«Le sono perdonati i suoi molti peccati perché ha molto amato. Colui al quale si perdona poco, ama poco» (7,47). (...) La prima dichiarazione vede l’amore come causa del perdono dei peccati, che «le sono perdonati perché ha molto amato». Nella seconda asserzione, invece, l’amore è l’effetto del perdono ricevuto, tant’è vero che «colui al quale si perdona poco, ama poco». Gli studiosi pensano che questa differenza nasca dalla fusione di due frasi di Gesù pronunziate in momenti e situazioni diverse. In verità, è possibile tenere insieme quel duplice profilo del detto di Cristo, proprio perché idealmente chiude il cerchio dell’amore che è sorgente del perdono, ma ne è contemporaneamente il frutto.
Suggestivo è il dialogo che il grande credente e filosofo francese Blaise Pascal immaginava nei suoi Pensieri tra Dio e l’anima. «Se tu conoscessi i tuoi peccati, ti dispereresti», ammoniva il Signore. E allora il peccatore sente che c’è poco da fare per lui. Ma Dio continua: «No, tu non ti dispererai, perché i tuoi peccati ti saranno rivelati nel momento stesso in cui ti saranno perdonati». Ecco, nell’istante in cui s’incrociano conversione e perdono, si ha il fiorire di un unico amore, anche se esso sboccia nei due protagonisti, Dio e la persona umana. C’è l’amore divino che perdona e simultaneamente c’è l’amore del convertito che è occasione del perdono amoroso di Dio. L’uno e l’altro amore insieme si abbracciano, proprio come era accaduto in quel giorno nel palazzo di Simone il fariseo».
Gianfranco Ravasi, Famiglia Cristiana, 7 marzo 2019
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