«La logica economica è all'origine delle religioni antiche, che nascono attorno all'idea mercantile di scambio tra gli uomini e le loro divinità. Il primo homo oeconomicus è stato l'homo religiosus, che ha letto la fede come commercio, come dare e avere con il divino, come debiti e crediti da gestire tramite offerte e sacrifici. La Bibbia e poi il cristianesimo hanno lottato con tutte le loro forze per liberare gli uomini dall'idea economica di Dio. Oggi, con l'affievolimento culturale della religione ebraico-cristiana, nell'orizzonte secolarizzato si è riaffacciata l'antica idea del dio economico, e quindi delle colpe, dei meriti, dei demeriti, di nuovi sacrifici e nuovi idoli. Nel 'crepuscolo degli dei' ci siamo risvegliati incatenati da una religione-idolatria che riporta con sé anche l'idea arcaica del povero come colpevole. Ma il suo colpo di genio più grande sta nel riuscire a presentarcela come una innovazione morale, come una forma più alta di giustizia, semplicemente chiamandola con un nome evocativo: meritocrazia. (...) La meritocrazia sta diventando una legittimazione etica della condanna morale del povero, che prima interpreta la mancanza di (alcuni tipi di) talento come colpa, poi condanna il povero come demeritevole e infine lo scarta insieme a chi si occupa di lui».
Luigino Bruni, in "Avvenire " del 30 aprile 2019