Ma la chiesa non può essere missionaria se non è sinodale.  Il fatto di essere poco significativi come cristiani è perché spesso siamo troppo poco credibili 
di Roberto Repole, presidente della Associazione Teologica Italiana
(...) Un po' ovunque si parli dell'importanza di una Chiesa "in uscita missionaria". Occorre dircelo: quasi in tutti i nostri convegni o discorsi pastorali si ode ormai l'invito a cambiare passo e a essere finalmente Chiese o comunità cristiane in uscita, estroverse, non autoreferenziali, capaci di raggiungere tutti. Qualunque sia l'ambito pastorale di cui ci si occupa, il richiamo all'uscita missionaria non manca: che si parli delle parrocchie o della pastorale degli ospedali, della presenza ecclesiale nel mondo universitario o della Caritas... 
L'implicito troppo spesso è che si tratta solo di impegnarsi di più e di concentrarsi finalmente sugli altri: su quelli "di fuori", su chi non è cristiano, sui molti che non hanno mai fatto parte o non fanno più parte della comunità cristiana. 
Ma un tale implicito può indurre a due pericoli alla lunga letali: il primo è di colpevolizzare quei pochi (preti, religiosi o laici, poco importa) che spesso ce la mettono già tutta e vivono spesso una vita carica di responsabilità; il secondo è di ritenere che il discorso sulla missione non riguardi il modo in cui viviamo la nostra vita ecclesiale ma, appunto, gli altri. In realtà, se c'è qualcosa che ancora possiamo trasmettere e offrire in questo mondo è quello che viviamo realmente dentro le nostre Chiese. 
Se abbiamo davvero a cuore la missione della Chiesa dovrebbe interessarci anzitutto che cosa ancora sperimentiamo dentro le nostre comunità: se sia cioè possibile fare un'esperienza di Dio al loro interno, se si faccia una reale esperienza di fraternità e di misericordia, se sperimentiamo ancora da qualche parte il "miracolo" di diversità riconciliate che possono davvero convivere in Cristo... Perché se non ci preoccupiamo di questo, non c'è veramente nulla che possa uscire e risultare appetibile per altri. 
Del resto, non sarebbe il caso di domandarci se il fatto di essere spesso così poco significativi non dipenda anche dal fatto di apparire troppo poco credibili?
in “Vita Pastorale” n. 2 del febbraio 2019