“Perché, giustamente, dopo il concilio si parla tanto di *“sacerdozio dei fedeli”*? Perché questo è il sacerdozio reale, il sacerdozio pieno, il sacerdozio definitivo. Come Cristo è stato sacerdote offrendo se stesso con la propria volontà di dedizione al Padre, così *ogni cristiano è chiamato a fare di sé il medesimo dono e la medesima offerta. Questo è il sacerdozio della Chiesa*. Il sacerdozio ministeriale, quello dei preti, per intenderci, è espressione del sacerdozio sacramentale; è, in qualche maniera, al servizio di quello reale, in modo da far sì che tutti siano aiutati dal Cristo sacerdote a offrire se stessi. E *mentre il sacerdozio sacramentale scomparirà, il sacerdozio reale, cioè quello dell’offerta, resterà per sempre: sempre, l’uomo sarà offerta perfettissima di sé a Dio per tutta l’eternità*. Questo è, quindi, il vero sacerdozio definitivo, quello che ci unisce al sacerdozio di Cristo. Mentre quello ministeriale ha la sua dignità immensa, perché è il Cristo che santifica, è però al servizio del sacerdozio reale, cioè all’intenzione retta dei fedeli, che soccorre attraverso la predicazione, i sacramenti, l’offerta sacramentale di Gesù che vivifica, che attira e che stimola la nostra offerta personale.
Tutto ciò che è nella Chiesa trova il suo senso definitivo solo nell’offerta di noi: senza questa, la Chiesa non ha senso, ha perso il suo scopo”.
Carlo Maria Martini, “Il sole dentro”