Mi sono fatto convinto che alcuni (non pochi, mi pare) ministri ordinati non abbiano modo migliore di trascorrere il tempo che spettegolando del prossimo, specie se si tratta di confratelli.
Oltre alla perdita di tempo, si può ben capire che questa montagna di informazioni false e confuse non mira alla verità (bensì al diletto, al passatempo), non fa del bene, non fornisce informazioni utili a nessuno, tantomeno all'autorità (se si fida e si affida a queste chiacchiere).
Questo è uno dei motivi per i quali se chicchessia desidera sapere come la penso su una questione, può leggere ciò che pubblico (libri, riviste teologiche, social, mail) o può contattarmi per un incontro (preferirei alla presenza di almeno un "garante" di ciò che viene detto).
Questo significa essere responsabili delle proprie azioni e delle proprie parole.
Altri modi di fare, non li ritengo affidabili, e mi rammarico che siano il pane quotidiano di non poche persone.
don Chisciotte Mc, 13.08.2020
« (...) Colui che, in una comunità, chiacchiera contro un fratello finisce per «volerlo uccidere», ha sottolineato il Pontefice. «L’apostolo Giovanni — ha ricordato — nella prima lettera, capitolo 3, al versetto 15, ci dice questo: colui che odia nel suo cuore suo fratello è un omicida». E il Papa ha subito aggiunto: «noi siamo abituati alle chiacchiere, ai pettegolezzi» e spesso trasformiamo le nostre comunità e anche la nostra famiglia in un «inferno», dove si manifesta questa forma di criminalità che porta a «uccidere il fratello e la sorella con la lingua».
«La Bibbia — ha proseguito il Papa — dice che il diavolo è entrato nel mondo per invidia. Una comunità, una famiglia viene distrutta da questa invidia che insegna il diavolo nel cuore e fa che uno parli male dell’altro». E riferendosi a quanto accade in questi giorni, ha sottolineato che bisogna pensare anche alle nostre armi quotidiane: «la lingua, le chiacchiere, lo spettegolare» (...).
Osservatore Romano, 2-3 settembre 2013