Un cambio radicale del vivere la chiesa
di Enzo Bianchi
(...) La Chiesa è ancora capace di essere missionaria, di rendere eloquente la fede che professa? (...) Abbiamo lasciato la sponda e navighiamo verso un'altra terra che ancora non conosciamo. Le sfide si presentano con una novità inedita e, dunque, alla Chiesa tutta è richiesta un'operazione di discernimento, per attuare il mandato di Gesù risorto, sempre attuale: «Andate, evangelizzate in tutto il mondo, portate la Buona notizia a ogni creatura» (cf Mc 16,15).
Dobbiamo confessare oggi un'astenia delle Chiese locali, soprattutto nell'emisfero settentrionale del mondo: un'astenia nei confronti della missione, una mancanza di coraggio nel lasciare la propria terra segnata dal benessere per terre che sono ancora toccate dalla fame, dalla miseria e spesso anche dalla violenza e dalla guerra. (...)
Da quando ha assunto il ministero di Pietro, papa Francesco chiede con frequenza alle Chiese di porsi "in uscita", di volgersi alla missione in condizioni dinamiche, aperte, libere, per poter portare la Buona notizia del Vangelo. Ma dietro a queste espressioni, che rischiano di essere ripetute semplicemente come slogan, c'è in realtà la richiesta di un cambiamento radicale del vivere la Chiesa, ben prima del vivere la missione che le è inerente. Si richiede, in primo luogo, che ogni battezzato e ogni comunità cristiana si sentano responsabili dell'evangelizzazione. (...) Tutti i cristiani sono chiamati ad assumere la responsabilità di essere inviati a uomini e donne che non conoscono Gesù Cristo; devono, dunque, essere soggetti capaci di esprimere la fede cristiana e, di conseguenza, di edificare la Chiesa con il loro specifico contributo culturale, religioso e umano. (...)
Oggi siamo tutti convinti che l'Europa è terra di missione, come

scrive il teologo Christoph Theobald. Viviamo in un'epoca che non è soltanto secolarizzata: siamo in un'epoca post-cristiana, e nelle nostre terre di antica cristianità ci sono delle situazioni che fanno sì che la missione sia quanto mai urgente. Soprattutto le nuove generazioni, quelle dei millennials, sono segnate da una profonda indifferenza verso la religione, verso la ricerca di Dio, verso l'appartenenza alla Chiesa. Sta avvenendo una rivoluzione silenziosa che cambia profondamente il volto delle nostre comunità, nelle quali le nuove generazioni e le donne sono la "Chiesa che manca" (...).
Dio non è più interessante, non è più necessario per vivere bene, nella felicità. Si continuano a ripetere alcuni slogan ma, se si ascoltano veramente i giovani, si comprende che stanno bene senza ricerca di Dio. Il problema è eventualmente quello della "gratuità" di Dio, il che ci richiede nuovi atteggiamenti per annunciarlo: Dio non sta più nello spazio della necessità! Dio è addirittura una parola ambigua, respinta dalle nuove generazioni, perché spesso è legata al fanatismo religioso, all'intolleranza, alla violenza.
(...) Questo richiede che, nella nostra missione ed evangelizzazione, sia davvero Gesù Cristo l'annuncio, l'uomo Gesù Cristo vissuto nella carne: l'uomo come noi, totalmente uomo in una vita mortale, nella storia, dalla nascita alla morte, con tutti i nostri limiti umani, eccetto il peccato, perché è con la vita umana che egli ci ha rivelato Dio e ci porta alla comunione con lui. (...) Gesù Cristo è davvero colui che ha unito umanità e Dio. Dopo di lui, non si può dire l'umanità senza dire Dio e non si può dire Dio senza dire l'umanità. (...)
in "Vita pastorale " del febbraio 2020