Andare leggeri


«Ho amato un pettirosso. Mi scrutava, con le zampine saldamente piantate sul ramo di un albero. Un Dio burlone gli brillava negli occhi, come se dicesse: "Perché cerchi di fare qualcosa nella tua vita? È così bella quando si limita ad andare, noncurante delle ragioni, dei progetti e delle idee". Non ho saputo rispondergli».
Christian Bobin, Resuscitare 

Germogliare

Inquietudine bella


«Le più belle pagine della chiesa furono scritte dalle anime inquiete.
Coloro che trovano tutto a posto, che non avvertono nessuna stonatura, che placidamente si svegliano, mangiano, ruminano, s'addormentano, saranno degli ottimi funzionari e dei subordinati esemplari, mai degli apostoli».
don Primo Mazzolari, La più bella avventura. Sulla traccia del "Prodigo" (1934), 209-210.

Ali

Sciogliere le rigidezze


"Il chinarsi è un gesto materno. Si chinano tanto le mamme che le loro spalle ben presto ne portano il segno, l'inconfondibile segno della maternità che discende e accondiscende. Nella religione è tutto un chinarsi. "Si chinano i cieli... si chinò sulla bara... chinatosi, si mise a scrivere col dito in terra... E chinato il capo, spirò!”. Così risponde il Figlio di Dio alle ipocrite rigidezze dei figli degli uomini».
don Primo Mazzolari, Il solco

Grandi cose!

«Ho sempre la speranza delle grandi cose. Ignoro in che cosa consistano e le attendo senza impazienza. Può anche darsi che siano già venute senza che me ne sia accorto. La mia anima è come un cane all'erta davanti a un cespuglio, in agguato, in attesa di una preda vicina e invisibile. Naturalmente non prendo mai nulla, nessuna preda, soltanto, ed è sufficiente, l'abbagliante certezza di avere intravisto una cosa più grande della mia vita e tuttavia consona ad essa, una luce così pura da essere quasi crudele».
Christian Bobin, Resuscitare 

Chi cerchi?


«La malinconia si alza ogni mattino un minuto prima di me. E` come qualcuno che mi fa ombra, in piedi fra il giorno e me. Per svegliarmi devo respingerla senza riguardo. La malinconia ama la morte, d’amore profondo. Sono anni che lotto con queste profondità, che mi sforzo di limitare la loro influenza, senza riuscirvi sempre. Solo la leggerezza della vita può cacciare l’insondabile malinconia. La leggerezza mi è sempre arrivata dalla parte dell’amore. Non dal sentimento: dall’amore. Ho impiegato tanto per vedere cosa separasse l’amore dal sentimento: quasi nulla, un abisso».
Christian Bobin, Mozart e la pioggia

Spalancarsi alla tenerezza


"L’uomo è uno specialista in casseforti; blindature,chiusure a doppia mandata. Queste specialità egli le mette in atto non appena possibile solo che esca dall’infanzia così quando tu provi bisogno di tenerezza, subito t’irrigidisci quasi fosse un esigenza che ti diminuisca agli occhi tuoi e degli altri. Eppure quante volte provi queste necessità e in un modo tanto prepotente. Hai bisogno di piangere dopo una sconfitta e vorresti una carezza che ti sollevi. Provi il morso della solitudine, un senso d’angoscia e desidereresti il calore di un sorriso uno sguardo caldo che ti avvolga. Perchè negarlo? Capita all’uomo maturo e alla persona anziana. Commuoversi, prendere una mano nella tua, scioglierti in un sorriso luminoso,spalancare le braccia,lo ritieni cose da bambini. I gesti istintivi del cuore non osiamo più farli. Le braccia, le labbra, la mano che possono esprimere in mille modi la tenerezza li abbiamo legati».
don Primo Mazzolari, Perdersi il solo guadagno

Parole buone

Risurrezioni

Toccare

Tenerezza forte


La tenerezza è forte
di Pierangelo Sequeri
«L’idea che una 'rivoluzione della tenerezza' possa cambiare il verso del tempo e lo sguardo sul mondo non è così intuitiva. Per come ci sentiamo, nel momento presente, ce l’aspettiamo come una trovata della pubblicità di cioccolatini e pannolini, più che come parola d’ordine per la ricostruzione del legame sociale. Non che ci dispiaccia l’idea di trovare più tenerezza, nella nostra vita, naturalmente. Nella nostra immaginazione, però, la tenerezza è soprattutto una virtù privata, adatta per i rapporti brevi delle nostre confidenze occasionali, dei nostri amori intimi, delle nostre piccole prossimità. È importante, certo, ma è pur sempre una qualità di complemento dei momenti di distensione, un’aura sentimentale dei tempi liberi. (...)
Nelle cose serie della vita, insomma, per la tenerezza non c’è campo. (...)
In realtà, la tenerezza autentica è immedesimazione profonda con la vulnerabilità della vita e condivisione pensosa della finitezza che nutre e sorregge i suoi amori. Qui la tenerezza è forza suprema, che invita ad abbandonare ogni delirio di onnipotenza, come anche ogni resa del desiderio: la tenerezza cerca la salvezza di ciò che è umano in ogni umano».
in “Avvenire” del 9 marzo 2017
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Speranza

Recuperare vitalità

(...) «In quali aspetti della società contemporanea il cristianesimo può recuperare vitalità? Pensiamo al Duc in Altum di Giovanni Paolo II. Purtroppo lo si era interpretato con l’idea: 'Siamo forti, andiamo avanti'. E invece l’invito di papa Wojtyla costituiva l’eco dell’indicazione di Gesù a Pietro: prendere il largo verso nuove rotte, smuovere l’intonaco della Chiesa senza perdere la struttura. In sintesi, il recupero della libertà dentro i confini stessi del cristianesimo.
Luca Diotallevi, "Avvenire", 7.03.2017
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Le potenzialità

(...) Di fronte al new age oppure alla low intensity religion (quella che predilige recarsi nei santuari mariani piuttosto che vivere l’esperienza cristiana comunitaria) facciamo fatica ad avere una proposta cristiana che non sia liofilizzata. Il compito vero è quello di allargare il campo della fede in maniera tale che la fede non si riduca a devozione, ma che comprenda tutte le sfere della vita personale e sociale, rifuggendo la pratica integrista, ma vivendo nella libertà. Questo è un evento che segna un grande passaggio: in questi anni si chiude una lunga parentesi che ha ridotto le potenzialità del cristianesimo.
Luca Diotallevi, "Avvenire", 7.03.2017
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Non possediamo la Chiesa

(...) Significa che i ministri ordinati servono e non possiedono la Chiesa. E che il ministero ordinato è a servizio della fede. Questa è semplice dottrina cattolica del Vaticano II. Invece resiste ancora l’idea che fare spazio ai laici significa cedere loro un milligrammo del potere clericale. Mentre invece l’apostolato dei laici è altro: è matrimonio, politica, economia, cucina, sport, non collaborare alla pastorale. C’è ancora molta strada da fare per una vera apertura al laicato».
Luca Diotallevi, "Avvenire", 7.03.2017
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Conoscenza saporita

«LA SAPIENZA è la dote che unisce una vasta e assimilata conoscenza delle cose con la capacità e l’equilibrio nel giudicarle. (...) Una conoscenza che ha sapore e che dà sapore. La “conoscenza saporita”, come il sale, è capace di sciogliere, di conservare e di rendere piacevole. Come il sale – nella giusta ed equilibrata quantità – trasforma una pietanza esaltandone il gusto, la sapienza rende sciolti e flessibili, ancorati alla tradizione ma aperti ad esplorare nuovi orizzonti che portano gusto e gioia, scoprendo ed esaltando – seguendo Eraclito – «l’intima natura delle cose». Per questo la sapienza è, insieme, ricerca di verità e consapevolezza del possesso della verità; è inquietudine e sicurezza; è senso di abbandono e coraggio. Attinge dal passato ma guarda al futuro. «Pur rimanendo in se stessa, tutto rinnova», si legge nella Sacra Scrittura (Sapienza 7,27). Vuole tempo per maturare ma è pronta ad agire. La Sapienza è libertà ma «tutto controlla» (Sapienza 7,23)».
Nunzio Galantino, "Il Sole 24 Ore", 11.09.2016
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Metodo

Il perdono, per scrollarci di dosso il passato pesante

«La famosa filosofa americana Martha Nussbaum dedica il suo ultimo libro, Anger and Forgiveness: Resentment, Generosity, Justice (“Rabbia e Perdono: Risentimento, Generosità, Giustizia”, Oxford University Press) a questo nuovo fenomeno.
Come scrive l’autrice, la rabbia è «velenosa e popolare», ma anche quanti ne riconoscono il pericolo distruttivo per la convivenza civile non ci rinunciano perché spesso questa forte emozione si lega all’affermazione del rispetto personale e alla virilità, e nelle donne alla rivendicazione dell’uguaglianza. E poi con la rabbia ci si può illudere di strappare un indennizzo da parte di coloro che si sono comportati male, anche se non si riuscirà mai a recuperare ciò che si è perso. Chi ha subito un torto ed è veramente arrabbiato vuole ottenere una riparazione. E tre strade diverse si aprono. In primo luogo ci si sente umiliati e si vuole risalire la china sociale, presi solo dal bisogno personale di ottenere un indennizzo. Oppure ci si può focalizzare sull’offesa ricevuta sperando che con la vendetta il reo possa patire anche lui le stesse sofferenze. È evidente che queste strade non costituiscono una soluzione anche perché si entra in una sindrome rivendicativa da cui è difficile staccarsi e che rischia di aggravare ulteriormente la situazione. Ma esiste un’ulteriore strada, indicata dalla Nussbaum: guardare piuttosto al futuro e non rimanere ancorati al passato e a quello che si è subito, per scoraggiare quanti vorranno ancora comportarsi nello stesso modo. Anche in termini di efficacia quest’ultima strada è la migliore».qui trovi tutto l'articolo

La comunione che sembra impossibile

Betlemme, dove i bambini malati uniscono cristiani e musulmani
di Cristina Uguccioni
Questa storia ha inizio in Terra Santa, a Betlemme, nel 1952: è la vigilia di Natale e il sacerdote svizzero Ernst Schnydrig, giunto qui in pellegrinaggio, si reca alla basilica della Natività. Transitando nei pressi di un campo profughi vede un padre intento a dare sepoltura al figlio, deceduto – scopre – per mancanza di cure: nel campo la mortalità infantile è elevata. Commosso, si domanda come poter essere di aiuto: nel volgere di poco tempo, insieme a un medico palestinese, decide di prendere in affitto due stanze e inizia a offrire assistenza ai bambini. Il suo sogno è costruire un ospedale e promuove l’iniziativa in Svizzera e in Germania, dove è membro della Caritas. Nasce l’associazione svizzero-tedesca Kinderhilfe Bethlehem, che raccoglie i fondi necessari e ottiene un terreno dalla Custodia di Terra Santa: nel 1978 viene inaugurato l’ospedale, il Caritas Baby Hospital. La quotidianità di questa struttura sanitaria – dove ogni anno sono assistiti ambulatorialmente oltre 35mila piccoli pazienti e ne vengono ricoverati circa 5mila – racconta le complicità tenaci e feconde, i legami forti che si accendono tra gli esseri umani quando si alleano e si sostengono gli uni gli altri per ridare vita e futuro ai bambini fragili e feriti. 
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Ospitare e integrare le differenze

«Ci fa bene ricordare che siamo membri del Popolo di Dio! Milanesi, sì, Ambrosiani, certo, ma parte del grande Popolo di Dio. Un popolo formato da mille volti, storie e provenienze, un popolo multiculturale e multietnico. Questa è una delle nostre ricchezze. E’ un popolo chiamato a ospitare le differenze, a integrarle con rispetto e creatività e a celebrare la novità che proviene dagli altri; è un popolo che non ha paura di abbracciare i confini, le frontiere; è un popolo che non ha paura di dare accoglienza a chi ne ha bisogno perché sa che lì è presente il suo Signore».
papa Francesco, omelia a Monza, 25 marzo 2017

Accettiamo le sfide, avviamo processi.

«Le sfide ci aiutano a far sì che la nostra fede non diventi ideologica. Ci sono i pericoli delle ideologie, sempre. Le ideologie crescono, germogliano e crescono quando uno crede di avere la fede completa, e diventa ideologia. Le sfide ci salvano da un pensiero chiuso e definito e ci aprono a una comprensione più ampia del dato rivelato. (...) discernere quando è lo Spirito che fa le differenze e l’unità, e quando non è lo Spirito quello che fa una differenza e una divisione. Quante volte abbiamo confuso unità con uniformità? E non è lo stesso. O quante volte abbiamo confuso pluralità con pluralismo? E non è lo stesso. L’uniformità e il pluralismo non sono dello spirito buono: non vengono dallo Spirito Santo. La pluralità e l’unità invece vengono dallo Spirito Santo. (...) Tutto ciò che non assume il dramma umano può essere una teoria molto chiara e distinta ma non coerente con la Rivelazione e perciò ideologica. La fede per essere cristiana e non illusoria deve configurarsi all’interno dei processi: dei processi umani senza ridursi ad essi. Anche questa è una bella tensione. E’ il compito bello ed esigente che ci ha lasciato nostro Signore, il “già e non ancora” della Salvezza. E questo è molto importante: unità nelle differenze. Questa è una tensione, ma è una tensione che sempre ci fa crescere nella Chiesa. (...)  Noi dobbiamo avviare processi, non occupare spazi. (...) Oggi, la realtà – per molti fattori che non possiamo ora fermarci ad analizzare – ci chiama ad avviare processi più che occupare spazi, a lottare per l’unità più che attaccarci a conflitti passati, ad ascoltare la realtà, ad aprirci alla “massa”, al santo Popolo fedele di Dio, al tutto ecclesiale. Aprirci al tutto ecclesiale».
papa Francesco, 25 marzo 2017 a Milano
Foto d'epoca delle riprese del ruggito del leone, famosa sigla della Metro Goldwyn Mayer.

Siamo sulla strada

«Una volta ho saputo di un prete, un buon parroco che lavorava bene; è stato nominato vescovo, e lui aveva vergogna perché non si sentiva degno, aveva un tormento spirituale. È andato dal confessore. Il confessore lo ha ascoltato e poi gli ha detto: Ma non ti spaventare. Se con quella così grossa che ha fatto Pietro, lo hanno fatto Papa, tu vai avanti!. È che il Signore è così. Il Signore è così. Il Signore ci fa maturare attraverso tanti incontri con lui, anche con le nostre debolezze, quando le riconosciamo; con i nostri peccati. Lui è così, e la storia di quest’uomo che si è lasciato proprio modellare — credo che si dica così — con tanti incontri con Gesù, serve a tutti noi, perché siamo sulla stessa strada, dietro a Gesù per praticare il Vangelo. Pietro è un grande, ma non perché sia dottore in questo o perché sia uno bravo che ha fatto questo. No, è un grande, è un nobile, ha un cuore nobile, e questa nobiltà lo porta al pianto, lo porta al dolore, alla vergogna, ma anche a prendere il suo lavoro di pascere il gregge».
Ed è un esempio per tutti quest’uomo che si incontra continuamente col Signore, il quale «lo purifica, lo fa più maturo» proprio con questi incontri, ha detto Papa Francesco, che ha concluso: «Chiediamo che aiuti anche noi ad andare avanti cercando il Signore e a incontrarlo. Ma più di questo è importante lasciarci incontrare dal Signore: lui sempre ci cerca, lui è sempre vicino a noi».
papa Francesco, 17 maggio 2013

Non è questa la Gioia del Vangelo!

Dialoghiamo con tutti a partire da ogni profonda esperienza umana, ma dobbiamo riconoscere quando la banalità rischia di offuscare la grandezza di una realtà: con queste 50 espressioni siamo alla "fiera dell'ovvio e della banalità" rispetto alla Gioia del Vangelo!
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Sinodalità e celebrazione eucaristica

« (...) La sinodalità infatti non è regime e non è politica: ha a che fare con un fatto storico. E cioè col prolungarsi — intermittente e durevole, attestato in tutte le tradizioni cristiane — della celebrazione eucaristica (la “sinassi”) in atti di decisione comune: che derivano l’autorità non da un principio di delega, ma dalla capacità di rendere presente (“rap-presentare” in questo senso) il Cristo stesso in un atto di obbedienza al Vangelo. Nessun evento sinodale — nemmeno il concilio ecumenico, come ricordava Ratzinger — dunque fa parte della “struttura” della chiesa: ma nel momento in cui si genera un evento sinodale — è questo che Ratzinger non capiva — allora le cose cambiano: e quella esperienza di comunione, le decisioni e l’evento che la comunione produce, guadagnano uno status ed una effettività in un tempo e per un tempo.
(...) Il fatto sinodale ha agito in contesti storici molto distanti e variati: dalla decisione comunitaria al sinodo diocesano, dal concilio provinciale a quello ecumenico. Un fatto che invoca obbedienza a una decisione presa nella obbedienza al Vangelo: e che dunque ha autorevolezza perché ha a che fare con «alcune proprietà della vita della chiesa» — che possono restare inespresse, ma non per sempre». (...) «Francesco ha fatto tornare la sinodalità dall’esilio, con il suo stile. Ha reso “conciliare” il sinodo dei
vescovi: ne ha moltiplicato le sessioni e vi ha fatto affiorare il conflitti (così da rendere visibile la esiguità quantitativa e teologica di chi, impugnando un documento pontificio, solleva “dubbi” sulla sostanza del Vangelo): ma lo ha fatto a norme invariate, cioè senza provocare una riflessione del sinodo su se stesso».
Alberto Melloni, 19 gennaio 2017

Parole d'amore (di ispirazione biblica) che san Giuseppe potrebbe aver cantato alla sua amata Maria



"Il canto dell'amore".
Se dovrai attraversare il deserto
non temere io sarò con te
se dovrai camminare nel fuoco
la sua fiamma non ti brucerà
seguirai la mia luce nella notte
sentirai la mia forza nel cammino
io sono il tuo Dio, il Signore.

Sono io che ti ho fatto e plasmato
ti ho chiamato per nome
io da sempre ti ho conosciuto
e ti ho

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Dai, che passa un metodo conciliare!!

(...) «La riforma della Chiesa si fa insieme, dice Francesco. Pietro, da solo, non può cambiarla. La decisione del vescovo di Roma, Francesco, di chiedere ai fedeli laici la possibilità che essi si esprimano sui problemi della diocesi e di indicare il nome del futuro vicario, apre una prateria immensa nella teologia e nella pratica pastorale. A sorpresa, ancora una volta, il vescovo di Roma indica la strada della sinodalità e dell'ascolto come nuova pratica di annuncio del Vangelo.
Il fatto è di portata storica perché guarda con occhio benevolo alle tante sfide, peraltro disattese, che il Concilio Vaticano II aveva immesso nel popolo di Dio, e introduce una pratica pastorale comunitaria in una città come Roma, storicamente papalina, volutamente papalina, persino orgogliosamente papalina.
Il parroco, a Roma (non tutti per fortuna...), è un re, un piccolo pontefice in miniatura, capace di "vita e di morte" sull'intera comunità dei fedeli, una sorta di principe del sacro che impartisce benedizioni, regala investiture pastorali, celebra i sacramenti e soprattutto si rende partecipe di un do ut des con i laici in un modo (facciamo scandalo se lo diciamo....?), non molto profetico.
La decisione di Francesco va proprio a disinnescare queste abitudini e privilegi secolari. È giunto il momento che comunità, fedeli, chiese e tutto il popolo di Dio accolgano questa sfida con passione e speranza. Alcuni laici, qualche volta, hanno il privilegio di essere chiamati a redigere schede sub secreto pontificio, su busta sigillata e consegnata al nunzio del proprio Paese, esprimendo giudizi sulle candidature migliori al servizio episcopale. Ma in generale. Qui, vescovo Francesco, va oltre. Perché chiede, ai laici, soprattutto ai laici, di argomentare sulle esigenze e le problematiche della sua diocesi e poi di esprimere, in via del tutto riservata e anche qui con doppia carta bollata ma spedita direttamente al papa, un nome per la guida della diocesi stessa. Una vera e propria rivoluzione. Una sorta di primarie del vicario, che non potrà non avere ricadute positive sul rapporto gerarchia-laici, asfitticamente rimasto indietro rispetto alle aperture conciliari. Se il concetto passa, significa che presto anche altre diocesi potranno fare altrettanto, e che - udite udite - ciò potrebbe essere replicato perfino nella scelta dei parroci.
Insomma, mentre in curia fanno i capricci con le riforme, Francesco ci crede e le attua. Si dice che nella diocesi di Roma i preti, in gran parte, non abbiano preso bene la notizia della consultazione popolare. Il rischio è, come è successo per il famoso questionario sul Sinodo sulla famiglia, che anche questo concorso di popolo venga un po' annacquato.
Però la strada della corresponsabilità laicale va avanti. Ed è in mano ai laici, con l'aiuto dello Spirito». (...)
di Gianni di Santo, 13.03.2017
qui tutto l'articolo: http://www.vinonuovo.it/index.php?l=it&art=2605

13.03.2013

Abito d'amore

Il Vangelo, in particolare il discorso della montagna, parla del comandamento dell'amore, che è il principio della vita divina e della perfezione sul modello del Padre: “Siate... perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”. Si tratta di quel “comandamento nuovo”, che, come insegna Gesù, consiste in questo: “Come io vi ho amato così amatevi anche voi gli uni gli altri”. Sembra dunque che si possa concludere che l'“abito nuziale”, come condizione per partecipare al banchetto, è proprio quest'amore. Il che viene confermato da un'altra grande parabola, riguardante il giudizio finale, e quindi di carattere escatologico. Soltanto coloro che attuano il comandamento dell'amore nelle opere di misericordia spirituale e corporale verso il prossimo possono prendere parte al banchetto del regno di Dio: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo”.
Giovanni Paolo II, Mercoledì, 18 settembre 1991

Primo venerdì di quaresima

«Il sazio non crede al digiuno, ripeteva mio padre il detto antico. Noi pasciuti del mondo conosciamo la scienza dell'alimentazione, ma del cibo non sappiamo più niente. Chi non sa la fame, non sa il cibo. Fame non è vuoto allo stomaco, non è acquolina in bocca né appetito. Fame è un pieno di sensi e di pensieri accampati intorno a un centro. Fame è vergogna di provarla. Fame è la più offensiva delle mancanze. Fame è il cielo chiuso sulla testa come un coperchio di rame, è il suolo serrato a pugno sotto i piedi. Fame è la stanza in cui i vecchi sono guardati storto per il cucchiaio di niente che portano alla bocca. Fame è Gerusalemme sotto assedio e dentro di lei gli affamati che dicono: "Questa città è la pentola e noi siamo la carne". Fame è nutrirsi solamente in sogno, disgusto di svegliarsi. Fame è sapere che ogni cibo, anche quello acquistato, è dono.
La benedizione ebraica a fine pasto ringrazia Dio: "sheacàlnu mishellò", perché abbiamo mangiato da ciò che è suo. Il pane fresco sulla tavola ha viaggiato migliaia di miglia e di anni per arrivare. Innumerevoli generazioni di contadini hanno selezionato spighe, frantumato chicchi, mescolandoli all'acqua, con lievito e fuoco di fornace per tramandarci pane. È dono di umanità a se stessa, fatto di cielo, terra, acqua e fuoco, è manna. Noi mastichiamo manna come quella assegnata nel deserto, ma non in parti uguali».
Erri De Luca, Alzaia, 48

Contemplazione



Donna ti voglio cantare
donna la madre, donna la fine
donna sei roccia, donna sei sabbia
e a volte nuvola sei...
Donna sei acqua e sei fiamma
donna paura, donna allegria
donna saggezza, donna follia
e a volte nuvola sei...
Donna, donna sei l'ombra
donna sei nebbia, donna sei l'alba
donna, donna di pietra
a volte nuvola sei...
Donna, donna l'amica
donna sei nave, donna sei terra
donna, donna sei l'aria
e a volte nuvola sei...
Donna sei sete e vendemmia
donna sei polvere, donna sei pioggia
donna saggezza, donna follia
a volte nuvola sei...
Donna ti voglio cantare
donna sei luce, donna sei cenere
donna sei ansia, donna sei danza
e a volte nuvola sei...
Donna, donna sorgente
Donna sei erba, donna sei foglia.
donna, donna sei pietra
e a volte nuvola sei...
Angelo Branduardi, 1979

Otto mesi


«Neanche per un istante metterei mai in discussione che è all'affetto che siamo debitori dei nove decimi della felicità salda e duratura di cui ci è dato godere nell'arco della nostra esistenza terrena (p. 73).
Chi non riesce a concepire l'amicizia come un affetto reale, ma la considera soltanto un travestimento, o una rielaborazione, dell'eros, fa nascere in noi il sospetto che non abbia mai avuto un amico (p. 81)».
 Lewis C. S., I quattro amori

Al centro la comunità

Un vescovo che ama la comunità: Come si annuncia il Vangelo alle giovani generazioni post-cristiane?
«Che cosa tocca il cuore di un giovane? L'incontro con una comunità, quando uno vede e dice: guarda questi come si vogliono bene! È stato il criterio seguito fin dall'inizio della Chiesa. "Da questo sapranno che siete miei amici, se avrete amore gli uni per gli altri", ha detto Gesù. Quindi la comunità è veramente il punto che attrae, il vedere persone che danno una testimonianza bella, gioiosa, che sanno anche divertirsi, che fanno un'esperienza affascinante. La vita cristiana attrae. E questo è un momento veramente facile per evangelizzare. Non so se c'è stato un momento così facile come quello che viviamo ora. Nella mia vita sicuramente no, perché i giovani di oggi sono senza ideologie, sono... pronti. Manchiamo soltanto noi ad annunciare il Vangelo.
qui tutta l'intervista: https://www.seitreseiuno.it/…/170217_vescovo_alessandria.pdf

Le scelte del post-Concilio

Le scelte di un vescovo del post-concilio: Che cosa ha fatto ad Alessandria per coinvolgere i laici?
«Ho messo un professore di filosofia in pensione, bravissimo con gli studenti, a capo dell'ufficio scuola. Poi ho nominato alla pastorale giovanile una ragazza, la prima direttrice donna, e non suora, alla guida di un ufficio per la pastorale giovanile e vocazionale in Italia. Alle comunicazioni sociali ho messo un giovane di 33 anni . Quando il papa ha scritto Evangelii gaudium a me hanno colpito le sue parole su laici e donne da coinvolgere anche dove si prendono le decisioni importanti nella Chiesa. Ci ho pensato e pregato molto e così un paio d'anni fa, ho scritto una lettera al Papa per chiedergli che cosa ne pensava dell'idea di includere laici e donne nel consiglio del vescovo, un luogo clericale per eccellenza. Ho chiesto a Papa Francesco che cosa ne avrebbe pensato se avessi aggiunto una suora, un laico e una laica oltre al collegio solito dei consultori sacerdoti».
Che cosa le ha risposto il Papa?
«Non ho avuto il coraggio di spedire la lettera, l'ho tenuta in borsa tre mesi, poi un giorno sono andato a Roma a un campo di spiritualità Scout e la messa conclusiva era dentro il Vaticano, nella chiesa di santo Stefano degli Abissini, a pochi passi da Santa Marta. Uscendo sono passato e ho lasciato la busta per il Papa. Quella stessa sera, mentre stavo tornando ad Alessandria in macchina, ho ricevo la telefonata di Papa Francesco. Che mi ha detto: "Ho letto la sua lettera, faccia pure. L'importante è che lasci al collegio dei consultori le sue prerogative secondo il Codice di diritto canonico". Ma non è stato facile, ci è voluto del tempo. Dopo circa un anno ce l'ho fatta e ho istituito con un decreto questa figura giuridica nuova, il "consiglio diocesano permanente" che è un luogo molto bello di coinvolgimento dei laici. Ha il compito di consigliare il vescovo e oltre a tutti i sacerdoti consultori, ci sono alla pari una suora, un laico, e una laica. Sono contento della scelta, ci credo molto. Funziona e poi fa bene. Per la pastorale giovanile e vocazionale ho scelto una ragazza di trent'anni. Devo dire che ha un modo diverso di muoversi, ha un approccio interessante, anche al tema vocazionale. È diverso da quello che abbiamo noi, è intelligente e soprattutto è appassionato! Con quella passione che talvolta si fa fatica a trovare tra noi preti».
qui tutta l'intervista: https://www.seitreseiuno.it/…/170217_vescovo_alessandria.pdf

Dà fiducia

Il vescovo di Alessandria: « (...) Da viceparroco a Genova tenevo un corso di preparazione al matrimonio che era sempre preceduto da tre serate bibliche. Quando il vescovo mi ha spostato ho detto ai miei collaboratori laici: guardate, dovrete fare tutto voi, anche la parte biblica. E una di loro mi ha risposto: "Ma tu sei fuori! Non abbiamo studiato teologia". Ho risposto: sono convinto che lo Spirito vi darà parole... Così hanno cominciato, e alla fine del primo corso i fidanzati hanno chiesto: "Non è che potremmo vederci ancora? Ci sono piaciute particolarmente le spiegazioni del Vangelo e della Bibbia". Il problema non è solo nel clero, ma anche nei laici, perché se tu chiedi certe cose, i laici ti rispondono: ma tu sei fuori!».
qui tutta l'intervista

Dalla quaresima del 1949


«Esiste una lunga, spessa muraglia, che separa in due campi chiusi la Chiesa e la società umana. Il primo compito sacerdotale dei nostri giorni è di prendere coscienza di questo fatto e guardare il mondo in faccia [...]. Il prete d'oggi si chiede: di fronte a questo orizzonte che il fumo delle officine oscura, di fronte a queste università e questi laboratori nei quali nascono tanti problemi e tante scoperte, che devo fare?». «Il dolore, l'angoscia dei preti di oggi è di sentire che il 'paese reale' vive e si costruisce senza di loro e che essi vi sono estranei. Quando si esaminano, prendono coscienza che l'essenziale del loro ministero è consacrato al gregge dei fedeli. Ma con questa differenza, che la proporzione si è rovesciata: è alle pecore perdute che occorreva andare ma, di fatto, sono le pecore che restano quelle che occupano gran parte delle loro giornate». «La cristianizzazione di questo nuovo mondo, il moderno mondo urbano, richiede un completo rinnovamento intellettuale; ci vorrà forse del tempo per riuscire a disfarsi degli antichi metodi, propri della cristianità medievale».
card. E. Suhard, Il prete nella società. Lettera pastorale per la quaresima 1949. Le Prètre dans la Cité, Lahure, Paris 1949, 40.

Impazzire

Sentire fisicamente

«Pensiamo agli “spiriti sazi”, pensiamo cioè alle persone boriose, megalomani, gonfiate. Per esse tutto il reale coincide con quello che posseggono, vedono, sanno e toccano. Nella loro condizione non c’è posto per il desiderio. Si sentono completamente immerse nel mondo di aspirazioni già attuate, complete e piene. Desiderare è sentire fisicamente o spiritualmente che manca ciò che avvertiamo essere utile, buono, necessario per essere uomini e donne riusciti: nuove realizzazioni, nuovi incontri, nuove mete, nuove relazioni».
Nunzio Galantino, 9.10.2016
trovi qui l'intero articolo

Santità popolare


«Credo che questo sia uno dei fenomeni molto interessanti della Chiesa del nostro tempo, una specie di scoppio di santità popolare in cui è chiaro che “santità” non va inteso secondo quel rigore elitario dal quale poi nascono le canonizzazioni, ma va inteso piuttosto nel senso neotestamentario di dinamismo di grazia operante nella gente. Il problema, la domanda, la tensione che viene espressa quando si parla tra noi di santità popolare è proprio questa: discernere lo Spirito nelle realtà che formano il tessuto quotidiano della vita della Chiesa».
Carlo Maria Martini, riportato in "Avvenire" 8.12.2016
qui tutto l'articolo

Pagliuzze


«Un discepolo si era macchiato di una grave colpa. Tutti gli altri reagirono con durezza condannandolo. Il maestro, invece, taceva e non reagiva. Uno dei discepoli non seppe trattenersi e sbottò: “Non si può far finta di niente dopo quello che è accaduto! Dio ci ha dato gli occhi!” Il maestro, allora, replicò: “Sì, è vero, ma ci ha dato anche le palpebre!”».
Qui l'articolo su "La pagliuzza e la trave".

Domanda


«In questa prospettiva chi è Gesù Cristo? E’ colui che mi fa gioire come Lui, soffrire come Lui, amare come Lui.
Rispondo alla domanda “chi è Gesù Cristo” - dal punto di vista dell’esperienza, non dal punto di vista oggettivo – quando parlo di Lui parlando di me e parlando di me parlo di me come di uno che è formato da Lui».
Giovanni Moioli, L’esperienza spirituale, 62.

Chiaro

Possibilità della poesia, dell’evocazione dell’assenza, dell’esperienza della distanza che non si colma


«Viviamo nel tempo dove il passaggio dalla presenza all’assenza che custodisce l’origine del pensiero sembra ostruito. La dipendenza dalla presenza degli oggetti — soprattutto di quelli tecnologici — rafforza l’esigenza della presenza perpetua a scapito di quella dell’assenza. L’accorciamento straordinario delle distanze se per un verso è una grande opportunità per la nostra vita sociale, per un altro contribuisce a evitare l’esperienza necessaria alla parola e al pensiero dell’assenza. Tutto è permanentemente connesso, accessibile, potenzialmente sempre presente. Ma se tutto è sempre presente, accessibile, se tutto ciò che esiste è solo tutto ciò che è presente, allora non viene lasciato alcun spazio alla possibilità della poesia, dell’evocazione dell’assenza, dell’esperienza della distanza che non si colma. In una parola al pensiero. È una evidenza psicologica sempre più diffusa: gli esseri umani fanno sempre più fatica a rinunciare alla presenza dell’oggetto».
Massimo Recalcati (leggi qui l'intero articolo)

"Sciocco è colui che non distingue"

«Partendo dalla radice latina discernere - composta da dis (due) e cernere (separare o vedere) – il discernimento può essere inteso fedelmente come lo «scegliere fra due alternative, separando» o, in senso più ampio, come l’impegno posto nel valutare i caratteri di una situazione, così da poter operare scelte corrette e oculate. In altre parole: distinguere con consapevolezza. Nei vocabolari più utilizzati il termine discernimento presenta fra i suoi sinonimi il “giudizio”. C’è da notare però che sebbene ci venga facilissimo giudicare (persone, eventi, pensieri di altri), molto più rara è la virtù del discernimento. Questa è meno presente nell’agire comune perché necessita della capacità di analizzare la complessità attraverso un arduo processo di riduzione del complesso in elementi semplici senza perderne la completezza».
Leggi qui tutto l'articolo di Nunzio Galantino

Emozioni e parole

«Le emozioni fanno parte della vita, della vita di ciascuno di noi, e di esse non possiamo fare a meno, benché ci siano oggi psicologie e filosofie che ci dicono come sarebbe meglio, molto meglio, vivere senza emozioni, o almeno tacitarle, vivendo come se non ci fossero, affidandoci esclusivamente alla ragione, alla ragione calcolante, e dimenticando le parole di Leopardi: solo quando la ragione si converte in passione, ci consente di cogliere il senso della nostra vita o delle nostre azioni, e delle azioni altrui.
(...) Le emozioni anelano a essere espresse e a essere comunicate, a non essere tenute nascoste, perché, come diceva William Shakespeare nel Macbeth, spezzano il cuore se non sono portate alla luce del linguaggio, del linguaggio delle parole e del linguaggio del corpo vivente, del volto e degli sguardi, delle lacrime e del sorriso.
Le parole, queste creature viventi, sono di una radicale importanza nel creare ponti di comunicazione fra chi parla e chi ascolta, fra chi cura e chi è curato, o nell’inaridirli, e nello spegnerli».
[qui tutto l'articolo]
Eugenio Borgna

No all'ambizione

«L’ambizione è il gusto del potere, di qualsiasi tipo - intellettuale, politico, economico, militare -, che si mira a raggiungere a qualunque costo. Ma forse l'ambizione più tremenda, più forte, più ipocrita perché ammantata di religiosità è quella che pretende di dominare le anime, l'ambizione del potere spirituale.
Il desiderio di comandare brucia pure i sommi sacerdoti, gli scribi, i farisei: proprio perché Gesù minaccia di privarli del loro potere spirituale, diviene per loro una spina nella carne (cfr Mc 3,1-6).
E’ il timore di vedersi sottrarre una supremazia religiosa, intellettuale: abbiamo il potere di far osservare il sabato alla gente, che lo osserva esattamente come diciamo noi, e lui ce lo toglie. Ricordiamo inoltre che Gesù frequentava i peccatori, annunciava il perdono di Dio, rimetteva i peccati, mettendo in questo modo a repentaglio il privilegio di offrire sacrifici per le colpe nel tempio; si creavano, di conseguenza, anche problemi economici gravissimi. La stessa purificazione del tempio (cfr Gv 2,14-16 e i paralleli sinottici) probabilmente non era stata compiuta da Gesù soltanto per togliere un po' di disordine, bensì per mostrare che l'economia del perdono attraverso i sacrifici stava per essere superata. Coloro che vivevano di tale economia vengono perciò messi in allarme.
Abbiamo molto da riflettere. Perché in ogni forma di vita associata emerge il gusto di comandare, di primeggiare comunque, una tendenza in cui anche il denaro ha il suo ruolo. E quando non si riesce più a essere i primi, subentra l'amarezza, la depressione, la perdita di senso; l'entusiasmo iniziale per una causa si trasforma in critica accanita nei confronti della causa stessa.
Non dimentichiamo, infine, che l'ambizione si riveste spesso, quasi per autogiustificarsi, di buone intenzioni: si vuole il potere per fare il bene, perché ci si ritiene capaci di dirigere gli altri verso lo scopo giusto. E addirittura si traveste facilmente, come abbiamo visto per l'invidia, di santità, di devozione, di rigore morale».
Carlo Maria Martini, Le tenebre e la luce, 86-88.

Lame di gioia


«È sempre l'Amore la rete sotterranea di quelle lame improvvise di felicità che, in alcuni momenti della vita, ti trapassano lo spirito, ti riconciliano con le cose e ti danno la gioia di esistere».
don Tonino Bello

Sono anni che lo diciamo...

IL NONSENSO DELL'INIZIAZIONE CRISTIANA
di Marco Ronconi
Con gli ultimi due Sinodi abbiamo messo mano al Matrimonio. Con la questione delle diaconesse abbiamo aperto il cantiere sul sacramento dell’Ordine. Perché non proseguire con una sana discussione sull’iniziazione cristiana? L’attuale successione è: Battesimo, prima Confessione, prima Comunione, Cresima. È una prassi con ben poco senso. Chi da bambino ha vissuto questa catechesi sacramentale – non tanto la spiegazione ascoltata dai catechisti, quanto i segni lasciati dalla sequenzialità dei riti – è inevitabilmente esposto a fraintendimenti gravi. Lasciamo da parte per un attimo l’intruso: la Confessione. Gli altri tre costituiscono il blocco dell’iniziazione cristiana. Battesimo, Cresima ed Eucarestia sono il cuore dell’identità dei christifideles. È il motivo per cui le Chiese ortodosse li amministrano in pochi minuti uno di seguito all’altro, anche a un neonato. Analogamente, se un adulto chiede di far parte della Chiesa cattolica, riceve contestualmente tutti e tre. La loro dilazione ha motivi storici complessi su cui non entro, ma considerare normale una distanza di almeno 12-14 anni fra Battesimo e Cresima genera una questione dalle fondamenta fragili e dalle conseguenze zoppe. L’esito è un doppione difficilmente giustificabile, se non in una tremenda curvatura moralistica. Come recita il Catechismo, infatti, mediante il Battesimo «diventiamo membra di Cristo e siamo

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Promemoria


«Hanno bocca e non parlano,
hanno occhi e non vedono,
hanno orecchi e non odono,
hanno narici e non odorano.
Hanno mani e non palpano,
hanno piedi e non camminano;
dalla gola non emettono suoni.
Sia come loro chi li fabbrica
e chiunque in essi confida».
Salmo 114,5-8

Facciamo!

Cuore grato

Gratitudine. La meraviglia del bene ricevuto 
di Nunzio Galantino 
«Ognuno di noi ha quanto gli serve per sperimentare la gioia. Non è un problema di conoscenza, è un problema di sguardo. Di guardare a quel che siamo e a quanto ci circonda con cuore grato, capaci di percepire il dono che ci abita. Se accostiamo l’orecchio alla vastità della nostra vita, essa canta!» (J. T. Mendonça). Le difficili condizioni nelle quali viviamo rende sempre più raro sentire una persona esprimere gratitudine. Forse lo è di meno tra i bambini, mentre tra gli adulti è più difficile trovare quel “sentimento di profonda riconoscenza” che, in realtà, è qualcosa di più intimo e profondo della riconoscenza. La gratitudine scaturisce di solito dalla memoria di un cuore toccato da meraviglia grande per un bene ricevuto, e si accompagna sempre a una profonda felicità. «La gioia è la forma più semplice di gratitudine», affermava il teologo protestante Karl Barth. Ne è capace solo chi è umile, chi sa che la propria vita è inscindibilmente legata a quella degli altri. «La gratitudine è la ricchezza timida di chi non possiede nulla» (E. Dickinson), o meglio di chi, secondo la poetessa, scopre di essere oggetto di un amore immeritato, mai dovuto, sempre donato. Ed è anche la timida ricchezza di chi desidera contraccambiare un dono così bello e gratuito. La gratitudine è segno di grandezza da parte di chi impara a guardare alla realtà e all’altro con uno sguardo profondo, aperto, accogliente, pieno di speranza. Cicerone affermava che «la gratitudine è non solo la più grande delle virtù, ma la madre di tutte le altre», perché da essa dipende la possibilità di cambiare il modo di agire nel mondo insieme agli altri. Alcune ricerche condotte in ambito psicologico approdano a tessere l’elogio della gratitudine, a mostrarne il potere di aumentare la felicità, dal momento che la stessa, se esercitata, è in grado di sviluppare un senso di fiducia nella vita, di ampliare la stima nei confronti di se stessi e di valorizzare gli altri. L’articolata etimologia della parola “gratitudine” aiuta a coglierne la ricchezza ma anche la fatica richiesta a chi intende coltivarla: dal sanscrito GÛRT-A = piacevole, benvenuto; dal greco CHAR-TÓS = piacevole, giocondo e dal tardo latino GRATITUDO -D NIS, der. di gratus = grato. “Praticare” la gratitudine è la strada certa per imparare a riconoscere quotidianamente, pur in mezzo alle avversità, le piccole cose di cui essere grati.
in “Il Sole 24 Ore” del 22 gennaio 2017

Un ricordo grato

Nove anni fa acquistavo la "Bbestia", che è rimasta con me per cinque anni.

Sette mesi fa


«Devo confessare che ci fu un tema sportivo molto importante nelle gite di don Renato in Scozia. Fu tifoso molto fedele di una squadra calcistica della mia città natale, Glasgow, e cioè il famoso Celtic di Glasgow, che fu fondato nel tardo ottocento dalla comunità cattolica scoto-irlandese di Glasgow e ha conservato fino a oggi questi legami culturali e storici. Fu una passione, questa per il Celtic, che condiveva con me e con altri suoi amici scozzesi. Era normale che noi due andassimo allo stadio insieme per seguire la nostra squadra. E se io non potevo andarci, andava lui lo stesso, anche in trasferta e spesso senza di me. 
Per accorciare una narrativa lunga, Renato venne alla conoscenza del Presidente del Celtic e dei dirigenti della Società. Lo invitavano in tribuna d’onore come ospite della Società, gli assicuravano biglietti per le partite, e sinceramente apprezzavano la passione e l’amicizia di questo sacerdote milanese per la squadra. Tant’è vero che, quando arrivò la notizia della sua morte, sul sito internet ufficiale del Celtic Football Club apparve una dichiarazione di condoglianze della Società per Renato.  E lo stesso Presidente della Società mi pregò di offrire a nome suo le condoglianze della Società a tutti voi e allo stesso tempo ha spedito una corona di fiori a nome del Celtic Football Club, corona che in questo momento è vicino alla bara di don Renato».
dall'omelia di mons. Philip Tartaglia, vescovo di Glasgow, ai funerali di don Renato

Accogliere

Qualcosina si muove

Alla Lateranense si progetta la Chiesa di domani 
«Dio è creativo, non è chiuso, e per questo non è mai rigido. Dio non è rigido!»: lo ha dichiarato con forza papa Francesco nel settembre 2013, a pochi mesi dalla sua elezione al pontificato. 
Sono proprio queste le parole d’ordine che la Pontificia Università Lateranense, sotto la guida del rettore magnifico monsignor Enrico Dal Covolo, ha intenzione di incarnare esplorando e raccogliendo percorsi nuovi di fare Chiesa, di viverla, di raccontarla e di costruirla. 
«Quale Chiesa fra vent’anni?» è infatti è la domanda che lancia il primo «Festival Internazionale della Creatività nel Management Pastorale», realizzato dalla Scuola internazionale di Management pastorale - il percorso di alti studi per presbiteri, laici, religiosi, operatori ecclesiali e della pastorale creato due anni fa dalla Pontificia Università Lateranense - in collaborazione con Villanova University della Pennsylvania e con realizzazione formativa di Creativ.
A Roma fra il 23 e il 25 marzo giungeranno da tutto il mondo donne e uomini che si stanno impegnando nel rinnovamento della Chiesa cattolica a partire dal cambiamento concreto delle pratiche, realizzando quell’inculturazione del Vangelo che è primo strumento di evangelizzazione esplorando e raccogliendo percorsi innovativi di fare Chiesa, di viverla, di raccontarla e di costruirla, con la profondità e la passione della Pul che ha il mandato di ricercare «la Sapienza secondo Cristo».
Gli obiettivi del festival sono ambiziosi: esplorare nuovi modelli di Chiesa e best practices ecclesiali; capire quale

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Mah

Mi interrogo

Il nuovo libro sullo scandalo pedofilia
di Roberto Beretta
Ho letto «Lussuria», il nuovo libro di Emiliano Fittipaldi (il giornalista processato in Vaticano insieme a Gianluigi Nuzzi per la questione Vatileaks) sulla pedofilia e altri scandali sessuali nella Chiesa.
Anzitutto va detto che non si tratta di una vera inchiesta, bensì della composizione in quadro unitario di materiali in grandissima parte già noti (i primi due capitoli s'interessano dei casi internazionali, il terzo di quelli italiani e l'ultimo fa un affondo specifico sulla lobby gay in Vaticano): i fatti effettivamente indagati in prima persona da Fittipaldi sono pochi, il resto ha semmai il merito di restituire un quadro d'insieme effettivamente inquietante anche solo per le cifre: 200 casi di pedofilia oggetto d'indagine tra i preti italiani, circa 400 denunce di molestie e atti pedofili che giungono ogni anno in Vaticano, una stima del 2% di possibili pedofili nel clero italiano...
Ma, al di là dell'orrore e dello scandalo (e anche delle lotte di potere che si intravedono sullo sfondo, con insabbiamenti vergognosi o all'opposto accuse calunniose che coinvolgono cardinali e vescovi dei vari schieramenti pro e contro Bergoglio), che cosa si può dire da cristiani su un libro come questo?
Beh, anzitutto che una mappa del genere non va demonizzata («Ma la Chiesa è ben altro!», «C'è dietro un complotto anticlericale!», «Perché non parlano mai del bene che fanno i preti!», e via di punti esclamativi), anzi costituisce un lavoro utile almeno per avere le dimensioni del fenomeno: che purtroppo non sono trascurabili. Se le cose sono vere (e Fittipaldi nella maggioranza dei casi allinea prove per lo meno credibili), non si vede perché si dovrebbe tacere: la Chiesa ha forse qualche immunità particolare?
Il secondo pensiero riguarda alcuni meccanismi giuridici che

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Pagare di persona

«Non scommettere sulla pace che non comporti sofferenza: è sterile.
Il grande teologo protestante Bonhoeffer parlava di “grazia a caro prezzo”. Forse è ora che ci abituiamo a pensare che anche la pace ha dei costi altissimi.
I prezzi stracciati destano sospetto.
Gli sconti da capogiro inducono a credere che la merce è avariata.
Le svendite fuori stagione sanno di ambiguità. E le allettanti offerte sottocosto fanno pensare ai surrogati.
La pace non è il premio favoloso di una lotteria che si può vincere col misero prezzo di un solo biglietto.
Chi scommette sulla pace deve sborsare in contanti monete di lacrime, di incomprensione e di sangue.
La pace è il nuovo martirio a cui oggi la Chiesa viene chiamata.
L’arena della prova è lo scenario di questo villaggio globale che rischia di incenerirsi in un olocausto senza precedenti.
E come nei primi tempi del cristianesimo i martiri stupirono il mondo per il loro coraggio, così oggi la Chiesa dovrebbe fare ammutolire i potenti della terra per la fierezza con cui, noncurante della persecuzione, annuncia, senza sfumare le finali come nel canto gregoriano, il vangelo della pace e la prassi della nonviolenza.
E’ chiaro che se, invece che fare ammutolire i potenti, ammutolisce lei, si renderebbe complice rassegnata di un efferato “crimine di guerra”.
Ma, grazie a Dio, stiamo assistendo oggi a una nuova effusione dello Spirito che spinge la Chiesa sui versanti della profezia e le dà l’audacia di sfidare le trame degli oppressori, i sorrisi dei dotti, e le preoccupazioni dei prudenti secondo la carne».
don Tonino Bello, da "La scommessa della pace"

Festa della Famiglia

Preghiera per le famiglie

Dio nostro Padre, ti ringraziamo di averci donato la capacità di amare, come ami Tu, come sei Tu. Ci hai pensati insieme e insieme ci hai amati. Il nostro amore è nato dal tuo; fa’ che resti sempre un’espressione genuina del tuo; che il nostro ricercarci ci porti all’incontro con Te e con altri; che l’ansia di sentirci vicini non attenui il sapore della amicizia con Te e con tanti; che il reciproco godimento delle cose belle ci ricordi il fascino della tua grandezza e ci spinga ad essere accoglienti con tutti. Se un giorno, vinti dalla debolezza, ci staccassimo l’uno dall’altra e da Te, fa’ che sentiamo il calore del tuo abbraccio che non abbandona mai. Te lo chiediamo per intercessione di Maria e di Giuseppe, che hanno formato una famiglia con Gesù, tuo Figlio, che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

Dai che qualcosina si muove!

Scandalo!! Un convegno ecclesiale in cui si parla di "conviventi"! 
A parte le battute: perché la chiesa (specie la nostra diocesi) è così lenta ad accogliere il desiderio di rinnovamento, alla luce di Evangelii Gaudium e di Amoris Laetitia?!

Si intitola «La forza dell’amore: l’Amoris laetitia annunciata ai conviventi» il convegno regionale di pastorale familiare che si svolgerà sabato 28 gennaio a Loppiano. Gli incaricati regionali di pastorale familiare ne illustrano la tematica:
http://www.toscanaoggi.it/Vita-Chiesa/La-gioia-della-famiglia-annunciata-ai-conviventi.-Convegno-regionale-a-Loppiano

Giornata della Memoria... dell'oggi


a sinistra: Aleppo, 27 aprile 2016
a destra: Compianto sul Cristo morto, Niccolò dell'Arca, Bologna 1463
Grazie a MR.P. per la composizione fotografica

Semplificarsi e semplificare


«Nella vita spirituale crescere significa semplificare e semplificarsi, per farsi più vicini alla semplicità increata ed ineffabile».
Jean Guitton

Per la CP "GGPII"


Schema per la preparazione
della confessione pasquale

Esercizi Spirituali 2017
prima meditazione

seconda meditazione

terza meditazione

celebrazione penitenziale

*****

Visita il sito della
Comunità Pastorale
"Santi Gottardo
e Giovanni Paolo II"

in Varese.

*****

 

Qui trovi la presentazione
del tema dell'anno:

LA GIOIA DEL VANGELO.



*****

Qui trovi il depliant
con il programma completo.

Qui trovi

la prima meditazione,
giovedì 6 ottobre 2016.

la prima catechesi,
giovedì 20 ottobre 2016.

la seconda meditazione,
giovedì 3 novembre 2016.

la terza meditazione,
giovedì 12 gennaio 2017.

la seconda catechesi,
giovedì 19 gennaio 2017.

la quarta meditazione,
giovedì 2 febbraio 2017.

Download

Breve antologia di testi
di presentazione della
AMORIS LAETITIA
come "questione di stile".

Schede per coppie
e Gruppi familiari
a partire dalla
"Amoris Laetitia"


scheda 0 - introduzione

scheda 1

scheda 2

scheda 3

scheda 4

Stai connesso con noi


Parola di Dio del giorno


I brani della Parola di Dio
nella Messa quotidiana in rito ambrosiano,
dal sito della Diocesi di Milano.

Il libro consigliato



Walter Kasper,
Misericordia,
anno 2013, 320 pagine

 

Sto Leggendo

TEOLOGIA
* I. Zizioulas, Comunione e alterità, pp. 358


SPIRITUALITA'
* S. Decloux, El Espiritu Santo vendrà sobre ti pp. 190

* D. Caldirola - A. Torresin, I sentimenti del prete. Vangeli, affetti e vita quotidiana, pp. 141
* Montini-Paolo VI, Invito alla gioia, pp. 94



LETTERATURA
* Erri De Luca, La faccia delle nuvole, pp. 88

SAGGISTICA
* J.-L. Marion, Il fenomeno erotico, pp. 286

 

Pensieri fissi

Non è il Vangelo che cambia: siamo noi che cominciamo a comprenderlo meglio
papa Giovanni XXIII

Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo
Gandhi

Quando si ama il proprio uditorio, si può diventare poeta
card. Danneels

Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario
Orwell

Solamente chi non perde la speranza può essere una vera guida
Gandhi

L'amore è molto di più che l'amore
Chardonne

Non insegno mai ai miei allievi, cerco solo di metterli in condizione di poter imparare».
Albert Einstein

Perché il male trionfi è sufficiente che i buoni rinuncino all'azione.
Edmund Burke

Ma per noi non si tratta semplicemente di sogni. O se proprio si vuole, dei sogni di Dio, più lucidi di qualsiasi veglia.
Olivier Clément

«Tutto vale la pena, se l'anima non è piccola».
Fernando Pessoa

Il cioccolato è la prova che Dio vuole bene all'uomo.

Per la preghiera quotidiana, ispirata alla liturgia del giorno

Qui puoi trovare
il
calendario liturgico ambrosiano

da ottobre 2015
a settembre 2016.

Clic quotidiani


 

Ottimi commenti alla Bibbia

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Questo sito non è un sito. Questo blog non è un blog. Non vuole "piazzare" nulla e non svela nessuna intimità. E' un'antologia di pezzi scritti e di immagini incrociate, che rimandano ad ascolti, profumi, sapori, tocchi, visioni. Ogni giorno uno-due-tre colpi di carboncino e di sanguigna, che tratteggiano per il lettore fedele lo schizzo tutt'altro che indefinito di una vita che sorprende dall'interno colui che la vive. Altre vite si sono ritrovate in questi bytes e amano riprenderne i contenuti. Non chiedete a queste pagine più di quanto possano dare; non chiedete loro altro da quello che vogliono dare; aiutatele a dare sempre meglio. Buon approdo!
don Chisciotte
 
 

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