"Qualsiasi cosa farò, non me lo impedisca. Anzi, mi aiuti". Stava per cominciare la messa quando Paolo VI prese da parte don Pasquale Macchi, il suo segretario, e gli disse queste precise parole. Macchi non capì.
Erano in Cappella Sistina, per una liturgia di ringraziamento a dieci anni dalla remissione delle scomuniche tra cattolici e ortodossi. Con loro c'era Melitone di Calcedonia, il vescovo inviato dal patriarca Dimitrios in sua rappresentanza.
Alla fine della celebrazione, Paolo VI si alzò e andò verso Melitone. Poi, improvvisamente, cadde in ginocchio davanti a lui. E nello stupore di alcuni, e nel gelo incredulo di altri, il papa di Roma, la Sua Santità ancora costretta dalla tradizione a troneggiare sulla sedia gestatoria tra i flabelli, in ginocchio baciò i piedi del confratello vescovo d'Oriente. Quattro secoli e mezzo prima, al Concilio di Firenze, era stato un altro papa, Eugenio IV, a pretendere lui, inutilmente, il bacio del piede dai patriarchi ortodossi.
Melitone uscì dalla Sistina profondamente commosso. Rientrando in Turchia, un giornalista constatò con lui che "solo un uomo veramente grande può umiliarsi così”. Melitone precisò: “Solo un santo”.