Distanza. Quando c’è, deve essere «giusta» 
di Nunzio Galantino 
Derivante dal participio presente (distante) del verbo latino dis-tare (stare lontano), la parola distanza assume significati diversi a seconda dell’ambito in cui essa viene utilizzata. Oltre infatti ad essere intesa come quantità di spazio fisico che intercorre tra due o più luoghi, cose o persone, la parola distanza può indicare il distacco affettivo tra persone, il disinteresse rispetto a un evento o a un progetto o l’intervallo di tempo più o meno lungo tra due o più eventi. (...) L’equilibrata gestione della distanza è la grande e decisiva sfida nel rapporto con gli altri; è l’elemento che fa la differenza, soprattutto nella vita di relazione intima. In una relazione intensa la distanza non può scomparire; va mantenuta nella misura adatta a tenere vivo il desiderio dell’incontro, il persistere di una leale complicità e la necessità di disporre di spazi inviolabili, fisici ma soprattutto interiori. La sfida insomma consiste nel tenere insieme distanza e vicinanza (...) Lo scrittore tedesco F. G. Jünger, per il quale «le distanze sono qualcosa di vivente, e una loro infrazione incide profondamente nella vita. Le distanze ci fanno capire che non finiamo dove l'epidermide stabilisce i confini del corpo». Con un’avvertenza: la “giusta distanza” con gli amici, con la famiglia, con il proprio partner o con i colleghi non coincide mai col non farsi coinvolgere bensì col vivere relazioni rispettose, e perciò feconde. (...)
in “Il Sole 24 Ore” del 12 maggio 2019