«La convivenza civile è figlia del credere gli uni negli altri. Non si tratta di credere che l’umanità sia naturalmente buona o che un nuovo assetto politico e sociale metta fine alla malvagità, bensì di credere nelle possibilità di umanizzarsi sempre di più, di contrastare l’ingiustizia e la violenza, di trovare vie di pace e di libertà che non escludano nessuno ma, anzi, tengano particolarmente conto dei deboli, dei meno muniti e difesi, sempre presenti nella società.
Nessuna concorrenza tra la fede dei credenti cristiani nel loro Dio e la fede nell’uomo, anche perché quest’ultima è sempre volontà di fraternità universale e principio di speranza, come affermava Ernst Bloch. In verità, secondo il messaggio cristiano, solo su una trasparente fede nell’uomo si può innestare la fede in Dio, perché, se non c’è la fede negli uomini e nelle donne che si vedono, non si può avere fede in un Dio che non si vede.
Questa fede-fiducia negli umani è generata dal guardare il volto dell’altro, dall’ascoltare l’altro, dalla mano tesa che attende di essere stretta; non sta nell’ordine delle idee, ma proviene dal vissuto, dall’esperienza. Il primo compito di chi in-segna è dunque quello di trasmettere fiducia, di fare fiducia, mostrando in prima persona di essere affidabile».
Enzo Bianchi, 2.12.2019
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