«La clonazione del pensiero pone, a mio avviso, un'altra riflessione inquietante, quella di una possibile fine biologica della democrazia, la cui sostanza è il diritto di ogni cittadino ad esprimere la propria scelta consapevole al momento del voto; ma se gli individui clonati votano a comando come se qualcuno pigiasse un bottone e ordinasse, more militari, ciò che si deve o non si deve votare, allora la somiglianza con una dittatura diviene evidente.
Nei regimi dittatoriali la polizia impedisce di esprimere il proprio pensiero, ma non impedisce di pensare liberamente, nella democrazia digitale degli individui robotici c'è tutta la libertà di esprimere quello che vuoi, ma con i pensieri di altri inseriti nel tuo cervello, oggi, con una sorta di ipnosi verbale, ma domani, con tutta probabilità, trasferendo nei cervelli un'accelerazione dei desideri con microchip microscopici a formare il simbionte, incestuoso connubio di uomo e robot. È difficile invertire rotte tracciate con grande maestria dal potente pastore; io non vedo altra possibilità che ripartire dall'educazione».
di Lamberto Maffei, neuroscienziato, presidente emerito dell'Accademia dei Lincei
in "Avvenire " del 14 dicembre 2019