"Quando si cambia un prete" - 6
Il cambio del luogo del servizio di un ministro ordinato richiede un considerevole dispendio di energie intellettuali, emotive, pastorali, economiche.
Si pensi all'analogia con il trasloco di una famiglia... solo che in questo caso le persone coinvolte sono molte di più!
Abbiamo già scritto di quanta cura dell'intelletto - mai senza lo Spirito Santo - i soggetti coinvolti debbano dedicare alla scelta, con tutti i suoi fattori.
E' più noto e sperimentato il movimento emotivo che questo evento porta con sé: dalle lettere di protesta alle raccolte di firme; dai pianti di chi lascia fino alle attese di chi accoglie; dai pettegolezzi fino alla fatica della elaborazione del lutto...
Lo scombussolamento pastorale è un "prezzo" che non viene mai conteggiato... ma in bilancio è una voragine! Spesso colui che sa di dover lasciare un luogo tira i remi in barca troppo tempo prima, oppure sospende ogni decisione, adducendo la ragione di non voler legare le mani al successore; colui che arriva - se è onesto - ammette di aver bisogno di uno-due anni prima di conoscere un po' la situazione; per non parlare delle relazioni pastorali più profonde, quelle relative alla conoscenza qualificata, al sacramento della riconciliazione, all'accompagnamento spirituale personale (di cui non parla più nessuno). Quanto "costa" tutto questo rallentamento, questo blocco?!
Infine vi è l'aspetto economico: ricerca e sistemazione delle case, traslochi, arredi, persone impegnate...
E così torniamo sempre al punto decisivo: in ordine all'obiettivo, la "spesa" (intesa a 360 gradi) è da ritenersi adeguata, necessaria, improrogabile? Sarà giudicata un investimento o uno spreco? Può essere meglio affrontata? Può essere dilazionata nel tempo (invece che così frequente, ultimamente)?
Anche in questo caso, confrontarsi con dinamiche analoghe presenti nelle famiglie aiuterebbe: una famiglia - con tutte le sue dinamiche - farebbe questa "spesa"?!
don Chisciotte Mc, 6.08.2020