Ho trovato questo testo di uno psichiatra

e lo pubblico solo per dire come non bisogna scrivere e come si riesce a non dire nulla, nonostante si occupino il tempo e le righe.


Mi restano due domande:


quanto mangia male uno che parla così (cfr il noto proverbio)?; fumerà qualcosa prima di scrivere, oppure gli fuma il cervello dopo, visto lo sforzo?



  "Il silenzio della tranquillità ci permette di raggiungere il nostro io profondo, ma soltanto la forza delle emozioni è capace di dipingere il quadro della nostra esistenza con quei colori vivaci che permettono all'energia vitale di ognuno di noi di manifestarsi pienamente. Ascoltare le nostre emozioni vuol dire permettere alla nostra mente e al nostro corpo, e in ultima analisi a noi stessi, di essere intelligenti. Proprio con la forza dei fatti che le neuroscienze hanno svelato nell'ultimo decennio, le emozioni sono finalmente uscite dal getto del turbamento fine a se stesso svestendo i panni di sabotatori della ragione per prendere posto nel palco d'onore dell'orchestra decisionale della nostra mente. Soltanto le emozioni sono capaci di evocare tutta la forza delle nostre esperienze passate e soltanto la vitalità emotiva può permetterci di sviluppare l'intuizione che può condurre alla verità ed alla saggezza. Ed è tramite il corpo e le sue sensazioni che possiamo intuire il senso profondo del messaggio emozionale: soltanto ascoltando il nostro "marcatore somatico", rubando le parole ad Antonio Damasio, possiamo trovare le strade giuste sul percorso di una vita vera e saggia.Ascoltare le sensazioni del nostro corpo ci permette quindi di distinguere ciò che aiuta il nostro benessere da ciò che lo ostacola, ci permette di decidere con la memoria delle infinite esperienze della nostra vita passata. Ascoltare il cuore e la pancia e vivere la sensorialità del gusto, dell'olfatto, del tatto e della vista diventano una chiave formidabile ed infallibile per prendere decisioni efficaci; entrare nel vortice del pensiero cercando di soffocare la voce somatica e sensoriale delle nostre emozioni è un razionalizzare che ci priva dell'insegnamento del nostro passato e degli strumenti che milioni di anni di evoluzione hanno plasmato. Preferire la ragione all'emozione ed al nostro corpo vuol dire fidarsi del nostro giovane ed inesperto cervello razionale, dimenticandoci della saggezza millenaria del nostro cervello emotivo con un'unica certezza: quella di fallire. Ecco perché una attenta educazione all'ascolto dei sensi e degli altri segnali del corpo diventa una premessa essenziale per lo sviluppo della saggezza. Ecco perché imparare ad assaporare le onde del mare, vivere i tramonti e le albe, tuffarsi nell'armonia di un Barolo, perdersi nella magia del tartufo, cogliere la bellezza di un fiore ed essere rapiti da un sorriso, diventano premesse indispensabili per una vita intelligente. Soltanto diventando consapevoli dei mille segnali del nostro corpo, soltanto aprendo al mondo i nostri sensi possiamo permettere alla mente di imparare a conoscere noi stessi e la vita... e forse di trovare la chiave magica della felicità".