Conforto. Presenza discreta che sfiora il silenzio 
di Nunzio Galantino 
(...) La parola conforto - derivata dal tardo latino confortare, composto da "con" e un derivato di "fortis" (rendere forte/vigoroso) - è la vicinanza che sostiene e rafforza qualcuno perché non soccomba nella sofferenza e non ceda ai compromessi. (...) A conferire maggiore ricchezza di senso alla parola conforto contribuisce la sua riconducibilità, secondo alcuni, alla radice ebraica "nhm", che significa respirare profondamente e, nel senso causativo, far tirare fiato, portare sollievo in una situazione di dolore o di paura. (...) Di conforto non ha bisogno solo la persona segnata da una particolare sofferenza, che mi sta di fronte. Di conforto ho bisogno anch’io e la comunità della quale mi sento parte. Confortare chi si trova in difficoltà può risultare abbastanza spontaneo e gratificante. Lo è meno confortare se stessi. Per farlo bisogna conoscersi davvero, accettarsi sinceramente ed essere disposti, all’occorrenza, a prendere atto dell’inefficacia degli sforzi profusi per venire a capo dei propri limiti. Essere buoni samaritani di se stessi non è essere compiacenti nei propri confronti né rassegnati di fronte ai propri limiti. Vuol dire piuttosto riconoscere ed accettare, soprattutto in alcuni momenti, il bisogno di tenerezza e di accoglienza, senza che questo si trasformi in rinunzia a combattere (...) Il conforto dato agli altri è presenza! Mai invadente e sempre rispettosa, fino a saper vestire i panni del silenzio. (...)
in “Il Sole 24 Ore” del 25 agosto 2019