«Vieni, Spirito santo!
Senza di te,
Dio è lontano,
il Cristo resta nel passato,
il Vangelo una lettera morta,
la Chiesa una semplice organizzazione,
l'autorità un potere,
la missione una propaganda,
il culto un arcaismo,
l'agire morale un agire da schiavi.
Con te
il cosmo è nobilitato,
il Cristo risorto si fa presente,
il Vangelo si fa potenza e vita,
la Chiesa diventa una comunione,
l'autorità si trasforma in servizio,
la liturgia è memoriale vivo,
l'agire umano un paese di libertà».
Atenagoras

«E' più facile far uscire dalla schiavitù un popolo che far uscire la schiavitù da un popolo».
midrash rabbinico


Un *mini-ciclo* di quattro appuntamenti dedicati a presentare *la figura del fedele laico* nella Chiesa del Concilio Vaticano II, in vista del riconoscimento della *ministerialità laicale* nella Chiesa di oggi. Ecco il terzo intervento:

 

La omelia di ieri: con Gesù, camminando nel tempo.

Da settimane stavo pensando a cosa il Signore mi avrebbe chiesto di dire al suo popolo quando saremmo tornati a radunarci per celebrare insieme.
Tante cose sono affiorate alla mia mente.
E insieme ho pensato alle prediche dei confratelli sparsi in Italia: sicuramente ci sarà chi esulterà per il ritorno a messa; chi racconterà episodi felici o dolorosi di queste settimane; chi condividerà le proprie esperienze della quarantena; chi farà un piccolo trattato di medicina o di economia o di politica…
Come quando viene il tempo della potatura, ho visto sfoltirsi le chiome appariscenti delle nostre liturgie solenni, delle nostre programmazioni pastorali, dei nostri rassicuranti “copia-e-incolla”.
La diminuzione delle attività è stata una vera essenzializzazione? Siamo andati alla ricerca del cuore pulsante o solo ci siamo lamentati della mancanza? E la casa è stata o è tornata ad essere il luogo il luogo degli affetti – compreso quello per il Signore Gesù – o si è degradata definitivamente a dimora della signoria del divano, corsia dei colpiti dalla “sindrome della capanna” o dei definitivamente vinti dall’incomunicabilità da convivenza stretta?
Anch’io avrei avuto voglia di non dire nulla.
La finale del vangelo di oggi mi conferma nella convinzione che un intervento come questo - lo chiamiamo omelia, o predica… l’interpretazione di ciò che la parola di Gesù dice a questo popolo… sarebbe da affidare a voi, perché questo Vangelo finisce proprio dicendo che tornarono a dire l'uno all'altro: “Ho visto il Signore!”;  “Davvero il Signore è risorto!”; “Io l'ho visto, l'ho incontrato!”.
Dopo queste settimane la cosa più bella che (continua a leggere...)



Il testo dell'omelia (sbobinato).


Ecco cosa mi-ci manca: oltre a papa Francesco e pochi altri, non abbiamo davanti e "sopra" noi dei modelli credibili. Allora il testimone tocca a noi.
don Chisciotte Mc, 200523

«Non basta tornare a celebrare per pensare di aver risolto tutto. “Non è una parentesi”. Non dobbiamo tornare alla Chiesa di prima. O iniziamo a cambiare la Chiesa in questi mesi o resterà invariata per i prossimi 20 anni. Per favore ascoltiamo con attenzione ciò che ci sussurra questo tempo e ciò che meravigliosamente ci dice Papa Francesco. Vi ricordate cosa dicevamo fino a fine febbraio? In ogni incontro ci lamentavamo che la gente non viene più a Messa, i bambini del catechismo non vengono più a Messa, i giovani non vengono più a Messa. Vi ricordate? Ed ora pensiamo di risolvere tutto celebrando nuovamente la Messa con il popolo? Io credo all’importanza della Messa. Quando celebro mi “immergo”, ci metto il cuore, rinasco, mi rigenero. So che è “culmine e fonte” della vita del credente. E sogno dall’8 di marzo di poter avere la forza per tornare a presiedere un’Eucarestia. Ma in modo netto e chiaro vi dico che non voglio più una Chiesa che si limiti a dire cosa dovete fare, cosa dovete credere e cosa dovete celebrare, dimenticando la cura le relazioni all’interno e all’esterno. Abbiamo bisogno di riscoprire la bellezza delle relazioni all’interno, tra catechisti, animatori, collaboratori e praticanti. Abbiamo bisogno di creare in parrocchia un luogo dove sia bello trovarsi, dove si possa dire: “Qui si respira un clima di comunità, che bello trovarci!”. E all’esterno, con quelli che non frequentano o compaiono qualche volta per “far dire una messa”, far celebrare un battesimo o un funerale. Sogno cristiani che amano i non praticanti, gli agnostici, gli atei, i credenti di altre confessioni e di altre religioni. Questo è il vero cristiano. Sogno cristiani che non si ritengono tali perché vanno a Messa tutte le domeniche (cosa ottima), ma cristiani che sanno nutrire la propria spiritualità con momenti di riflessione sulla Parola, con attimi di silenzio, momenti di stupore di fronte alla bellezza delle montagne o di un fiore, momenti di preghiera in famiglia, un caffè offerto con gentilezza. Non cristiani “devoti” (in modo individualistico, intimistico, astratto, ideologico), ma credenti che credono in Dio per nutrire la propria vita e per riuscire a credere alla vita nella buona e nella cattiva sorte. Non comunità chiuse, ripiegate su se stesse e sulla propria organizzazione, ma comunità aperte, umili, cariche di speranza; comunità che contagiano con propria passione e fiducia. Non una Chiesa che va in chiesa, ma una Chiesa che va a tutti. Carica di entusiasmo, passione, speranza, affetto. Credenti così riprenderanno voglia di andare in chiesa. Di andare a Messa, per nutrirsi. Altrimenti si continuerà a sprecare il cibo nutriente dell’Eucarestia»
vescovo Derio, di Pinerolo
(continua a leggere: https://www.diocesipinerolo.it/sogno-comunita-aperte-umili-cariche-di-speranza/?fbclid=IwAR2GDxu0bHJlPZtJbkc4VIKyjiNY2yWu6aXIaIs1IJGZXNLqRwVijuqgI8M

«Un saluto a tutto il santo popolo di Dio che si raduna nelle chiese della nostra Comunità Pastorale!
Siamo contenti di tornare a radunarci, convocati attorno a Gesù, nostro Signore, che è Parola e Pane spezzato.
Lo Spirito Santo è sempre stato con noi e ha nutrito la nostra vita di figli di Dio anche nelle scorse settimane.
Le nostre case sono state e restano luoghi di “vita con Gesù”, dove ognuno di noi, “tempio dello Spirito Santo”, ha vissuto la comunione con Dio Trinità amando i propri cari.
Ora possiamo ritrovarci a “fare eucarestia”, cioè (dall’originale in lingua greca) “ringraziare”.
Dobbiamo re-imparare il modo di pensare e vivere le celebrazioni: certamente a motivo della lotta al contagio, ma ancor più perché la partecipazione alla messa deve essere non genericamente “desiderata”, bensì partecipata, sostenuta, amata. [Se non fosse così, perché tornare a celebrare insieme? Per ripetere il rito stanco e depauperato con cui spesso facevamo i conti prima del 23 febbraio?! Per “assistere” alla messa, senza grande differenza (se non maggiore scomodità) rispetto alla visione in tv dalle nostre case?! Per ricevere il Corpo di Cristo con la convinzione di appropriarci di un talismano portafortuna o di un vaccino contro le peggiori malattie?! Per avere l’autorizzazione anche religiosa a sederci lontano dagli altri e a non salutarli nemmeno, con la scusa di non riconoscerli a motivo della mascherina?!].
Se il desiderio è ricevere e fare comunione attorno a Gesù con i fratelli e le sorelle, quella comunione che discende dalla donazione della vita di Dio a noi, allora sicuramente celebreremo con serenità e in sicurezza, seguendo alcuni piccoli accorgimenti comuni, frutto di numerose e approfondite considerazioni fatte con tante sagge persone della nostra Comunità Pastorale. [Certamente non tutte le scelte saranno le migliori in termini assoluti e sono ben accette le osservazioni e le proposte di miglioramento. Sarebbe opportuno farle arrivare in tono fraterno, rispettando il gran lavoro svolto insieme dal Consiglio Pastorale e da un nutrito gruppo di volontari].
« Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri», ci dice oggi Gesù nel Vangelo (Gv 13). Gli fa eco l’apostolo Paolo: «Al di sopra di tutto vi sia la carità» (Col 3). Ogni disposizione serve ad amare meglio, come ci ha comandato Gesù. Per cui, prima e dentro ad ogni azione, domandiamoci sempre: Stiamo vivendo e manifestando amore? Questo basterebbe a dare fondamento ai punti che seguono… e a migliorarli col nostro comportamento, ben oltre quello che è “lecito” o indicato. Ma “se non abbiamo la carità”, nulla giova (ricordiamo 1Cor 13), né per proteggerci dal contagio né per gioire dell’aver celebrato la messa. [A questo proposito, ci siamo visti circondati – anche dentro la comunità cristiana – di laici, preti e vescovi che pensano di essere “esperti di epidemiologia” e “esperti di medicina”, quindi credono di essere al di sopra delle disposizioni… facendo a volte delle pessime figure e mettendo in ridicolo la Chiesa tutta. Ricordo a questi fratelli e sorelle di fede che le regole sono quelle indicate dalle autorità, da noi tradotte nel modo che stiamo descrivendo].
“La carità è paziente” (1Cor 13,4). Questo non significa dover per forza aspettare lunghe ore, ma disponiamo il nostro animo ad accogliere la necessità di qualche tempo in più, le lentezze di qualche fratello, le imprecisioni di alcune indicazioni, la stanchezza di qualche prete o volontario».
(continua a leggere:
https://www.seitreseiuno.it/images/CPGGPII/Testi_utili/200519_indicazioni_ripresa_messa.pdf

«Decreto che nella Diocesi di Pinerolo si inizierà la celebrazione delle Messe con il popolo lunedì 25 maggio. (...) Amici, questo è il tempo delle relazioni; questo è il tempo in cui i cristiani, e noi ministri per primi, dobbiamo costruire relazioni per aiutare la fatica della gente. Vi chiedo con fermezza di prendere il telefono e occupare questi giorni a telefonare ripetutamente, semplicemente per dire: “Ti penso, ti ricordo nella preghiera, ti porto in cuore”. Un sacerdote non può presiedere l’Eucaristia se non cura le relazioni. Altrimenti l’Eucaristia diventa artificiosa e formale (tanto più con queste norme). Questa è una cosa seria. Se vengo a sapere che in qualche parrocchia non si farà nulla in questa direzione (cura delle relazioni e attenzione ai poveri), in tale parrocchia posticiperò ulteriormente l’inizio della celebrazione della Messa con il popolo».
vescovo Derio, 13 maggio 2020

Un *mini-ciclo* di quattro appuntamenti dedicati a presentare *la figura del fedele laico* nella Chiesa del Concilio Vaticano II, in vista del riconoscimento della *ministerialità laicale* nella Chiesa di oggi. Ecco il secondo intervento:

«Oggi, tutti, fratelli e sorelle, di qualsiasi confessione religiosa, preghiamo Dio. Forse ci sarà qualcuno che dirà: “Questo è relativismo religioso e non si può fare”. Ma come non si può fare, pregare il Padre di tutti? Ognuno prega come sa, come può, come ha ricevuto dalla propria cultura. Noi non stiamo pregando l’uno contro l’altro, questa tradizione religiosa contro questa, no! Siamo uniti tutti come esseri umani, come fratelli, pregando Dio, secondo la propria cultura, secondo la propria tradizione, secondo le proprie credenze, ma fratelli e pregando Dio, questo è l’importante!».
papa Francesco, 14.05.2020... un uomo che sa alzare gli occhi al cielo quando pensa che esistono ancora certe grettezze.


«Quello che voglio io sono i fatti! Se avessi voluto "parole ", mi sarei comperata un dizionario». Molti ricorderanno la pestifera ma geniale Mafalda, la ragazzina impertinente e sincera creata dal disegno di Quino, il noto autore argentino di strisce di fumetti. È una delle sue battute fulminanti quella che abbiamo sopra citato. Un po' tutti siamo maestri di parole. (...) Ciò che reclama Mafalda è ben altro, è quello che potremmo riassumere nella parola "coerenza" tra il dire e il fare. Famosa è la staffilata che Gesù infligge ai maestri ipocriti, religiosi o laici che siano: «Praticate e osservate quello che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno» (Matteo 23,3). Ecco appunto i "fatti", la testimonianza vera. Concludiamo convocando un'altra sapienza antica, quella di Confucio: «Sii molto cauto nel parlare, perché non abbia a vergognarti se le tue azioni non sono state poi all'altezza dei tuoi discorsi».
di Gianfranco Ravasi in "Il Sole 24 Ore " del 10 maggio 2020

(... ) «Questo tempo difficile ci ha fatto riscoprire anche cose importanti, sulle quali sarà necessario ritornare con una riflessione più attenta.C’è stata la scoperta di una ministerialità diffusa, la valorizzazione della famiglia come Chiesa domestica, in cui la vita di preghiera e l’ascolto della Parola di Dio hanno conosciuto una bella fioritura, la ricchezza spirituale della preghiera e della meditazione di ciascuno, in specie degli anziani. La Chiesa, nel suo insieme, non ha mai smesso in questi giorni di annunciare la buona notizia di Cristo Crocifisso e Risorto, facendo arrivare in tanti modi la sua voce. Tutto questo non deve andare perduto, e dovrà aiutarci a ripensare per i prossimi mesi la vita ecclesiale. È fondamentale vedere in questa nuova fase della vita comunitaria, pur nel permanere dell’emergenza sanitaria, un’occasione di vero rinnovamento di tutta la vita cristiana. Nella continuità di un cammino che mai si è interrotto – lo vogliamo sottolineare – intendiamo cogliere in questo momento l’invito del Signore a compiere un passo ulteriore nella fedeltà al Vangelo, trovando modi nuovi di vivere come comunità, segnati da un desiderio di conversione autentica, da uno slancio di ritorno al Signore, con una fede arricchita anche dal sacrificio» (continua).
https://www.toscanaoggi.it/Vita-Chiesa/Lettera-dei-vescovi-toscani-E-una-grande-gioia-tornare-a-vivere-con-il-popolo-le-celebrazioni-liturgiche?fbclid=IwAR3Tb9K_HNXpmd_0Wgpv7Z45HhOmdXVZVrtUlGSh2XmBAaGSMuhpybB4SRk

"In alcune interviste che hai rilasciato dall’ospedale hai parlato di un modo nuovo di essere chiesa. Per una piccola diocesi come Pinerolo questo che cosa potrebbe significare? Solo un cambio di atteggiamento o anche un cambio strutturale? 
Premetto che io alla messa ci tengo tantissimo, è “culmen et fons”. È dal 19 marzo non celebro e mi manca. La messa per me è gioia e rigenerazione. Detto questo osservo che per molti il sogno è tornare alla chiesa di prima. È un atteggiamento che rispetto, ma questa epidemia è talmente enorme che non può essere considerata come una parentesi. Non si può tornare come prima.
Io credo ai segni dei tempi. Ovviamente questa malattia non è stata mandata da Dio, ma anche in questa pandemia Dio parla e dobbiamo capire che cosa ci dice.
Ho visto, ad esempio, preti che mandano pensieri di riflessione ai fedeli, molti hanno trasmesso la messa in streaming, seguita in famiglia anche da gente che in chiesa non ci andava più. La gente ha ripreso a pregare in famiglia. L’avevo già visto all’inizio della quaresima con l’appuntamento in streaming “Prepariamo cena con il vescovo” seguito da moltissime persone. L’anno prossimo, anche se non ci saranno restrizioni, lo rifarò: che bello che la gente faccia un momento di preghiera prima di cena.
E poi in tanti, ogni giorno, seguono la messa del papa. Sono piccoli segni, dobbiamo lavorarci su, accentuando la dimensione famigliare e domestica.
La messa della domenica da sola rischia di diventare una parentesi nella settimana. Una comunità che prima della pandemia aveva solo la messa è finita. Nelle comunità deve crescere la dimensione famigliare, ritornare a fare Lectio divina e meditare sulla Parola di Dio.
Basta formalismi! Ci ricordiamo che ci lamentavamo che la gente non veniva più a messa? Quella è la chiesa vecchia. Io combatterò quella chiesa lì che non è la chiesa dell’Evangelii gaudium. Voglio dare una contributo perché la chiesa diventi quella sognata da Papa Francesco". (continua...)


Tutto tornerà come prima (accidenti!) - 1

Tardo pomeriggio di un soleggiato sabato primaverile. Il lock down è stato allentato da qualche giorno. L'aria profuma di fecondità. Il take away dei bar attira tanto: bicchierino di caffè e coppetta di gelato. Le gambe vogliono andare.
La chiesa è aperta. Braccia slanciate proprio verso quel viale animato. All'interno l'esposizione eucaristica. La gente passa, va ovunque... tranne che in chiesa. Forse nemmeno coloro che invocano la ripresa delle messe (domenicali... ma oggi è sabato!) passano a fare silenzio, a ritrovare il luogo dedicato all'incontro della comunità col suo Signore.
Sguardi impauriti ad attraversare la strada sulle strisce, per il rischio di essere travolti o insultati; mascherine che nascondono le emozioni; scatti veloci per scansarsi e non sfiorarsi... né fuori né dentro.
Esattamente come prima della pandemia.
L'apostolo dal nome pregiudicato, nel vangelo (anche lui quello della domenica) tiene conto della nostra domanda: «Disse Giuda, non l’Iscariota, a Gesù: "Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?". Gli rispose Gesù: "Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui"» (Gv 14,21-24).
La fede non è questione di luogo (in questi mesi le chiese sono rimaste aperte, per chi - con le dovute precauzioni - avesse voluto passare a vivere lo spazio del "convenire" attorno alla Eucarestia), ma di amore. L'amore ascolta la voce e gioisce di ogni possibile via di relazione e di ogni attimo, senza contrapporre l'un modo all'altro.
Saranno il Padre e il Figlio a venire a coabitare, nello Spirito Santo.
Anche "dopo" sarà come "prima": la differenza la fa chi ama.
don Chisciotte Mc, 200509

Una Comunità Pastorale di Varese ha chiesto un *mini-ciclo* di quattro appuntamenti dedicati a presentare *la figura del fedele laico* nella Chiesa del Concilio Vaticano II, in vista del riconoscimento della *ministerialità laicale* nella Chiesa di oggi. Ecco il primo degli interventi che ho preparato:

... «Certamente avvertiamo il rischio – reale – che queste «necessarie misure da ottemperare con cura» penalizzino il senso dell’Eucaristia e del suo frutto, la sua bellezza sommamente desiderabile di comunione grata con il Signore Gesù e di comunione ecclesiale, nella libertà gioiosa dei figli di Dio. Insieme, il sensus fidei del popolo di Dio ci invita a non pretendere l’incanto di condizioni ideali per celebrare quella grazia che – lo sappiamo – mai è schizzinosa nei confronti della storia e dei suoi contrattempi, delle sue leggi e delle sue tribolazioni.
Osiamo dunque qualche passo, con pazienza. Che vuol dire con la passione dell’amore del Signore, patendo i tempi con il loro carico di disagi e di restrizioni, pazientando nell’attesa di condizioni che gradualmente consentano di celebrare ancor più degnamente l’Eucaristia... »...
don Mario Antonelli, 8.5.2020
https://www.chiesadimilano.it/news/chiesa-diocesi/18-maggio-messa-con-il-popolo-la-pazienza-della-ripresa-319218.html
... «La nostalgia del trovarci insieme a celebrare la cena del Signore, che tanti tra noi hanno avvertito in queste settimane, può aprirci a riscoprire il dono del Pane e della Comunità che ci fanno essere Chiesa che risponde alla chiamata del Signore. È stata bruscamente interrotta un’abitudine, può rinascere una motivazione più convinta sostenuta da un desiderio grande. «Andiamo a Messa», come siamo soliti dire, non per rispondere distrattamente a una consuetudine, ma perché avvertiamo forte e sincero il desiderio di incontrare il Signore, di celebrare il Suo Amore insieme ai fratelli che sono parte viva della nostra umanità.
C’è un passaggio nella Sacrosanctum Concilium, la Costituzione del Concilio Vaticano II sulla liturgia, che merita di essere riletto e attuato con una disposizione del cuore nuova: «I fedeli non assistano come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede, ma (…) partecipino all’azione sacra consapevolmente, piamente e attivamente» (48). I tre avverbi (consapevolmente, piamente, attivamente) meritano la nostra attenzione e possono fare di questo ritorno una rinascita delle nostre comunità che sono generate dall’Eucaristia e trovano nell’Eucaristia il Pane del cammino»...
don Fausto Gilardi, 8.5.2020
https://www.chiesadimilano.it/news/chiesa-diocesi/riprendiamo-ad-andare-a-messa-nulla-e-come-prima-319214.html?fbclid=IwAR37NmixEgpo07PgCIJqnnpTpfe_sw3ofBeKG6hgOaoWc_wl4oLYWaFWsI4


«Il coraggio dopo le Messe. Quando torneremo a celebrare la Messa, avremo il coraggio di guardarci in faccia, forse anche contarci, fare un rapido censimento dei capelli bianchi e capire che la pastorale, anche quella sacramentale, deve entrare nel XXI secolo, in un mondo diverso da 30 anni fa?».
Sergio Di Benedetto, Vino nuovo, 200507

Delle due, l’una
«Ci lamentiamo di non poter ricevere l'eucaristia, addirittura che così rischia di spegnersi la vita spirituale. Ma non è proprio quello che abbiamo chiesto a migliaia di coppie separate risposate, sostenendo che potevano essere cristiane lo stesso?».
di Roberto Beretta, Vino nuovo, 5.5.2020

Questa è la posizione del vicario episcopale per l'educazione e la celebrazione della fede, don Mario Antonelli. E' la posizione che io (in tutte le mie dimensioni di uomo, credente, prete, parroco e teologo) condivido, assumo e indico per gli amici, per gli studenti e per la Comunità Pastorale. E' tardiva rispetto ad altri interventi saggi che abbiamo letto in altre diocesi; si vede che non è condivisa da altre autorità diocesane... ma io la terrò come faro che orienta, perché è fedele al Concilio e alla linea di papa Francesco, e quindi in obbedienza al Vangelo e in ascolto costante dello Spirito che soffia oggi, in questo contesto che amiamo e serviamo.
https://www.chiesadimilano.it/news/chiesa-diocesi/il-vero-desiderio-delleucaristia-scatena-limmaginazione-318132.html

don Chisciotte Mc, 200504

«Dissero a Gesù: "Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano". Ma egli rispose loro: "Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?". Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: "Ecco mia madre e i miei fratelli!"» (Mc 3,32-34).


Avevano gridato: "Fateci celebrare la messa!"; "E' il nostro bene più grande!"; "Non vediamo l'ora! Siamo pronti!"; "Se sono aperti i supermercati...!".
A loro avevano risposto: "Cominciamo gradualmente, per rare occasioni e pochi fedeli", ovvero funerali e 15 partecipanti.
Dopo poche ore sono tornati a dire che non avevano nemmeno i termometri.
Me l'immagino la faccia e la considerazione...
Nell'arco di una settimana, sono riusciti a:
- mostrare di non aver capito la situazione;
- rivelare di essere impreparati, molto meno di supermercati, ristoratori, parrucchieri, stabilimenti balneari, ecc.
- doversi chinare a chiedere delle deroghe (l'ennesimo: "Chiuda un occhio, per favore"), di fronte all'autorità civile;
- confermare a opinione pubblica e fedeli che se vengono da noi sono meno protetti che da altre parti e quindi rischiano di più;
- esporsi al possibile ricorso di altre categorie che diranno: "Ma se questa deroga vale per loro, perché per noi no?!".
Ci vuole proprio un'arte per riuscire a fare una figura di questo tipo!
http://curia.diocesi.milano.it/nlSidiopen/nlSidiopen/2020_05_02_21_47_03_43_2020_05_02_Aggiornamento%20sulle%20esequie,%202%20maggio%202020.pdf
don Chisciotte Mc, 200503

«Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso» (Gv 10).