Gli sbagli su Dio 
di Raniero La Valle 
(...) Quello che è successo col “Pater Noster”, la preghiera forse più nota e più e più ripetuta, ma spesso in automatico, senza che se ne avvertano davvero le parole. Per gli scherzi che sono propri della lingua, per il mutare dei significati, per i tradimenti delle traduzioni da una lingua all’altra, era finito che il Padre venisse invocato, perfino nella Messa, come il Tentatore, come il Cerbero che “ci porta dentro”, “ci induce” nella tentazione; e data la sproporzione di forze tra Dio e il peccatore, con l’alta probabilità che a vincere in questo affacciarsi della tentazione fosse non il tentato, ma il Tentatore. 
Forse la gente non si accorgeva di quello che diceva; gli esegeti, gli esperti, i teologi, gli uomini del clero sapevano che non era così, e perciò tranquillamente reiteravano quel latino, e magari dicevano che nella parola di Dio c’è un mistero, c’è un enigma, che bisogna lasciare così, magico, incompreso o incomprensibile per il semplice fedele.
Ma nella immediatezza della comunicazione di oggi, che va al sodo in 40 battute, il significato è inequivocabile; e se uno passa in una chiesa e sente di un Dio tentatore, pensa a un padre che invece di darti un pane ti dà una pietra (al contrario di ciò che dice Matteo 7, 10), a un Dio che invece di salvarti, ti perde. 
Perciò papa Francesco ha chiesto ai vescovi italiani di tradurre meglio, come già avviene in altri Paesi, quel “ne nos inducas in tentationem”, perché non si perpetui e propaghi questo sbaglio su Dio.
Cos’altro di più importante dovrebbe fare un papa? Se non lo fa lui che ne ha il carisma, chi lo deve fare? (...)
in “www.chiesadituttichiesadeipoveri.it” del 7 dicembre 2018