Tutto e il contrario di tutto


Mi rallegro sempre quando si trovano degli accordi tra le uomini e tra le nazioni.


Ma non posso non vedere che abbiamo proprio una mentalità postmoderna:


l'amico di Bush abbraccia il dittatore di uno "Stato canaglia", suo nemico;


i difensori della sicurezza in Italia ridono con "un capo terrorista";


gli eredi politici di Mussolini risarciscono le vittime del suo Impero;


i pestatori degli extracomunitari danno dei soldi ad un "cammellaio".


Una sola nota di coerenza: l'immagine presso i media


e gli interessi economici.


don Chisciotte


Dire "No!"

Prof e sesso: si può anche dire "no"

di Chiara Saraceno

Si può anche dire di no e si può anche chiedere aiuto. Non è vero che una donna sempre e comunque non ha altra scelta che accettare le richieste e i ricatti sessuali di chi è in qualche posizione di autorità. Della triste vicenda di ricatti sessuali che sembrerebbe aver coinvolto un concorso nell'Università di Torino ciò che colpisce di più non è la possibilità che tali ricatti esistano, che taluni professori possano richiedere alle allieve prestazioni sessuali in cambio di voti o promozioni. Ciò è triste, la dice lunga su come molti uomini confondano rapporti di sesso e rapporti di potere; ma non è sorprendente. Colpisce di più il fatto che siano stati accettati senza aver cercato altre soluzioni: dalla denuncia al preside o al comitato pari opportunità fino alla ricerca di un altro professore meno impropriamente esigente con cui laurearsi e fare la specialità. Ancora un volta, in una mescolanza di fatalismo e opportunismo, si accetta una «regola del gioco» senza provare a contestarla e ad andare a vedere se sia poi così consensualmente accettata e salda. (...)

Per non indurre equivoci chiarisco subito che io ritengo sempre moralmente reprensibile un professore - come chiunque sia in posizione di autorità - che fa anche solo proposte a una studentessa che da lui dipende, anche senza ricatti e anche se questa è consenziente. Trovo anche, se non moralmente riprovevole, inopportuno e un po' sconsiderato che accetti eventuali proposte di una studentessa (perché, va detto, anche questo avviene) o comunque di qualcuno che è in posizione subalterna. (...)

Ciò detto, le donne, le studentesse nel nostro caso, che si trovano di fronte a richieste improprie non sono (non sono più) proprio prive di risorse e alternative, se mai lo sono state. Oltre al loro senso di dignità e a una valutazione squisitamente soggettiva di ciò che sono disposte a pagare per quello che vogliono ottenere, possono anche ricorrere a strumenti che la lunga storia e battaglia del movimento delle donne ha sollecitato a costruire. (...)

Non è facile, certo, intraprendere questa via. Richiede fiducia nelle proprie ragioni e nella capacità dell'istituzione di proteggere chi denuncia, ma anche di negoziare una soluzione accettabile e condivisa. Certo però è meno umiliante che accettare «le regole del gioco», salvo eventualmente denunciarle quando non funzionano più o si ritorcono contro. Soprattutto contribuisce a rompere queste regole, a creare un clima di diffusa delegittimazione culturale e istituzionale per chi ancora le pratica, a indurre una riflessione, tra gli uomini e le donne, sui confini e gli intrecci rischiosi di sesso e potere. articolo

Denaro

"Chi ama Dio, non ama troppo il denaro. Tenendo conto della debolezza umana, non ho osato dire che non si deve amare per niente il denaro. Ho detto che chi ama Dio non ama troppo il denaro, quasi si possa amare il denaro purché non si ami troppo. Oh, se davvero amassimo Dio, non amerebbe affatto il denaro! Sarebbe per te un mezzo che serve della tua peregrinazione, non un incentivo alla tua cupidigia; una mezzo per le tue necessità e non un modo per soddisfare i tuoi piaceri. Ama Dio, se egli ha compiuto in te qualcosa di quel che ascolti e apprezzi. Usa del mondo senza diventarne schiavo. Ci sei venuto per compiere il tuo viaggio: ci sei entrato per uscirne, non per restarvi. se un viandante, questa vita è soltanto una locanda. Serviti del denaro come il viandante si serve, alla locanda, della tavola, del bicchiere, del piatto, del letto, con animo distaccato da tutto. Se tali sono i vostri sentimenti, levate in alto più che potete il vostro cuore e ascoltatemi: se tali sono i vostri sentimenti arriverete a vedere il compimento delle promesse del Signore".


sant'Agostino, Trattati sul vangelo di Giovanni, 40,10

Attaccamento


"La miseria di cui sono testimoni i nostri attaccamenti non è da rimproverare all'amore. Meglio sarebbe chiederci che cosa ci rende tanto difficile amare qualcuno senza legarlo subito alla nostra sorte, il che equivale a domandarci perché ci è così difficile amare".

Christian Bobin, Il distacco dal mondo, 15

Autonomia di giudizio e responsabilità

La libertà di stampa e la giusta precisazione di padre Lombardi Autonomia di giudizio, ma sempre fedeli alla Chiesa

editoriale di Famiglia Cristiana

Il giornale cattolico, o cristiano, non è in senso stretto un giornale politico: non è a servizio di alcun partito, né si confonde con una precisa forza politica. Il giornale cattolico è palestra di opinioni, come tutti gli altri giornali, con riferimento alla luce ideale in cui si muove. Nessun argomento dev'essere tabù. Le opinioni possono essere dibattute, confrontate, chiarite, disapprovate, ma sempre in termini di rispetto. Tutti devono poter intervenire, tutti devono esporsi sul giornale. La politica del coprirsi e del coprire non serve a nulla

Mercoledì della scorsa settimana i quotidiani riportano un giudizio favorevole del settimanale statunitense Newsweek sui primi cento giorni del Governo Berlusconi, definiti nel titolo "un miracolo". Il giorno dopo i quotidiani anticipano un altro giudizio di un foglio straniero, il francese Esprit, che sta per uscire, sintetizzato, in un editoriale di Famiglia Cristiana (quello che appare in questo numero a pagina 23), in cui quel Governo è invece criticato.

Normale avvicendamento di opinioni politiche, espresse su riviste autorevoli? La logica vorrebbe che così fosse, ma il giudizio di Esprit è riportato da un settimanale cattolico, il più diffuso in Italia. Dunque, scandalo generale, titoli di fuoco, insulti dalla maggioranza: cattocomunisti, criptocomunisti, manganellatori fascisti. Interviene la Sala stampa vaticana, per bocca del direttore padre Lombardi, il quale precisa: «Famiglia Cristiana è una testata importante della realtà cattolica, ma non ha titolo per esprimere la linea né della Santa Sede né della Cei. Le sue posizioni sono responsabilità esclusiva della direzione».

"Sconfessione", addirittura "scomunica", commenta qualcuno. Beh, no. Pura e semplice verità. Famiglia Cristiana non solo non ha mai preteso di "esprimere la linea" politica della Santa Sede e della Cei, che hanno entrambe i loro giornali, ma ha sempre cercato di conformarsi al detto "in certis oboedientia, in dubiis libertas", confermato dal Vaticano II: totale, appassionata fedeltà alla dottrina della Chiesa, libertà di giudizio sulle vicende politiche e sociali fin dove non toccano i principi e i valori "irrinunciabili" che discendono dal Vangelo. Bastino due esempi tra tanti: i progetti avanzati dal Governo di Romano Prodi circa la legittimazione delle coppie di fatto e la proposta dell'attuale ministro Maroni di rilevare le impronte digitali ai bambini rom (da cui è nato il giudizio di Esprit in una complessa analisi dello stato della democrazia non soltanto in Italia, ma in tutta l'Europa). In entrambi i casi abbiamo ritenuto di non poter tacere la nostra opposizione e accettare l'invito a restare "super partes", che di tanto in tanto ci viene rivolto anche da un certo numero di nostri lettori. Nel giornalismo, "super partes" è poco più di un modo di dire, applicabile molto raramente, se non ci si vuole rassegnare al silenzio. A meno che, cent'anni dopo, non si voglia ripristinare per i cattolici il "non expedit". La democrazia è esattamente il contrario: esprimere in piena libertà i propri giudizi critici, in base a principi e valori

Non sarà solo per questo...

Donne più longeve degli uomini, ecco perché I motivi? Fumano meno e affrontano meglio lo stress

Ecco perché le donne vivono più a lungo degli uomini: fumano meno, mangiano meno e affrontano meglio lo stress. Lo sostengono alcuni professori della Boston University. Considerando tutto il mondo industrializzato si può affermare che le donne vivono da cinque a dieci anni in più rispetto agli uomini. Tra le persone con più di cento anni, inoltre, l'85% appartiene all'universo femminile. (...) "Un motivo importante è il grande ritardo che le donne hanno rispetto agli uomini di contrarre malattie cardiovascolari come l'infarto o l'ictus

Classifiche e coerenza

Finite le Olimpiadi, forse ritorneranno sui TG

le informazioni circa le violazioni dei diritti umani in Cina e altrove.

Credo che finora ci siamo indignati di più per gli arbitraggi definiti "scandalosi"

che non per le violenze e le repressioni.

Per intanto, ecco il testo di una bella canzone di Daniele Silvestri:

"La classifica".

Che strano... tra le migliaia di video musicali su Youtube, questa non c'è.




Signorina, chi viene prima?

è nato prima l'uovo o prima la gallina?

Una domandina che nasconde, che ti confonde,

che mette sempre in crisi chi risponde

Sì...sì...signorina, signorina, chi viene prima?

voglio sapere chi sta al vertice, chi sta alla cima

sapere il titolo più in crescita e soprattutto lo vorrei sapere

molto tempo prima.

Signorina, faccia una stima:

paga di più volere emergere o rimanere un po' in sordina?

meglio investire su una fonte alternativa oppure attendere che finisca la benzina?

Una domandina che nasconde, che ti confonde.

Signorina, chi viene prima?

Il senso della frase o la necessità di fare rima,

i titoli del quotidiano preso stamattina o lo spazio a tutta pagina di controcopertina?

Signorina, cosa scegliamo?

E' più importante il sangue o il prezzo delle armi che vendiamo?

Se sa chi sta vincendo, noi volendo ci puntiamo.

Ci vuole una classifica... what's your place in the race

e poi ci vuole una verifica... how do you move in the groove

ci vuole una classifica... what's your place in the race

per sapere chi non merita

si svaluta precipita... how do you move in the groove.

Sì... sì... una domandina che nasconde, che ti confonde

che mette sempre in crisi chi risponde.

Signorina, che mi consiglia?

Il disco originale o le quarantamila che mi piglia?

Di quale meraviglia parleremo domattina:

delle tette di Sabrina, di Manuela, di Marina, di Valeria o di Pamela?

Meglio l'anima o la mela, quale merce vende prima:

coca-cola, cocaina?

Signorina, voglio sapere cosa cavolo c'è in cima?

Ci vuole una classifica... what's your place in the race

e poi ci vuole una verifica... how do you move in the groove

ci vuole una classifica... what's your place in the race

per sapere chi non merita

si svaluta precipita... how do you move in the groove

Il decimo fu liquidato; destino simile ebbe il nono dimenticato.

Provò l'ottavo a farsi luce, fece rumore ma fu lo spazio di un mattino di poche ore

e pure il settimo contava poco;

il sesto raccoglieva briciole, seguiva il gioco

ma per trovare chi davvero si è distinto bisogna risalire almeno fino al quinto.

Il quarto bruciava d'odio per la vergogna di restare fuori dal podio;

il terzo merita rispetto ed io lo stimo

ma salutatemi il secondo, perchè conta solo il primo

perchè conta solo il primo.

What's your place in the race... conta solo il primo

how do you move in the groove... conta solo il primo.

Senza senso

Jet privato, alberghi di lusso requisiti, un panfilo da 155 metri e 22 Mercedes

Palermo, arriva il sultano dell'Oman.

E le vittime della mafia si appellano a lui. La presidente Sonia Alfano: «Chiediamo che ospiti la nostra associazione, lo Stato italiano ci umilia»

La fama sulla generosità lo ha preceduto e così pure il panfilo reale che da una settimana staziona al porto di Palermo. La Sicilia attende il sultano dell'Oman Qaboos Bin Said (...). Da 38 anni padrone assoluto del suo paese il sultano è considerato uno degli uomini più ricchi del mondo con un patrimonio personale stimato in mezzo miliardo di dollari.

Arriverà all'aeroporto «Falcone e Borsellino» a bordo di un jet privato e per la sua permanenza a Palermo sono già stati requisiti fino al 13 agosto i tre più lussuosi alberghi cittadini dove verrà ospitato anche il nutrito seguito composto da oltre 140 persone. Per l'occasione è sbarcata in Sicilia anche una flotta di fiammanti Mercedes che dovranno garantire gli spostamenti via terra. (...). Ai curiosi invece non resta che ammirare lo sfavillante panfilo reale al porto di Palermo. Una «barchetta» da 154 metri per tre piani di altezza con elicottero a bordo, vasti saloni per consentire le esibizioni dell'orchestra che lo segue sempre e giardino con oltre cinquemila piante. (...) 04 agosto 2008 articolo

Metà agosto




 Radici Nel Cemento (1996) - Menevojoannà

Ma dimme un pò a me chi me lo fa fà?

De stammene qua dentro a sta città

che sò du' anni che nun cambia niente ormai.

E se cambia è in peggio, che nun ce lo sai

nun ce la faccio più! Nun ce la faccio più.

Ma lo sai che c'è? E che quando tocco er fonno

me viene voglia de partì

... me viene voglia de dà 'n'occhiata ar monno

e nun me va più de stà qui

e allora prendo i miei vecchi stivali

apro l'atlante e me spuntano l'ali

decido 'n fretta dove vojo annà

se in Messico, in Cina o in Madagascar...

E la noia se ne vola via, e la tristezza se ne vola via

la paranoia se ne vola via e l'amarezza se ne vola via...

Eppoi... nun te ne parlo, mo ch'ho perso er posto de lavoro

e so du' mesi che tiro avanti ma senza decoro

e che te lo dico a fà pure la donna m'ha lasciato

e solo sò rimasto come 'n cane abbandonato

nun ce la faccio più, nun ce la faccio più...

Ma lo sai che c'è? E' che quanno tocco er fonno

me viene de partì

me viene voglia de dà 'n'occhiata ar monno sì...

e nun me và più de stà qui

e allora prendo lo zaino più grosso

ce ficco dentro tutto quello che posso

io non aspetto e mo me dò in Africa, in India e pure in Equador

e la noia se ne vola via...

Me ne vojo annà, me ne vojo annà, me ne vojo annà

lo sai che c'è? E' che quanno tocco er fonno

me viene de partì

me viene voglia de dà 'n'occhiata ar monno

e nun me và più de stà qui...

Ma poi ce penso che io nun c'ho un sòrdo,

se parto arrivo forse all'aeroporto

e allora poso i miei vecchi stivali,

chiudo l'atlante e me cascano l'ali

me sò sbajato me tocca stà qua

e l'amarezza no nun se ne va.

Però 'na canna me la vojo fà

hai visto mai quarcosa ha da cambià

un giorno er viaggio me lo faccio davvero

e mentre fumo me viene un pensiero...

Riprendo i miei vecchi stivali

riapro l'atlante e me tornano l'ali

comincio 'n viaggio con la fantasia

e l'amarezza se ne vola via...

Eccomi contro i pastori

Questa pagina è risuonata per secoli,

e per secoli ha colpito nel segno.

La riascoltiamo oggi,

per confermare l'interpretazione che diamo

all'attuale calo del numero dei preti:

si tratta di un'azione provvidenziale...

che rischia anche stavolta di non essere accolta.




La prima lettura della Messa di ieri: dal libro del profeta Ezechiele
(34,1-11)


Mi fu rivolta questa parola del Signore: “Figlio dell'uomo, profetizza contro i pastori d'Israele, predici e riferisci ai pastori: Dice il Signore Dio! Guai ai pastori d'Israele che pascono se stessi! I pastori non dovrebbero forse pascere il gregge? Vi nutrite di latte, vi rivestite di lana, ammazzate le pecore più grasse, ma non pascolate il gregge. Non avete reso la forza alle pecore deboli, non avete curato le inferme, non avete fasciato quelle ferite, non avete riportato le disperse. Non siete andati in cerca delle smarrite, ma le avete guidate con crudeltà e violenza. Per colpa del pastore si sono disperse e son preda di tutte le bestie selvatiche: sono sbandate. Vanno errando tutte le mie pecore in tutto il paese e nessuno va in cerca di loro e se ne cura. Perciò, pastori, ascoltate la parola del Signore: Com'è vero ch'io vivo, - parla il Signore Dio - poiché il mio gregge è diventato una preda e le mie pecore il pasto d'ogni bestia selvatica per colpa del pastore e poiché i miei pastori non sono andati in cerca del mio gregge - hanno pasciuto se stessi senza aver cura del mio gregge - udite quindi, pastori, la parola del Signore: Dice il Signore Dio: Eccomi contro i pastori: chiederò loro conto del mio gregge e non li lascerò più pascolare il mio gregge, così i pastori non pasceranno più se stessi, ma strapperò loro di bocca le mie pecore e non saranno più loro pasto. Perché dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura”.

Uomini sofisticati

Dopingoliadi

3 agosto 2008 - coen.blogautore.repubblica.it

(...) un fondo di Giuliano da Empoli intitolato “Introduciamo la modica quantità per il doping” .

“Ad una settimana dalle Olimpiadi, si moltiplicano i casi di ipocrisia sportiva. Per una volta, non si tratta di Tibet, di rispetto dei diritti umani e compagnia bella. E neppure dell' esclusione della squadra irachena dai Giochi, causa supposte “ interferenze politiche”

Crisi... di mente



Briatore low cost


di Massimo Gramellini


Anche Flavio Briatore si è accorto della crisi. Ignoro dove l'abbia potuta conoscere, ma di sicuro lei avrà avuto un pareo. Comunque si sono parlati, il patron del Billionaire e la signorina Crisi, e il frutto del loro incontro è stato illuminante: «La crisi c'è e si sente a tutti i livelli. Ma a dimostrazione che il mio locale non è un'esclusiva per ricchi, abbiamo deciso di riservare un menu turistico a 200 euro». (l'intero articolo)

Ermellini

Certamente l'articolo è provocatorio,

ma l'intuizione è condivisibile.





"Una associazione animalista ha raccolto varie centinaia di firme sotto una lettera, che è stata inviata al papa, nella quale si chiede a Benedetto XVI di rinunciare a indossare le pellicce di ermellino (che sono tra i simboli del pontificato)

di Piero Sansonetti - Liberazione - 14 agosto 2008 - pagine 1 e 19

Una associazione animalista ha raccolto varie centinaia di firme sotto una lettera, che è stata inviata al papa, nella quale si chiede a Benedetto XVI di rinunciare a indossare le pellicce di ermellino (che sono tra i simboli del pontificato). Perché? Per mandare all'umanità intera, o comunque al mondo cristiano, un segnale, una idea di rispetto della vita, anche quando la vita non è vita umana. Le pellicce di ermellino sono prodotte attraverso un processo lungo e terribile di tortura contro centinaia di animali.

Mi ha colpto la risposta della Chiesa, affidata ad un cardinale ricco di nobili nomi e cognomi (Andrea, Cordero, Lanza, Montezemolo), il quale, sembra, è il responsabile dell'araldica vaticana. Ha detto, questo reverendo Cordero: «Gli animalisti non hanno problemi più urgenti di cui occuparsi?». Squisito esempio di arroganza, ma un po' anche di imbecillità. (...)

Avete mai letto come si prepara una pelliccia di ermellino? Ve lo racconto brevemente. Si prendono circa 200 ermellini appena nati e si rinchiudono in minuscole gabbiette, che vengono lasciate sporche ed esposte volontariamente al vento e al gelo perché in queste condizioni climatiche i cuccioli sviluppano una peluria maggiore. Il trattamento dura 7 o 8 mesi, poi agli animaletti viene conficcato un chiodo nel cervello, e si aspetta che muoiano dissanguati. (...)

Sulla base di quale principio morale si può stabilire che interrompere lo sviluppo di uno spermatozoo che ha incontrato un ovulo è delitto, e torturare un essere (anzi 200 esseri) in modo così abominevole è una quisquilia? (...)".

Ricordando frère Roger di Taiz

Tre anni fa veniva ucciso frère Roger di Taizé,

al termine della preghiera serale.

Pochi giorni prima mi aveva abbracciato,

al termine della Messa domenicale.





"Felicità. Chi ti spianerà la via per raggiungere alle sorgenti zampillanti? Solo là e non altrove si sviluppano le forze vive del rischio. Quando ti interroghi dicendo: "Come potrò realizzarmi?", sai di aspirare ad un'esistenza di completezza e non ad una vita inquadrata e senza rischi. Non attardarti in situazioni senza via d'uscita perché vi bruceresti energie vitali. Niente compiacenze con te stesso. Va oltre, senza esitare. E scoprirai che il tuo cuore s'allarga: solo alla presenza di Dio l'uomo si realizza".





"Vivere la Pasqua. Se la pianta non si orienta verso la luce, appassisce. Se il cristiano rifiuta di guardare la luce, se si ostina a guardare solo le tenebre, cammina verso una morte lenta; non può crescere né costruirsi in Cristo. A poco a poco Cristo trasforma e trasfigura tutte le forze ribelli e contraddittorie che ci sono dentro di noi... Piangere sulla nostra ferita ci trasformerebbe in uno strazio, in una forza che aggredisce con violenza noi stessi e gli altri, soprattutto chi ci è più vicino. Una volta trasfigurata da Cristo, la ferita si trasforma in una fonte di energia, in una sorgente da cui scaturiscono le forze di comunione, di amicizia e comprensione. Questa trasfigurazione è l'inizio della risurrezione sulla terra, è vivere la Pasqua insieme a Gesù; è un continuo passare dalla morte alla vita".


frère Roger




Video di presentazione di una settimana a Taizé



Meditazione biblica mensile - agosto 2008

Assunta



"Pochissimi sono i vivi e molti i morti in questa vita - poiché morto è colui che non si lascia mai andare e non sa prendere le distanze da sé per un amore o per uno scoppio di risa".



Christian Bobin, Il distacco dal mondo, 59

Finezze

Non voglio entrare nel merito della questione,

perché non mi va di strattonare la stampa secondo il mio interesse.

Però voglio riportare l'editoriale de "Il Giornale" di oggi, con alcune domande:

- possibile che tutti ci debbano dare lezioni su ciò che è cristiano e ciò che non lo è?

- ce le devono dare coloro che hanno la penna affilata come un pugnale?

- ce le devono dare quelli che hanno la lingua biforcuta?

- quelli che hanno interesse, perché sono pagati per difendere chi paga?

- dove è finita la possibilità di dire la propria, senza essere schiaffeggiati?

- ci sarà la differenza tra l'articolo di un direttore e quello di un cabarettista scalcagnato?

- veramente non si accorge che quello che dice è un indice rivolto anzitutto verso se stesso?




DITE QUALCOSA DI CRISTIANO

di Mario Giordano


Se errare è umano e perseverare è diabolico, per Famiglia Cristiana ci vuole l'esorcista. Dopo aver sferrato un attacco contro il governo con toni che al confronto Bakunin è forlaniano, il settimanale ormai più pierino che paolino torna sulle barricate, a soli due giorni di distanza, con un secondo editoriale ancor più estremisticamente bislacco. E dopo aver usato una serie di delicati epiteti, ballando sul baratro del ridicolo («Paese da marciapiede», «presidente spazzino», «peggio dell'Angola», etc.), fa un deciso passo in avanti: scopre il «rischio del fascismo» e giudica l'azione del governo alla pari dei rastrellamenti nazisti nel ghetto di Varsavia. Non stiamo scherzando: se a Ferragosto in redazione non si concedono una pausa, con il prossimo numero forse scopriremo che Berlusconi è stato il mandante delle Fosse Ardeatine e Maroni un kapò ad Auschwitz.

Il direttore del settimanale, che una volta veniva letto come se fosse la voce del vangelo e adesso invece, al massimo, come se fosse la voce di Pecoraro Scanio, ha detto che sono un po' in crisi con le vendite e che per questo stanno facendo molti tagli. Si sa, sono tempi duri per tutti. Ma se non si decidono a ripristinare l'aria condizionata in redazione sono guai seri: ad agosto il caldo fa sragionare. E così anche i più autorevoli editorialisti finiscono per scrivere su un settimanale cattolico articoli che apparirebbero un po' forti anche per il manifesto e liberazione. Risultato: uno cerca in edicola una copia di Famiglia Cristiana, si trova tra le mani al massimo una coppia di fatto bertinottiana.

Vi sconsigliamo di comprare il papiro, ma vi riassumiamo il pezzo forte debitamente anticipato alle agenzie. Un articolo di Beppe Del Colle che, per rispondere al vespaio di polemiche suscitate dal primo violento ukaze, accusa i politici di fare dichiarazioni «superficiali e irresponsabili». E, per restare in tema, parla di «rischio fascismo» in Italia e, di fianco, pubblica la storica foto del bimbo ebreo di Varsavia, simbolo della persecuzione nazista, dicendo che è venuta in mente a tutti (proprio a tutti?) quando Maroni ha presentato il pacchetto sicurezza e le norme sui rom. C'è altro da aggiungere? Evidentemente non sono solo i politici a fare dichiarazioni «superficiali e irresponsabili». Anche i giornalisti si difendono bene.

Sarebbe fin troppo facile contrapporre ai vaneggiamenti del settimanale, l'analisi di Newsweek (periodico non certo amico del centrodestra italiano) che parla dei primi cento giorni del governo come «miracolo di Berlusconi». Non ne vale la pena. E non vorremmo nemmeno dare troppa importanza a un editorialista evidentemente vittima del solleone. Ma c'è una cosa che ci preoccupa: è il fatto che, di fronte agli indiscutibili risultati ottenuti dal governo e al disorientamento dell'opposizione, i toni incivili, finora prerogativa del trattorista di Montenero e dei suoi girotonti, sfiorino anche chi, per la sua stessa ragione sociale, dovrebbe rappresentare il volto più moderato e ragionevole del Paese. Non è in questione, naturalmente, il diritto di critica: è in questione la possibilità di un dialogo. Paragonare un governo al nazismo significa alzare un muro, una trincea, una barricata: con i nazisti si può forse parlare? Trattare? Discutere? No, certo. E questo è ingiusto, non solo nei confronti del governo. È ingiusto soprattutto nei confronti della famiglia cristiana, quella vera, che non merita che il suo nome venga usurpato da alcuni orfani del cattocomunismo, sempre meno capaci di fare chiesa e sempre più capaci di fare cappelle. (link all'articolo)




Sito di Famiglia Cristiana

Bisogno di dirsi

Il sito X pubblica sul web storie e confessioni telefoniche degli utenti

C'è chi racconta che vorrebbe uccidere il coniuge, chi sogna di fare spogliarelli...

Paure, speranze, rivelazioni. Il sito che raccoglie i segreti

"XY" aveva un peso sulla coscienza. Anni fa ha spinto la sua migliore amica ad abortire senza dire nulla alla sua famiglia ed ora aveva bisogno di raccontarlo a qualcuno. "YX", che lavora in uno zoo, parla invece del più grande errore della sua vita: un giorno non ha chiuso bene alcune gabbie e solo per un colpo di fortuna alcuni animali feroci non sono riusciti a scappare. Sono solamente due delle centinaia di anonime confessioni raccolte in pochi mesi dal sito X, uno spazio lasciato a disposizione di chi ha una storia e non ce la fa più a tenerla per sé.

Lo slogan del sito X è "Storie vere di persone vere". Gli utenti si registrano, decidono quante informazioni su loro stessi rendere visibili e poi, componendo un numero di telefono statunitense, possono registrare i propri racconti, che vengono classificati in base al contenuto e immediatamente pubblicati. A quel punto tutti li possono ascoltare in streaming da ogni parte del mondo.

Il sito non indica ai visitatori che tipo di interventi effettuare, tanto che vi si possono trovare persino giudizi su ristoranti e numerose esternazioni di stampo politico. Molti però lo hanno ormai trasformato in un vero e proprio confessionale a cui affidare i loro piccoli e grandi segreti. Un modo per dire e non dire, per raccontare al mondo vicende intime della propria vita potendo però contare sull'anonimato garantito dal proprio username. Per confidare ad altri i propri sogni, i misfatti di conoscenti e amici o le proprie debolezze senza temere conseguenze.

E così al sito vengono consegnate dichiarazioni più o meno compromettenti. (...) "XZ", infine, dichiara addirittura che, se avesse la certezza di non essere scoperta, ucciderebbe il marito. Altri parlano delle proprie paure, di temi sicuramente delicati, personali. "ZX" dice che un'idea la terrorizza sin da bambina: morire per un colpo di pistola alla testa. "ZY" racconta uno dei momenti più terribili della sua infanzia, e cioè il tentativo di suicidio della madre. "YZ" rivela invece che un amico, del quale ovviamente non fa il nome, ha problemi con alcool e droga. (...)

L'ascolto di diverse confessioni lascia inevitabilmente un retrogusto amaro. A molte di queste storie raccontate su internet corrisponde infatti qualcuno che non ha una persona in carne ed ossa con cui potersi confidare. E i commenti lasciati dagli utenti non possono certo sostituire una pacca sulla spalla o un abbraccio. (...)


articolo

Conoscere questo mondo

"Per cercare un dialogo proficuo tra la gente di questo mondo ed il Vangelo e per rinnovare la nostra pedagogia alla luce dell'esempio di Gesù, è importante osservare attentamente il cosiddetto mondo postmoderno, che costituisce il contesto di fondo di molti di questi problemi e ne condiziona le soluzioni.


Una mentalità postmoderna potrebbe essere definita in termini di opposizioni: un'atmosfera e un movimento di pensiero che si oppone al mondo così come lo abbiamo finora conosciuto. È una mentalità che si distacca spontaneamente dalla metafisica, dall'aristotelismo, dalla tradizione agostiniana e da Roma, considerata come la sede della Chiesa, e da molte altre cose. Il pensare postmoderno è lontano dal precedente mondo cristiano platonico in cui erano dati per scontati la supremazia della verità e dei valori sui sentimenti, dell'intelligenza sulla volontà, dello spirito sulla carne, dell'unità sul pluralismo, dell'ascetismo sulla vitalità, dell'eternità sulla temporalità. Nel nostro mondo di oggi vi è infatti una istintiva preferenza per i sentimenti sulla volontà, per le impressioni sull'intelligenza, per una logica arbitraria e la ricerca del piacere su una moralità ascetica e coercitiva. Questo è un mondo in cui sono prioritari la sensibilità, l'emozione e l'attimo presente. L'esistenza umana diventa quindi un luogo in cui vi è libertà senza freni, in cui una persona esercita, o crede di poter esercitare, il suo personale arbitrio e la propria creatività.


Questo tempo è anche di reazione contro una mentalità eccessivamente razionale. La letteratura, l'arte, la musica e le nuove scienze umane (in particolare la psicoanalisi) rivelano come molte persone non credono più di vivere in un mondo guidato da leggi razionali, dove la civiltà occidentale è un modello da imitare nel mondo. Viene invece accettato che tutte le civiltà siano uguali, mentre prima si insisteva sulla cosiddetta tradizione classica. Oggi un po' tutto viene posto sullo stesso piano, perché non esistono più criteri con cui verificare che cosa sia una civiltà vera e autentica. Vi è opposizione alla razionalità vista anche come fonte di violenza perché le persone ritengono che la razionalità può essere imposta in quanto vera. Si preferisce ogni forma di dialogo e di scambio per il desiderio di essere sempre aperti agli altri e a ciò che è diverso, si è dubbiosi anche verso se stessi e non ci si fida di chi vuole affermare la propria identità con la forza. Questo è il motivo per cui il cristianesimo non viene accolto facilmente quando si presenta come la 'vera' religione. Ricordo un giovane che recentemente mi diceva: «Soprattutto, non mi dica che il cristianesimo è verità. Questo mi dà fastidio, mi blocca. È diverso che dire che il cristianesimo è bello...». La bellezza è preferibile alla verità.


In questo clima, la tecnologia non è più considerata uno strumento al servizio dell'umanità, ma un ambiente in cui si danno le nuove regole per interpretare il mondo: non esiste più l'essenza delle cose, ma solo l'utilizzo di esse per un certo fine determinato dalla volontà e dal desiderio di ciascuno.


In questo clima, è conseguente il rifiuto del senso del peccato e della redenzione. Si dice: «Tutti sono uguali, ma ogni persona è unica». Esiste il diritto assoluto di essere unici e di affermare se stessi. Ogni regola morale è obsoleta. Non esiste più il peccato, né il perdono, né la redenzione e tanto meno il «rinnegare se stessi». La vita non può più essere vista come un sacrificio o una sofferenza.


Un'ultima caratteristica della postmodernità è il rifiuto di accettare qualunque cosa che sa di centralismo o di volontà di dirigere le cose dall'alto. In questo modo di pensare vi è un «complesso anti-romano». Siamo ormai oltre il contesto in cui l'universale, ciò che era scritto, generale e senza tempo, contava di più; in cui ciò che era durevole e immutabile veniva preferito rispetto a ciò che era particolare, locale e datato. Oggi la preferenza è invece per una conoscenza più locale, pluralista, adattabile a circostanze e a tempi diversi.


Non voglio ora esprimere giudizi. Sarebbe necessario molto discernimento per distinguere il vero dal falso, che cosa viene detto con approssimazione da ciò che viene detto con precisione, che cosa è semplicemente una tendenza o una moda da ciò che è una dichiarazione importante e significativa. Ciò che mi preme sottolineare è che questa mentalità è ormai dappertutto, soprattutto presso i giovani, e bisogna tenerne conto.


Ma voglio aggiungere una cosa. Forse questa situazione è migliore di quella che esisteva prima. Perché il cristianesimo ha la possibilità di mostrare meglio il suo carattere di sfida, di oggettività, di realismo, di esercizio della vera libertà, di religione legata alla vita del corpo e non solo della mente. In un mondo come quello in cui viviamo oggi, il mistero di un Dio non disponibile e sempre sorprendente acquista maggiore bellezza; la fede compresa come un rischio diventa più attraente. Il cristianesimo appare più bello, più vicino alla gente, più vero. Il mistero della Trinità appare come fonte di significato per la vita e un aiuto per comprendere il mistero dell'esistenza umana".


card. Carlo Maria Martini


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Supermamme


Agli inglesi non piace più la supermamma.


Il modello "supermamma" è in declino anche negli Stati Uniti

Studio di Cambridge: per le donne impossibile seguire figli e carriera

(...) Eppure, mentre la cultura delle pari opportunità avanza nei Parlamenti e nelle società, il mito della supermamma è in agonia proprio nei paesi che l'hanno tenuto a battesimo: Gran Bretagna e Stati Uniti. Se ne sono accorti i ricercatori della «Cambridge University», dopo aver confrontato vent'anni di inchieste sui rapporti fra donne, famiglia e lavoro. «È inutile girarci attorno - spiega la sociologa Jacqueline Scott, responsabile dello studio -. Le donne che si danno da fare nel lavoro lo fanno a discapito della famiglia. Se ne sono rese conto loro stesse».

I numeri parlano chiaro: se nel 1994 il 51% delle donne e il 52% degli uomini britannici affermava di credere alla frase «il fatto che una donna lavori non crea disagi alla famiglia», nel 2002 le percentuali si sono abbassate al 46% delle donne e al 42% degli uomini. Negli Stati Uniti il cambiamento è stato anche più drastico: nel 1994 il 51% degli intervistati sosteneva il mito della supermamma, nel 2002 la percentuale è scesa al 38%. Contemporaneamente è calato anche il numero di persone disposte a sottoscrivere la frase: «Per una donna il modo migliore per ottenere l'indipendenza è cercarsi un lavoro». Ma la tendenza sta guadagnando terreno anche negli altri paesi dell'Unione europea, ad eccezione della Germania. (...)

La Fawcett Society, un istituto fondato dalle suffragette inglesi che dal 1866 si batte per la parità dei diritti, riconosce la verità di questa analisi. «Dimostra che il tentativo di mettere le donne al posto degli uomini e gli uomini al posto delle donne è fallito - afferma Kat Banyard, la direttrice - In questo modo le donne non hanno fatto altro che accollarsi due pesi: la carriera e la vita domestica. La verità è che la cultura del lavoro a tempo pieno e la mancanza di flessibilità non fanno altro che tenere imbrigliata la società negli stereotipi di genere». E così le donne si ritrovano davanti al bivio di sempre. «In Gran Bretagna stiamo imboccando la direzione sbagliata dopo 20 anni di successi culturali nel campo delle pari opportunità - continua la professoressa Scott -. Dobbiamo rivedere completamente il nostro modello di welfare affinché lavoro e famiglia tornino ad essere compatibili» (...) qui trovi l'articolo


Filosofa martire

"Chi cerca la verità cerca Dio, che lo sappia o no".



"Ho sempre pensato - e forse è un azzardo - che il mistero dell'Incarnazione sia più grande di quello della Resurrezione. Perché un Dio che si fa bambino... e poi ragazzo... e poi uomo... quando muore non può che risorgere".


s. Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein)

vedi la biografia della santa

Giorno 8.8.08



Se il numero 08.08.08 porti fortuna

chiedetelo agli abitanti dell'Ossezia del Sud


Non mi basto

"Un giorno, è un giorno d'estate, facciamo il bagno nelle acque di Montaubry vicino a Le Creusot, nuotiamo uno a fianco dell'altra, e non posso fare a meno di parlarti anche nell'acqua, ho sempre mille cose da dirti, e mi viene in mente, nell'acqua, sotto il sole, questa definizione di te, sapendo che sfuggi ad ogni definizione, ti dico, vuoi sapere chi sei tu per me, e allora ecco: tu sei colei che mi impedisce di bastarmi. Ho una grande capacità di solitudine. Posso restare solo per giorni, per settimane, per mesi interi. Sonnolento, tranquillo. Sazio di me stesso come un neonato. È questa sonnolenza che sei venuta a interrompere. È questa capacità che hai rovesciato. Come potrei mai ringraziarti? Possiamo dare molte cose a coloro che amiamo. Parole, riposo, piacere. Tu mi hai dato la cosa più preziosa di tutte: la mancanza. Mi era impossibile fare a meno di te, anche quando ti vedevo mi mancavi ancora. La mia casa interiore, la casa del mio cuore era chiusa a doppia mandata. Tu hai infranto i vetri e l'aria vi ha fatto irruzione, quella gelata, quella ardente, e ogni forma di luminosità. Tu eri quella lì, Ghislaine, lo sei ancora oggi, quella attraverso la quale la mancanza, la frattura, la lacerazione entrano in me con mia somma gioia. È il tesoro che mi lasci: mancanza, frattura, lacerazione e gioia. Un tesoro così è inesauribile. Dovrebbe bastarmi per andare di «adesso» in «adesso» fino all'ora della mia morte".


Christian Bobin, Più viva che mai, 66-67

Sport e pena



Rapporto 2008 dell'associazione 'Nessuno tocchi Caino'

Nel mondo salgono le esecuzioni capitali. L'85% in Cina, escalation in Iran e Arabia

Boia 'infaticabile' in Asia. In America pena di morte solo negli Stati Uniti e in Europa fa eccezione la Bielorussia

La Cina è il «primatista delle esecuzioni» nel mondo, che tuttavia negli ultimi mesi sarebbero diminuite probabilmente solo a causa delle prossime Olimpiadi di Pechino. È quanto emerge dal rapporto 2008 sulla pena di morte di 'Nessuno Tocchi Caino', che ricorda come sul podio dei primi tre paesi che nel 2007 hanno compiuto più esecuzioni ci sono Cina, Iran e Arabia Saudita (l'elenco). Nel Paese che ospiterà i giochi ci sono state nel 2007 almeno 5mila esecuzioni, circa l'85% del totale mondiale (6mila secondo la Fondazione Dui Hua, che ha comunque stimato una riduzione pari a un 25-30 per cento rispetto all'anno precedente). Il governo cinese si era infatti impegnato con il Comitato olimpico internazionale, al momento dell'assegnazione dei Giochi, a migliorare gli standard dei diritti umani. Nel Paese, comunque, la pena di morte continua ad essere considerata un segreto di Stato. (...)

Per quanto riguarda l'Iran, nel 2007 «almeno 355 persone sono state messe a morte, un terzo in più rispetto al 2006». Un Paese il cui ordinamento prevede anche «torture, amputazioni degli arti, fustigazioni e altre punizioni crudeli, disumane, degradanti». L'Arabia Saudita ha invece il primato di esecuzioni capitali «in percentuale sulla popolazione», afferma il rapporto, ricordando le 166 esecuzioni del 2007, più che quadruplicate rispetto al 2006, e le 65 nei primi sei mesi del 2008. «La rigida interpretazione delle legge islamica fatta dall'Arabia Saudita», ricorda il rapporto, prescrive la pena di morte «per omicidio, stupro, rapina armata, traffico di droga, stregoneria, adulterio, sodomia, omosessualità, rapina su autostrada, sabotaggio, apostasia (rinuncia alla religione islamica)». (...)

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A trent'anni dalla morte di papa Paolo VI




Ricordiamo questo papa risentendo il vibrare della sua voce,


la profondità del suo patire, il coraggio della lotta della fede.

Non siamo contemporanei

"A volte sembra possibile immaginare che non tutti stiamo vivendo nello stesso periodo storico. Alcuni è come se stessero ancora vivendo nel tempo del Concilio di Trento, altri in quello del Concilio Vaticano Primo. Alcuni hanno bene assimilato il Concilio Vaticano Secondo, altri molto meno; altri ancora sono decisamente proiettati nel terzo millennio. Non siamo tutti veri contemporanei, e questo ha sempre rappresentato un grande fardello per la Chiesa e richiede moltissima pazienza e discernimento".


card. Carlo Maria Martini


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Sesso complicato

New York, patente per il sesso sicuro

Un tesserino rivela se i partner occasionali hanno l'Aids

Fidarsi è bene e non fidarsi è meglio: ma quando c'è di mezzo il sesso, non fidarsi è tassativo. Invece della parola, oggi in America è così possibile chiedere al partner la patente del sesso sicuro, ovviamente offrendo la propria in visione per una mutua verifica. Il tesserino è rilasciato dalla società STFree e riporta, con la foto e il nome del titolare, il numero di riconoscimento del socio e il numero verde da chiamare prima di entrare nel vivo. Fatto il numero (888-2074216), il partner A digita il proprio numero personale e poi il pin, numero personale di identificazione, che gli deve essere fornito dal partner B. A questo punto, componendo il numero 1, il partner A verrà informato delle due ultime date in cui il partner B si è sottoposto ai test per il virus Hiv e quale è stato l'esito. Poi toccherà al partner B procedere con la stessa trafila. È un approccio che suona un po' burocratico, oltre a richiedere un telefonino al momento critico, ma scherzare sull'argomento è scherzare sulla vita. (...)

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Uomo

"O uomo, perche hai di te un concetto così basso quando sei stato tanto prezioso per Dio? Perché mai, tu che sei così onorato da Dio, ti spogli irragionevolmente del tuo onore? Perché indaghi da che cosa sei stalo fatto e non ricerchi per qual fine sei stato creato? Tutto questo edificio del mondo, che i tuoi occhi contemplano, non è stato forse fatto per te? La luce infusa in te scaccia le tenebre che ti circondano. Per te è stata regolata la notte, per te definito il giorno, per te il cielo è stato illuminato dal diverso splendore del sole, della luna e delle stelle. Per te la terra è piena di fiori, di boschi e di frutti. Per te è stata creata la mirabile e bella famiglia di animali che popolano l'aria, i campi e l'acqua, perché una desolata solitudine non appannasse la gioia del mondo appena fatto. Tuttavia il tuo Creatore trovò ancora qualcosa da aggiungere per onorarti. Ha stampato in te la sua immagine, perché l'immagine visibile rendesse presente aI mondo il Creatore invisibile, e ti ha posto in terra a fare le sue veci, perché un possedimento cosi vasto qual è il mondo, non fosse privo di un vicario del signore. Dio nella sua infinita bontà prese in sé ciò che aveva fatto in te per sé. Volle essere visto nell'uomo direttamente e in se stesso. Egli, che nell'uomo aveva prima voluto essere visto per riflesso, fece sì che diventasse sua proprietà l'uomo che prima aveva ottenuto di essere solo sua immagine riflessa. Nasce dunque Cristo, per reintegrare con la sua nascita la natura decaduta. Accetta di essere bambino, vuole essere nutrito, passa attraverso i vari stadi dell'età per restaurare l'unica perfetta duratura età, quella che egli stesso aveva creato. Regge l'uomo, perché l'uomo non possa più cadere. Fa diventare celeste colui che aveva creato terreno. Fa vivere dello spirito divino chi aveva soltanto un'anima umana. E così lo innalza tutto fino a Dio perché nulla più rimanga nell'uomo di ciò che in lui v'è di peccato, di morte, di travagli, di dolore, di terra, per mezzo di nostro Signore Gesù Cristo che vive e regna con il Padre nell'unità dello Spirito santo, ora e sempre per gli infiniti secoli dei secoli. Amen"


san Pietro Crisologo, Discorsi, 148

Storie di mare

30/7/2008

Il pesciolino torturato

di Massimo Gramellini

Da quando ho letto la denuncia di una lettrice su «Specchio dei tempi», non riesco a togliermi dalla testa la scena di quei baldi ventenni che, in spiaggia a Varigotti, hanno torturato un pesciolino vivo, strizzandolo di mano in mano, sbattendogli la coda sugli scogli e infine usandolo come palla da tennis per i loro racchettoni. Non mi sorprende il sadismo. E nemmeno la faccia tosta con cui hanno replicato alle rimostranze della lettrice: «Ci stiamo divertendo». Ciò che fatico a mandare giù è l'atrofia delle emozioni che impedisce ormai a troppe persone di mettersi nei panni di un altro, di chiunque altro, persino di un altro particolarmente piccolo e inerme come un pesciolino. Chiedersi che cosa prova l'innamorato che stiamo ingannando, il bambino che stiamo trascurando, il sottoposto che stiamo umiliando, l'animale, la foglia o la pietra su cui stiamo infierendo.

Si tratta di un esercizio di ginnastica dell'anima che un tempo veniva insegnato fin dalla tenera età. Serviva a renderti un po' meno irresponsabile dei tuoi atti. Ma soprattutto a farti sentire parte di qualcosa di più ampio delle tue paturnie individuali. Parte di una comunità, di una nazione, del creato. Invece questo solipsismo menefreghista spacciato per libertà ci ha ridotti a un balletto isterico di particelle staccate, perse dietro le proprie rivendicazioni personali, ma incapaci di prendere anche solo in considerazione quelle del prossimo. Ciascuno sfoga la sua irrilevanza torturando i pesciolini che può. E ciascuno è a sua volta il pesciolino di qualcun altro.




1/8/2008

La stella marina

di Massimo Gramellini

Per bilanciare il mal di stomaco dell'altro ieri, quando riportavo da «Specchio dei tempi» la storia di quei sensibiloni che sulla spiaggia di Varigotti giocavano a racchettoni usando come palla un pesciolino vivo, ecco la testimonianza refrigerante di un'altra lettrice, che sul litorale delle sue vacanze ha sorpreso due ragazze del posto con una stella marina fra le mani. Avvicinatasi per assicurarsi delle loro intenzioni riguardo alla creatura indifesa, non è stata presa a sberle e neppure a male parole. Le indigene hanno cominciato col chiamarla «Signora», un appellativo che l'ha piacevolmente spiazzata, e hanno finito per esibirsi in amorevoli considerazioni sulla bellezza della stella marina, che qualche istante dopo è stata ricollocata in acqua con tutte le precauzioni del caso. A poca distanza, scrive la lettrice, le madri delle due ragazze erano dedite a leggere fiabe ai figli più piccoli.

Forse dovremmo smetterla col pessimismo a buon mercato. Non è vero che tutto è perduto. Ci sono ancora delle adolescenti che rispondono con educazione agli estranei e che si incantano nel contemplare una stella marina. E ci sono ancora delle madri che usano le favole per allenare il muscolo della fantasia, anziché affidare ai videogiochi portatili il compito di sterilizzarlo.

L'unica ombra, a voler essere proprio pignoli, è che tutto questo è successo in Irlanda.

Radici nel cemento - Bella ciccia





In questa giornata carica di profumi di vacanza,


una canzone per sorridere della fatidica "prova costume"!

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