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*Noi, che ricordiamo i Giusti*. Solo la memoria del bene può salvarci dall'odio
_di Gabriele Nissim, fondatore del Giardino dei Giusti di Milano_
Nel corso degli anni con l’attività del Giardino di Milano, che volli chiamare “Giardino dei Giusti di tutto il mondo”, mi sono posto questa domanda: *perché il concetto di Giusto è stato circoscritto alla Shoah e si fa fatica a sostenere pubblicamente che i Giusti si sono, fortunatamente, manifestati* in ogni genocidio, o atrocità di massa, dallo sterminio degli armeni, al Ruanda, alla Cambogia, a Srebrenica, fino ai giorni d’oggi?
Un importante ruolo, in questa identificazione dei Giusti soltanto con lo sterminio degli ebrei, l’ha giocato il dogma dell’unicità della Shoah, che ha portato parte del mondo ebraico a ritenere che il genocidio degli ebrei non fosse comparabile con nessuna altra atrocità di massa, pena il rischio della sua banalizzazione. Per questo *molti ritengono che categorie applicate alla lettura della Shoah, come appunto i Giusti, non possano essere proposte altrove*. (…)
Ma c’è un motivo più profondo, legato a un’idea molto più diffusa e complessa di “fine della storia dopo la Shoah” (…). Tutta la struttura dell’Onu sin dal suo sorgere nel 1948 (dalla Convenzione per la prevenzione dei genocidi, alla Dichiarazione universale sui diritti dell’uomo, al Consiglio di sicurezza) è stata concepita con *una visione ottimistica*, secondo la quale, dopo la lacerazione universale della Seconda guerra mondiale e la distruzione degli ebrei, sarebbe nato finalmente un mondo nuovo che avrebbe eliminato per sempre guerre e genocidi. (…)
Purtroppo, quel “mai più” invece di essere una speranza per il futuro, si è trasformato in una grande bugia e dopo la Shoah l’idea dei Giusti è stata relegata al passato, come se l’umanità non dovesse in ogni generazione decidere sul Bene e sul Male, con *una percezione rassicurante del futuro che eludeva le responsabilità dei singoli e delle nazioni*.
Per questo con la creazione di più di trecento giardini dei Giusti nel mondo, dall’America Latina, all’Africa, al Medio Oriente, abbiamo riattualizzato il concetto di Giusti, per mostrare che *la scelta etica è sempre legata al presente e alla contingenza di fronte ad ogni crisi*, ad ogni atrocità di massa, ad ogni guerra. La memoria riguarda la comprensione del passato, la responsabilità è invece sempre legata alla contemporaneità. (…) L’agire da Giusti è una modalità che riguarda la vita presente.
Quel “mai più” così concepito ha avuto conseguenze sul pessimismo che si respira oggi, perché con una visione rassicurante della storia *abbiamo immaginato che il passato non si sarebbe più ripetuto e siamo rimasti come sorpresi e delusi dalle nuove guerre* in corso. Molte persone sono come paralizzate e non vogliono comprendere il dovere della responsabilità. Quella fede ingenua in una provvidenza storica dopo la Shoah ci impedisce di ragionare sull’attualità del concetto di Giusto nel nostro tempo, come antidoto al pessimismo. (…)
Dall’Iran alla Turchia, da Gaza a Israele, dalla Russia all’Ucraina, ovunque i Giusti sembrano essere sconfitti. (…) Potremmo farci prendere dallo sconforto, assistendo all’impotenza di tante donne e uomini coraggiosi. Non è così (…): *difendendo il significato della vita, ci danno la possibilità di ricostruire il futuro*. Ecco perché è nostro dovere ricordare nei giardini i Giusti del nostro tempo.

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Papa Leone XIII (nato a Carpineto Romano, 2 marzo 1810 – morto a Roma, 20 luglio 1903); pontefice dal 20 febbraio 1878 fino alla morte.

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La grammatica è importante, quella della lingua e quella dei rapporti istituzionali e non-istituzionali.
Mc 260128

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"Ho sognato un coro"
Finita la cena don Fabiano ha imbracciato la chitarra e si è messo a cantare, sostenuto da don Michele e don Alex. Piano piano tutti ci siamo uniti: “Quel mazzolin di fiori”, “Piemontesina bella”, “Samarcanda”… La sala si è riempita di musica e di sorrisi. Trenta preti e diaconi felici che cantano e scherzano. Giovani di trent’anni e adulti oltre gli ottanta. Radunati dalle stesse note. Siamo qui a San Bartolomeo al Mare per tre giornate di studio. Molto intense. Ora li guardo cantare e sorridere insieme. Consapevoli dei problemi, ma con la voglia di crescere nelle relazioni. Perché la stima reciproca genera gruppo. L’amici-zia e il dialogo generano comunione. Insieme si possono fare meraviglie. Troppo spesso siamo “animali solitari”, lavoratori solitari, convinti di dover portare i pesi da soli, poco disponibili alla collaborazione. Preti solitari, condannati a portare da soli il peso della pastorale. Ora, invece, mentre cantiamo, tutto si fa più leggero. La condivisione alleggerisce la vita e il lavoro. La condivisione è come la musica: ti costringe ad un ritmo che non è creato da te, eppure cambia il cammino in danza. È una costrizione che libera. Dialogare significa accogliere l’altro, dargli spazio, ascoltare, imparare, concedere tempo. È un peso, spesso faticoso. Eppure ossigena e arricchisce. Rinnova. Alleggerisce. Fa camminare. Li guardo cantare e mi rallegro. Anzi canto volentieri con loro. Si ammorbidiscono le differenze: di età, di ruoli, di formazione. Ci lasciamo guidare dalla stessa musica. E, come per incanto, diventiamo armonia. Chi canta bene e chi non tanto, chi è intonato e chi meno. Diventiamo un coro. Li guardo cantare e sogno una Chiesa che sa “cantare insieme”. Una Chiesa che smette di chiedere “certificati di buona condotta” e si impegna a “cantare insieme, a più voci”. Li guardo cantare: qualcuno conosce bene la musica, altri no. Ma insieme si fa coro. Siamo piemontesi, pugliesi, siciliani, brasiliani, africani, costaricani… Guidati da musiche non scritte da noi. Sogno una Chiesa che si lascia guidare dalla voglia di costruire una società più umana, al ritmo di una Parola non scritta da noi. Lasciando da parte piccoli attriti e piccole differenze. A volte, nelle nostre comunità, ci impuntiamo su piccoli dettagli, su piccole norme, su piccole abitudini. Dimentichiamo la voglia di “volare alto”. La voglia di “cantare insieme” sia le canzoni del nostro repertorio che quelle del repertorio altrui. Sogno una Chiesa aperta e mite. Ricordando le parole di Norberto Bobbio: «Amo le persone miti, perché sono quelle che rendono più abitabile questa 'aiuola', tanto da farmi pensare che la città ideale non sia quella fantasticata e descritta sin nei più minuti particolari dagli utopisti, ma quella in cui la gentilezza dei costumi sia diventata una pratica universale». Quando canti in gruppo dimentichi il rigore della logica e ti lasci trasportare dalla canzone proposta a turno dai presenti. Quando parte una canzone sconosciuta stai ad ascoltare e poi, in punta di piedi, canticchi il ritornello con gli altri. In punta di piedi cerchi di entrare, di accordarti, di unirti al resto del coro. Ecco il segreto per camminare insieme.
vescovo Derio Olivero, Le Parole per dirlo, su "L'Eco del Chisone", 22 gennaio 2026
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Una soluzione al calo delle vocazioni.
Sono in calo le vocazioni al presbiterato, al diaconato e alla vita consacrata maschile e femminile.
In calo le vocazioni alla vita matrimoniale.
Qualche lieve segnale di vitalità dalle vocazioni nel mondo claustrale e tra le nuove forme di vita comunitaria.
Una tipologia di vocazioni che non è in calo è quella all'espiscopato.
In attesa di scoprire i motivi di questa indefessa risposta alla vocazione episcopale, potremmo incaricare i vescovi dei ruoli di parroci, diaconi, monaci e frati. O anche il contrario: chi è presbitero, monaco o frate, sarà ordinato vescovo.
Ohibò, resta un problema insoluto: come fare per le vocazioni femminili, per ora insostituibili con quelle episcopali. Anche se - a pensarci bene - qualche eccellenza ci sta provando.
Mc 260117
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Da don Stefano Sgueglia, parroco della parrocchia S. Vincenzo Martire di Briano, una riflessione dalla Bibbia alla vita, in merito al funerale di mons. Raffaele Nogaro (Udine 1933 - Caserta 2026), vescovo emerito di Caserta, scomparso nei giorni scorsi.
"𝗗𝘂𝗲 𝗰𝗮𝗻𝘁𝗶, 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗼𝗹𝗮 𝗰𝗼𝘀𝗰𝗶𝗲𝗻𝘇𝗮. 𝗡𝗼𝗴𝗮𝗿𝗼. 𝗗𝗮𝗹 𝘀𝗮𝗴𝗿𝗮𝘁𝗼 𝗮𝗹 𝗰𝗶𝗲𝗹𝗼: 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗹𝗮 𝗳𝗲𝗱𝗲 𝗼𝘀𝗮 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗮 𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮
Prima Bella ciao, sul sagrato, tra la gente. Poi il Magnificat, che si alza come una preghiera antica e indomabile. Non uno contro l’altro. Non uno a correggere l’altro. In successione. Come una rivelazione progressiva.
Fuori dalla Cattedrale di Caserta non si è consumato uno strappo, ma un attraversamento. Il sagrato è diventato confine e passaggio: luogo teologico prima ancora che simbolico. È lì che la fede ha smesso di parlare per categorie rassicuranti e ha lasciato parlare la carne della storia. Bella ciao è esplosa dal basso, senza regia, senza mandato. È il canto di chi si sveglia e vede. Non spiega, non argomenta: constata. Dice che esiste un “invasore”, cioè qualcosa che ruba umanità, dignità, futuro. Ogni epoca ha il suo. È il canto di una coscienza che non accetta di addormentarsi mentre il mondo brucia. È ruvido, diretto, non liturgico. È la voce del popolo quando riconosce una vita che non ha mai patteggiato con l’ingiustizia.
Poi, senza soluzione di continuità, si leva il Magnificat. Non per neutralizzare, non per “rimettere ordine”. Ma per portare a compimento. Perché il Magnificat non è il canto dei devoti, è il canto dei sovvertimenti: potenti rovesciati, affamati colmati, ricchi rimandati a mani vuote. È il testo più incendiario del cristianesimo, pronunciato da una donna senza potere, senza armi, senza protezioni. È Bella ciao portato alla sua radice ultima: Dio che prende parte. Qui sta la ricchezza che spiazza.
Il primo canto nasce dalla storia ferita. Il secondo nasce dalla fede che legge quella ferita e la giudica.
Uno grida dalla terra.
L’altro risponde dal cielo.
E insieme dicono la stessa cosa: la neutralità non è cristiana. Dentro questa sequenza si comprende Raffaele Nogaro. Non come icona pacificata, ma come biografia attraversata. Una vita che non ha separato il Vangelo dalla città, l’altare dalla strada, la preghiera dalla giustizia. Per questo il popolo ha trovato prima un canto di resistenza e subito dopo un canto biblico: perché quella vita stava esattamente in mezzo, senza fratture. Non c’è nulla da condannare. C’è molto da comprendere. Sul sagrato, la Chiesa ha parlato con due lingue diverse e un solo cuore. Come nei profeti. Come in Turoldo. Come nello stile di chi sa che il Vangelo non è mai neutro, ma sempre incarnato, sempre esposto, sempre rischioso.
Prima il grido.
Poi il canto.
E in mezzo, una vita che continua a giudicare la nostra.
Questo è ciò che è accaduto.
E lascia senza fiato perché non chiede commenti: chiede conversione".
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Una domanda semplice che venga incontro alla mia debole riflessione: che legame (diretto) c'è tra il battesimo di Giovanni Battista a cui si sottomette Gesù e il battesimo dei cristiani? Io questo gran legame non ce lo vedo. Certamente non è perché il nome ("battesimo") è uguale.
Mc 260111

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"Tutti responsabili nella Chiesa?
Domani la penuria di sacerdoti sarà un fatto evidente nella Chiesa: nessuno può farsi delle illusioni a questo riguardo. È sufficiente inventare nuovi metodi o sollecitare tutte le energie a formare una sacra unione
per risolvere la crisi? Secondo ì vescovi francesi riuniti a Lourdes la situazione richiede una riflessione più fondamentale sul volto e sull'iniziativa di tutta la comunità cristiana.
Nella Assemblea generale del 1973 questo tema è tornato a galla in relazioni, incontri di gruppi di studio, studi teologici e orientamenti pastorali, di cui vengono pubblicati in questo libro i testi principali.
I lavori si sono svolti secondo la linea direttiva delineata da mons. Raymond Bouchex: « Dobbiamo far dì tutto perché la vita e la missione della Chiesa trovino una sicura base nella responsabilità comune dei cristiani. Solamente prendendo sul serio questa responsabilità comune possiamo mettere in risalto la specificità del ministero presbiterale, sul piano teologico e sui piano pastorale ».
Nei testi raccolti qui, dovuti specialmente a mons. R. Bouchex, p. Yves Congar. mons. A. Decourtray, mons. P. Rousset e p. Huot-Pleuroux, il lettore troverà alcune idee chiare sul ministero pastorale e sulle responsabilità netta comunità cristiana. Queste pagine aprono una linea teologica e orientano una azione pastorale. Vogliono segnare in modo preciso il passaggio da una Chiesa « piramidale » a una Chiesa più autenticamente popolo di Dio. e per questo sollecitare le comunità al rinnovamento".
Pubblicato nel 1975 (50 anni fa).
Nessuno onesto intellettualmente può dire oggi: "Non bisogna correre troppo! Ci vuole il suo tempo. Cominciamo a pensarci. Facciamo un convegno o una commissione di studio. Non siamo preparati".
Mc 260108

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Abbiamo avuto conferme molteplici di "analfabetismo funzionale" degli adulti. "Analfabetismo funzionale (anche quantitativo) o illetteratismo, indica l'incapacità di usare in modo efficace le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana; si traduce quindi in pratica nell'incapacità di comprendere, valutare e usare le informazioni riscontrabili nella società contemporanea" (fonte semplice: Wikipedia).
Di un testo - anche breve - ciascuno legge come vuole, quel che vuole... e interviene a muzzo, assegnando alla mente altrui le categorie ideologiche di cui lui è fornito (o sguarnito).
Mc 260107

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Domanda: cosa dicono gli adulti con ruolo educativo di fronte a quindicenni che per festeggiare hanno bisogno di locali in cui si offrono bottiglie di alcolici che possono raggiungere i 250,00 euro cadauna?
Invece, nessuna domanda su cosa dicono gli adulti dediti esclusivamente al profitto: "Basta che paghino e che facciano ampi sorrisi! Spingili ad entrare: più sono, meglio è per gli incassi".
Mc 260105

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Una domanda: perché un volo di Stato?
Succede sempre così quando in incidenti muoiono all'estero italiani escursionisti, turisti, motociclisti, lavoratori, operatori umanitari...?
Mc 260105

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Nella mia ignoranza di tutti i dati, mi domando: se il presidente di uno Stato (per esempio: della Russia) entra con i militari in un altro Stato (tipo l'Ucraina), è invasione.
Se un altro presidente di un altro Stato entra con i militari in un altro Stato e ne arresta il presidente e la di lui moglie... come si chiama questo atto?
Mc 260103
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Buon pomeriggio, *giovani* della Comunità Pastorale! In questo inizio del 2026, non ho potuto trattenermi dal mandare a voi un messaggio che vorrebbe essere *di stima e stimolo per voi e di speranza per me, per noi*.
Mi sono sentito spinto dalle *età del nuovo sindaco di New York* (città più di 8 milioni di abitanti!): è nato nel 1991, compirà quest'anno 35 anni! Sicuramente non farà tutto lui; sicuramente non sarà esente da sbagli; sicuramente ha avuto delle vicende familiari e formative particolari... Ma fattostà che si è buttato, ha lavorato, ci ha messo la faccia (e la sua cultura, la sua religione, il suo modo di vedere la realtà).
Io non sarò qui a vederlo... ma pensate a come - fra dieci o meno anni! - voi guiderete questa città, queste parrocchie, queste scuole, queste famiglie. Non dite che è troppo presto e che avete altri interessi!
Io posso fare uno e mille passi indietro... ma nemmeno voi potrete fare a meno della storia, della cultura, delle strutture che vi hanno preceduti; non potrete fare a meno delle persone che vi hanno generato e si sono presi cura di voi, sotto tantissimi aspetti vitali.
Concludo con un altro riferimento storico: nel 2026 ricorderemo l'ottantesimo anniversario della nostra Repubblica, emersa dal voto in cui per la prima volta in Italia furono elettrici anche le donne. *Ci aveva riportati alla democrazia l'azione di tanti giovani*, che non si erano arresi alla dittatura; la maggior parte di loro aveva tra i 16 e i 25 anni, la vostra età, e perdettero il lavoro, il cibo, il sonno, la salute e la vita pur di essere resistenti.
Lo so, i tempi sono completamenti cambiati... ma continuo a credere che *sia congenita alla creatura umana questa spinta alla donazione di sé per progetti di valore*.
Sarò pure un "vecchio"... ma volgo lo sguardo ai vostri coetanei nel mondo e vedo che è possibile! Così come lo vedo in alcune scelte di vita che fate anche voi.
Buon 2026, vissuto in piena gioventù!
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https://youtu.be/83pW9A07xnw?si=t0GoDwGtoHrBrvRQ
Omelia del 31.12.2025 – don Marco
“Glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto”: questa sembra essere la risposta che la Parola di Dio dà alla domanda: “Come è andato l’anno?”.
Sinceramente io ho provato a far dire alla Parola di Dio qualche altra cosa, che fosse più soddisfacente per il mio palato, a volte troppo amaro.
La liturgia, coi suoi brani biblici – per una volta breve e centrati – ci annuncia questo: durante il 2025 abbiamo avuto motivi sufficienti per lodare e glorificare il Signore Dio.
“Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù”: nell’avvicinarsi alla sua morte, quali sentimenti erano in Gesù? Che bilancio faceva il Signore Gesù della sua vita in questo mondo? E dei suoi tre anni di ministero pubblico? E del gruppo dei Dodici amici discepoli? Davvero non ci pensava? Davvero avrebbe potuto sospendere il suo giudizio?
Nell’anno 1300 – quasi cento anni dopo le vicende di san Francesco d’Assisi – i cristiani di Roma – impauriti dalla fine del secolo - cercavano una via semplice, non impegnativa come quella indicata da san Francesco, per mettere a posto la coscienza: chiedono a più riprese una Indulgenza plenaria, un azzeramento delle pene dei peccati. Il papa di quell’anno, Bonifacio VIII, richiede che ci sia almeno un piccolo gesto di conversione: andare ad una delle basiliche romane (o San Pietro o San Paolo) ed entrare per almeno trenta giorni di fila. E il papa quell’anno celebrò solo quattro riti speciali in più rispetto al calendario liturgico consueto.
Bonifacio VIII aveva fissato che il Giubileo seguente sarebbe stato dopo cento anni… e già il suo successore, papa Clemente VI, riduce l’arco di tempo a cinquant’anni e poi un altro papa lo fisserà ogni venticinque anni… e poi ci sono i Giubilei straordinari, l’Indulgenza della Porziuncola, quella nel Tempo dei defunti…
Insomma, non siamo tanto seri nemmeno nel rispetto delle richieste ascetiche per avere la Indulgenza. E gli uomini e le donne del 2025 l’hanno capito bene: “Buoni o cattivi, non è la fine!”. Dio Misericordia non premia se fai il bravo, non ti manda all’inferno (“fuori dalla balle”, direbbe qualcuno) anche se non ami. Le tregue di Natale vanno bene nei libri di storia o nelle favole per i bambini che hanno scaricato la batteria del cellulare.
Anche nella nostra Comunità Pastorale ci abbiamo provato a fare diversamente dalla mentalità comune, ad essere diversi; molti hanno proseguito a fare come avevano sempre fatto; altri – obbedienti alla paraboletta del Vangelo, hanno fatto di sì con la testa, ma poi hanno proseguito a fare come hanno voluto loro, pensando che non ce ne fossimo accorti; non pochi si sono chiusi nella permalosità, ritenendo che parlare di “conversione della vita” fosse un’offesa alla dignità delle loro coscienza immacolate.
La comunità dei cristiani non deve fare il bilancio di un Ente del Terzo Settore, tantomeno di una Società per Azioni… se non di “buone azioni”. Meno male che la Chiesa non è nemmeno una ONG, altrimenti l’avrebbero espulsa dalla Terra Santa.
A malincuore, mi viene da pensare che l’espressione sintetica che raccoglie le considerazioni dopo un Anno Santo potrebbe essere: “Non serve a nulla. Dopo settecento anni è onesto concludere che non funziona più, come tante cose in questo mondo ricco, che non ha bisogno di nulla, tantomeno di modifiche al sistema”.
Ma accanto a questa espressione io ne metterei un’altra, dopo ogni Anno Santo: “Speriamo che ne arrivi presto un altro! Perché ne abbiamo bisogno, tanto bisogno”.
Nel 2033 ci sarà l’Anno Santo della Redenzione, a 1200 anni dalla Pasqua di Gesù Cristo.
Ma da domani comincia l’ottavo centenario dalla morte di san Francesco, il suo beato transito.
E dopo domani celebreremo il transito alla Vita eterna di due fedeli della nostra Comunità Pastorale e sabato il transito di suor Candida…
Insomma, se vogliamo essere membra vive del Corpo di Cristo che è la Chiesa, ogni occasione è buona!
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31 dicembre 2025 - Intervento del Consiglio Pastorale - al termine dell’Anno Santo della Speranza
Siamo ormai al termine di questo Anno Giubilare e, come sempre, quando si conclude un tempo importante, è doveroso fermarci a verificare quanto abbiamo vissuto
“Spes non confundit”, la bolla pontificia, con cui papa Francesco ha indetto il Giubileo Ordinario del 2025, è passata tra le mani del nostro Consiglio Pastorale e di tutti gli operatori della nostra Comunità fin dal giugno 2024 e, con l’aiuto di don Marco, abbiamo provato a “farla un pochino nostra”, abbiamo provato a farci ricolmare il cuore dalla Speranza, proprio come si augurava il Santo Padre!
E allora… ci siamo messi in moto, carichi di entusiasmo, per pensare e organizzare momenti che potessero far cogliere alla nostra Comunità la Grazia dell’Anno Santo che saremmo andati a vivere!
Abbiamo provato a riportare al centro delle nostre giornate la preghiera, la meditazione, la Sacra Scrittura, convinti che sì, “Si può fare”. Ed ecco ad esempio…
• con il prezioso aiuto dei nostri preti si sono moltiplicati i momenti di Adorazione Eucaristica e le possibilità di vivere il Sacramento della Riconciliazione per godere della Misericordia infinita di Dio Padre;
• diversi volontari si sono offerti di leggere ad alta voce i vari capitoli dei quattro Vangeli, per darci la possibilità di nutrirci della Parola di Dio, anche se presi dai mille impegni, magari ascoltando l’audio in macchina o mentre si era impossibilitati ad avere tra le mani fisicamente il Vangelo;
• sono stati organizzati tanti momenti comunitari: cammini, pellegrinaggi, iniziative culturali e spirituali, oltre ai più conviviali pranzi comunitari;
• abbiamo avuto la possibilità di arricchirci, ogni settimana, con le serate di Catechesi per gli adulti che ci hanno offerto anche tante testimonianze di “segni tangibili di speranza”;
• alcuni di noi hanno avuto la fortuna di vivere la Santa Messa nel carcere di Varese insieme ad alcuni detenuti: è stato un momento toccante perché proprio tra i più fragili, che siano essi detenuti, ammalati, migranti, anziani, poveri…è proprio tra queste persone che si avverte la presenza del Signore e la necessità di portale loro “il lieto annuncio”;
• abbiamo provato a trasmettere ai bambini, ai ragazzi ed ai giovani la bellezza del guardare oltre, di non fermarsi alle apparenze, di lasciare andare il superfluo e di sperare contro ogni speranza!
• non da ultimo abbiamo avuto la Grazia di vivere insieme l’Istituzione di tre donne ministre laiche, che – a nome e per mandato della diocesi - accompagneranno il cammino futuro della nostra Comunità Pastorale.
Non possiamo dimenticare il cammino spirituale delle singole persone e di tutte le realtà ecclesiali presenti nel nostro territorio… siamo proprio “un solo Corpo”, composto da “molte membra”!
In poche righe è difficile sintetizzare quanto lo Spirito di Dio ha operato tra noi, per noi, con noi; certamente come Consiglio Pastorale avremmo voluto fare di più e meglio, coinvolgendo tutti in un modo intenso di vivere l’Anno Santo… e non sempre ci siamo riusciti.
Come ogni buona considerazione sintetica, alcune domande restano aperte e sono rivolte a ciascuno e a tutti noi: pensiamo di aver colto i grandi doni di Anno Giubilare? Abbiamo visto nelle nostre vite l’intreccio tra speranza e pazienza? Siamo riusciti a rallentare un poco, oppure la fretta ha continuato ad essere una costante delle nostre giornate? La nostra gioia del Vangelo è diventata per qualcun altro un segno tangibile di speranza?
Come tratto comune di questa celebrazione e di questi giorni vorremmo consegnare la certezza che ciascuno di noi, con le proprie diversità e specificità, è parte di un solo Corpo che ha Cristo come testa! Papa Leone lo dice con il suo stemma papale: “Fatti uno nell’unico Signore”.
Come sue membra, noi siamo preziosi per Lui; su questo si fonda quella Speranza con la “S” maiuscola che non delude. Ciò che è stato seminato nell’Anno Santo non smetterà di dare i suoi frutti!
Buon proseguimento di cammino comunitario! qui sotto il link al video:
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In tutte le omelie di queste feste fino alla Epifania leggeremo dei testi comuni, in nome del tema: “Molte membra, un solo Corpo”.
Nello scorso novembre, nella loro Assemblea generale ad Assisi, i vescovi italiani hanno approvato la Nota Pastorale “Educare ad una pace disarmata e disarmante”. Vi invitiamo a cercarla online, per accompagnare questi giorni che ci preparano alla Giornata mondiale della pace, il prossimo 1 gennaio.
Ecco un riassunto della Nota Pastorale dei vescovi italiani, a cura di Irene Funghi, sul quotidiano “Avvenire”.
https://www.avvenire.it/chiesa/chiesa-italiana/educazione-alla-pace-ecco-la-via-tracciata-dalla-chiesa-italiana_101748
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"Mio cugino è prete a Kilvarnet,
mio fratello è prete a Mocharabuiee.
Ma io ho fatto più di mio fratello e mio cugino:
leggono nei libri di preghiere,
io leggo nel mio libro di canzoni
che ho comperato alla fiera di Sligo.
Quando alla fine dei tempi
noi ci presenteremo a Pietro,
andremo a lui seduto in maestà,
allora lui sorriderà ai nostri tre vecchi spiriti,
ma chiamerà me per primo oltre il cancello.
Perché sempre allegri sono i buoni,
salvo che per cattiva sorte,
e la gente allegra ama il violino,
e la gente allegra ama ballare".
W. B. Yeats, Il violinista di Dooney

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Non è successo niente
19.11.2025
- Stai scrivendo?
- No, sto comprando roba su Amazon.
- Che roba?
- Roba.
- La tua indeterminatezza mi inquieta.
- Una campana tibetana.
- Ma perché?
- Perché c'è il Black Friday. Sta a quindici euro al posto che trenta.
- Ma che te ne fai?
- Non lo so, avevo voglia di comprare qualcosa.
- Cos'è quel numerino in alto a destra?
- Gli acquisti nel mio carrello.
- Non puoi. Non hai così tanti soldi.
- Ho attinto dal fondo sorpresa per le vacanze.
- Non esiste nessun fondo sorpresa per le vacanze.
- Sorpresa.
- Senti, fai un piacere, svuota quel carrello.
- Neanche per sogno.
- Dai, per favore, non ho voglia di litigare.
- Va bene, non litighiamo. Ma il carrello resta pieno.
- Allora spiegami che cosa ci fai con tutta sta roba? Cos'è quello?
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“È il rispetto la sostanza etica a cui ancorare le nostre relazioni ecclesiali, quelle verticali come quelle orizzontali, affinché l’altro sia riconosciuto come tale: altro da me, differente. Di fronte all’altro non solo ci è chiesto di toglierci i sandali per rispettarne la sacralità e l’originalità di cui ciascuno è portatore, ma imparare a “chiedere permesso”, per incontrarne la vulnerabilità come tratto dell’umano da integrare e custodire, sempre e ovunque”, scrive Chiara Griffini, presidente del Servizio nazionale per la tutela dei minori e adulti vulnerabili, nell’introduzione che accompagna i materiali. “E il limite, se valicato – osserva – diventa non solo violazione, ma perdita per tutti di quella essenza che ci accomuna al di là di ogni gerarchia verticale e prossimità orizzontale: la dignità che ci appartiene come esseri umani. Quella dignità inviolabile che Gesù per primo ha riconosciuto ai bambini”.
https://www.chiesacattolica.it/il-18-novembre-la-giornata-nazionale-di-preghiera-per-le-vittime-e-i-sopravvissuti-agli-abusi/?fbclid=IwY2xjawOI8f1leHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEeu2FOraTP7_b1lbh6YutRiMN2qN8lQOes8lDLPINbPW92lOqcycvCSdi8nqA_aem_RtM9NitNPSEnlAEH164yZA
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(...) I funerali di status. Funerali social.
- Cioè?
- I funerali di status hanno innumerevoli vantaggi. Sono veloci, sono economici e tutti sono invitati.
- Tutti chi?
- Tutti.
- Anche quelli che non mi conoscevano?
- Soprattutto quelli che non la conoscevano. Ai funerali di status vengono quasi solo persone che non la conoscevano.
- Ma come fanno a entrare?
- Facile, dicono che la conoscevano da sempre.
- Ma è una cazzata.
- E che vuole fare? Uscire dalla bara e dirglielo? (...)
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Nella Giornata di Cristo Re dell’Universo papa Francesco aveva indetto la *Giornata Mondiale dei poveri*, ad indicare come la *vera regalità di Cristo e dei cristiani risiede nel mettersi a servizio di chi è più bisognoso e fragile*.
La nostra diocesi ambrosiana – come è noto – vive un Tempo di Avvento lungo sei settimane (non quattro, come il rito romano) e quindi la solennità di Cristo Re cade due settimane prima di quella del resto della Chiesa.
“I poveri li avete sempre con voi”: questa è la costatazione di Gesù; se il 9 novembre puntiamo gli occhi sul fatto che la Chiesa è serva (come il suo Signore, il suo Sposo, il suo Fondatore) è per *dire grazie all’Altissimo che ci permette di partecipare alla sua dedizione ai bisognosi*, tanto che la Chiesa sa che la sua *scelta preferenziale è e deve essere per i poveri*.
Non ne abbiano a male i ricchi e i potenti; e non si nascondano miseramente dietro la scusa: “Abbiamo i soldi per darli a chi ne ha bisogno”. E’ una scusa e una giustificazione spiritualeggiante della situazione di ingiustizia, prevaricazione, disuguaglianza presenti nel mondo.
“Non potete servire Dio e la ricchezza”: è stata l’amara considerazione di Gesù che diventa per noi un monito. Se ogni anno non avessimo raccolto e distribuito 50-70.000 euro alle persone bisognose (a cui si aggiungono i generi alimentari, gli indumenti, i prodotti per l’igiene…), magari adesso non avremmo un debito di 45.000 euro… ma certamente avremmo *un enorme debito di amore verso le membra povere del Corpo di Cristo… e comunque se i fedeli sono avari e indifferenti coi poveri, lo saranno anche con le parrocchie*!
Grazie agli *operatori della nostra Caritas* e al coordinamento decanale; grazie alla “*Farsi prossimo ETS*”, ente del terzo settore costituito dalle parrocchie varesine e grazie a tutti quelli che ci danno l’esempio che tra Cristo e il dio denaro si può scegliere il Primo.
Mc 251109

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Mario Calabresi, "Solo la fatica ci salverà"
"Vi racconto come è nata l'idea di questo libro (...) Parla di una parola che non ci piace ma che contiene tantissimi significati, continua ad accompagnare le nostre vite ed è un motore incredibile: la fatica".
"Venerdì 8 gennaio 2016, una settimana prima di diventare direttore di Repubblica, feci una nota sul telefono, una delle migliaia che ho scritto in questi anni, che aveva questo titolo: “*Alzarsi all’alba*”. Poi c’era un sottotitolo che recitava: “Perché solo la fatica ci salverà”. Non ho idea cosa mi spinse quel giorno a cominciare a raccogliere idee e esempi di storie di dedizione, di lavoro, di pazienza, di tenacia, di sacrificio, in una parola di fatica. Ricordo però che già allora pensavo fosse necessario provare a ridare un significato più pieno e completo a una parola che oggi ha soltanto un’accezione negativa. Ma non solo, anche a *sfatare l’illusione che la fatica potesse scomparire dalle nostre vite*. Nel tempo ho raccolto idee e storie e adesso questo viaggio è finito ed è diventato il mio nuovo libro che uscirà martedì 16 settembre.
Si intitola esattamente come avevo immaginato più di nove anni fa. Già allora mi affascinava l’alba, anche se la mia vita e i miei ritmi erano spostati sulla sera e sulla notte, quando si doveva chiudere il giornale. *Sentivo che il sorgere del sole, identificato con la fatica di alzarsi presto, conteneva però tante promesse e le possibilità di ogni nuovo giorno*.
*In questi anni ho visto la fatica passare di moda*, i genitori augurarsi che i figli ne fossero liberati o vaccinati, come qualcosa da evitare, da rifuggire ogni volta che fosse possibile.
*Si è fatta strada l’idea che sia possibile raggiungere risultati, conquistare traguardi, compiere imprese senza fare fatica. Non è mai stato chiaro come possa essere possibile, ma l’illusione ha preso piede ed è stata abbondantemente coltivata*.
Intorno a questa utopia molta gente, che non può permettersi di affrancarsi continua a farla, la fatica. Ad alzarsi all’alba, a fare lavori ripetitivi e sfinenti, a non avere orari, a prendersi cura di famiglie, figli, malati, senza sosta.
Silenziosamente, pensando di stare dalla parte sbagliata della storia. Non solo affaticati ma anche incompresi.
Ho visto la parola “fatica” diventare solo negativa e scomparire dal vocabolario quotidiano. Tanto da chiedermi se ci fosse mai stato davvero un tempo in cui era pronunciata in modo positivo.
Ma ho aspettato molto a scrivere, perché sentivo *il rischio di fare un libro nostalgico, con la testa rivolta all’indietro*, che finisse per avere come modello il mondo dei miei nonni. A me piace indagare il passato, ma non amo l’idealizzazione dei “bei tempi andati”, così cercavo una chiave di racconto che fosse più convincente.
Finché una mattina, di fronte alle onde di un mare primaverile molto agitato, ho sentito per la prima volta, dopo tanto tempo, delle parole incredibili e fuori moda. Le ha pronunciate una ragazza speciale.
Avevamo appena finito una lunga chiacchierata e lei doveva allenarsi. Ha indossato la muta, ha raccolto i lunghi capelli sotto la cuffia e prima di cominciare a camminare faticosamente sulla spiaggia, verso l’acqua gelata, mi ha raccontato un’ultima cosa. Quella che ha messo in moto questo libro. *Veronica ha entrambi i piedi amputati a metà, la sabbia è un ostacolo, ma lei sorridendo si è messa in cammino*.
L’ho seguita con lo sguardo finché non l’ho vista tuffarsi e nuotare verso il largo. L’ho invidiata, ho invidiato quella forza appassionata e trovato straordinariamente audace l’ultima frase: «La fatica la devi adorare»".

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Il Creatore ha composto bene la creatura umana per una durata di 40-50 anni; dopo questo lungo periodo, la creatura "media" vive l'usura delle sue componenti. E questo precede e esula dalle qualità morali o intellettuali delle persone.
In questi termini le culture e le società più "naturali" hanno pensato la durata della vita umana e hanno calcolato le tappe dello sviluppo fisico, psichico e spirituale.
Le nostre società opulente e "innaturali" di questo ultimo secolo hanno spinto in là questa durata e ne portano le conseguenze fisiche, psicologiche e spirituali.
E stanno estinguendo il proprio futuro, tutte protese a tenere in piedi l'esistente e gli esistenti.
Mc 251028

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Uno dei più grandi doni che ci sta facendo l’Anno Santo 2025 è *la introduzione nella nostra Chiesa diocesana dei ministri laici istituiti*.
La storia della Chiesa non si è mai fatta anzitutto con i monumenti, con i papi, i vescovi, preti, i santi o i fondatori (come invece ci hanno fatto credere i libri di storia, le lapidi, le costruzioni); la santità è azione dello Spirito Santo nella vita quotidiana dei discepoli, che condividono in una comunità le gioie e le fatiche della fede.
Tra questi discepoli che servono in modo stabile le nostre comunità, finalmente anche la nostra diocesi riconosce, benedice, incarica alcuni che abbiano una funzione di coordinamento nella comunione.
Le nostre tre amiche e sorelle già svolgono dei compiti importanti nella Comunità Pastorale e nella Chiesa: seguono le catechiste, animano il Gruppo Liturgico, seguono i malati negli ospedali.
Tutto questo è segno di un carisma, che la Chiesa vede, riconosce, sostiene, nutre e indica a tutti noi.
Quando la nostra Comunità Pastorale vorrà indicare le figure che recepiscono, formano e orientano il cammino comune, dovrà guardare sempre più a forme collegiali laicali (non il singolo prete parroco): il Consiglio Pastorale, i ministri istituiti, il Gruppo di Animazione Liturgica, la Commissione di Iniziazione Cristiana e quella di Pastorale Giovanile, la Caritas.
Tutti coloro che vivono in questo territorio (prima e al di là di ogni altra appartenenza) possono e potranno rivolgersi a loro, che con autorevolezza, presenteranno loro le nostre parrocchie, membra di questo Corpo di Cristo.
Ringraziamo la sorprendente Grazia del Giubileo 2025‼
_don Marco_
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In vista della istituzione dei ministri laici per la nostra chiesa diocesana, completiamo il percorso che ha tracciato alcuni fili rossi tra le questioni cruciali circa *il valore della responsabilità laicale* nella vita della Chiesa cattolica dopo il Concilio Vaticano II:
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Terzo passo del nostro percorso di conoscenza della *nostra dignità di battezzati*: *siamo re e profeti*, che partecipano della regalità e della profezia del Signore Gesù.
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Domenica 19 ottobre 2025 per la prima volta nella nostra diocesi *saranno istituiti ministri laici*. Perché nel popolo di Dio si possono ricevere dall'autorità del vescovo delle *responsabilità stabili di coordinamento*, per esempio nel campo della liturgia? I *cristiani sono tutti sacerdoti* che si rivolgono a Dio Padre e vengono da Lui ascoltato. In questo secondo video proseguiamo a parlare del tema: "I battezzati sono tutti sacerdoti, re e profeti".
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Ecco svelato il nuovo logo del nuovo anno pastorale!
“Molte membra, un solo Corpo”: una espressione tratta dal capitolo 12 della prima lettera di san Paolo ai cristiani di Corinto.
Avremo modo di presentarne i ricchissimi significati; per ora ci basti questa iniziale e intuitiva considerazione: nella società e nella Chiesa ci sono tanti modi di seguire Gesù, tanti modi di esprimere la fede, tanti interventi a favore dei bisognosi, tanti modi di pregare. Questo è bellissimo!
A volte, però, questa molteplicità ci disorienta e ci fa disperare della possibilità reale di trovare un punto d’incontro, dei momenti condivisi, dei cammini comuni.
Quindi siamo invitati a lasciarci dire dallo Spirito Santo quali sono i modi per essere in unità, noi membra di un unico Corpo, la Chiesa, che ha Cristo come testa, centro di interpretazione e di guida dell’intera comunità dei cristiani.
E’ significativo iniziare l’anno comunitario con alcuni momenti che ci fanno incontrare diverse componenti della realtà di un corpo sociale:
- l’accompagnamento della crescita: l’oratorio e le sue figure educative; il mondo della scuola e quello dell’università;
- la funzione educativa dello sport;
- il ruolo degli anziani (Domenica 5 ottobre);
- la preghiera che si fa canto (“Canta e prega”, sabato 4 ottobre);
- la spiritualità di Taizé (6 ottobre).
Anzitutto riascolteremo insieme le parole di Dio nelle Sacre Scritture, a partire dalla esperienza delle prime comunità cristiane; nella meditazione mensile troveremo consolazione, silenzio, motivi di speranza.
Riprende il ritmo mensile dell’Adorazione del sabato o della Domenica, con la possibilità di accostarsi al perdono sacramentale.
Buon cammino nel nuovo anno comunitario, in questa ultima parte del Giubileo, con questo annuncio di speranza: siamo molti, siamo diversi, possiamo essere uniti dietro l’unico Signore Gesù, addirittura “in” Lui!
don Marco
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L'inanimato ha il suo fascino: lo trovi in ordine... ma non ha animo.
Stamattina presto ho fatto il cambio di stagione delle scarpe. Ho messo via i sandali e ho riposto nelle loro scatole la scarpe estive, avvolgendole nella loro carta. Ho ritrovato le scatole, la carta da mettere dentro le scarpe e quella per avvolgerla... tutto in ordine, come le avevo lasciate nell'armadio qualche mese fa, in primavera. Potrei dire che sono ancora come quando ho acquistato quelle scarpe, anni fa.
L'inanimato ha il suo fascino: lo ritrovi noto, come lo hai lasciato; non cambia; sai cosa cerchi e sai cosa trovi; al limite, una spolverata o una lucidata.
L'inanimato dà sicurezza, non sorprende.
Infatti non ha movimento; non ha cambiamento, se non decadimento, ossidazione, invecchiamento molecolare.
L'inanimato non ha animo, non ha cuore.
A qualcuno piacciono le liturgie inanimate, sempre uguali, senza anime, in lenta decomposizione.
Mc 250924

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Ti dicono:
Devi far rumore, ma senza farti sentire.
Devi scioperare, ma senza creare disagio.
Devi protestare, ma senza che ti sentano.
Devi cambiare le cose, ma senza cambiare nulla.
Devi annunciare la Buona Notizia, ma senza far capire che è buona.
Devi seguire il Vangelo, ma senza uscire dalla logica del mondo.
Devi fare il prete, ma senza lasciare i tuoi comodi.
Devi celebrare, ma senza pregare.
Devi soffrire, ma senza gemere.
Devi morire, ma senza farti vedere.
....
Sapete cosa vi dico?!
Ve l'ho già detto... ma mi avete detto che avrei dovuto dirlo senza infastidire.
Mc 250921
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https://www.youtube.com/watch?v=jmKwpXpZUbs
Video del Santo Padre Leone XIV, per la proposta di Candidatura di Lampedusa a Patrimonio Immateriale UNESCO*.
Cari fratelli e sorelle riuniti a Lampedusa!
“O’scià!”. Il soffio, il respiro: questo vi augurate, salutandovi nel vostro dialetto. E così vi salutò nel 2013 il nostro amato Papa Francesco quando venne tra voi: fu il suo primo viaggio. Sapete che nella lingua della Bibbia il soffio, il respiro sono ciò che noi traduciamo “lo spirito”. E così, nel salutarci – oggi a distanza, ma spero presto in presenza, di persona –, come credenti noi invochiamo gli uni per gli altri lo Spirito Santo, il soffio di Dio.
I frutti dello Spirito, cari amici, sono abbondanti fra di voi. Mi ricordate ciò che scrisse l’apostolo Paolo ai cristiani di Tessalonica: voi avete «accolto la Parola in mezzo a grandi prove, con la gioia dello Spirito Santo, così da diventare modello per tutti i credenti» (1Ts 1,6-7). La posizione geografica di Lampedusa e Linosa, infatti, da sempre fa di voi una porta d’Europa. Negli ultimi decenni, ciò ha richiesto alla vostra comunità *un enorme impegno di accoglienza*, che dal cuore del Mediterraneo vi ha portati nel cuore della Chiesa, «tanto che – dice ancora San Paolo – non abbiamo bisogno di parlarne» (1Ts 1,8), perché la vostra fede e la vostra carità sono ormai note a tutti. È un patrimonio immateriale, ma reale.
*Il mio “grazie”, che è il “grazie” di tutta la Chiesa per la vostra testimonianza, prolunga e rinnova quello di Papa Francesco*. “Grazie” alle associazioni, ai volontari, ai sindaci e alle amministrazioni che nel tempo si sono succeduti; “grazie” ai sacerdoti, ai medici, alle forze di sicurezza e a tutti coloro che, spesso invisibilmente, hanno mostrato e *mostrano il sorriso e l’attenzione di un volto umano a persone sopravvissute nel loro viaggio disperato di speranza*.
*Voi siete un baluardo di quell’umanità che le ragioni gridate, le paure ataviche e i provvedimenti ingiusti tendono a incrinare*. Non c’è giustizia senza compassione, non c’è legittimità senza ascolto del dolore altrui. Tante vittime – e fra loro quante madri, e quanti bambini! – dalle profondità del Mare nostrum gridano non solo al cielo, ma ai nostri cuori. *Parecchi fratelli e sorelle migranti sono stati sepolti a Lampedusa, e riposano nella terra come semi da cui vuole germogliare un mondo nuovo*. Non mancano, grazie a Dio, migliaia di volti e di nomi di persone che vivono oggi una vita migliore e non dimenticheranno mai la vostra carità. Molti di loro sono diventati a loro volta operatori di giustizia e di pace, perché il bene è contagioso.
Sorelle e fratelli, il soffio dello Spirito non venga a mancarvi mai! È vero, col passare degli anni può subentrare la stanchezza. Come in una corsa, può mancare il fiato. Le fatiche tendono a mettere in questione ciò che si è fatto e, a volte, anche a dividerci. *Bisogna reagire insieme, stando uniti e aprendoci di nuovo al respiro di Dio*. Tutto il bene che avete fatto potrebbe sembrare come gocce nel mare. Non è così, è molto di più!
La globalizzazione dell’indifferenza, che Papa Francesco denunciò proprio a partire da Lampedusa, sembra oggi essersi mutata in *una globalizzazione dell’impotenza*. Davanti all’ingiustizia e al dolore innocente siamo più consapevoli, ma rischiamo di stare fermi, silenziosi e tristi, vinti dalla sensazione che non ci sia niente da fare. Cosa posso fare io, davanti a mali così grandi? La globalizzazione dell’impotenza è figlia di una menzogna: che la storia sia sempre andata così, che la storia sia scritta dai vincitori. Allora sembra che noi non possiamo nulla. Invece no: *la storia è devastata dai prepotenti, ma è salvata dagli umili, dai giusti, dai martiri, nei quali il bene risplende e l’autentica umanità resiste e si rinnova*.
Come alla globalizzazione dell’indifferenza Papa Francesco oppose la cultura dell’incontro, così vorrei che oggi, insieme, iniziassimo a opporre alla globalizzazione dell’impotenza *una cultura della riconciliazione*. Riconciliarsi è un modo particolare di incontrarsi. Oggi dobbiamo incontrarci curando le nostre ferite, perdonandoci il male che abbiamo fatto e anche quello che non abbiamo fatto, ma di cui portiamo gli effetti. Tanta paura, tanti pregiudizi, grandi muri anche invisibili ci sono tra noi e tra i nostri popoli, come conseguenze di una storia ferita. Il male si trasmette da una generazione all’altra, da una comunità all’altra. Ma anche il bene si trasmette e sa essere più forte! Per praticarlo, per rimetterlo in circolo, dobbiamo diventare esperti di riconciliazione. *Bisogna riparare ciò che è infranto, trattare con delicatezza le memorie che sanguinano, avvicinarci gli uni agli altri con pazienza, immedesimarci nella storia e nel dolore altrui, riconoscere che abbiamo gli stessi sogni, le stesse speranze. Non esistono nemici: esistono solo fratelli e sorelle*. È la cultura della riconciliazione. Servono gesti di riconciliazione e politiche di riconciliazione.
Cari fratelli e sorelle, andiamo avanti insieme su questa strada di incontro e di riconciliazione. Così si moltiplicheranno le isole di pace, diventeranno piloni di ponti, affinché la pace possa raggiungere tutti i popoli e tutte le creature. In questo orizzonte di speranza e di impegno, per l’intercessione di Maria Stella del Mare vi benedico e con tanto affetto vi saluto. O’scià! E la benedizione di Dio Onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo, discenda su di voi. Amen.
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Le fonti dicono che questa foto è autentica (non frutto della AI e non manipolata).
Vorrei solo ricordare quanto ci hanno detto da sempre: ogni oggetto (a maggior ragione una possente scrivania) che si frappone tra gli interlocutori è un ostacolo alla relazione e un chiaro segno che marca la distanza.
Se devo parlare con una persona (che sia un fratello che chiede aiuto economico, una autorità, uno studente, un ragazzo o chiunque altro), non mi metto mai dietro un tavolo, una scrivania, una cattedra.
E l'interlocutore ed io abbiamo la stessa sedia.
Mc 250819

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Solitamente io non metto nessuno sugli altari e non voglio farlo ora; secondo la Bibbia tutti siamo ad immagine di Dio; ciascuno è grande e piccolo, forte e fragile.
Qui sottolineo solo un aspetto: penso che se queste parole fossero state scritte da un cristiano, più di uno lo avrebbe messo sugli altari in tutti i sensi.
Io sono rafforzato nella considerazione della grandezza dell'animo umano, che - per grazia dell'Altissimo - può resistere e non farsi vincere dall'odio, dal male, dal peccato.
Mc 250813
"Questa è la mia volontà e il mio messaggio finale.
Se queste parole vi giungono, sappiate che Israele è riuscito a uccidermi e a mettere a tacere la mia voce.
Prima di tutto, la pace sia su di voi e la misericordia e le benedizioni di Dio.
Dio sa che
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*L’attenzione è la forma più rara e più pura della generosità*
di _Simone Weil_
"L’attenzione è la forma più rara e più pura della generosità.
La capacità di prestare attenzione è cosa rarissima, difficilissima; è quasi un miracolo, è un miracolo.
Quasi tutti coloro che credono di avere questa capacità, non l’hanno. Il calore, lo slancio del sentimento, la pietà non bastano.
Nella prima leggenda del Graal è detto che il Graal apparterrà a chi per primo dirà al custode della pietra: "Qual è il tuo tormento?".
La pienezza dell’amore del prossimo è semplicemente l’essere capaci di domandargli: “Qual è il tuo tormento?”.
Per questo è sufficiente, ma anche indispensabile, saper posare su di lui un certo sguardo".

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I giovani presenti al Giubileo sono i giovani del 2025: considerazione banale, comunque utile per approntare cammini di annuncio e di formazione alla vita cristiana.
A meno che si segua quella linea a-pedagogica secondo la quale i ragazzi e i giovani devono solo essere assecondati perché hanno già tutto in sé, dobbiamo farci carico della domanda: cosa sono disposti ad accogliere di ciò che viene "da fuori" di loro? Cosa ascoltano? Chi ascoltano?
Sì, papa Paolo VI ci ricorda che le persone seguono più i testimoni che i maestri. Allora, quali sono i loro "maestri", i pensieri dominanti?
Ripetiamo pure la cifra da subito gridata: un milione di giovani. Sono certamente una rappresentanza del mondo cattolico "più partecipe".
Ma penso di non essere lontano dalla verità se dico che tra questi giovani molti non credono nella risurrezione; molti hanno rapporti sessuali fuori dal matrimonio (tra gli occidentali, non pensano di sposarsi e nemmeno di avere figli); tanti fumano marijuna; quasi tutti non hanno difficoltà ad accogliere persone LGBTQ+ e non vedono particolari problemi nell'aborto e nell'accompagnare alla morte le persone che non ne possono più della vita; non pregano quotidianamente, non trovano alcun senso nelle liturgie, non partecipano alla Messa domenicale e non sono presenti nei momenti di Adorazione; hanno profili social in cui seguono gli influencer, per gli abiti e la mentalità; non raccolgono l'immondizia da terra; vedono film e giocano a videogiochi in cui si ammazza con facilità e si viola il codice della strada; non votano; litigano in casa e vedono raramente i loro padri; utilizzano il denaro più nei fast-food e nei locali, che non per la Caritas; cantano il rap e il trap.
Si badi bene: il mio non è un dipinto a tinte fosche, né è un giudizio moralistico. E potrei scrivere anche una litania di cose belle e buone che questi giovani compiono. Non ho la pretesa di fare considerazioni esaustive o conclusive e neppure mi interessa fare confronti con altre epoche, che sono state a loro modo virtuose e viziose.
Vorrei solo rilanciare questo appello: guardiamo in faccia le persone e le situazioni reali (senza seguire le letture ideologiche, sognanti, semplicistiche); teniamo conto delle differenze immense e spesso tra loro incomparabili (il mondo non è Roma; Roma non è il mondo, tantomeno il suo caput); invochiamo lo Spirito Santo per cogliere le necessità educative prioritarie e chiediamo a tutti (giovani compresi) di lasciarsi guidare dalla Parola di una Notizia che è Buona proprio perché non è nostra, bensì ci raggiunge da "fuori di noi"... ma che - straordinariamente e dolcemente - entra in ogni situazione e ad ogni situazione di adatta, affinché tutto sia assunto ("solo ciò che è assunto è salvato").
Mc 250805

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“Ignazio "presupponeva l'indifferenza" nei suoi religiosi, ossia supponeva che avessero raggiunto la libertà interiore come frutto degli esercizi spirituali; prima di proporre una missione, "verificava l'inclinazione" direttamente o indirettamente, per poter "tener conto delle disposizioni", perché contava sulla persona più che sull'idea del progetto; tuttavia, racconta Gonçalves da Câmara, Ignazio manifestava di apprezzare molto la disposizione del religioso che "quanto a inclinazione diceva di voler non averne affatto", perché la totale libertà è garanzia di obbedienza vera, dal momento che allora si può cercare in tutto di fare soltanto la volontà di Dio.
Racconta ancora Gonçalves che, una volta attribuita la missione, Ignazio poteva anche firmare in bianco fogli che sarebbero serviti a compiere bene un mandato, fidandosi totalmente della libertà e della creatività del religioso in missione. (...)
II modo di governare di Ignazio, "gentile e autorevole" insieme, ha un segreto: prima di tutto, Ignazio dedicava tempo e attenzione alla cosa in questione prima di decidere; secondo, pregava molto a questo proposito e riceveva luce da Dio; terzo, non decideva nulla di preciso prima di aver ascoltato il parere di chi se ne intendeva, interrogando ognuno su molte cose, tranne su quelle di cui lui stesso aveva piena conoscenza.
Il superiore deve dare una reale attenzione ai suoi religiosi nel discernimento e avere fiducia in coloro che avranno libertà di iniziativa nella missione. Lo Spirito Santo parla attraverso le persone, gli eventi, i pensieri, i sentimenti, per cui rispettare l'originalità di uno, le idee di un altro, le tendenze di un altro non è accondiscendere, ma riconoscere l'azione dello Spirito Santo in loro e favorire il “di più” (magis) di un servizio, non il “di meno” (minus).
Spirituale è quindi il governo dove il superiore è un "esperto" dello Spirito Santo di cui egli è come il "portavoce", o il contemplatore.
Non sorprende quindi che il principio del governo per sant'Ignazio sia la docilità allo Spirito Santo. Essa spiega insieme la sua esigenza e la sua capacità di rispettare i sudditi. Senza la prassi del discernimento degli spiriti, una tale esigenza e una tale larghezza rischierebbero di degenerare in autoritarismo o in lassismo. Il discernimento degli spiriti d'altronde non è possibile senza un'intensa vita di preghiera, di conoscenza della Parola di Dio. Il discernimento non è autentico senza la purificazione dell'ascesi che permette alla carità di risplendere. (...)
Il modo di comprendere il governo - e quindi l'obbedienza - è costitutivo del carisma e del cammino di formazione che una comunità propone ai suoi membri. Per questo è pericoloso prendere un aspetto di una tradizione spirituale e, sic et sempliciter, applicarlo ad un'altra.
Se i concetti di "governo", di superiore, di obbedienza vengono estrapolati dal contesto di una spiritualità complessa, si favoriscono le aberrazioni e gli abusi. Come l'abuso di chi ha l'autorità e richiama i suoi sudditi all'obbedienza cieca di sant'Ignazio senza averne il genio mistico e la carità, senza cioè assicurare una formazione adeguata che verifichi il grado di adesione a Cristo della persona, senza che sia garantita, insieme alla prassi dell'obbedienza, la preghiera personale, l'autentica pratica del discernimento, lo stesso zelo per la carità fraterna e l'aspirazione all'umiltà perfetta. Vi è una sottomissione che fa del religioso un mercenario o un fariseo, un ateo sterile.
L'obbedienza, invece, deve portare alla contemplazione di Dio”.
Michelina Tenace, Custodi della sapienza. Il servizio dei superiori, 51-55

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E' possibile per dei bambini del quinto anno della primaria e per dei preadolescenti fare un pellegrinaggio giubilare a piedi, per quattro giorni, 15-17 km al giorno. Il Paradiso è garantito per altre ragioni (perché è Dono di Dio, non merito), però... bravi loro e brave le loro educatrici! Si può!
Mc 250724

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Per secoli abbiamo esaltato dei "campioni" (a volte definiti proprio così) cristiani che non si piegavano al potere imperiale. E sono stati uccisi.
Nello stesso tempo la maggior parte dei cristiani si adeguava alla cultura e ai costumi dei vari popoli e dei vari regnanti. E così l'annuncio evangelico si è diffuso.
Ancora oggi è così: alcuni si oppongono come segno e come segno muoiono e moriranno; la maggior parte cercherà di stare dietro a Gesù convivendo con pratiche, parole, sentimenti non-cristiani. E il lievito penetrerà nella pasta, lentamente.
Modi diversi, apparentemente inconciliabili; un'unica missione.
Mc 250717

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https://www.youtube.com/watch?v=tliB8B7rZCI
*Intervento di don Marco alla fine dell’Oratorio Estivo 2025*
*Il titolo di questo Oratorio Estivo è “Come se vedessero l’invisibile”*.
Noi creature umane siamo fatte così: da ciò che vediamo riusciamo a risalire a ciò che non si vede. Ma poiché non si vede con gli occhi, dobbiamo compiere un atto di fiducia.
Domanda di fiducia anzitutto verso me stesso: avrò visto bene?
Domanda di fiducia verso l’altra persona: si sarà espressa bene? Voleva proprio manifestare quella cosa?
*Noi dell’équipe educativa cosa abbiamo fatto vedere?*
Anzitutto siamo stati presenti, visibili, con le nostre facce e tutti i nostri corpi. dalle 7.30 alle 17.30 e oltre.
Avete sentito i nostri saluti del mattino e del pomeriggio.
Avete visto gli animatori, adolescenti che anche in questo 2025 sono stati qui; chi a più agio con il pallone da calcio, chi con le chiacchiere a tu per tu; chi a sgolarsi al microfono, chi a rincorrere chi rifiutava ogni proposta.
A volte avete visto le nostre facce stanche e tirate, e ascoltato qualche nostra parola dura, di rimprovero o di delusione.
Ci avete visti in preghiera, e al lavoro dietro la scrivania; a correre coi ragazzi e a pulire i campi da gioco.
Avete letto gli avvisi, le mail, le locandine.
*Cosa avreste potuto capire di noi, attraverso ciò che avete visto di noi?*
Non ci avete visto quando per mesi abbiamo programmato, né quando – finite le attività – verificavamo la giornata.
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Pur nel rigore del tuo ragionamento e nella precisione dei tuoi studi, eri un esponente del "Diritto canonico dal volto umano". Chi ti è stato amico e collega ti riconosceva questa caratteristica. In questi giorni in cui piangiamo un confratello che non ha retto agli urti della vita, mi consola ricordare che tu ogni tanto rispondevi ai nostri lazzi sulla taglia dei tuoi calzoni retti dalle immancabili bretelle, dicendoci: "Questa pancia è il mio salvavita". Si può apparire sereni e simpatici anche se dentro si è molto afflitti e delusi. Come quella sera di nove anni fa, la vigilia della tua partenza per la Terra degli Smeraldi (7 luglio 2016).
Mc 250707

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Mi sembra evidente che a questa tavola stiano parlando dei problemi di povertà, denutrizione e distruzione nel mondo, con infinita empatia e compassione. Auguriamo loro buona digestione.
Mc 250625

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Con lo sguardo di un bambino che non ha mai sentito in casa pronunciare la parola “Eucarestia” e che non vede mai i genitori o i nonni inginocchiarsi in chiesa…
Con lo sguardo disincantato di un adulto che si lascia attrarre solo da ciò che luccica e che riesce sì e no a capire ciò che è spiegabile in un rapido messaggio scritto o vocale…
*è... doveroso per la comunità cristiana domandarsi: perché un essere umano dovrebbe venire in una chiesa cattolica a guardare ciò che i sensi umani dicono essere un dischetto di pane, posto sotto un vetro, dentro un oggetto dorato?*
Se sull’altare mettessimo uno schermo con infiniti video di sport, musica, moda, cabaret, cucina, curiosità… avremmo qualche chances di avere gli occhi puntati su quelle immagini… ma già le abbiamo nel televisore di casa o sullo smartphone.
In altre epoche siamo riusciti a far fare ai fedeli i gesti della devozione: stare in silenzio, mettersi in ginocchio, odorare l’incenso, cantare inni antichi e poco comprensibili… Abbiamo colmato gli altari di oggetti che avessero la stessa funzione delle scenografie dei grandi concerti all’aperto: riempire la ruota del pavone del personaggio sul palco.
Ma *i credenti lasciati da soli davanti al sacramento dell’Eucarestia, cosa riescono a dire al Signore Gesù? Cosa comunicano di sé e del mondo?! Cosa si lasciano dire da un Signore che ha scelto come suo segno distintivo un pezzo di pane* (e non un’aquila, una tigre, un abete, una spada…)?
Come cultura occidentale fatichiamo a recuperare la convinzione che *“l’essenziale è invisibile agli occhi”* (da “Il piccolo principe”).
Come ci ricorda il motto dell’Oratorio Estivo di quest’anno, *abbiamo bisogno di uomini e di donne che vivono, parlano, amano “come se vedessero l’invisibile”* (dalla lettera agli Ebrei).
Siamo pieni di *“venditori dell’inesistente”* (dalle fakenews ai proclami per giustificare la guerra); nostro compito e nostra speranza è di essere *“contemplatori dell’Invisibile”*, come lo era Gesù il Cristo, il Messia di Colui che non si vede.
Si può… fare memoria della Vita di Gesù offerta, restando a guardare in silenzio un Pane spezzato!
Mc 250621
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Il 14 giugno 2025 il mondo si unisce per celebrare la Giornata mondiale del donatore di sangue, un appuntamento annuale istituito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 2005. L’obiettivo è duplice: ringraziare i milioni di donatori volontari e non retribuiti per il loro gesto salvavita e sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di donazioni di sangue regolari e sicure.
Il tema della Giornata mondiale del donatore di quest’anno è “Dona il sangue, dona la speranza: insieme salviamo vite”. Lo slogan sottolinea l’impatto trasformativo che una singola donazione può avere sulla vita di un paziente, infondendo speranza e possibilità di cura. Il sangue e i suoi emocomponenti sono infatti indispensabili per interventi chirurgici, trattamenti oncologici, emergenze e per la cura di patologie croniche come la talassemia e l’anemia grave.
Ogni donazione è un atto di pura solidarietà che permette di sostenere chi lotta per la vita. Il sangue non è riproducibile artificialmente e dipende interamente dalla generosità delle persone. Per questo, l’impegno dei donatori e delle donatrici è inestimabile e ci consente di far fronte a un fabbisogno costante.
La Giornata Mondiale è un’occasione per riflettere sull’impatto che ognuno di noi può avere. Non si tratta solo di salvare vite in situazioni di emergenza, ma anche di garantire cure continue a pazienti con malattie croniche. Invitiamo tutti coloro che sono in buona salute, dai 18 ai 65 anni, a considerare di diventare donatori. È un percorso semplice e sicuro che può fare la differenza tra la vita e la morte per molte persone. Solo con donazioni regolari possiamo assicurare l’autosufficienza e la disponibilità di sangue ed emocomponenti di qualità per tutti i pazienti.

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"Lo Spirito Santo è Signore e dà speranza": affinché sia credibile la affermazione che "la speranza non delude", occorre portare frutti "dello Spirito", lasciando che la sua azione diventi la nostra azione.
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Reminder per le autorità ecclesiastiche. Cosa vogliamo fare di tutti questi preti, suore, frati, addirittura qualche vescovo... che si schierano per la pace e dimostrano sempre maggiore insofferenza verso chi procura stragi, distruzioni, fame?
Affinché non sfocino pure loro in parole o gesti violenti, propongo due segni non-violenti: 1. aderiamo anche noi come chiese allo sciopero della fame e 2. organizziamo tanti viaggi e pellegrinaggi giubilari ai confini delle zone di guerra.
Mc 250527

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Con il Consiglio Pastorale abbiamo messo in calendario anche quest’anno una *data per ricordare gli anniversari “tondi” di matrimonio*.
E’ sotto gli occhi di tutti, ma forse non vogliamo vederlo: in Occidente *diminuisce verticalmente il numero dei matrimoni religiosi e civili*.
Diminuisce anche il numero di chi è presente in chiesa, davanti al Signore dell’Amore e alla comunità per dire grazie di anni e anni passati insieme.
*Diminuisce anche l’entusiasmo della comunità cristiana nell’accogliere e festeggiare i coniugi*.
Presentato così sarebbe “solo” un dato sociologico; diciamolo invece in termini esistenziali: *le giovani generazioni non credono più che il loro amore possa durare tutta la vita e non sentono la necessità che questa relazione sia tutelata dallo Stato o da Dio*.
Sentono la fragilità e la accolgono come una condizione normale, dalla quale non si può uscire; cercano di trarne il maggior “vantaggio” emotivo: non si dedicano più di tanto a queste relazioni, nella speranza di non soffrire troppo quando finiscono.
Certamente noi adulti (nonni e genitori) abbiamo dato loro una immagine insufficiente dell’amore coniugale come lo vorrebbe Dio Padre: caricature, insoddisfazioni, tradimenti… hanno inferto pesanti colpi alla fiducia in una felicità raggiunta nel matrimonio proposto dalla società e dalla Chiesa.
Noi come Comunità Pastorale possiamo “migliorare” i modi del pregare e del festeggiare gli anniversari, ma non basterà l’opera di maquillage: *c’è tanto da cambiare nel punto prospettico con cui guardare le relazioni affettive* (a partire dall’amore uomo-donna totale, fedele, indissolubile e fecondo)… ma se non chiediamo la sapienza del Signore della Storia non faremo nessun passo avanti.
Si può… invocare lo Spirito di Dio per amare il proprio coniuge come lo ama il Signore Gesù!
Mc 250525

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Nelle parrocchie della nostra diocesi si stanno celebrando le Messe per la *prima Comunione eucaristica* dei bambini dei percorsi di Iniziazione Cristiana.
*C’è un legame tra ricevere il Corpo sacramentale di Gesù e la speranza?*
Possiamo affermare che in questo Anno Santo vale la pena riscoprire il valore del ricevere in noi l’Eucarestia… oppure basta la consuetudine?
Non sarebbe sbagliato dire che è bello e dà speranza che alcune famiglie affidino alla comunità cristiana i loro figli… ma non basta, perché – per mille e un motivo – i genitori devono lasciare i figli ad altre agenzie formative o ricreative (a volte non formative).
Io non so quanti siano contenti della cultura in cui viviamo; solitamente è soddisfatto chi è in una posizione di potere e di ricchezza… e certamente non chiederà di cambiare la situazione (se non per arricchire di più o per avere più potere).
Io penso che *il contesto attuale dell’Occidente induca molti a disperare* a motivo di dinamiche disfunzionali di solitudine, rottura delle relazioni, chiusura solipsistica.
*Nel resto del mondo (tre quarti della popolazione mondiale) ci si dispera* per la povertà, per la violenza, per le distruzioni.
Gesù ha una parola diversa: “Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: *amate i vostri nemici* e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Vangelo secondo Matteo 5,43-48).
L’Eucarestia ci nutre di un Dio spezzato: abbandonato, rifiutato, perdente.
E fa di noi dei perdenti, dei rifiutati, degli spezzati… per la logica del mondo.
La vendetta, la ripicca, l’astio producono solo vendetta, ripicca, astio. E alla fine distruggono tutto.
*Chi inverte la modalità di reagire, di interpretare, di vivere… costruisce e dà speranza al mondo*.
Benvenuti, bambini, nel mondo alla rovescia! *Il mondo del Dio spezzato!*
Si può… vivere morendo per gli altri!
Mc 250518















































