« (...) La figura dell’oste sta a indicare lo sguardo di chi non scorge alcun mutamento. Il suo viso non esprime stupore. Tutto nel mondo procede come sempre (cfr. 2Pt 3,4). Nella realtà terrena quanto conta sono le solite cose: mangiare, bere, guadagnare. Nel Vangelo di Luca non c’è alcun oste; Caravaggio, introducendolo, dischiude una nuova comprensione dell’episodio. Il mondo è pieno di osti. Anzi tante volte lo siamo noi stessi. Apparteniamo a quella categoria sia perché "uomini di poca fede", sia perché obbligati a esserlo dalla logica del mondo. (...)».
Piero Stefani, "L'oste di Caravaggio", 200427
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