Il nome sul giornale 
di Gianfranco Ravasi 
«C’è al mondo una cosa peggiore del far parlare di sé: il non far parlare di sé». Mordace come spesso gli accadeva, Oscar Wilde colpisce un inconfessato desiderio celato nel cuore, quello dell’essere in qualche modo conosciuti, evocati, citati. Ci sono persone che sprecano cifre notevoli per vedere stampato il loro nome sulla copertina di un libro, rassegnati poi a doverlo regalare perché nessuno si sogna di acquistarlo. Qualcuno è pronto persino a sopportare che si sparli di lui, purché se ne parli. 
E forse costui non esiterebbe a ripetere un’altra battuta dello scrittore inglese: «È davvero mostruoso che la gente vada in giro dicendo alle nostre spalle cose assolutamente vere»! Aveva ragione la grande e antica tradizione morale quando metteva in capo alla lista dei vizi capitali la superbia in tutta la gamma delle sue sindromi. Raccontava un edicolante di paese che un uomo veniva tutti i giorni a vedere se il suo nome appariva in qualche giornale locale. Ma, l’unica volta in cui il suo nome campeggiava in un riquadro non si era presentato. Era l’annuncio funebre della sua morte.
in “Il Sole 24 Ore” del 3 febbraio 2019