Un breve racconto della tradizione islamica: "Gesù incontrò un uomo e gli chiese: «Che cosa stai facendo?». «Mi dedico a Dio», rispose l’uomo. Gesù gli chiese: «Chi si prende cura di te?». «Mio fratello», rispose l’uomo. Gesù disse: «Il tuo fratello è più devoto a Dio di te»".
È noto che la figura di Gesù ha un grande rilievo nella tradizione islamica. Da essa abbiamo tratto questo apologo la cui lezione è semplice e si connette alla famosa dichiarazione di Cristo: «Tutto quello che farete a uno solo di questi fratelli più piccoli l’avete fatto a me» (Matteo 25,40). L’atto d’amore verso l’affamato, l’assetato, il malato, il carcerato, il forestiero è un atto di fede e di culto, ben più importante del ripetere: «Signore, Signore!», come ancora osservava Gesù (Matteo 7,21).
Vorremmo, però, mettere l’accento proprio su quel «prendersi cura», presente nella piccola parabola. Ai nostri giorni, nel segreto delle case, ci sono tante persone che consumano ore, energie, sentimenti per curare un anziano malato, un figlio disabile, un parente in difficoltà. Nessuno mai ricorderà questo lungo e paziente servizio, se non Dio. Questo amore è, in verità, la più autentica testimonianza di fede.
di Gianfranco Ravasi in “Il Sole 24 Ore” del 6 ottobre 2019