«Carissimi Vescovi italiani quanta tristezza! E non solo.
Non posso tacere il mio disappunto che penso condiviso con tanti, per la vostra lettera. Vivo nella speranza che molti di voi (?) l'abbiamo firmata senza condividerne il contenuto, ma - se fosse vero - ho il desiderio che alzino la loro voce.
Ho visto in queste settimane vescovi vicini al loro popolo, coinvolti e commossi in modo incredibile.
Il web si sta scatenando. Quanto dissenso e sconcerto si sta creando. E quante divisioni.
C'è una parte che finalmente rialza la testa e grida: “FINALMENTE!”.
I nostalgici dello stato della Chiesa? I tristi del voler contare in questo mondo? I capricciosi di un’autonomia rivendicata?
Avete scritto che con sofferenza e senso di responsabilità avete accettato le limitazioni governative e fate appello all'esercizio della libertà di culto... Ma siete italiani contemporanei o bibliotecari di un museo? Ma sapete che periodo stiamo vivendo nei nostri quartieri?
E poi andate a chiedere ai vescovi che vivono in un contesto vero il limite della propria libertà religiosa... Non scherziamo!
Per fortuna c'è un'altra parte. Quella che vive la propria fede dentro la storia del proprio popolo, che nutre la sua fede e i segni della grazia dentro l'incontro con il povero e la preghiera forte e convinta e non in una vita sacramentale staccata dalla vicinanza con chi è povero.
Non è l'ira che mi muove, ma lo sdegno e la vergogna e guai a chi suscita scandalo!
Rimando a molti interventi saggi e sapienti che in queste ore stanno facendo riflettere e invito tanti altre a fare la propria parte. Ognuno ha il suo modo di scrivere. Il mio è sempre troppo pungente e sarcastico. Ma tant'è. il Signore ci ama così come siamo.
Invito anche vescovi illuminati a dire la loro e a non rintanarsi nel mucchio. Ho la speranza che ce ne siano!
Di fronte a migliaia di morti, uomini e donne, tra cui più di 100 preti (e nessun vescovo!) di fronte allo spendersi di migliaia di volontari, categorie a rischio... parrocchie in prima linea...
Non è accettabile che il coro dei vescovi italiani possa scrivere di esigere che possa riprendere l'azione pastorale. Ma a che gioco giochiamo? Chi ha sospeso l'azione pastorale? Voi? Non certo le comunità cristiane di base.
Siete sempre così attenti ai cavilli quando scrivete...
Qualcuno scriva che avete sbagliato... almeno il secolo!
Deve riprendere l'azione pastorale?
Sono mesi che celebriamo la vita nei garage adibiti a distribuzione alimentare.
Deve riprendere l'azione pastorale?
In quaresima e in

Settimana santa abbiamo cercato di coinvolgere, di spezzare il pane della liturgia viva nell'offerta della vita delle nostre famiglie.
Deve riprendere l'azione pastorale?
Abbiamo passato ore in call e in telefonate agli anziani, ai malati, a sostenere infermieri e medici.
Deve riprendere l'azione pastorale?
Abbiamo pregato nel silenzio delle nostre chiese vuote.
Deve riprendere l'azione pastorale?
Le nostre casse in queste settimane si sono riempite di donatori (anche di peccatori e di irregolari come dite voi) sapete perché? Perché ciò che viene deposto ai piedi dei discepoli viene consegnato ai poveri. Nessuno è bisognoso quando si è ricchi dentro!
E poi... siate almeno concreti!
Per la sanificazione? Venite voi? Pagate voi?
Vi mettete voi alle porte della chiesa con lo scanner?
Certo potete contare su un esercito di fedelissimi... sacramentoni.
E ancora.
Avete pensato come viene consegnato il dono dell'Eucarestia senza il rischio del contagio?
Perché all'inizio della fase 2-3-4 non aprire le chiese e promuovere un ascolto comunitario delle Scritture? Perché ???
O una preghiera popolare?
Grazie, papa Francesco!
Ho l'ardire di pensare che tu non approvi. L'hai scritto così bene nell'Evangelii gaudium. Preghiamo per te e buon pranzo! Ma tu prega per noi, perché non ci lasciamo rubare la chiesa da pastori tristi nostalgici e poco illuminati.
Sta nascendo qualcosa di nuovo e ce ne stiamo accorgendo!».
don Paolo Steffano, parroco di Sant’Arnaldo a Baranzate – 28 aprile 2020