"Papa Francesco ha indicato qual è secondo lui una delle frasi più belle del cristianesimo, quella che rivolge Pietro al pagano Cornelio che si era gettato ai suoi piedi «ma Pietro rialzandolo gli dice: “Alzati: anch’io sono un uomo!” (At 10,26), e il testo sottolinea che conversò con lui in maniera familiare». Questa predilezione non sorprende, getta una luce sullo stile del papa che il mondo ha potuto conoscere in questi otto anni di pontificato: umano e familiare. «Il cristianesimo dev’essere sempre umano e umanizzante» ha aggiunto Francesco, «riconciliare differenze e distanze trasformandole in familiarità, in prossimità. San Paolo VI amava citare la massima di Terenzio: “Sono uomo, niente di ciò ch’è umano lo stimo a me estraneo”». Cristianesimo e (è) umanesimo. Ed è quindi l’antidoto alla tentazione sempre latente del potere. Se ci si riconosce umani, se si riconosce che tutti siamo umani, allora cade il rischio di porsi al di sopra e di “usare” gli altri. Questa tentazione è la più sottile e quindi la più resistente tra gli uomini; nell’ambito della Chiesa si chiama clericalismo, il papa lo ha ripetuto con nettezza inequivocabile, parlando di “orizzontalità” anziché di “verticalità” come stile dei pastori. In quell’“anch’io” che il primo dei pontefici rivolge al pagano Cornelio c’è l’abbassamento, l’umiltà che è la virtù fondamentale dei pastori per far germogliare il popolo e farlo camminare dietro l’unico vero pastore, Cristo".
Osservatore Romano, 18.09.2021