«Il cristianesimo storico è gravato dalla volontà di potere, dal desiderio di convincere per mezzo della forza, alleandosi con lo Stato. Allora si pone la domanda: che ruolo sono chiamati a svolgere i cristiani nella società secolarizzata?
La Chiesa deve rinunciare al potere, senza tuttavia rinunciare ad essere lievito, un lievito che opera in tutti i settori della vita. Restando al di fuori di qualsiasi potere essa può vivere della luce, una luce a volte impercettibile, a volte più visibile a seconda dei tempi, dei paesi, delle possibilità offerte dalla storia.
Bisogna altresì rinunciare all’idea che possiamo agire sulla società dal di fuori: non ci resta che la possibilità di agire dall’interno, attraverso menti e cuori investiti dai raggi di questa luce, attraverso le nostre diverse iniziative. Il ruolo del cristiano non è quello di lottare contro la secolarizzazione, che di fatto si è già imposta, ma di renderla positiva, ossia di fare in modo che la Chiesa sia lievito e non forma di potere; come pure ha il ruolo di tener deste le domande ultime dell’essere, cui il secolarismo non dà alcuna risposta. Forse Dio si attende dai cristiani una spiritualità creativa, che diventi l’ossigeno dell’epoca, e cambi impercettibilmente la società.
Tutto questo è molto importante, perché oggi siamo stanchi di un cristianesimo che sia l’ideologia di un gruppo, una nazione, uno Stato. Siamo stanchi dell’inquisizione, di dover pensare alla nostra influenza o alla nostra importanza: infatti possiamo essere poveri e liberi! Oggi, forse per la prima volta nella storia, i cristiani tornano ad essere poveri e liberi. Ci si apre al piccolo, alla semplicità, all’ampiezza degli sguardi, si ritorna al fondamento. Questa letizia di scoprire l’essenziale, di vivere dell’essenziale nella Chiesa, nella libertà di una scelta personale, è la grande opportunità del nostro tempo».
Olivier Clément, Taizé, un senso alla vita (1997)