«Provo sfiducia nei confronti di un immaginario un po’ troppo caloroso, romantico, “zuccherato”. Natale non è una bella storia, un bel sogno. A Natale, vedo venirmi incontro un neonato che, già, è mio maestro. Un bambino che sta per darmi da mangiare come si dà da mangiare a un neonato. Un bambino che sta per insegnarmi verità elementari. Sta per insegnarmi che da un lato ci sono strategie, calcoli, forza, potenza, gelosia, denaro. E che, all’opposto, ci sono attenzione all’altro, dimenticanza di sé, apertura, bontà, dono. A Natale giunge un bambino che ci renderà la vita impossibile, ma senza quest'impossibile, non c’è assolutamente niente».
Christian Bobin