«Potete odiare solo a distanza; potete amare e capire solo nella vicinanza e nell’intimità. Per trovare la compassione nel bel mezzo del dolore dovete avere familiarità col dolore. I veterani del Vietnam, come i soldati di tutte le guerre di ogni tempo, parlano del senso di distanza e indifferenza che coltivavano per riuscire a combattere. La psicologia dell’odio conta sulla trasformazione del nemico in qualcosa di subumano per sentirsi autorizzati e dIsposti a fargli del male. Non sempre vi accorgete di come, così facendo, rendete voi stessi subumani, del danno che fate al vostro stesso cuore. La psicologia della compassione conta sul fatto che vediate – partendo da voi stessi – ciò che è umano in tutti i vostri nemici. La persona che odiate o che vi ispira più risentimento è, dal principio alla fine, qualcuno che si sveglia al mattino col desiderio di essere al sicuro e libero dal dolore, qualcuno che trova beneficio in un contatto pieno d’amore, che ha gran voglia di tenerezza e comprensione. Solo quando vi vedete riflessi negli occhi e nel cuore dell’altro riuscite a capire che fare del male all’altro è farlo a se stessi. Come ha detto una volta Gandhi: “Dove ci sono odio e paura, noi smarriamo la via del nostro spirito"».
Christina Feldman, "Compassione. Ascoltare le grida del mondo"