«"I preti sanno morire". Da giorni mi martella in testa il titolo dell’ultimo libro di don Mazzolari, scritto per onorare la memoria dei preti morti durante la Seconda guerra mondiale. Sanno morire anche oggi i preti nei Paesi in guerra e in quelli dove la pace è fragile. Sanno morire dentro, per i motivi più diversi, i preti sparsi per il mondo. Una morte mai disgiunta dal mistero immenso della resurrezione. Strana figura quella del prete, rinunciate a volerlo comprendere del tutto. (...) Mai contento, mai soddisfatto, mai sereno; sempre contento, sempre soddisfatto, sempre sereno. Sempre a portata di mano eppure inafferrabile. (...)
"Quel giorno", a piazzale Loreto non mi troverai; a tirare sassi alla donna adultera non ci sarò, e neppure a insultare in massa l’uomo colpevole solo della sua pelle diversa. Il grido della folla: 'Crocifiggilo!', mi fa paura, chiunque sia il condannato e quale che sia la ragione accampata. Il giorno in cui il reo riceverà la giusta pena, mentre gli altri brindano, volentieri resterò accanto alla sua vecchia mamma in lacrime. (...)
La Chiesa deve avere il coraggio di essere pazza. Pazza di amore, ostinata, testarda, povera, buona, disposta a imboccare sempre la strada più scomoda. A difendere sempre le cause dei perdenti. Sempre dalla parte degli ultimi. Nessuno ha chiesto a nessuno di diventare prete. Chi accetta di rispondere alla chiamata, però, deve essere disposto a salire sulla croce e diventare mistero a se stesso».
don Maurizio Patriciello, Avvenire 191120
https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/noi-sempre-con-il-fardello-e-dalla-parte-dei-perdenti?fbclid=IwAR2g11bs_QLDchQNyDt3agus-aLezXjTw_WyfUB33yX3mvNTYj-mqoKAyuc