Criterio di azione

«Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti» (Mt 7,12).

Gratitudine

La meraviglia che siamo!

Brusco - Sei come sei
Sei bella così come sei (ahi che tipa!!!).
Sei bella ma non lo sai.
Ok va bene: non sarai una velina, ma così sei carina, non c’è niente che non va.
Sei cretina se non vuoi più specchiarti, perché se ti guardi non c’è niente che non va.
Una ceretta e sei perfetta; il mondo ti aspetta, non c’è niente che non va.
La tua è paura é quella, non se ne va via con la chirurgia; non c’è niente che non va.
Cerchi difetti: mentre ti specchi ti flesci gli occhi piccoli e stretti,
guardi giù i cuscinetti e non ti piace niente di ciò che metti.
Basta, la smetti, calma, rifletti, scommetti che se sorridi ti accetti?
Anzi più ridi e più sembri sexy e senti: “Posso offrirti una Pepsi?”.
Sei bella così come sei senza difetti non ti amerei.
Sei bella, ma non lo sai, quindi ti prego: non cambiare mai.
Sei bella così come sei, esattamente come vorrei.
Sei bella ma non lo sai.
Resta come

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Danzare al ritmo della tempesta

La Tempesta
Angelo Branduardi
Non c’è più vento per noi,
tempo non ci sarà
per noi che allora cantavamo
con voci così chiare.
Non c’è più tempo per noi,
vento non ci sarà
per noi che abbiamo navigato
quel mare così nero,
ma se la vita è tempesta,
tempesta allora sarà.
Non c’è più vento per noi,
tempo non ci sarà
per noi che

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Inside, outside

Dentro e fuori, tutti con la stessa dignità, tutti diversi!

La Chiesa non è un museo

La casa della vecchia zia
«Come immaginiamo, come presentiamo la Casa del Padre?
Il modello, sovente, è dato da certe case antiche, aristocratiche. Dentro, tutta roba di classe. Mobilio artistico. Tappeti persiani. Vasellame cinese. Quadri d’autore. Ritratti (tanti, troppi), cimeli, medaglie di antenati. Museo. Archivio. Vi si conservano, gelosamente, le glorie del passato.
In certe stanze è vietato rigorosamente l’ingresso. Da un’altra parte non si può andare perché è stata data la cera sul pavimento. Finestre chiuse. Imposte chiuse. Perché il sole potrebbe rovinare i delicati tendaggi. Aria che sa di muffa, di chiuso, di antichità. Non si respira. Pare di soffocare. Cartelli da tutte le parti: non toccare, non entrare, proibito far questo, vietato far quell’altro, attenti alle scarpe sporche... Guai ad alzare la voce, a cantare. C’è la vecchia zia, acida, bisbetica, che soffre di nervi... E detesta la musica moderna. Adora Bach. I discorsi, noiosissimi. Sempre le stesse cose. La stessa solfa. Ripetizione delle glorie del passato e recriminazioni sul presente: “Dove andiamo a finire?»; «Ai miei tempi...”.
Soprattutto: atteggiamento di superiorità e di disprezzo per quelli che sono fuori, che non godono dei nostri privilegi, che non hanno il nostro sangue nelle vene, che non possono vantare il nostro blasone, una razza inferiore... Guai se i figli del vicino mettono i piedi in questa casa. Potrebbero sporcare, potrebbero turbarne l’ordine rigorosamente stabilito.
Non abbiamo un po’ la tentazione a ridurla così la Casa del Padre? Una Casa di privilegiati, una specie di Museo, di archivio. Tutto in ordine. Tutto già predisposto. Soprattutto, nessuna novità. Si è sempre fatto così. Milioni di proibizioni. Un cerimoniale esatto da osservare. Tutto rigidamente stabilito. Manca l’atmosfera che dia la gioia di viverci.
Invece dovrebbe essere una Casa dalle finestre e dalle porte spalancate. Senza visi arcigni a custodirla. Una Casa in cui tutti

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Il tempo della cura


Un gesto di ribellione chiamato «pazienza» 
di Nunzio Galantino 
Giornate “piene”! Piene di incontri, di parole dette e/o ascoltate. Piene di relazioni intrecciate, rinsaldate. Ma giornate piene anche di relazioni isterilite dalla consuetudine o sfilacciate a causa di incomprensioni. È l’esperienza che tutti facciamo. La frenesia caratterizza sempre più spesso le nostre giornate rischiando di farci attraversare in maniera superficiale alcuni tornanti della nostra vita e momenti potenzialmente decisivi per essa. Tornanti e momenti della vita che meritano altra attenzione e altra cura per accorgerci che esiste un tempo, in quelle che chiamiamo “stagioni morte”, in cui tutto sembra tacito e quieto, tanto quieto da farci pensare al nulla e alla morte. 
Guardate ad esempio gli alberi d’inverno, nudi e scheletrici o il seme che abbiamo appena piantato, ingoiato dalla terra. Tutto appare silenzioso e finito. Eppure, in qualche parte invisibile e nascosta, qualcosa freme e nell’intima profondità della terra la vita si prepara. Che torto alla vita farebbe il contadino se, visto il suo albero senza più foglie, lo tagliasse inesorabilmente o se, impaziente, vangasse la terra con il suo seme. Probabilmente licenzieremmo il nostro contadino accusandolo di essere incapace e incompetente. E certamente non avremmo tutti i torti. Eppure troppo spesso nelle nostre relazioni noi facciamo come quel contadino dilettante. Appena avvertiamo silenzio e aridità decretiamo, implacabili, la fine di una relazione o la chiusura di un processo di vita. Ci comportiamo cioè come chi non sa nulla dell’attesa e della promessa di vita che porta con sé questo tempo.
Il tempo della cura. Un tempo fatto soprattutto di silenzio, riempito di gesti umili, come quelli della terra che culla il suo seme, scaldandolo e dandogli nutrimento, riparandolo dal gelo e dal becco avido degli uccelli. Un tempo fatto di minuzie che sembrano banali, ma che proteggono la vita; un tempo silenzioso, paziente, discreto come quello della linfa che lentamente sale verso i rami.
Agli occhi di chi ha fretta e di chi non conosce la scarna sapienza del travaglio, questo può sembrare un tempo senza senso, inutile come uno sterile accanirsi. Eppure proprio allora e grazie a questa cura aiutiamo la vita – la nostra vita - a crescere. E la vita – sia quella fisica sia la vita(lità) che accompagna i passaggi dell’esistenza di ognuno di noi - nasce sempre da un gesto d’amore e da una

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Aperti alla meta


Speranza. Aperti al bene futuro
di Nunzio Galantino 
Derivata dal latino spes - e, a sua volta, dalla radice sanscrita "spa" che significa «tendere verso una meta» - Speranza è l’atteggiamento interiore di attesa/aspettativa di un bene futuro, di un cambiamento positivo, di apertura di nuovi orizzonti. La speranza è fiducioso e fondato ottimismo riguardo al proprio destino o a quello di ciò che mi circonda. La speranza non è solo il contrario della disperazione. Essa è altro anche rispetto al fatalismo rinunciatario: è sempre una possibilità sempre aperta nella nostra vita. (...)
La speranza cresce con tutto ciò che sta nel mondo. È parte di esso, come è parte della vita di ogni uomo. Bisogna avere il coraggio di riaprire il vaso della vita. Bisogna continuamente rimetterci mano. «La speranza infatti – scrive G. Bernanos - è un rischio da correre. È addirittura il rischio dei rischi». Bisogna liberarla perché possa, come nel mito, ridare vita a un luogo desolato e inospitale, quale può essere anche la nostra stessa vita. Certo, non è facile, se Italo Calvino ha potuto scrivere: «Che pena. Sperare, intendo. È la pena di chi non sa rinunciare». (...)
in “Il Sole 24 Ore” del 29 ottobre 2017

Domandiamoci


#Computer
di Gianfranco Ravasi 
«I computer sono inutili. Ti sanno dare solo risposte».
È fulminante questa battuta di Picasso, pronunciata in un tempo in cui i computer erano ancora nel paleolitico informatico. La verità della sua affermazione si è irrobustita oggi quando le “meraviglie” della virtualità sembrano non conoscere confini. I nativi digitali senza sorpresa e noi, che siamo solo migranti digitali, con qualche imbarazzo ci troviamo di fronte a panieri immensi di dati nei quali ci si può solo tuffare, spesso col rischio di annegare. Sì, abbiamo innumerevoli risposte ma tra loro contraddittorie e le nostre domande rimangono inevase, così che progressivamente ci si rassegna a spegnerle e a raccattare qua e là nella marea delle risposte quelle più “colorate” e attraenti. Oppure può accadere quello che registrava uno che di questo orizzonte s’intendeva molto, Umberto Eco: «Una volta chi doveva fare una ricerca andava in biblioteca, trovava dieci titoli sull’argomento e li leggeva. Oggi schiaccia un tasto del suo computer, riceve una bibliografia di diecimila titoli, e rinuncia».
in “Il sole 24 Ore” del 3 settembre 2017

Cecità

Ancora


«Chisciotte è scheletrico, denutrito, ardente. La sua febbre visionaria gli fa vedere occasioni per l’impresa dove invece si trascina la vita quotidiana di contrade assolate e polverose.
Ma lui è partito per riparare torti, assistere bisognosi, liberare gli oppressi e allora riesce a scorgere i maligni anche sotto le banali apparenze.
Per lui la realtà è travestimento. E ci si slancia contro per colpire le soverchianti forze della prepotenza. E finisce atterrato, battuto, a rotoloni ma si rialza, si riassesta dalle ammaccature ed è pronto per l’avventura nuova.
Non si lascia abbattere da nessuna sconfitta. È perciò invincibile, titolo che spetta non a chi vince sempre, ma a chi mai si dichiara arreso e dopo ogni batosta si batte di nuovo, ancora e a oltranza».
Erri De Luca, “Chisciottimista”

Ogni giorno


«Ecco il problema -unico- di oggi: unificare il mondo, facendo ovunque ponti ed abbattendo ovunque muri».
Giorgio La Pira - lettera del 1970

Con cura


«La vita spirituale non è forse null'altro che la vita materiale compiuta con cura, calma e pienezza: quando il panettiere svolge alla perfezione il suo lavoro di panettiere, Dio è nella panetteria».
Christian Bobin

Santi e Beati

Beatitudini quotidiane, santità quotidiana. "Oggi devo fermarmi sulla tua strada".

Predicare male

Se predicare è generare
di Marco Ronconi
Predicare male non è un peccato veniale ma mortale, così afferma la tradizione della Chiesa cattolica. (...) Gregorio Magno afferma che «con grande impegno i pastori d’anime devono far in modo non solo di non proclamare mai degli errori, ma anche di non esporre la verità in modo prolisso e disordinato, perché spesso l’efficacia della parola sfuma quando è indebolita presso il cuore degli ascoltatori da una verbosità inopportuna e incauta». (...). Il fine della parola del pastore d’anime è lo stesso del seme: concepire. Il gioco di parole è con il termine conceptus che in latino significa «concepito, generato», ma anche «concetto, idea». «Come dunque chi è affetto da flusso di seme è ritenuto immondo, così è chi si abbandona al multiloquio: contamina se stesso con ciò da cui – se ordinatamente emesso – avrebbe potuto dar vita alla prole del retto pensiero nel cuore degli ascoltatori». Non solo manca al suo ruolo di padre, ma si sbrodola in modo imbarazzante, verrebbe da dire. (...). Una predica «prolissa e disordinata», quindi caratterizzata da una «verbosità inopportuna e incauta» costituisce un peccato grave (...). Gregorio considerava anche l’ipotesi che predicare male fosse una malattia da cui era possibile guarire con le adeguate cure, tuttavia il discorso si farebbe troppo lungo. È interessante invece aggiungere che anche il suo attuale successore ha dedicato all’omelia una lunga sezione di Evangelii gaudium (nn. 110-175): pure Francesco sa che ogni domenica è a rischio non solo la pazienza del popolo, ma soprattutto la salvezza dei pastori. In un passo molto bello avverte che caratteristico dell’omelia è un particolare tipo di linguaggio, da cui dipende la «fecondità»: esso «si deve favorire e coltivare mediante la vicinanza cordiale del predicatore, il calore del suo tono di voce, la mansuetudine dello stile delle sue frasi, la gioia dei suoi gesti. Anche nei casi in cui l’omelia risulti un po’ noiosa, se si percepisce questo spirito materno-ecclesiale, sarà sempre feconda, come i noiosi consigli di una madre danno frutto col tempo nel cuore dei figli».
Jesus, ottobre 2017

Opere più grandi


Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre» (Gv 14,12).
Solitamente viene spontaneo dire (o pensare!): "Io riesco meglio di te in questa faccenda!".
Abbiamo paura che qualcuno ci superi, appaia migliore di noi, guadagni punti agli occhi di chi ci sta vicino.
A chi si può dire: "Tu farai cose più grandi di me?".
Solo a una persona di cui non si ha paura;
solo ad una persona a cui si vuole augurare solo il meglio;
ad una persona che si ama, più della propria realizzazione personale.
don Chisciotte Mc

Non venga meno

«Quale discepolo di Gesù devo interrogarmi e non restare tranquillo, come se la fede fosse un dato acquisito una volta per sempre. Il cammino della fede si rivela in realtà faticoso, difficile, pieno di tentazioni, ed è per questo che la fede va custodita, esercitata e soprattutto costantemente rinnovata perché non venga meno. Affinché la nostra fede resti viva, occorre non solo vigilanza ma anche preghiera, invocazione al Signore perché ci renda saldi nelle avversità e nelle tentazioni. Ognuno di noi deve sentire rivolte anche a sé le parole di Gesù: “Ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno” (Lc 22,32)».
Enzo Bianchi
Qui tutto l'articolo:

http://www.monasterodibose.it/fondatore/articoli/articoli-su-riviste/11873-ho-fiducia-nel-signore

Piccoli

Stupore e fede


Lo stupore. Il dono di un mondo sempre diverso 
di Nunzio Galantino 
«Non bastano bei panorami. Bisogna anche saper guardare. Oltre la bellezza, è necessario lo stupore» (D. Pirri). 
Al sostantivo “Stuporem” (acc. di stupor -oris) e al verbo latino “stupere” (“star fermo, immobile”) rimanda la parola “Stupore”. La terminazione “orem” è propria dei sostantivi verbali che indicano uno stato d’animo. Nel nostro caso, lo “star fermo” (di “stupere”) non ha un significato fisico; si riferisce piuttosto al crearsi di una condizione interiore tale da bloccare e togliere quasi la capacità di parlare e di agire. 
Dal punto di vista medico lo stupore è una forma di plasticità mentale, è una reazione o, meglio, una preliminare non-reazione del nostro corpo di fronte a un’emozione improvvisa o a una situazione imprevista. Il nostro cervello registra l’evento improvviso e inatteso inizialmente per proteggersi e difendersi. Per questo attiva amigdala e sistema limbico, che entrano in gioco quando, appunto, ci si rende vulnerabili di fronte a un potenziale pericolo. L’amigdala e il sistema limbico, successivamente, trasformano l’emozione improvvisa in stimolo per conoscere, trasformando la paura in curiosità e il pericolo in scoperta. Si attivano quindi funzioni cognitive superiori capaci di stabilire nessi tra la cosa sorprendente e quanto già si conosce. Il risultato è lo stupore. Dopo essere “rimasti di sasso” o “a bocca aperta”, si apprende qualcosa, in fretta e

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Gelosie, invidie, spaccature


«Gelosie, invidie, inimicizie, spaccature: il risentimento non è cristiano». Caino e Abele e la parola fratello. Per la prima volta nella Bibbia si usa questa parola. «Una fratellanza che doveva crescere, essere bella e finisce distrutta», commenta papa Francesco, perché comincia con «una piccola gelosia». «Caino preferì l’istinto, preferì cucinare dentro di sé questo sentimento, ingrandirlo, lasciarlo crescere», spiega papa Francesco. «Questo peccato che farà dopo, che è accovacciato dietro il sentimento. E cresce. Cresce. Così crescono le inimicizie fra di noi: cominciano con una piccola cosa, una gelosia, un’invidia e poi questo cresce e noi vediamo la vita soltanto da quel punto e quella pagliuzza diventa per noi una trave, ma la trave l’abbiamo noi, ma è là. E la nostra vita gira intorno a quello e quello distrugge il legame di fratellanza, distrugge la fraternità».
Si finisce per essere «ossessionari» dal male della gelosia. ««E così cresce, cresce l’inimicizia e finisce male. Sempre. Io mi distacco da mio fratello, questo non è mio fratello, questo è un nemico, questo dev’essere distrutto, cacciato via … e così si distrugge la gente, così le inimicizie distruggono famiglie, popoli, tutto! Quel rodersi il fegato, sempre ossessionato con quello. Questo è accaduto a Caino, e alla fine ha fatto fuori il fratello. No: non c’è fratello. Sono io soltanto. Non c’è fratellanza. Sono io soltanto. Questo che è successo all’inizio, accade a tutti noi, la possibilità; ma questo processo dev’essere fermato subito, all’inizio, alla prima amarezza, fermare. L’amarezza non è cristiana. Il dolore sì, l’amarezza no. Il risentimento non è cristiano. Il dolore sì, il risentimento no. Quante inimicizie, quante spaccature».
«Anche nei nostri presbiteri, nei nostri

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Innamorarsi

« (Apostoli,) cercate di descriverci l'esperienza che si è mossa dentro di voi! penso che insisterebbero sull'esperienza dell'andare un po' fuori di sé, un po' fuori di senno, spiegandola come un innamorarsi di qualcuno, un essere irresistibilmente attratti da qualcuno. Prima avevamo una certa stima di Gesù ed eravamo anche un po' curiosi; adesso siamo con lui, dalla sua parte, sentimo di volergli bene, sentiamo che il nostro cuore è stato preso».
Carlo Maria Martini, La gioia del vangelo, 82-83

Senza far male


"Quando si diventa forti?”, chiesi. 
Ed ella con un delicato sorriso rispose: 
“Quando imparerai a non fare del male a nessuno".
Alejandro Jodorowsky

Intelligenze


«Due tipi di intelligenza. La prima trova alimento nel ragionamento. Va dalle cause agli effetti, da una cosa alla sua conseguenza, da un inizio a una fine. La conseguenza, l’effetto, la fine, sono per essa dei luoghi di riposo. Ecco da dove sono partito ed ecco dove passero` la notte. Faccio 2 + 2 e mi addormento sul 4. Cerco, poi trovo e in cio` che trovo non c’e` niente di piu` ne´ di meno che quello che cercavo.
La seconda intelligenza ha bisogno dell’amore e non trova requie da nessuna parte. Non va da una cosa vecchia (la causa, l’inizio, il 2 + 2) a una cosa che avvizzisce non appena la si raggiunge (l’effetto, il termine, il 4). Va dall’eternamente nuovo all’eternamente nuovo, dallo sconosciuto che e` in noi allo sconosciuto che e` nell’altro. Per questa intelligenza non esiste nessuna sosta possibile, nessun risultato di cui inorgoglirsi e in cui guadagnare un meritato riposo. Non c’e` mai un risultato – ma un movimento continuo. L’amore nutre e sollecita questo movimento: piu si ama e piu` cio` che si ama e` da scoprire, cioe` da amare ancora, ancora, ancora».
Christian Bobin, Autoritratto al radiatore

Percorso Verso il Matrimonio cristiano

Oggi inizia il Percorso Verso il Matrimonio cristiano. Pensiamoci, con un sorriso (pieno di belle speranze).

Rinnovamento nel movimento

Tra capacità personali, gusto per il basket e per la musica, chiamata di Dio, servizio nelle strade... qual è il mix?!
 

Compromettere la propria pace


«Non c’è costruttore di pace che alla fine dei conti non abbia compromesso la sua pace personale, assumendo i problemi degli altri: chi non lo fa non è un costruttore di pace, è un pigro, è un comodo. Non c’è costruttore di pace – ha ripetuto il Papa – che alla fine dei conti non abbia compromesso la sua pace personale, assumendo i problemi degli altri, perché il cristiano rischia, ha il coraggio di rischiare per portare il bene che Gesù ci ha regalato come un tesoro». 
papa Francesco, udienza 11.10.2017
qui tutto l'articolo: http://www.lastampa.it/2017/10/11/vaticaninsider/ita/vaticano/assumere-i-problemi-altrui-a-costo-di-perdere-la-propria-pace-fwSXGiFfCj0kBx9WW2NlfO/pagina.html

Colleghiamoci


Collega. Insieme per obiettivo comune
di Nunzio Galantino
In modo appropriato e senza incertezze, si ricorre alla parola “collega” per indicare la persona che condivide assieme a noi il lavoro o una carica. Dal verbo latino colligere (riunire, mettere insieme), il lemma “collega” rimanda al legame che si instaura tra due o più persone per il raggiungimento di un obiettivo comune. La condivisione di una responsabilità o di un percorso o la semplice condivisione di azioni necessarie crea il legame. Un legame che genera (o può generare) la solidarietà fra “colleghi”, la voglia di dare consistenza al rapporto trasformandolo in amicizia o in piena condivisione. Con l’avvertenza che «Ritrovarsi insieme è un inizio, restare insieme è un progresso, ma riuscire a lavorare insieme è un successo» (Henry Ford). A proposito e senza voler assolutizzare, si dice che negli Stati Uniti il lavoro di gruppo sia orientato ad aumentare la produttività; mentre in Giappone, senza escludere il tema della produttività, si vede nell’attività di gruppo un modo sicuro per incrementare le abilità e le conoscenze delle persone. Questa diversità di orientamento fa emergere una differenza sostanziale nell’ “essere colleghi”. Se nel primo caso il collega agisce con gli altri per massimizzare il profitto, nel secondo, lo stare insieme tende a migliorare tutti e ciascuno. E così il tempo condiviso per il raggiungimento di un obiettivo può diventare tempo “vissuto” insieme, soprattutto se il lavoro fatto insieme diventa occasione per una relazione profonda che permane anche dopo l’esperienza lavorativa. 
Ma, quante volte ci siamo sentiti dire che il collega non è l’amico? Il primo, a differenza

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Se mi metto a cercare...

... è solo perché già sono stato trovato e questo dono mi ha messo in cammino!

Trovato, cercato


«Ciò che trovo è mille volte più bello di ciò che cerco».
Christian Bobin, Autoritratto al radiatore

Senso


«Accanto alla gratitudine, l'amicizia è una fonte del senso della vita, amicizia verso persone alle quali posso chiedere sempre, con cui posso parlare non solo dei successi, ma anche delle preoccupazioni. Gli amici si rivelano tali quando, diventato debole, posso confidarmi con loro. Del senso della vita fanno parte le persone che possono contare su di me e i compiti da svolgere. Il senso è come l’acqua in cui nuoto. Il senso evolve. Se ti fai forte per coloro che hanno bisogno di particolare protezione e ti cercano, se diventi per loro avvocato, pastore, amico, il senso si consolida nella tue e nella loro vita».
Carlo Maria Martini, Conversazioni notturne a Gerusalemme

Aprire

Trascolorare

Yoogy

Entusiasta

All'erta

Accorgersi


«Più importante che cercare il Signore,

è accorgersi che Lui mi cerca».

papa Francesco, 25.09.2017

Le reti!

In alto

Come siamo


«Non vediamo le cose come sono,
ma vediamo le cose come siamo».
Anais Nin

Un'attenzione reale


«Sforzarsi senza tregua di pensare a chi ti sta davanti, prestargli un’attenzione reale, costante, non dimenticarsi un secondo che colui o colei con cui tu parli viene da un altro luogo, che i suoi gusti, le sue idee e i suoi gesti sono stati plasmati da una lunga storia, popolata di molte cose e di altre persone che tu non conoscerai mai. Ricordarsi in continuazione che colui o colei che guardi non ti deve nulla, non è una parte del tuo mondo, non c’è nessuno nel tuo mondo, neppure tu. Questo esercizio mentale – che mobilita il pensiero e anche l’immaginazione – è un po’ duro, ma ti conduce al più grande godimento che ci sia: amare colui o colei che ti sta davanti, amarlo per quello che è, un enigma – e non per quello che credi, per quello che temi, per quello che speri, per quello che ti aspetti, per quello che cerchi, per quello che vuoi».
Christian Bobin, Autoritratto al radiatore

E' certezza evangelica... se si apre al dialogo!


Certezza. Lo scegliere consapevoli 
di Nunzio Galantino 
«Lasciate perdere la certezza. Il contrario non è l’incertezza. È l’apertura, la curiosità e la volontà di abbracciare il paradosso, invece di scegliere l’ovvio». Non deve scandalizzare il sorprendente invito diTony Schwartz ad andare oltre la certezza per vivere di apertura, curiosità e volontà di abbracciare il paradosso. Al giornalista e scrittore statunitense sembra dare ragione l’etimo della parola certezza. Da certus, participio passato del verbo latino cèrnere (vagliare, separare, scegliere, discernere), certezza è lo stato mentale di ferma adesione a una proposizione o a una realtà conosciuta conseguente all’atto del cèrnere. Senza questo esercizio piuttosto che “adesione” ferma e consapevole, si finisce per avere “aderenza” e appiattimento su una proposizione o su una realtà proveniente dall’esterno. Solo un serio percorso di conoscenza e di evidenza permette alla persona di aderire con tutta se stessa (pensiero, sentimento e volontà) e con ragionevole sicurezza a un oggetto di conoscenza (proposizione, idea, persona. ecc.). (...) 
Siamo costantemente attraversati da gratificanti certezze e da infinite incertezze. Il nostro lavoro gratificante, le nostre belle relazioni e la tranquillità di una casa si mescolano, senza il nostro esplicito consenso, a congiunture economiche, crisi nelle relazioni ed eventi distruttivi. Tutto ciò ci fa dire che, sul piano materiale, non vi sono certezze assolute e intoccabili. Possono essercene invece, e ve ne sono, sul piano dell’adesione a una proposta di fede o a un progetto di vita. Per l’una e per l’altro chiunque è disposto a mettersi seriamente in gioco. Ma questa non è la “certezza” cui fa riferimento N. Hawthorne quando afferma che «Dai principi si deduce una probabilità, ma il vero o una certezza si ottengono solo dai fatti». La certezza che sostiene e fa vivere è quella che si costruisce a poco a poco, grazie a dei fatti ma anche al di là di essi; si solidifica giorno dopo giorno con azioni oculate, responsabili e difficili; si nutre di gioie e di sconfitte; sa ricavare nutrimento da inevitabili dubbi. E, proprio per questo, è una certezza che non chiude mai la porta al dialogo, anzi lo cerca perché la certezza è impasto di sentimenti e principi su cui si fonda la nostra vita, in cui si incrociano volti, cuori ed emozioni delle persone che incontriamo e delle realtà che viviamo.
in “Il Sole 24 Ore” del 10 settembre 2017

Rinnovare le versioni


"La pulce d'acqua", versione jazz-lounge. Quanto mi piacciono le versioni nuove delle cose!!

Non si recepisce il Concilio


Bassetti:attenzione al rischio clericalismo 
di Caterina Dall'Olio 
(...) Il cardinale Gualtiero Bassetti presidente della Cei ha proposto una riflessione sul ruolo e la missione dei sacerdoti:  «Come dice papa Francesco quando un prete è clericale, clericalizza anche i laici e tende a farli a sua immagine e somiglianza. E quindi anche il laico, alla fine, vuole rientrare in quello schema di Chiesa perché difende i suoi piccoli privilegi e ha tutto l’interesse a essere clericalizzato». Poi una considerazione generale: «Nella Chiesa italiana si registrano ancora troppe chiusure alle indicazioni di papa Francesco. Per ben due volte, quando sono andato a trovarlo per vari motivi, il Papa mi ha sempre posto questa domanda: ma la Evangelii gaudium sta entrando nella Chiesa italiana? Una 
domanda imbarazzante – ha ammesso Bassetti –. Una volta gli ho risposto: un pochino... E lui: Anche io ho questa impressione. Io non ho chiesto qualche rinnovamento della pastorale, io ho chiesto una conversione pastorale». E la conversione, sottolinea il presidente Cei, «è una cosa di testa e di cuore». Nel suo intervento, Bassetti ha letto lunghi stralci di uno scritto di don Giulio Cirignano, nel quale il biblista sostiene come «soprattutto nella Chiesa italiana si registri una certa lentezza nel recepire il progetto di Papa Francesco», si osservano «tante chiusure. E io condivido questo pensiero», mette in chiaro il presidente della Cei, che ha aggiunto: «Il peccato originale è stata la poca ricezione del ConcilioVaticano II che c’è stata in Italia». (...)
in “Avvenire” del 13 settembre 2017

Nebbie

Melodia

Saltare sul carro


In occasione del passaggio di consegne al nuovo arcivescovo, quante parole inutili, quanti adulatori, quante banalità, quanti campioni del "salto sul carro del vincitore" o del nuovo "capo"...
Una pessima figura per la Chiesa gerarchica, ma anche per i "laici" più clericali del clero.
Una occasione perduta per dire la verità, per essere franchi... o almeno per tacere.
don Chisciotte Mc

Sangue che pulsa

Non è un diario quello che tengo, è un fuoco che accendo nel buio.
Non è un fuoco che accendo nel buio, è un animale che nutro.
Non è un animale che nutro,
è il sangue che ascolto pulsare alle mie tempie – un’imposta che sbatte selvaggiamente contro il muro di una piccola casa.

Christian Bobin, Autoritratto al radiatore

Provare ad essere amabili


L'ultima raccomandazione del card. Tettamanzi fu rivolta anzitutto ai preti: "Fate sí che sia facile e semplice volervi bene!".
"Del cardinal Dionigi possiamo dire questo: è stato facile volergli bene. E per voi - mi raccomando - sia lo stesso: anche se non riuscite ad essere come vorreste, cercate di fare in modo che sia facile volervi bene" (mons. Mario Delpini).

Mai... tranquillo


«La coscienza tranquilla è un'invenzione del diavolo».
A. Schweitzer

Sinossi

Insieme


Dialogo. Avanzare insieme 
di Enzo Bianchi 
«Amerei scrivere una storia della nostalgia dell’altro lungo tutta la storia umana». È da queste parole di padre Ernesto Balducci che prendo le mosse per riflettere su «L’altro come dono». Nel nostro modo abituale di pensare e di parlare questa nostalgia è assente e ricorriamo troppo sbrigativamente a due categorie contrapposte «noi» e «gli altri». Ma è arduo definire i confini tra queste due entità e, ancor di più, stabilire con certezza chi appartiene all’una o all’altra, in che misura e per quanto tempo. Quando giustapponiamo i due termini, in realtà intraprendiamo un percorso suscettibile di infinite varianti: ci possiamo infatti inoltrare su un ponte gettato tra due mondi, oppure andare a sbattere contro un muro che li separa o ancora ritrovarci su una strada che li mette in comunicazione. Possiamo anche scoprire l’opportunità di un intreccio fecondo dell’insopprimibile connessione che abita noi e loro. Appare evidente allora come per l’essere umano la relazione con gli altri sia una delle modalità di relazione che – assieme a quella con se stesso, con il cosmo e, per chi crede, quella con Dio – gli permettono di costruire la propria identità e di vivere. Chi di noi non si è mai chiesto come percorrere i cammini dell’incontro, della relazione con l’altro, con ogni altro, con ogni volto umano? 
In primo luogo occorre riconoscere l’altro nella sua singolarità specifica, riconoscere la sua dignità di essere umano, il valore unico e irripetibile della sua vita, la sua libertà, la sua differenza: è uomo, donna, bambino, vecchio, credente, non credente, ecc. È un essere umano come me, eppure diverso da me, nella sua irriducibile alterità: io per lui (o lei) e lui (o lei) per me! Teoricamente questo riconoscimento è facile, ma in realtà proprio perché

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Non-visione

L'impronta di noi stessi


Ricordo.L’impronta di noi stessi 
di Nunzio Galantino 
«Agisci in modo che ogni tuo atto sia degno di diventare un ricordo» ( I. Kant). Dal latino re (di nuovo) e cor (cuore), il ricordo è l’atto di richiamare fatti, episodi ed eventi vissuti nel passato. Il rimando al “cuore” presente nell’etimo della parola “ricordo” si deve al fatto che un tempo il cuore era considerato la sede della memoria e dell’anima. Entrambe “forma” dell’uomo. 
Come è difficile definire l’anima, così lo è per il ricordo. Come l’anima, il ricordo non si può toccare, non si può vedere e soprattutto non si può controllare. Il ricordo è talvolta un odore, altra volta una sensazione, un’atmosfera, una parola, uno sguardo, un sapore, una carezza, una lacrima, una voce, una nota musicale, un colore che improvvisamente riaffiora dal misterioso magazine della nostra mente (o del nostro cuore?), che si riempie con il trascorrere dei giorni. Per questo Kant suggerisce di riempire questo misterioso magazine di azioni belle, di relazioni ben vissute, di attimi ben goduti, in modo che il ricordo, improvviso e inaspettato, sia consolatorio e positivo per la nostra vita. 
Dei ricordi si continua a studiare l’effetto traumatico ma anche terapeutico per il prosieguo della vita. Di alcuni ricordi siamo orgogliosi, di altri faremmo volentieri a meno. Tutti i ricordi però ci definiscono, costituiscono le nostre radici, “certificano” le nostre esperienze, descrivono ciò che siamo diventati. I ricordi sono l’impronta di noi stessi. 
Certo, come afferma M. Proust, «il ricordo delle cose passate non è necessariamente il ricordo di come siano state veramente». Pur non essendo una fotografia del passato, il ricordo ci offre comunque la possibilità di

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Così

Preghiera del mattino


Dio mio, come è bella questa pioggia!
don Chisciotte Mc

Opera a nostra insaputa


«L'attesa è un fiore semplice. Germoglia sui bordi del tempo. E' un fiore povero che guarisce tutti i mali. Il tempo dell'attesa è un tempo di liberazione. Essa opera in noi a nostra insaputa. Ci chiede soltanto di lasciarla fare, per il tempo che ci vuole, per le notti di cui ha bisogno».
Christian Bobin, Elogio del nulla

La differenza unisce


È la differenza che unisce il genere umano
di Paolo Branca
«Specialmente nelle epoche di crisi, ogni sorta di identità rischia di divenire una specie di rifugio, vissuta erroneamente come antitetica e opposta alle altre. Quelle di stampo etnico, linguistico e culturale restano le più gettonate e continuano a provocare innumerevoli vittime all’interno della stessa civiltà, ma bisogna riconoscere che anche le identità religiose sono state e tornano a essere dolorosamente strumentalizzate quasi senza che ne emerga l’intrinseca contradditorietà. Nessuna fede, infatti, almeno in teoria può negare che l’armonia, la giustizia e la pace siano tra i valori supremi da difendere a ogni costo. (...)
Non si tratta tanto di dare compimento alle aperture del Concilio Vaticano II, ma di rimettersi alla scuola della Parola. Già nella Genesi, infatti, la stessa creazione è presentata come un tripudio di differenze destinate a convivere e persino dopo l’avvento dell’essere umano, qualcosa sembra ancora mancare: «Poi il Signore Dio disse: '“Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile”» (Gen 2, 18). Gli animali erano già stati creati di generi diversi per potersi riprodurre. La creazione di Eva non rispondeva quindi solamente a questa pur imprescindibile necessità. Era piuttosto il rimedio a una situazione “esistenziale” di cui solo l’essere umano poteva far esperienza. Si tratta di un’esigenza vera e profonda, ancora inespressa, a cui si giunge quasi fuori tempo massimo. Non sapeva forse Iddio che quella pur multiforme congerie di esseri non sarebbe bastata ad Adamo? Perché dunque esplicitare l’avvento di Eva come termine e forse apice della creazione? Un’inespressa insoddisfazione da parte dell’uomo ha forse dovuto precedere l’arrivo della risposta...
Bisogna almeno avvertire e riconoscere di non bastare a se stessi, per far spazio all’altro: non un duplicato identico, ma un “aiuto” che ci sia “simile”. Non un “eguale”, non un secondo Adamo, ma un essere di pari natura e dignità, ma “differente”.
La differenza di genere è l’unica relazione generativa: dalla coppia dei diversi nasce un terzo, a sua volta “altro” essere umano. Una specie di teologia trinitaria ante litteram! (...)
in “Avvenire” del 23 agosto 2017

Paradiso


«Assunta in cielo in anima e corpo: e allora il paradiso non è una terra senza volti, ma è abitato dalla bellezza luminosa di volti e di corpi amati. 
Ricordo una espressione forte di p. Turoldo: "Se nel tuo Paradiso non mi fai ritrovare mia madre, tieniti pure il tuo paradiso per te". 
Il cielo è un luogo pieno di volti e di bellezza di corpi.
Festa del corpo, oggi». 
Ermes Ronchi, 15 agosto 2017

Buon lunedì!


«Non mi piacciono quelli che parlano di Dio come di un valore sicuro.
Non mi piacciono nemmeno quelli che ne parlano come di un’infermità dell’intelligenza.
Non mi piacciono quelli che sanno, mi piacciono quelli che amano».
Christian Bobin, Autoritratto al radiatore

"Se il conflitto fosse la soluzione"


«Dammi due etti di ragazzetti, maschietti infetti da manie di elmetti e lame tra denti stretti, mettici tipi eclettici in forma, uniforme, firme per dare forma all'arma, farmacia che cura l'avaria del mondo, "col kaiser!" ti rispondo, se preservi te lo sfondo il condom, sullo sfondo il count down, é la fine! 
Bimbi sotto bombe, feriti da dinamiti e mine, mani armate, dita amputate, "mirate, puntate, fuoco!": crollano I corpi in gioco per così poco, cocco bello cocco sciocco, spari ai fratelli, rocco? vatte a colquà che le coperte te le rimbocco io, che preferisco granite a granate, vinili a fucili, marce nuziali a marcie di esaltati vili commilitoni, militi ignoti proni, calpestati da anfibi scampati a vicine esplosioni. 
Se il conflitto fosse la soluzione ai miei problemi, io sarei sempre in conflitto. 
Signorsì signore si muore per cose futili, signore aiutami, tirami fuori uccidimi, liberami da crimini, dai leader dei disordini che fanno I sordi, da chi dà gli ordini. 
Da perfetto discolo disobbedisco l'odio che impartiscono, preferisco esser dissanguato dal fisco che dal

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Un cristianesimo senza Gesù


Un cristianesimo senza Gesù
di Enzo Bianchi
Quando ero ancora un ragazzo, fui testimone di una lezione di catechismo che ancora oggi permane nella mia memoria con tutto il valore della sua attualità. Ogni domenica mattina, dopo la “messa dei fanciulli”, nella mia parrocchia di campagna c’era l’ora di catechismo tenuta da una suora. Come consuetudine, ci veniva insegnata la dottrina riguardante la Trinità, i comandamenti e i precetti per una vita cristiana rigorosa ed esemplare. L’insegnamento era essenzialmente morale, utile per formare uomini e donne come cattolici. Ma l’insistenza talvolta ossessiva sui comandi e sui divieti destò un giorno in uno di noi una semplice domanda: «Ma perché dobbiamo fare così?». Con molto candore la suora rispose: «Per Gesù!». E il mio compagno di catechismo replicò: «Ma chi è Gesù?». Ci fu imbarazzo, ma non ricordo come proseguì la lezione, perché ero restato quasi pietrificato da quella domanda. Sì, c’era un insegnamento secondo il Vangelo, ma non veniva fornito il fondamento all’azione cristiana: la fede e l’amore per Gesù Cristo, che invece non era al centro, non era la prima preoccupazione in ciò che si insegnava…
A distanza di tanti anni mi sembra che ciò che accadde allora potrebbe accadere ancora oggi: al di là delle buone intenzioni e delle grandi fatiche che si fanno nella vita della Chiesa per la liturgia, la catechesi, la carità…, Gesù Cristo – il Gesù Cristo che è il Vangelo – è al centro e vede realmente riconosciuto il suo primato? Confesso che faccio fatica a constatare questo. Certamente nell’esistenza di ogni cristiano solo Dio giudica la fede e l’effettiva ed efficace presenza del «Cristo in noi», ma in ciò che appare nella vita esteriore della Chiesa dobbiamo interrogarci. Vi possono infatti essere fervore, devozione, partecipazione liturgica, eppure può mancare proprio di ciò che è autenticamente cristiano: la presenza viva di Gesù Cristo.
Come esempio di ciò che intendo dire vorrei focalizzare lo sguardo sulla

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Nostalgia che proietta in avanti

Nostalgia. Abbandonarsi al proprio vissuto 
di Nunzio Galantino 
«La nostalgia è un luogo mobile che appare e scompare sulle carte della fantasia, ma sta ben saldo nel cuore di ognuno di noi» (J. Saramago). 
Composta da “nóstos ” (ritorno) e “algos” (dolore, sofferenza), la nostalgia esprime il “dolore del ritorno” o meglio la sofferenza provocata dal desiderio di rivivere emozioni e/o esperienze passate. 
Con questa parola - entrata nel vocabolario nel XVII secolo - il medico svizzero J. Hoferr (1662–1752) descrive la patologia diffusa tra i soldati che, costretti ad arruolarsi, accusavano il “sintomo” della mancanza della ’propria’ casa. Nel tempo il sintomo si è trasformato in un sentimento, ma è rimasto intatto e presente nel cuore dei migranti che lasciano casa, famiglia, patria e terra per una prospettiva di vita meno precaria e senza guerra. È presente e viva, la nostalgia, anche nel cuore di tanti, giovani e meno giovani, costretti a lasciare la propria ‘casa’ alla ricerca di lavoro. La nostalgia è quindi legata per lo più alla perdita di un passato che presumibilmente non potrà più fare ritorno. 
Ossessionati dal voler trasmettere un’immagine sempre positiva di noi, tendiamo a tacitare quella parte di noi che potrebbe farci apparire nostalgici e quindi … fragili. Eppure «Le persone nostalgiche sono in realtà le più forti, perché capaci di rimettere insieme i pezzi del passato e fare della vita un percorso compatto». Scrive così il prof. Constantine Sedikides, direttore del Centro di ricerca sull’identità personale dell’Università di Southampton. 
A dispetto quindi del suo significato originario, la nostalgia è di fatto il sentimento che caratterizza le persone che non temono di volgere lo sguardo al passato, a un incontro, a una vecchia fotografia, alla scena di un film, a una panchina, a un’alba. È il sentimento che caratterizza le persone che non hanno paura di ascoltare una canzone e una voce né di percepire odori e sensazioni apparentemente perduti. Il vero “nostalgico” vive fondamentalmente convinto che «Quando ti viene nostalgia non è mancanza. È presenza di persone, luoghi, emozioni che tornano a trovarti» (E. De Luca). Il vero nostalgico – non il melanconico - sa apprezzare il ’non-ancora’ di ciò che c’è già stato e si è già vissuto. Lo ritiene infatti ancora capace di consegnarci emozioni, promessa che chiede del tempo per essere mantenuta, luce che può continuare ad avvolgere il nostro quotidiano, gusto da assaporare ancora una volta. Per questo, la nostalgia non è tristezza e non è felicità. È invece ciò di cui siamo impastati: realtà vissute ed esperienze solo desiderate, lacrime versate e sorrisi che hanno colorato il nostro volto, dolore provato e bellezza desiderata. Vivere la nostalgia vuol dire abbandonarsi alla vita già vissuta, che con tutto il suo carico di esperienze e di emozioni fa intravedere chi siamo e chi possiamo ancora essere. La nostalgia può renderci tristi per un istante ma, immediatamente dopo, a qualsiasi età, può proiettarci in orizzonti nuovi, ancora palpitanti di vita e carichi di speranze.
in “Il Sole 24 Ore” del 20 agosto 2017

Dai temi dei bambini sull'argomento "matrimonio"


Parla del sacramento del Matrimonio
«Il Matrimonio è un sacramento importantissimo perché dimostra che l'uomo è molto più serio degli animali. Infatti gli animali mangiano bevono e dormono, ma non si sposano mai. La loro è una famiglia per modo di dire, restano sempre dei noncuranti. Per esempio un leone appena nasce già si alza e se ne va nel bosco per i fatti suoi e nessuno della famiglia lo ferma o lo sgrida. Un bambino umano, invece, prima di camminare ha bisogno della mamma e del papà che lo aiutano, se no resta sempre sdraiato. Per questo Gesù ha inventato il matrimonio.
Certi uomini si innamorano di altri uomini anche se non se li possono sposare. Essi si chiamano «ovosessuali».
Molti giovani si sposano immediatamente perché vogliono fare i figli. Se ne fanno uno o due sono felici, se ne fanno cinque o sei si bisticciano a chi è stato.
Se in una famiglia non si litiga mai anche il figlio vuole sposarsi presto, se si litiga tutti i giorni, quando mai? Mio padre l'hanno costretto a fare il compariello al matrimonio di Lucia; per comprare due anelli d'oro s'è dovuto tirare una mola.
Io ho tutte le buone intenzioni di sposarmi presto, solo non vorrei farlo sapere alla gente del vico».
da "Dio ci ha creato gratis", 100-101

Dai temi dei bambini sull'argomento "creazione"


Perché Dio ci ha creati?
(Pensieri sparsi)
«* È accertato che fu Dio a crearci.
* Dio ci ha creati per spedirci con calma in Paradiso.
* Dio ci ha creati perché ci voleva più bene di prima.
* O Dio o un altro, qualcuno ci doveva creare...
* Dio ci ha creato aggratis.
* Dio ha creato pure i negri, solo che loro non lo sanno.
* Se Dio ci ha creati sono cazzi suoi.
* Dio ha fatto bene a crearci, solo che ha esagerato un po'.
* Al Pronto Soccorso uno non ci credeva che Dio ci ha creati.
* Dio prima creò l'uomo e poi lo addomesticò
* Dio ci creò antichissimi.
* Dio ci ha creati con molta cautela.
* Se ci ha creati Dio perché a mio fratello l'hanno messo in colleggio?
* Dio ci ha creati per farci circolare.
* Ma se Dio sapeva che la maggior parte andava all'Inferno, perché ci ha creati?
* Quando voi avete spiegato perché Dio ci ha creati, io ero assente».
da "Dio ci ha creato gratis", 9-10

Dai temi dei bambini su argomenti di religione


«Parla del sacrificio di Isacco
C'era una volta un uomo molto vecchio, Abramo, che aveva un ragazzino Isacco e in mezzo ci stava Dio.
Un giorno Dio disse: «Abramo, prendi a tuo figlio, portalo sul monte legalo stretto e uccidilo. Se mi vuoi bene, farai questo per me».
Abramo non lo voleva uccidere il figlio, ma doveva.
Mentre camminavano Isacco non lo sapeva che l'ucciso era lui, e quando giunsero sul monte e Abramo preparò un fuoco lui gli domandò dove stava l'agnello o il capretto da arrostire. E Abramo disse: «Veramente sei tu».
Da "Dio ci ha creato gratis", 24

Per la CP "GGPII"

"Oggi devo fermarmi
a casa tua"

piano pastorale 2017-18

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Visita il sito della
Comunità Pastorale
"Santi Gottardo
e Giovanni Paolo II"

in Varese.

*****

Primo ciclo:
Zaccheo

trovi qui le date


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Qui trovi

la prima meditazione,
giovedì 12 ottobre 2017.

la seconda meditazione,
giovedì 19 ottobre 2017.

la terza meditazione,
giovedì 9 novembre 2017.

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Parola di Dio del giorno


I brani della Parola di Dio
nella Messa quotidiana in rito ambrosiano,
dal sito della Diocesi di Milano.

Il libro consigliato



Walter Kasper,
Misericordia,
anno 2013, 320 pagine

 

Sto Leggendo

TEOLOGIA
* I. Zizioulas, Comunione e alterità, pp. 358


SPIRITUALITA'
* S. Decloux, El Espiritu Santo vendrà sobre ti pp. 190

* D. Caldirola - A. Torresin, I sentimenti del prete. Vangeli, affetti e vita quotidiana, pp. 141
* Montini-Paolo VI, Invito alla gioia, pp. 94



LETTERATURA
* Erri De Luca, La faccia delle nuvole, pp. 88

SAGGISTICA
* J.-L. Marion, Il fenomeno erotico, pp. 286

 

Pensieri fissi

Non è il Vangelo che cambia: siamo noi che cominciamo a comprenderlo meglio
papa Giovanni XXIII

Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo
Gandhi

Quando si ama il proprio uditorio, si può diventare poeta
card. Danneels

Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario
Orwell

Solamente chi non perde la speranza può essere una vera guida
Gandhi

L'amore è molto di più che l'amore
Chardonne

Non insegno mai ai miei allievi, cerco solo di metterli in condizione di poter imparare».
Albert Einstein

Perché il male trionfi è sufficiente che i buoni rinuncino all'azione.
Edmund Burke

Ma per noi non si tratta semplicemente di sogni. O se proprio si vuole, dei sogni di Dio, più lucidi di qualsiasi veglia.
Olivier Clément

«Tutto vale la pena, se l'anima non è piccola».
Fernando Pessoa

Il cioccolato è la prova che Dio vuole bene all'uomo.

Download

Breve antologia di testi
di presentazione della
AMORIS LAETITIA
come "questione di stile".

Schede per coppie
e Gruppi familiari
a partire dalla
"Amoris Laetitia"


scheda 0 - introduzione

scheda 1

scheda 2

scheda 3

scheda 4

scheda 5

Per la preghiera quotidiana, ispirata alla liturgia del giorno

Qui puoi trovare
il
calendario liturgico ambrosiano

da ottobre 2015
a settembre 2016.

Clic quotidiani


 

Ottimi commenti alla Bibbia

Ci presentiamo


Questo sito non è un sito. Questo blog non è un blog. Non vuole "piazzare" nulla e non svela nessuna intimità. E' un'antologia di pezzi scritti e di immagini incrociate, che rimandano ad ascolti, profumi, sapori, tocchi, visioni. Ogni giorno uno-due-tre colpi di carboncino e di sanguigna, che tratteggiano per il lettore fedele lo schizzo tutt'altro che indefinito di una vita che sorprende dall'interno colui che la vive. Altre vite si sono ritrovate in questi bytes e amano riprenderne i contenuti. Non chiedete a queste pagine più di quanto possano dare; non chiedete loro altro da quello che vogliono dare; aiutatele a dare sempre meglio. Buon approdo!
don Chisciotte
 
 

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