«Il pittore Arcabas, nell’olio su tela “L’annonce fait a Marie”, se ne era accorto: traduce infatti in pittura quei tratti che in una relazione tra due persone dicono la presenza di un affetto. Nell’opera, l’angelo sembra essere arrivato di corsa in casa di Maria dopo un lungo viaggio, sfiancato: la mano sinistra è floscia e con la destra si tiene il collo, come quando un uomo ha il fiatone per aver fatto una sfacchinata, o è in apprensione perché in attesa di un responso. Affaticato o preoccupato che sia, non si regge in piedi e un ginocchio cede; forse sta pensando: “Finalmente t’ho trovata!”, e dalla sua bocca il pittore fa uscire un sospiro; oppure sta vivendo un tormento: “Dirà di sì? Dirà di no?”, e dalla bocca esce timore. (...) L’angelo non ha occhi se non per lei, per dire che tutto lo sguardo di Dio è per Maria: il suo desiderio vuole raggiungere proprio quella ragazza ritratta seduta, ma senza la sedia. Maria rimane “sospesa per aria” davanti alla voce, al viso, al corpo e al fiato dell’angelo: come ogni ragazza giovane, anche lei “vola” perché si sente desiderata. (...) Maria nello spazio della sua libertà si fida dell’annuncio dell’angelo e diventa Madre di Gesù ma anche di ogni credente, chiamato come lei a giocarsi la vita nella relazione con suo Figlio. Stando al dipinto, il cui pavimento a rombi ricorda una scacchiera, la prima mossa è stata fatta; tocca a ciascuno proseguire nella partita».
  di Paolo Tassinari, su FB 191207