedo e le conosco. Ci sono le resistenze dottrinali. Per salute mentale io non leggo i siti internet di questa cosiddetta “resistenza”. So chi sono, conosco i gruppi, ma non li leggo, semplicemente per mia salute mentale. Se c’è qualcosa di molto serio, me ne informano perché lo sappia. È un dispiacere, ma bisogna andare avanti. Quando percepisco resistenze, cerco di dialogare, quando il dialogo è possibile; ma alcune resistenze vengono da persone che credono di possedere la vera dottrina e ti accusano di essere eretico. Quando in queste persone, per quel che dicono o scrivono, non trovo bontà spirituale, io semplicemente prego per loro. Provo dispiacere, ma non mi soffermo su questo sentimento per igiene mentale».
Parole che Papa Francesco ha rivolto ai gesuiti durante il colloquio a porte chiuse avvenuto lo scorso 16 gennaio a Santiago del Cile. Il colloquio è stato trascritto da padre Antonio Spadaro, esce sul prossimo numero de La Civiltà Cattolica ed è stato anticipato dal Corriere della Ser a nell'edizione di giovedì 15 febbraio 2018.

http://www.corriere.it/cronache/18_febbraio_15/papa-francesco-blog-che-mi-chiamano-eretico-conosco-chi-li-scrive-non-li-leggo-a4b0eaee-11c6-11e8-9c04-ff19f6223df1.shtml?cmpid=tbd_8e574827EB

http://www.lastampa.it/2018/02/15/vaticaninsider/ita/vaticano/francesco-non-leggo-i-siti-internet-che-mi-accusano-di-eresia-Efs5ojZlYvOci5wddo2V6J/pagina.html?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook