Ma in cielo fa freddo
di Massimo Gramellini
Con il linguaggio disadorno dei messaggeri di morte, un comunicato Air France segnala il ritrovamento di un corpo assiderato di circa dieci anni in fondo al carrello del Boeing 777 che durante la notte aveva viaggiato dalla capitale della Costa d’Avorio fino a Parigi. La prima immagine che mi entra in testa è questo bambino aggrappato a una rete di recinzione, mentre osserva gli aerei che atterrano e decollano, sognando di volare in un altrove dove tutti assomigliano a quei passeggeri vestiti bene che trascinano eleganti valigie con le rotelle. Chissà per quanto tempo si sarà perso dietro sogni di libertà, che nel suo caso significava anzitutto libertà dal bisogno. La Costa d’Avorio produce più ricchezza di qualsiasi altra nazione dell’Africa occidentale, ma non è capace di farla colare lungo i gradini della scala sociale e il quaranta per cento dei suoi abitanti conosce la miseria assoluta. Il bambino doveva far parte di quel quaranta per cento. Ma non era un numero. Era un bambino. Lo vedo dilatare gli occhi nella contemplazione degli enormi carrelli che si ritraggono nel grembo degli aerei, una volta spiccato il volo. Lì dentro mi sentirò al sicuro, avrà pensato, mentre aggirava i tiepidi controlli per andare a sistemarsi nella sua bara di gelo. Una follia, ma non aveva esperti con cui confidarsi: solo disperati da cui scappare. Spero sia morto senza accorgersene. Come un novello Icaro in fuga da un labirinto di cui non riesce a trovare l’uscita.
Corriere della Sera, 9 gennaio 2020
https://www.corriere.it/caffe-gramellini/20_gennaio_09/ma-cielo-fa-freddo-9fb7293c-3257-11ea-bc0f-5b1ee8f7f455.shtml?fbclid=IwAR1b3xfXpWAN0dwlxJylzYPMbIunaBxV__e8z19d-_n9FFA_fAkLOUSXSBk