Quando ho scritto giorni fa il post a proposito della celebrazione dei sacramenti "senza manifestazione" della fede, sapevo che non pochi non sarebbero stati d'accordo. Le conosco le obiezioni, figlie di un'apologetica secolare.
1. "Come mi permetto?!"; "La fede non si può misurare!"; "Il Signore guarda il cuore". Banale difesa dell'indifendibile. Andate a dire a una coppia di amarsi senza frequentarsi; di sposarsi senza avere lavoro; di metter su famiglia senza casa; di fare la spesa senza pagarla... Andate a dire a Gesù: "Sì, penso che qualche giorno credo nella tua esistenza; ogni tanto, invece, penso a una realtà sopra di noi, in cielo... Ma non ti vengo dietro, non ti riconosco come persona reale e vivente". La fede cristiana è relazione (a meno di intenderla in termini filosofici); la fede cristiana è vita nella comunità. La fede è vita concreta, vissuta al modo di Gesù. Che poi il Signore Iddio - proprio perché è fatto a suo modo, originalissimo - alla fine consideri tutti figli e tutti salvati, è un altro discorso!
2. "E dove le mettiamo le colpe della istituzione?!". Sì, infiniti "mea culpa", perché noi ministri ordinati abbiamo formato le coscienze in modo disordinato, confuso, insufficiente. Abbiamo semplicisticamente detto dei "No" nelle materie morali e un sacco di "Devi" per quanto riguarda la liturgia. Non abbiamo formato le coscienze (si veda cosa ne pensa il papa in Evangelii gaudium e in Amoris laetitia)
3. "Non credi nella Grazia di Dio?!". Ci credo eccome e sono certo che la Grazia (che è lo Spirito del Padre e del Figlio) voglia la collaborazione delle creature, non trattarle da materia informe e inconsapevole.
4. Il sacramento non è a nostra (del clero, dei musicisti, dei catechisti, dei genitori o dei wedding planners) disposizione. Se il sacramento è un'invocazione dello Spirito Santo, e la Trinità è una comunione di Persone, non è cosa buona nè giusta tirarle da una parte o dall'altra a nostro piacimento; se lo fa la logica del mondo, Dio Amore si lascia fare, ma non è bello che lo facciano i figli della Chiesa.
5. Non c'è solo il sacramento! Soprattutto noi cattolici abbiamo sottovalutato il ruolo della Parola di Dio, che suscita l'appello alla fede (cfr At 2), che si manifesta nella scelta di chiedere il sacramento e trova il suo compimento nell'amore al prossimo. Esistono tante altre forme di vicinanza del Signore e di annuncio della Buona Notizia e di cura ecclesiale, senza correre subito al sacramento. Povero sacramento bistrattato, perché "usato" per altri scopi.
6. "Così facendo allontani le persone che manifestano un lumicino di fede!". Non certo io allontano! Li allontanano coloro che non fanno percorsi formativi; coloro che si fanno grandi dicendo di avere la manica larga più di quella di Dio; coloro che sono i guru di una religiosità "del cuore", che sarebbe contrapposta e più profonda di quella "dei riti". E non sono certo stato io a creare quella mai discussa "tradizione di pratiche e devozioni" che ci ha condotto a questo impoverimento del quadro teologico, liturgico e spirituale.
Dovremmo rinnovare e non lo vogliamo fare, a partire dall'alto. Basta dirlo.
don Chisciotte Mc, 210813