«L'amore non si può contemplare solo nelle idee, nelle astrattezze, ma necessariamente interpella, coinvolge e trasfigura il mondo materiale, corporeo.
Il sacramento del matrimonio è per eccellenza un amore della trasfigurazione dei corpi. Allora, se questo amore non coinvolge lo spazio in cui questa famiglia vive, esprime già una specie di debolezza, di parzialità.
Ma curare la materia e lo spazio secondo l'amore richiede ascesi, purificazione, creatività e fatica.
Come la passione e la possessione sono facilmente un fraintendimento dell'amore, allo stesso modo la materia dello spazio in cui si vive rimane spesso senz'anima, vuota, senza niente da raccontare, semplicemente espressione di un istante, di un fraintendimento.
Tante persone che mi visitano mi parlano spesso delle loro case. Alcuni hanno anche case molto ricche, addirittura di lusso... E io mi sento triste a dover far loro aprire gli occhi sul fatto che quella materia è muta e grida solo la passione, ma non ha nessun racconto da fare, non ha quel senso caldo e luminoso che queste stesse persone di per sé cercano e vogliono, ma non riescono a vivere. Infatti, non si tratta di ricchezza, si tratta di fatica.
L'amore è una fatica, ma dolce, inebriante, tanto inebriante che può venire la tentazione di pensare che non sia lavoro e fatica».
Marko Ivan Rupnik, L'arte della vita. Il quotidiano nella bellezza, 128