(...) "Queste donne (della Bibbia) non agiscono perché qualche voce le chiama dall’alto o da fuori. Agiscono perché intercettano una voce che parla da dentro gli eventi – gli eventi emettono un ultra-suono che spesso le donne sanno percepire per un istinto naturale.
Anche la Provvidenza vista dalle donne è diversa. Sanno che la sua Mano esiste e che opera, ma sentono che quella Provvidenza deve essere attivata dalle loro azioni concrete, che quella grande Mano ha bisogno della spintarella gentile delle loro mani più piccole e creative, soprattutto quando avvertono che i disegni divini iniziano ad assumere tinte fosche e ri- schiano di guastarsi. Qui prendono l’iniziativa, diventano co-protagoniste delle commedie divine, senza che nessun angelo abbia dato loro il permesso. Anticipano gli uomini, anticipano Dio, purché la vita continui.
Continuano a inventare e raccontare nuove storie ogni sera purché la morte ritardi il suo arrivo fino a dimenticarsi di dover arrivare. E non importa se le storie sono vere o inventate da loro al solo scopo di provare a vincere la morte. Il fatalismo è parola maschile, la sollecitudine è sostantivo femminile. Questa è anche una delle forme che assume la preghiera: ogni preghiera autentica è una piccola mano che si posa su un’altra Mano, e toccandola la sospinge, la desta, la commuove, qualche volta la muove. (...)
Anche questo dice la laicità della Bibbia e il suo non essere un trattato di buona educazione. Una laicità talmente radicale da diventare imbarazzante, perché preferisce imbarazzarci che tradirci. La sua salvezza passa per le azioni umane, non tutte per bene e costumate. Nella genealogia di Gesù c’è questo infilarsi dentro un letto di un uomo, anche un pezzo di questa carne è diventato Logos.
La Bibbia e i Vangeli non hanno paura dell’umanità intera. (...) Nell’umanesimo biblico anche i limiti, gli errori e persino i peccati sono inseriti dentro una oikonomia della salvezza più grande. Qui non ci salvano solo le nostre virtù e il nostro lato di luce, ci salvano anche il buio e l’ombra". (...)
Luigino Bruni, Avvenire, 30.05.2021