Il gioco ecclesiastico dell’immobilismo
di Marco Ronconi
“Facciamo un gioco. Ipotizziamo per assurdo che domani esca un documento del Magistero sul saluto. Immaginiamo che nella prima parte — quella teologica — si dichiari l'immenso valore spirituale dello scambiarsi saluti; che si ricordi poi come nei testi sacri esso sia legato alla benedizione di Dio e di come, citando la tradizione più autorevole, il saluto sia parte essenziale della missione cristiana. Poi, sempre per gioco, ipotizziamo che lo stesso identico testo abbia una seconda parte — quella giuridica - in cui si stabilisca un sistema di regole e di norme che di fatto impedisca di salutare la stragrande maggioranza delle persone (…)
È solo un gioco, ma non è purtroppo così lontano da quello che si sia producendo in alcuni documenti magisteriali degli ultimi anni. L'ultimo caso è quello dell’istruzione su “La conversione pastorale della comunità parrocchiale al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa” (…).
Inizia ripetendo più volte la necessità per le parrocchie di una conversione radicale delle strutture, e finisce dilungandosi su una tale quantità di abusi ed errori possibili, da sembrare auspicabile che, in realtà, ben poco cambi. Uno dei paragrafi più enigmatici prima afferma che "sembra superata una pastorale che mantiene il campo d'azione esclusivamente all'interno dei limiti territoriali della parrocchia, quando spesso sono proprio i parrocchiani a non comprendere più questa modalità, che appare segnata dalla nostalgia del passato, più che ispirata dall'audacia per il futuro»; poi aggiunge subito, nella riga successiva: «D'altra parte, è bene precisare che sul piano canonico il principio territoriale rimane pienamente vigente, quando richiesto dal diritto». La domanda sorge spontanea: se il principio territoriale è inadeguato, perché sul piano canonico non si modifica la norma che resta invece vincolante?
Allo stesso modo si argomenta sui ruoli della «nuova» parrocchia. Da una parte ampie citazioni del Magistero più autorevole ricordano che «la Chiesa non si identifica con la sola gerarchia» e sottolineano l'importanza del laicato in ordine all'evangelizzazione, e dall'altra parte si ribadisce che nulla dell'ufficio attuale del parroco sia affidato a qualcuno che non sia prete, aggiungendo che non valgono eccezioni nemmeno se i preti non ci sono, e dilungandosi su tutte le terminologie equivoche che vanno evitate per dare anche solo l'impressione che sacerdozio ministeriale e sacerdozio comune possano frequentare lo stesso piano. (…) Teologi e canonisti devono smetterla di parlare come fossero separati in casa, senza nemmeno accorgersi di finire in contraddizione”. (…)
Jesus, settembre 2020