«E' difficile riconoscere ad un primo sguardo un cercatore di bellezza. Si nasconde tra i volti della gente comune, si confonde tra di loro anche perché a distinguerlo dagli altri è la propria interiorità.
Il cercatore di bellezza, così come suggerisce la definizione stessa, aspira sempre e costantemente alla bellezza, o meglio ai suoi canoni di bellezza, bellezza che non si esplicita soltanto in un concetto estetico ma che assume molteplici significati. A seconda della circostanza, il concetto si avvicina a quello di ordine, di serenità, di pace, di euforia, di completezza...assume diverse declinazioni anche a seconda della personalità del cercatore e a come si approccia alla vita.
Essi, nella loro diversità, hanno però dei tratti comuni.
Hanno lo stesso sguardo rivolto verso il cielo quando sentono che tutto ciò che hanno intorno li costringe.
Hanno gli stessi occhi che si posano su qualsiasi specchio che incontrino, non per vanità, ma per accertarsi, che ciò che di loro vedono da fuori, corrisponda all'immagine che hanno dentro. Guai se così non fosse.
Questa ricerca costante li porta irrimediabilmente ad approdare all'arte. Che sia

danza, canto, pittura, poesia... in una di queste dimensioni concentrano la loro ricerca di espressione e di bellezza, si fondono con la forma artistica prescelta, ne fanno passione e ossessione.
Soltanto in una di queste arti, possono avvicinarsi al concetto a cui tanto tendono, la quale si traduce in ricerca di perfezione e voglia di superare i propri limiti. In questo modo i cercatori possono essere loro stessi, in questo modo la loro ricerca smodata assume un senso,così possono esprimere tutto ciò che hanno dentro e che durante la vita quotidiana non viene fuori.
Spesso si incantano nell'osservare un fuoco che arde, un cielo particolarmente stellato, un mare in tempesta, e un sole particolarmente rosso al tramonto. E li vedi che sono già altrove, che nel luogo in cui sono approdati non ci arriverai mai, a meno di non voler davvero sintonizzarsi sulla lunghezza della loro anima.
Della loro esasperata sensibilità sono consapevoli, ma, specie se sono molto giovani, non sono capaci di gestirla pienamente, alternano infatti momenti di sconforto dovuti al disagio di essere così differenti dal sentire comune, a momenti di altezzosa superiorità in cui, vanno invece fieri della loro diversità. Tuttavia, in questo secondo caso indossano una maschera, uno scudo che li protegga dalla fragilità e dal dolore, perché hanno imparato a loro spese che la loro sensibilità ha la consistenza del cristallo e va protetta e preservata, anche a costo di dover mettere dei freni alla loro vitalità e alla loro voglia di vedere qualsiasi evento come un' opportunità e di buttarcisi a capofitto
Non sanno fino in fondo, cosa stanno cercando, se ci arriveranno e come lo faranno. Sanno però che per loro la ricerca è vita, che devono muoversi, andare avanti, avere l'impressione di procedere sempre, anche se a piccoli passi. Tuttavia, la ricerca continua è anche insoddisfazione, è anche dover incontrare, durante il compulsivo vagare, chi e cosa invece smorzerà i loro entusiasmo semplicemente perché non da lo stesso profondo significato al viaggio, è avere la percezione di non arrivare mai.
La bellezza d'altronde si sa è relativa, così come il loro continuo vagare. La relatività al cercatore in fondo non piace, perché lui o lei, non ha mezze misure. Cercherà sempre l'assolutezza di un bianco o di un nero, in un mare di grigi. Il grigio lo soffocherà ma non gli impedirà mai di ricercare la bellezza assoluta di un colore finito».
Giulia, 9.01.2014