Quando gridano le pietre
di Enzo Bianchi
(...) Comprendiamo l'urgenza delle parole pronunciate recentemente da papa Francesco al Memoriale della Pace di Hiroshima: «L'uso dell'energia atomica per fini di guerra è immorale, come allo stesso modo è immorale il possesso delle armi atomiche». Parole attorno alle quali, però, si è subito creato un cordone sanitario di tacitamento, al punto che Francesco le ha volute riprendere, sottolineando la sua intenzione che «questa condanna deve essere presente nel Catechismo della Chiesa cattolica».
Questo è il destino di ogni voce profetica all'interno della società: da un lato non stancarsi di farsi "voce di chi non ha voce", dei più indifesi, delle vittime di guerre di cui non sanno il perché; dall'altro, constatare come questa voce sia osteggiata e silenziata da chi ha maggiore potenza mediatica.
Infatti, ogni volta che il magistero papale ha affrontato il tema del disarmo — in particolare nucleare — come via per la pace giusta, ha incontrato la stessa congiura di silenzio: dalla Pacem in terris di papa Giovanni, con la sua affermazione che «è estraneo alla ragione» pensare di poter ristabilire la giustizia attraverso la guerra, fino al discorso di Paolo VI all'Onu o alle parole di Giovanni Paolo II contro la guerra in Jugoslavia e in Iraq, sempre la portata dirompente di queste parole è stata smorzata, coperta da discorsi fuorvianti, svilita in distinguo speciosi, persino all'interno della chiesa stessa.
Certe parole non le si vuole proprio ascoltare: forse perché si teme che, ascoltate e prese sul serio dall'opinione pubblica, potrebbero ispirare qualche politico o responsabile di governo ad agire di conseguenza.
Significativa l'annotazione che il monaco Thomas Merton scrisse nel suo diario all'uscita dell'enciclica Pacem in terris, dopo che negli anni precedenti i suoi stessi superiori avevano censurato gli scritti da lui dedicati alla pace: «Se papa Giovanni avesse dovuto passare al vaglio dei censori dell'ordine trappista, questa enciclica non sarebbe mai uscita». Eppure, vale per i profeti quanto Gesù disse a chi criticava i bambini che lo accoglievano con gioia: «Se questi taceranno, grideranno le pietre!».
in "la Repubblica" del 6 gennaio 2020