Francesco. Né conservatore, né progressista: il discernimento "aperto" del papa gesuita
di Fabrizio D'Esposito
È un testo di indubbio fascino intellettuale il lungo saggio che "La Civiltà Cattolica" nel suo ultimo quaderno quindicinale (il numero 4085) ha dedicato ai primi sette anni di governo di papa Francesco nella Chiesa. A scriverlo il direttore padre Antonio Spadaro (...). Spadaro compie proprio l'operazione opposta rispetto alle contrapposizioni ideologiche o politiche nella Chiesa e spiega il senso del magistero di Francesco. La sua visione ignaziana, dal fondatore della Compagnia di Gesù. E il *metodo decisivo del discernimento*, reso celebre dagli esercizi spirituali di Ignazio di Loyola. Insomma, papa Bergoglio è un papa gesuita nel vero senso della parola, da accostare però alla corrente mistica della Compagnia, quella di san Pietro Favre, il "prete riformato". E *il punto di partenza è di un'intensa bellezza teologica*, tipica del discernimento. Cioè, *lo "svuotamento" di se stessi*, avendo come esempio massimo "il cuore di Cristo" che "è il cuore di un Dio che, per amore, si è svuotato" (Bergoglio, 2014). Questo *processo interiore immerso nella realtà* ("la realtà è sempre superiore all'idea"), e quindi nel popolo e nelle sue sofferenze, non conduce a un programma predefinito, a una _road map_ da attuare con scadenze precise.
Al contrario, e qui c'è un'altra espressione molto bella, *"il cammino si apre camminando"*. Ossia "una strada aperta" in cui la spiritualità ignaziana non impone ma è *legata alla dinamica della storia*: "Essa, anzi, fa lievitare la storia e organizza, struttura una istituzione". E ancora: "Il Papa vive una costante dinamica di discernimento, che lo apre al futuro, anche a quello della Riforma della Chiesa, che non è un progetto, ma *un esercizio dello spirito* che non vede solamente bianchi e neri, come vedono coloro che vogliono sempre fare 'battaglie'". (...) La tempistica del processo riformatore è inserita in questa dinamica di discernimento spirituale: "A volte un problema si risolve senza volerlo affrontare subito". Il riformismo di Francesco è dunque flessibile e senza precise forme, e in cui *la conversione è "un atto di governo radicale"*. Non "l'ennesima ideologia del cambiamento". Avversari e amici impazienti del papa farebbero bene a capirlo, cominciando a svuotare se stessi.
in "ilFatto Quotidiano" del 7 settembre 2020