«Facebook sempre più albergo o ricetto del dolore.
Credo sia una cosa molto, molto seria. Un tempo avevo molte più remore sull'uso dei social per questo tipo di condivisione emotiva. Alcune remore le ho ancora, c'è pur sempre un elemento di "pornografia" che mi disturba, e personalmente ho ancora molto pudore nell'esternare cose intime.
Ma capisco che in una fase come questa, nella quale si è costretti alla lontananza fisica e alla scissione sociale (persino familiare o amicale), cresca il bisogno di condivisione, di conforto e di vicinanza emotiva.
L'angoscia per la morte e la precarietà dell'esistenza trovano nuovi modi di "fare comunità". E allora anche il mezzo di comunicazione più narcisista ed egocentrico può diventare un luogo di fusione emotiva, negando così paradossalmente la sua natura.
Ho il massimo rispetto per chi ne fa questo uso. Ho il massimo rispetto per il dolore altrui. Che è anche il mio».
Mario Domina, su FB 201113