«(...) I Magi era esperti di stelle e di scienza. È bella questa presenza della sapienza e della scienza nel presepe, una benedizione necessaria in questo tempo di crisi; come è anche bello vedere uomini, maschi che sono capaci di fare doni: maschio è Erode, maschi sono i magi, ieri e oggi. (...)
Non basta credere in altri dèi per essere nemici della fede biblica. I primi avversari dei profeti e del popolo d’Israele sono stati i falsi profeti, che credevano e adoravano lo stesso YHWH, che conoscevano perfettamente la Legge e la citavano a memoria. La visita dei magi ci dice allora che Dio resta vero e unico anche se ognuno lo chiama con un nome diverso. Non siamo i padroni del nome di Dio, che è sempre più grande e plurale dei nostri tentativi vani di imprigionarlo dentro la nostra religione. (...)
Non c’è dono senza un cammino, senza un viaggio materiale o spirituale. Ci si alza, si va a trovare quella persona che abbiamo deciso di onorare con la nostra visita e con il nostro dono. Quasi tutto quello che volevamo dire a quella persona lo diciamo andandola a trovare: è il corpo in movimento a dirle le cose più importanti. (...)
Poi c’è la stella. Nei doni, di certo in quelli più importanti, non si parte senza l’apparizione di una "stella" - senza una voce, un segno, una convocazione. Ci si mette in cammino perché qualcuno o qualcosa ci chiama dentro - qualche volta è un grido. (...)
È la gioia la tipica reciprocità di questi doni, una gioia speciale e grandissima che conosciamo solo se e quando facciamo i doni-stella. Sembrano doni unilaterali, ma non è vero, perché questa "gioia grandissima" è una forma essenziale di reciprocità. (...)
Chi sa donare non occupa spazi, li libera. È discreto. Parte in fretta, sa stare senza fretta, in fretta riparte. Non si appropria del tempo della reciprocità. E porta via con sé solo quella "grandissima gioia".
Luigino Bruni, Avvenire 4.01.20202
https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/luigino-bruni-epifania