La omelia di ieri: con Gesù, camminando nel tempo.

Da settimane stavo pensando a cosa il Signore mi avrebbe chiesto di dire al suo popolo quando saremmo tornati a radunarci per celebrare insieme.
Tante cose sono affiorate alla mia mente.
E insieme ho pensato alle prediche dei confratelli sparsi in Italia: sicuramente ci sarà chi esulterà per il ritorno a messa; chi racconterà episodi felici o dolorosi di queste settimane; chi condividerà le proprie esperienze della quarantena; chi farà un piccolo trattato di medicina o di economia o di politica…
Come quando viene il tempo della potatura, ho visto sfoltirsi le chiome appariscenti delle nostre liturgie solenni, delle nostre programmazioni pastorali, dei nostri rassicuranti “copia-e-incolla”.
La diminuzione delle attività è stata una vera essenzializzazione? Siamo andati alla ricerca del cuore pulsante o solo ci siamo lamentati della mancanza? E la casa è stata o è tornata ad essere il luogo il luogo degli affetti – compreso quello per il Signore Gesù – o si è degradata definitivamente a dimora della signoria del divano, corsia dei colpiti dalla “sindrome della capanna” o dei definitivamente vinti dall’incomunicabilità da convivenza stretta?
Anch’io avrei avuto voglia di non dire nulla.
La finale del vangelo di oggi mi conferma nella convinzione che un intervento come questo - lo chiamiamo omelia, o predica… l’interpretazione di ciò che la parola di Gesù dice a questo popolo… sarebbe da affidare a voi, perché questo Vangelo finisce proprio dicendo che tornarono a dire l'uno all'altro: “Ho visto il Signore!”;  “Davvero il Signore è risorto!”; “Io l'ho visto, l'ho incontrato!”.
Dopo queste settimane la cosa più bella che (continua a leggere...)



Il testo dell'omelia (sbobinato).