Convertire la nostra preghiera
di Patrick Royannais
«Il vangelo dice il contrario: è in nome di Dio che bisogna pensare che Dio non risponde alla preghiera. (...) Che cosa intendiamo per risposta di Dio, che cosa ci aspettiamo come risposta di Dio? Noi interpelliamo Dio? Non è forse lui colui che per primo ci ha amati (1Gv 4,19)? Dio può essere colui che risponde, se è lui che è la sorgente? Nella domanda stessa, la nostra preghiera è risposta. Siamo noi che rispondiamo al suo amore. La preghiera non è tanto dialogo con Dio quanto risposta a Dio. Le nostre richieste sono un luogo per scoprire che gli rispondiamo.
Siamo lontani dall'atteggiamento pagano che cerca di ottenere da un dio onnipotente e che teme benefici o protezioni concessi più o meno arbitrariamente. Il vangelo è conversione, ci "mette sottosopra", capovolge la nostra concezione della preghiera. Siamo invitati a convertire in senso evangelico la nostra pratica e la nostra concezione della preghiera. (...)
Se l'eucaristia è il modello della preghiera, dovremmo notare che, come azione di grazie, è risposta a Dio a cui diciamo grazie. (...)
La preghiera, del resto, non è la nostra preghiera. È quella di Cristo. È lui l'orante, l'unico orante. Noi ci rivolgiamo al Padre tramite Cristo nello Spirito. È Gesù la strada. (...)
Siamo in una società e in una Chiesa dove l'inflazione del soggettivismo fa di ciascuno una fonte autonoma di pensiero, volontà e azione. Ma pregare, essere cristiani - sempre al plurale - è essere membri del corpo di Cristo. La preghiera ci fa entrare in una comunione, è comunione con l'insieme dell'umanità, corpo di Cristo. (...)
Siamo invitati a esporci a Dio, come ci si espone al sole. Lasciati guardare da Cristo, dice ancora un canto. Rimani alla sua presenza. (...)».
in "baptises.fr" del 18 ottobre 2019 (traduzione: www.finesettimana.org)