“Che cosa è il sacrificio? Noi, talora, abbiamo del sacrificio una idea un po’ negativa — il sacrificio come rinuncia —; in realtà, l’essenza del sacrificio — quella che ha spiegato con parole profonde soprattutto sant’Agostino, e che è presente nella Bibbia, nel nuovo testamento in particolare — non è tanto la rinuncia, quanto la dedicazione a Dio. Sacrificio vuol dire “fare sacro”, “rendere sacro”. Quindi, se è vero che il sacrificio si esprime nell’antico testamento nella morte della vittima, lo fa nel senso di una dedicazione totale: l’uomo “rinuncia e dedica”. La vera grandezza del sacrificio non è la morte in sé, ma la dedicazione, la consacrazione totale che la morte significa. Questa consacrazione a Dio, questa dedicazione della vita a Dio è per eccellenza l’opera di Gesù.
Che cosa è venuto a fare Gesù sulla terra? Come ci dice la lettera agli Ebrei, «non hai voluto sacrifici né olocausti» (10, 5), cioè non hai voluto cose di questo genere, che indicavano sì la dedizione dell’uomo a Dio, ma in maniera vicaria, in maniera sostitutiva, hai detto: «Ecco io vengo per fare, o Dio, la tua volontà» (10, 7).
Ecco il sacrificio perfetto di Gesù. Non è dato tanto dalla morte come tale. La morte è solo l’espressione evidente di questa dedicazione portata fino all’ultimo, oltre la quale non si può andare; ciò che conta è però la dedicazione totale della volontà: «Ecco io vengo per fare, o Dio, la tua volontà». Come dice Gesù nel vangelo di Giovanni, «il mio pane è fare la volontà di Colui che mi ha mandato» (4, 34). Questa è l’essenza della vita di Gesù”.
Carlo Maria Martini, “Il sole dentro”