"Il 27 marzo scorso (ma si è saputo solo ora) nel parco Nord di Milano, un ragazzo di nemmeno 16 anni, affetto da una disabilità cognitiva, è stato preso a schiaffi, gettato a terra, fatto rotolare e poi preso a calci in faccia da un certo "Dome" di 20 anni. Pare lo abbia fatto solo perché l'altro, seduto su una panchina ad ascoltare musica, lo aveva guardato per un attimo.
Un umano incrocia lo sguardo di un altro umano, un volto di fronte a un altro volto, il gesto più naturale (e più bello) che ci possa capitare - e solo per questo gli viene frantumata la mandibola. Mentre gli altri sono stati a guardare, più o meno indifferenti.
Ora, questo Dome, che già aveva preso a botte un altro ragazzo perché straniero, e pure il fratello minore, è scoppiato a piangere di fronte ai carabinieri che lo arrestavano. Non so se il suo sia un pianto amaro e sincero, come quello dell'apostolo Pietro. Qualcuno, però, gli dovrà spiegare che quella cosa che lui ha fatto non è soltanto un reato - ma "il male", né più né meno. Aggredire un debole, indebolire l'altro, sfigurare il volto dell'altro - è il male.
Eppure io non ho molto altro da dire a questo ragazzo violento, io ho da pensare di più all'altro, al ragazzo fragile col viso tumefatto, a questo Cristo del 2019 messo in croce per uno sguardo. Le mie lacrime, la mia pena, il mio affetto vanno a questo mio fratello".
Mario Domina, 190418