"La follia sta nel fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi".
[Insanity is doing the same thing over and over again and expecting different results.]
(La citazione viene spesso attribuita erroneamente ad Einstein e talvolta anche a Benjamin Franklin e Mark Twain. In realtà essa proviene da un documento del 1981 (p. 11) dei Narcotici Anonimi).
dal web


"Chi ha il coraggio di cambiare viene sempre considerato un traditore da coloro che non sono capaci di nessun cambiamento".
Amos Oz, Giuda

“Forse non tutti sanno che” viviamo in una società ingiusta
di Gianni Cuperlo, in “Domani” del 7.4.2021
(…) In poco meno di un anno (da febbraio a dicembre 2020) il mondo ha conosciuto una distruzione di reddito pari a 250 miliardi di dollari. All’indomani della grande crisi del 2008 quello stesso dato ammontava a 100 miliardi spalmati in ventiquattro mesi. (…)
Secondo la rivista Forbes, le 500 persone più ricche sulla Terra hanno visto il loro patrimonio incrementarsi di 1.800 miliardi in pochi mesi. Oggi quell’ammasso di ricchezza concentrata in (relativamente) poche mani ammonta a 7.600 miliardi, che poi sarebbe l’equivalente della somma dei Pil di Francia e Germania.
Il conto corrente di Jeff Bezos ha cumulato circa 70 miliardi di dollari, elevando di oltre la metà il gruzzolo precedente. Meglio di lui ha fatto Elon Musk passando da 25 a 153 miliardi di dollari. Nel valore di Borsa Facebook ha guadagnato l’85 per cento. Un anno di pandemia ha polarizzato la ricchezza in una misura imprevista. (…)
Nel 2019 Netflix ha pagato in Italia meno tasse di un lavoratore dipendente. Nello stesso anno Amazon ha versato meno di 11 milioni con un fatturato di un miliardo. Microsoft 16 milioni, Google 6, eBay 145mila euro. Nel complesso i primi quattro cinque gruppi big tech hanno fatturato in Italia 3 miliardi e 300 milioni pagando tasse e imposte per meno di 70 milioni. (…)
Un paio di milioni di cittadini italiani detengono circa 190 miliardi di euro su tre milioni di conti esteri (stima della Rete internazionale di scambio automatico).
Nel 2020 per la prima volta il debito pubblico a livello globale ha superato la produzione del Pil con un rapporto salito al 101,5 per cento. In questo caso la pandemia ha avuto un ruolo fondamentale. Nel 2019 solo 19 paesi conoscevano un rapporto debito Pil superiore al 100 per cento (l’Italia, come noto, era e resta ai primissimi posti). Con l’epidemia sono cresciuti di altre undici nazioni. Il debito dei paesi che fanno parte del G7 è passato dal 118 al 141 per cento, quello dell’area euro dall’84 al 101 per cento. Quanto al debito privato, in un anno è arrivato al 365 per cento del Pil del mondo. (…)
Nel mese di ottobre dell’anno passato la liquidità sui conti correnti è cresciuta di 32 miliardi di euro, l’insieme dei depositi ha superato i 1.700 miliardi nei primi nove mesi dell’anno. Anche le imprese hanno reagito, comprensibilmente, con un incremento dei depositi bancari pari al 21 per cento. Tradotto: la tragedia del Covid ha visto un pezzo di società capitolare, un altro (molto più ridotto) far profitti, un terzo risparmiare in vista di un domani migliore. (…)
Nell’universo del lavoro autonomo a mantenere lo stesso reddito di prima della tragedia sanitaria è stato meno di un lavoratore su quattro. Diversa la sorte degli oltre tre milioni di dipendenti pubblici e dei sedici milioni di pensionati dai quali (e siano ringraziati per ciò) è continuato a dipendere in buona misura il sostegno tramite il fisco (Iva e Irpef) dei servizi essenziali di cura e assistenza. (…)
In Italia sono 1.496.000 le persone con una ricchezza superiore al milione di dollari (circa 840mila euro). Sarebbe il tre per cento della popolazione ai quali toccherebbe in dote il 34 per cento della ricchezza totale. Non è propriamente facile convincere gli uni (quelli in alto alla scala) e gli altri (quelli relegati in cantina) che l’unità e solidarietà soprattutto nei momenti di crisi passano da un di più di vicinanza e coesione. (…)
L'albero è di fronte alla finestra della sala. Lo interrogo tutte le mattine: "Cosa c'è di nuovo oggi?". La risposta arriva senza esitazione, portata da centinaia di foglie: "Tutto".
Christian Bobin - Presenze (Perosini Editore, 2000)


"Duro ammetterlo: se non si riconosce il demerito, non si potrà mai valorizzare il merito".
Vittorio Zucconi

L'arcivescovo di Milano, cardinale Giovanni Battista Montini, il 12 aprile 1961, partecipa al traguardo raggiunto dall'uomo con la conquista dello spazio; è l'impresa di Yuri Gagarin, il cosmonauta sovietico, felicemente lanciato quel giorno a bordo della capsula spaziale Vostok Est per un giro orbitale dì 89 minuti intorno alla Terra. Ecco le sue parole: «Cresce la contemplazione dell'universo. Cresce la speranza del mondo. E tutto questo sembra acquistare senso d'un risveglio nel mistero, sempre più grande, più profondo e più attraente, dell'essere. Del cosmo, così immenso, così vicino, così penetrato di unità e di causalità. La vastità astrale del nuovo panorama invita ancor più al dovere radicale della esistenza, quello religioso, che ci spinge nel segreto del mondo e della vita, e ci allena a celebrare a maggior voce l'ineffabile e incombente grandezza di Dio».
L'arcivescovo Montini nell'omelia del pontificale del 6 gennaio 1958;j «Essi partono da uno studio scientifico, che non rimane fine a se stesso, ma diventa segno d'altra realtà più importante, alla quale dirigono non solo la mente, ma anche i loro passi di pellegrini fidenti e coraggiosi».
Il 17 aprile 1960: «Noi oggi perché studiosi, perché imbevuti di scienza e di passione esploratrice siamo più disposti alla religione, avidi quasi dj averne esperienza»; o in modo più lapidario il 15 aprile 1962. «Noi siamo convinti che l'uomo moderno se vuol essere coerente colla sua stessa razionalità, dovrà tornare religioso».
Nel pontificale dell'Epifania 1958, Montini cita l'«esperienza religiosa cosmica» di Einstein e ne deriva questo auspicio: «Non potremmo supporre, augurare almeno, che la meravigliosa evoluzione scientifica del nostro tempo fosse la stella, il segno che spinge il cammino dell'umanità moderna verso una nuova ricerca di Dio, verso una nuova scoperta di Cristo? L'Epifania non potrebbe avere, proprio dal mondo della scienza e della tecnica, un suo notturno, ma luminoso e incoraggiante preludio? Potrebbe; ed è la nostra speranza».
Il 21 maggio 1969, durante l'udienza generale: «V'è qualche cosa nell'uomo che supera l'uomo, v'è un riflesso che sa di mistero, che sa di divino. Adoriamo in silenzio. Ed insieme, noi credenti, noi cristiani».
Ai tre astronauti Neil Armstrong, Edwin Aldrin e Michael Collins il papa ha affidato un messaggio da lasciare sulla luna, che riporta il salmo 8 e alcune parole di gloria a Dio in latino. Ricevendoli il 16 ottobre in udienza, offrirà in dono a ciascuno una ceramica raffigurante i tre Re Magi, dal chiaro significato.
Il 12 luglio 1978, tre settimane prima della morte, Paolo VI così parla ai membri dell'Unione internazionale di astronomia: «Aiutateci a sollevare i nostri cuori e le nostre menti oltre i limitati orizzonti delle nostre fatiche quotidiane, per abbracciare il vasto dominio di stelle e galassie, e scoprire al di là, la magnificenza e il potere del Creatore».
E durante un ritiro spirituale, Il 18 luglio 1974: «Microbo nello spazio e nei tempo, lo posso almeno celebrare l'universo».


#Dire e fare

di Gianfranco Ravasi
“Il mondo si divide tra persone che realizzano le cose e persone che ne prendono il merito. Cerca, se puoi, di appartenere al primo gruppo. C'è molta meno concorrenza”
Così scriveva a suo figlio Dwight Morrow, diplomatico e senatore statunitense morto nel 1931, introducendo una linea di demarcazione tra il dire e il fare, linea che è ancor oggi ben netta in tutti i settori dell'esistenza e della storia. Anche Gesù formulava un principio analogo per la stessa esperienza di fede: «Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli» (Matteo 7, 21). Nella frase di Morrow ci sono, però, due elementi ulteriori che si potrebbero sottolineare.
Innanzitutto egli colpisce quelli che non solo dicono e non fanno, ma che «se ne prendono il merito». È, questo, un dato di fatto scandaloso: sopra il paziente lavoro di molti spesso si impianta il vessillo di chi si attribuisce il merito dell'opera. È l'atteggiamento altezzoso e arrogante di chi sa di poter controllare l'opinione e la comunicazione; è il comportamento di chi riesce a sgomitare e a mettersi sempre in prima fila; è la fermezza delle facce di bronzo che non hanno pudore nel falsificare la realtà, facendolo anzi in modo convincente. Morrow, poi, ricorda al figlio che l'ambito dei veri operatori ha minore concorrenza perché molti si preoccupano più dell'apparire e dell'inganno.
È, dunque, nell’orizzonte della generosità umile, silenziosa e paziente che ci sono i pochi veri «eroi»
in “Il Sole 24 Ore” del 11 aprile 2021

... "Gesù è il fondamento della nostra gioia: non è una bella teoria su come essere felici, ma è sperimentare di essere accompagnati e amati nel cammino della vita. (...)
In Gesù, Dio ha pronunciato la parola definitiva sulla nostra vita: tu non sei perduto, tu sei amato. Sempre amato.
Se l’ascolto del Vangelo e la pratica della nostra fede non ci allargano il cuore per farci cogliere la grandezza di questo amore, e magari scivoliamo in una religiosità seriosa, triste, chiusa, allora è segno che dobbiamo fermarci un po’ e ascoltare di nuovo l’annuncio della buona notizia: Dio ti ama così tanto da darti tutta la sua vita. Non è un dio che ci guarda indifferente dall’alto, ma è un Padre, un Padre innamorato che si coinvolge nella nostra storia; non è un dio che si compiace della morte del peccatore, ma un Padre preoccupato che nessuno vada perduto; non è un dio che condanna, ma un Padre che ci salva con l’abbraccio benedicente del suo amore. (...)
chi ama esce sempre da sé stesso. L’amore sempre si offre, si dona, si spende. La forza dell’amore è proprio questa: frantuma il guscio dell’egoismo, rompe gli argini delle sicurezze umane troppo calcolate, abbatte i muri e vince le paure, per farsi dono. Questa è la dinamica dell’amore: è farsi dono, darsi. Chi ama è così: preferisce rischiare nel donarsi piuttosto che atrofizzarsi trattenendosi per sé. Per questo Dio esce da sé stesso, perché “ha tanto amato”. Il suo amore è così grande che non può fare a meno di donarsi a noi. (...)
papa Francesco, omelia 14.03.2021

Quei momenti in cui sento di aver studiato per niente e che il ministero che svolgo - a nome e nella linea di ciò che mi hanno insegnato - viene vanificato, perché qualcuno non sa vagliare ciò che viene pubblicato (nemmeno dal quotidiano ufficiale)...
(E aggiungo: ma anche 'sto povero prete che scrive su Avvenire... non potrebbero aiutarlo a non mettere confusione in se stesso e negli altri?!).
don Chisciotte Mc, 210407

"La mia fede crede che l’uomo più felice della storia sia l’uomo che ha sofferto di più al mondo. Le mie Scritture dicono che il più bello tra i figli dell’uomo è quello che, talmente fu percosso e maltrattato, non sembrava più un uomo, era più simile a un verme schiacciato. La sofferenza è utile, è importante, è un regalo che Dio fa, è il luogo privilegiato in cui poter incontrare Dio... È Dio che passa ogni volta che soffriamo, è Dio che si manifesta ogni volta che un suo figlio è nel dolore, nella sofferenza, nell’angoscia. Ed è il Dio che patisce per noi per amore e con amore, lasciandoci un esempio perché ne seguiamo le orme che i nostri occhi contemplano nel mistero della Santa Settimana".
Francesco, prete, citato da Avvenire il 6 aprile 2021
https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/non-si-pu-vivere-e-soffrire-senza-sapere-per-chi


Risoluzione

di Antonio Spadaro
"Risolvere deriva dal latino «solvere», cioè sciogliere. C'è una saggezza in questa parola. Essere risoluti significa essere decisi. Prendere una ferma risoluzione significa avere le idee chiare su che cosa fare. E la «risoluzione finale» è la decisione approvata da una assemblea, un congresso. Com'è difficile in tempi incerti essere risoluti. Ci vuole discernimento per sciogliere le riserve e buttarsi nella decisione, al di là degli esperimenti. Che siano essi affettivi o politici o di gusto o altro ancora. Sciogliere le riserve: di questo abbiamo bisogno in un tempo nel quale le cautele impediscono di giocarsi fino in fondo, in un tempo in cui l'esperienza si confonde con l'esperimento. Risolversi significa dunque affrontare dubbi e problemi con la volontà risoluta di risolverli e non di giocarci a nascondino. «Faccio questo o faccio quello?»: quante volte si cerca di portare avanti decisioni lasciando sempre la possibilità di tornare indietro, una via di fuga! Eppure, così si resta avvolti nella nube di una vita non spesa, non vissuta, non decisa.
I dubbi e le riserve si risolvono compromettendosi, rischiando. Solo così si risolvono i contratti impliciti con le nostre paure, le nostre reticenze. Solo così si possono risolvere le situazioni in modo che finiscano bene, come quando si risolve un caso clinico o un problema di matematica. Se non risolviamo nulla, la vita si ingarbuglia in un ammasso di fili. Si può avere persino l'illusione che non risolvendo nulla si è liberi, totipotenti, capaci di aggiustamenti continui. Si vive di diritti e non di doveri, ad esempio. È una illusione. Ci si impiglia costantemente. Non si va da nessuna parte e, dunque, ci si irrigidisce. Ingarbugliati non ci si confronta davvero con la storia né con la propria vita. E spesso a irrigidire è la paura. Si ha paura che la risoluzione diventi dissoluzione o dissolvimento: «la possibilità dell'impossibilità di tutte le possibilità» direbbe Heidegger. Viviamo dunque a bassa risoluzione. Ed il termine lo conoscono bene i fotografi, e cioè tutti noi nel momento usiamo uno smartphone come una macchina fotografica. Una foto a bassa risoluzione è sgranata, non ben definita: si vede, sì, ma non bene. O ancora: è come vedere un film da sala cinematografica sullo schermo di un telefono. Chi vive facendo esperimenti senza risolversi è come chi scatta foto – l'immagine è di Proust nel IV volume della sua Recherche – senza godere della vista piena, della pienezza dell'immagine, dei suoi colori e delle sue definizioni. È vivere di copie e non di originali. Di low cost e musica compressa. Non si gode più credendo invece di godere. Ci siamo talmente abituati alle basse risoluzioni da aver perso il gusto pieno della vita, il gusto delle decisioni e dei conseguenti rischi. Perché non ci decidiamo mai. Bisogna decidersi una buona volta. Imparare a vivere ad alta risoluzione, almeno qualche volta".
in “L’Espresso” del 4 aprile 2021


Analogamente al "passaporto vaccinale", dovrebbero anche dare ad alcuni personaggi il "passaporto di negazionista doc": chi - fin dal primo minuto della pandemia - ha nei fatti negato l'esistenza della realtà, ha costruito mondi paralleli, ha indicato vie inesistenti.

E continua a farlo dopo 14 mesi, 110.000 morti, sanità ed economie mondiali in ginocchio.
"Incosciente" di farlo: cioè senza consapevolezza... e anche senza coscienza.
don Chisciotte Mc, 210407


In base a quale arcano mistero un prete o un vescovo che parlano sopra le particole dall'offertorio alla consacrazione e poi portando la pisside dal e al tabernacolo non spargerebbero droplets (potenzialmente contagiosi) sopra la materia del pane?!

don Chisciotte Mc, 210406

Auguri di Vita nuova, fin da ora risorti con Cristo Gesù!



"Tutti i vangeli raccontano della sepoltura di Gesù concessa a Giuseppe d'Arimatea da Pilato. Ma è solo il vangelo di Giovanni a raccontare che insieme a Giuseppe c'era Nicodemo: egli "venne portando una mistura di mirra e d'aloe, quasi cento libbre. Essi presero il corpo di Gesù e lo avvolsero in bende di lino con aromi, secondo il modo di seppellire in uso presso gli Ebrei". L'episodio è raccontato anche da Bach nella sua Passione secondo Giovanni.
La quantità di unguento era considerevole (circa 30 chili), ma è il gesto che importa, le mani pietose che hanno pulito le ferite, composto il corpo, che lo hanno accarezzato, profumato e avvolto con cura in un telo. Un gesto cui non avevo finora prestato sufficiente attenzione - di profonda pietà, tra i più belli della passione. Un gesto che richiama quello dell'unguento "sprecato" da Maria di Betania alla cena con Lazzaro appena resuscitato, quando Gesù dice "non mi avrete sempre".
La pietà è ciò che unisce i vivi e i morti".
Mario Domina, su FB 2.04.2021


Sacerdoti. Tutti i battezzati sono sacerdoti.

Mi spiace che questo titolo sia stato usurpato ed esclusivizzato.
L'unzione fondante e costitutiva è quella battesimale-crismale;
le altre sono specificazioni della prima.
Ogni volta che risuonano le parole "Fate questo in memoria di me", il comando - pieno di grazia efficace - è rivolto a tutta la assemblea che celebra.
don Chisciotte Mc, 210401


Ci sono delle persone che pensano basti ripetere una frase perché essa diventi realtà.

Pensano e parlano così i mai-cresciuti, i maghetti e i falsi profeti demagoghi.
I profeti, gli apostoli, gli evangelizzatori dicono una parola sola, e quella basta. E fanno.
Perché è Parola di Dio, non lieto fine delle favole.
don Chisciotte Mc, 210401


Ce la siamo sempre presa e ce la prendiamo ancora con il nostro fratello Giuda.

Ma sono le autorità religiose ad aver desiderato la morte di Gesù, architettato il piano, ingolosito Giuda, sobillato la folla, messa a disposizione la somma.
Loro hanno guidato... il tradimento del volto di Dio e del volto dell'uomo.
Repetita.
don Chisciotte Mc 210331

MOMENTO STRAORDINARIO DI PREGHIERA

IN TEMPO DI EPIDEMIA

PRESIEDUTO DAL SANTO PADRE FRANCESCO

sagrato della basilica di San Pietro - venerdì, 27 marzo 2020

«Venuta la sera» (Mc 4,35). Così inizia il Vangelo che abbiamo ascoltato. Da settimane sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo trovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti. Come quei discepoli, che parlano a una sola voce e nell’angoscia dicono: «Siamo perduti» (v. 38), così anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme.

È facile ritrovarci in questo racconto. Quello che risulta difficile è capire l’atteggiamento di Gesù. Mentre i discepoli sono

Morte disperata.

Omelia del card. Carlo Maria Martini pronunciata in Duomo durante la celebrazione eucaristica in ricordo di monsignor Oscar Arnulfo Romero, vescovo di San Salvador, a un anno dalla sua uccisione, avvenuta il 24 marzo 1980:
http://archivio.fondazionecarlomariamartini.it/fcmm-web/audio/detail/IT-FCMM-AV0002-000302/primo-anniversario-uccisione-monsignor-oscar-arnulfo-romero.html


Non capisco proprio come mai ciò che è comunitario non è il primo e principale riferimento dei nostri pensieri e delle nostre azioni.

Cadiamo subito nel particolarismo.
Rispetto la originalità di ciascuno, ma ciò che è originale è preceduto da ciò che è comune.
Pensare l'altro (l'Altro) come un concorrente, un avversario, un ostacolo... è decisamente il peccato originale.
E qui "originale" non sta tanto ad indicare delle "origini" in senso cronologico, bensì come "ciò che è radicato molto profondamente", tanto da far sospettare che provenga dalle nostre origini.
Ma non è così: alle origini c'è la comunione.
E purtroppo, ciò che resta "originale" per noi umani è l'originalità negativa e dirompente di aver desiderato altro rispetto alla comunione.
don Chisciotte Mc, 210324


Una banalità: come in tutte le compagine sociali, la riforma della Chiesa o sarà riforma della leadership (attualmente è il clero), o non sarà.

Occorrerebbe avere il coraggio di dedicarsi a rifare da capo il discernimento vocazionale, le equipe dei percorsi formativi, l'accompagnamento e la verifica del servizio.
don Chisciotte Mc, 210324






"Troppe volte pensiamo che Dio faccia affidamento solo sulla parte buona e vincente di noi, mentre in realtà la maggior parte dei suoi disegni si realizza attraverso e nonostante la nostra debolezza. (...)
Se questa è la prospettiva dell’economia della salvezza, dobbiamo imparare ad accogliere la nostra debolezza con profonda tenerezza.
Il Maligno ci fa guardare con giudizio negativo la nostra fragilità, lo Spirito invece la porta alla luce con tenerezza. È la tenerezza la maniera migliore per toccare ciò che è fragile in noi. Il dito puntato e il giudizio che usiamo nei confronti degli altri molto spesso sono segno dell’incapacità di accogliere dentro di noi la nostra stessa debolezza, la nostra stessa fragilità. Solo la tenerezza ci salverà dall’opera dell’Accusatore (cfr Ap 12,10). (...)
Paradossalmente anche il Maligno può dirci la verità, ma, se lo fa, è per condannarci. Noi sappiamo però che la Verità che viene da Dio non ci condanna, ma ci accoglie, ci abbraccia, ci sostiene, ci perdona. La Verità si presenta a noi sempre come il Padre misericordioso della parabola (cfr Lc 15,11-32): ci viene incontro, ci ridona la dignità, ci rimette in piedi, fa festa per noi, con la motivazione che «questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato» (v. 24).
Anche attraverso l’angustia di Giuseppe passa la volontà di Dio, la sua storia, il suo progetto. Giuseppe ci insegna così che avere fede in Dio comprende pure il credere che Egli può operare anche attraverso le nostre paure, le nostre fragilità, la nostra debolezza".
papa Francesco, Patris corde, n. 2


Nel 1993 fui portato in pellegrinaggio a Roma.

Venivo da sei anni di studi teologici.
Rimasi male vedendo in San Pietro un continuo via vai di chierichetti che accompagnavano preti, monsignori, vescovi a celebrare ciascuno al suo altare, dandosi le spalle l'uno all'altro.
Mi domandai se avessi sbagliato a studiare o ad ascoltare le linee della formazione...
Aggiunsero al mio cammino altri cinque anni di studi... e mi convinsi ancora di più che questa cosa è proprio da superare.
don Chisciotte Mc, 210316

Il "compleanno triste" di Ayad: i *dieci anni della guerra in Siria osservati con gli occhi di un bambino che non ha mai visto la pace* in questo video diffuso oggi dall'Associazione pro Terra Sancta:
https://www.youtube.com/watch?v=Co51rKiziVo

Ottavo anniversario della *elezione a vescovo di Roma di papa Francesco*. Ringraziamo il Signore per questo inestimabile dono e preghiamo per il suo servizio alla comunione di tutte le chiese.
https://www.youtube.com/watch?v=CbK2T8w-I5U


Abbiamo costruito tante nostre comunità attorno a degli intoccabili. Scelta preferenziale non per i poveri, bensì per i potenti, i comodi, gli ammanicati.

don Chisciotte Mc, 210312

Morte che viene dalla solitudine.


Caro Gesù, capisco che la cosa non ti piaccia, ma mi sa che i tuoi ci stanno fregando un'altra volta.

Lo stile è sempre lo stesso...
E' da 2000 anni che lo conosci (anzi, anche da prima) e già non ti piaceva allora.
don Chisciotte Mc, 210309

"Per adesso sono tra quelli fortunati.
Febbre e dolori forti per un paio di giorni - tipo quando mi sono rotto le costole, per capirci - ma passati quasi subito.
Ora sintomi da raffreddore molto pesante, con due bonus:
La stanchezza, mai provata così.
Taglio 3 fette di pane e mi sembra di aver abbattuto una foresta a colpi di accetta, fiatone e cuore a mille.
Poi gli odori ed i sapori, completamente scomparsi.
È una sensazione nuova, difficile da capire se non la si prova, anche quando me lo raccontava chi ci è passato. Nuova, appunto: non c'entra nulla come quando si ha il raffreddore "e il cibo non sa di niente".
Difficile da spiegare, ma è molto diverso.
Tutto sa di acqua. A occhi chiusi impossibile riconoscere un cibo.
Peró mi accorgo, ad esempio, se un cibo è o meno salato, perché manca la sensazione di pizzicore che dà la salatura. Se mangio un pomodoro sento l'acidità ma non il sapore. O l'astringente.
È strano perché fa realizzare appieno che il gusto di un cibo non è dato solo dal sapore, ma dalle mille sensazioni che provoca e dall'immaginario che crea. E mi accorgo che una cosa che diamo così per scontata e banale, di colpo non lo è più, e ritrovarla diventerà una piccola conquista.
E per cui, nella fortuna di una forma non grave, già sogno il momento in cui tornerò a godermi un pasto.
Nel frattempo resta la paura - perché resta, non si può far finta di nulla - che possa peggiorare.
Insieme alla rabbia di averlo preso non so come - forse in un luogo che dovrebbe essere di cura - e il senso di colpa di averlo portato a chi mi sta vicino.
Cui si aggiunge un aumento del livello di intolleranza verso chi minimizza, addirittura nega.
Perché a me sta andando bene, tanti altri non hanno avuto la mia fortuna.
Non fate gli imbecilli.
Cercate di evitare di pigliarlo".
Massimo Alberti, su FB, 6.3.2021

Morte che ci raggiunge nella malattia.

Morte che proviene dalla violenza e dalla distruzione.

L'esercito delle dodici sedie
di Davide Van De Sfroos
"Semm che, semm che settà giò in del bar
a cercà l'universo nel bucèer del Cynar
cosmonauti al tavolino cun la sigareta in bùca
che vemm a cambià el mund apena finissum la sambuca
verdum la gazèta tacum a bestemà
ghe spiegum al Trapattoni cume l'è che 'l g'ha de fa'
perché partì per i mundiai l'è cume partì per una guera
se perdum disum s'erumm se vencium tucumm più tèra
 
Tra una tazza de caffè e un settbell de scupa
tachen litt i cyberpunk insèma ai figli de la lupa
Giuanin l'ha fa la guera del quindes desdott
l'ha veduu crepà i class ma ll'è chi a beff el chinott:
“M'han mandà a fass cupà per tacamm là una medaia,
e me neuu el gira in Porche e l'ha gnanca fa la naja”
e parlum e parlum e quanti paroll
e chii che ghe l'ha duur e chii che ghe l'ha moll
e chi stà bee e chii che stà maal
quaighedun l'è a le Maldive quel oltro a l'uspedal
 
e semm l'esercito dii dudes cadregh
se massacrum de ball ma semm sempre intreegh
ghe n'emm vuna per tucc e vuna per nissun nissun
el bar l'è la nostra storia, la nostra religion
 
Pugnatoni sura al taul a pizzà la

Il disinteresse per l’elemento religioso
"Una delle cose che mi fanno pensare di più, in occasione del virus e della pandemia, è il disinteresse per l’elemento religioso propriamente inteso. Quasi tutti sono preoccupati per la malattia, per i rimedi per curarla, per il vaccino per prevenirla, per le gravi conseguenze economiche che tutto ciò comporta, per il futuro che ci aspetta ... che ne so!
È vero che si parla anche dell’elemento religioso. Ma perché? Abbastanza spesso l’elemento religioso è associato a quello festivo: la Settimana Santa, il Natale, la festa della Madonna nelle parrocchie e nelle città, i pellegrinaggi e le loro processioni, i battesimi e le comunioni, i matrimoni ed i funerali, eccetera. Tutto ciò interessa molte persone. Ma dove e in cosa risiede l’interesse? Non ci vuole molto a capire che la “religiosità popolare” interessa molte persone più per l’aspetto di festa che per quello rigorosamente religioso, per come si vive e si celebra. Questo è compreso da tutti e non ha bisogno di molte spiegazioni.
Ora, presupponendo ciò che ho appena detto, ciò che nella situazione attuale attira la mia attenzione non è il rifiuto di Dio e della religione, ma il disinteresse per tutto ciò che è collegato (o può essere collegato) con Dio e, in generale, con tutto ciò che è trascendente. Oggi - mi sembra - è già un dato di fatto quello che Thomas Pröpper è stato in grado di dimostrare opportunamente: il messaggio cristiano è diventato una “offerta senza domanda”. Dal mio punto di vista come credente in Dio, è male negare o rifiutare la sua esistenza. Ma è peggio ignorare Dio e tutto ciò che riguarda Dio a tal punto che ci sono così tante persone che se ne infischiano di quello che si pensa, si dice o si fa perché Dio lo vuole o non lo vuole, perché Dio lo dice o smette di dirlo.
Ed è evidente che, nel parlare di questa questione, non mi riferisco solo a Dio in se stesso, ma, oltre a Dio, a coloro che lo rappresentano ufficialmente: gli uomini del clero. Ciò che i chierici pensano o dicono interessa ogni giorno di meno ad una maggioranza significativa della popolazione. A meno che un chierico non faccia o dica qualche stravaganza.
Perché la religione interessa ogni giorno di meno? Perché la pratica religiosa è diminuita e continua a diminuire inarrestabilmente? Questa questione è troppo complessa e complicata. Non è possibile dare una risposta adeguata e completa in una breve riflessione.
In ogni caso c’è un fatto indiscutibile: i problemi che ci minacciano e ci opprimono sono in aumento, fino al punto di vedere il futuro dell’umanità, della terra e della vita ogni giorno più incerto e opprimente. Stando così le cose, qual è l’apporto della religione e degli uomini di religione in risposta alle molte domande che le persone sentono nella loro vita ed alle quali non trovano soluzione? (...)".
di José María Castillo
in “Religión Digital” (www.religiondigital.com) del 25 luglio 2020

Spero che nessuno se la prenda per la "parolaccia"...
ma ho risentito questa canzone proprio nei pressi della prima domenica di quaresima, illuminata dal Vangelo (Buona Notizia) delle tentazioni vinte...
e ho pensato: «Sarebbe una buona risposta da dare al Nemico dell'umana natura: "Digli che è scemo!", senza offesa»!
don Chisciotte Mc, 210221

https://www.youtube.com/watch?v=gA68JU_Gli0 

"Questo è un urlo che viene,
E un urlo che va
Dal buco del culo al cuore
Non c'è più religione
Per questo sarà
Un grido di rabbia e dolore,
Ma cosa c'è di volgare,
Oltre all'essere:
Scemo,
Digli che è scemo, scemo tu
Digli che è scemo
Digli che è scemo.
Questo è un urlo feroce,
Non è un

“Ritroviamo in questa pagina evangelica un invito forte che Gesù spesso rivolge a chi lo attornia: l’invito a prendere posizione, a operare una scelta, a immettersi in una direzione con convinzione, con passione. Lo fa Gesù con l'uomo paralizzato alla mano, che invita a mettersi in mezzo; lo fa anche con i farisei e gli altri che sono lì presenti: pone loro una domanda che - come abbiamo sentito dal Vangelo - non avrà risposta.
E’ vero: a volte abbiamo proprio paura ad esporci; ci è in fondo più congeniale adeguarci alla massa, ci è più facile ascoltare le opinioni di altri e assecondare quelle di chi appare più forte. Ci è più comodo accontentarci di non fare troppo male e di non spenderci troppo nel bene, in un buon equilibrio per non avere problemi... ma non è questa la zia dell'evangelo!
Gesù è nel mezzo della scena e invita l'uomo malato a mettersi in mezzo con lui, sotto lo sguardo dei suoi accusatori
Lo dice anche a noi, Gesù: “Vieni qui in mezzo. Abbi il coraggio di chiedere guarigione e di chiedere salvezza. Non nascondere la tua fragilità. Non avere paura nemmeno di

AVERTI INCONTRATO
"Ho ricordi molto belli del Card. Carlo Maria Martini. Mi ha ordinato prete. Lo chiamavo ‘padre’ e a lui non dispiaceva. Tanti lo hanno amato, ammirato. Ancora oggi spesso risuonano in me le sue parole, i suoi insegnamenti. Ci aveva abituati a pensare alla grande, evitando di perdere tempo sulle minuzie e questa era già un importante discernimento. Aveva come motto episcopale una espressione di s. Gregorio Magno: " il vero pastore deve 'pro veritate adversa diligere et prospera formidanter repugnare': per amore della verità, amare le cose avverse e invece sentire piuttosto distacco, disagio, per le cose favorevoli" (omelia del 3.9.1982).
Sapeva infondere coraggio con grande realismo: “Un cristiano si distingue per il suo coraggio, per il coraggio che gli viene dalla fede. Sa che Dio lo guida e lo sostiene. E allo stesso modo Dio parla per bocca degli altri. Vale dunque la pena di ascoltare l’opinione altrui. I cristiani non temono il dialogo, cercano la collaborazione di persone di diverse fede e pensiero, di chi pone domande e di chi è insoddisfatto. Con loro, insieme e in concorrenza, i cristiani portano nel mondo luce, orientamento, guarigione, protezione, pace e gioia di vivere” (Conversazioni notturne a Gerusalemme. Mondadori, 2008, p.112). Ricordo le migliaia di giovani che riempivano il Duomo per la sua 'scuola della Parola': "Vorrei incoraggiare i ragazzi a scegliere e a non aspettare troppo a lungo. Chi non prende decisioni si lascia sfuggire la vita. Questo, al giorno d'oggi, è il pericolo più grande. In confronto, il rischio di prendere una decisione sbagliata che andrà corretta è assai inferiore. Chi ha coraggio rischia di sbagliare. Ma la cosa più importante è che solo gli audaci cambiano il mondo rendendolo migliore. Ai coraggiosi sono concessi amici sinceri" (Conversazioni notturne…, p.63).
Iniziava sempre un incontro invocando lo Spirito Santo e nella preghiera si preoccupava di riferirsi alla situazione concreta nella quale si trovava in quel momento: “O Signore, mostrami ciò che in me è disordine, confusione. Purifica il mio cuore, ordina i miei desideri, rettifica le mie intenzioni; affinché io scelga prima di tutto te, - Bene supremo e affinché io veda tutti gli altri beni che sono necessari a me e agli altri, per i quali bisogna lavorare. - Signore, tutte le cose del mondo sono belle, ma nell’ordine dell’amore che Gesù ci insegna, che tu, Gesù, nostro Messia, vero uomo e vero Dio, ci insegni con la tua morte e la tua resurrezione".
don Walter Magni, su FB 210218


#L’indifferenza

di Gianfranco Ravasi
"Il peggior peccato verso i nostri simili non è odiarli, ma essere indifferenti". Lasciamo la parola con questo aforisma al noto scrittore irlandese George Bernard Shaw. Il pensiero è semplice, fin lapidario e un po’ paradossale. Certo, anche l’odio è un peccato grave, ma forse ha ragione questo autore, spesso ironico, nel ritenere ancor più inquietante e malvagia l’indifferenza.
Eppure è proprio questo lo stile di vita e di comportamento a cui ci stiamo assuefacendo. Sappiamo certamente di più sulla miseria del mondo, abbiamo più occasioni di confrontarci con gli altri, differenti da noi, ma il risultato prevalente non è quello, pur praticato da alcuni della premura o, all'opposto, del rigetto, bensì quello dell’insensibilità.
Si è sempre più distaccati, impassibili, apatici di fronte al mondo che bussa alle porte della nostra casa ben protetta e isolata. Un sostantivo un po’ volgare ma comune definisce in modo netto questo atteggiamento: il «menefreghismo» è il vessillo del nostro tempo, purtroppo a partire dai giovani, che pure dovrebbero essere i più frementi e fervidi.
in “Il Sole 24 Ore” del 7 febbraio 2021


Un conto è: "Faccio di tutto per tenerti informato, perché sei importante per me e sei coinvolto"; altro discorso è: "Appena posso, ti nascondo il più possibile, ma ti obbligo a sentirti coinvolto".

don Chisciotte Mc, 210111

Siamo circa
di Alberto Caprotti
Sette miliardi e 800 milioni di facce diverse, 208 Stati, solo la metà governati in democrazia. Parliamo 125 macrolingue con migliaia di idiomi, professiamo 100 macroreligioni con centinaia di sfumature differenti all’interno di ognuna. Non sempre i numeri dicono tutto, quasi sempre dicono tanto. Siamo precari, siamo circa. Il 40% gialli, il 21% marroni, il 21% neri, il 18% bianchi. Il 70% della popolazione del pianeta vive in case non abitabili, il 35% è analfabeta, 850 milioni di persone sono sotto la soglia della nutrizione minima, ma 1 miliardo e 700 milioni sono sovrappeso, 24mila muoiono di fame ogni giorno, 750mila sono obese. Circa 42 Stati sono attualmente in guerra, cioè milioni di persone si svegliano ogni mattina sotto la minaccia delle armi. Nessuno di loro e di noi ha scelto dove nascere, quando nascere e con quale sesso, l’1% del genere umano possiede da solo il 50% delle ricchezze della terra.
Vergogna e meraviglia dell’imperfezione umana: il suo contrario è un obiettivo nobile e pericoloso, perché l’ossessiva ricerca della perfezione genera delusione se non la raggiungi.
Siamo biodiversi, siamo quasi.
Dobbiamo accettarci per misurarci e per migliorarci: prenderne atto non è rassegnazione, ma un modo per gestire l’esistente con speranza. E senza illusioni.
in “Avvenire” del 17 luglio 2020


Un attimo di disattenzione o di superficialità...
e subito riprendono piede il tradizionalismo e il devozionalismo.
don Chisciotte Mc, 210206


«Vorrei pregarla di avere pazienza verso tutto ciò che è irrisolto nel suo cuore, e di sforzarsi di provare amore per le domande in sé, come se fossero delle stanze chiuse a chiave, o dei libri scritti in una lingua straniera. Non si affanni, dunque, per ottenere risposte che ancora non possono esserle date, perché non sarebbe in grado di viverle. Ciò che conta è vivere ogni cosa. Viva le Sue domande, adesso. Forse così, un giorno lontano – a poco a poco, senza accorgersene – vivrà già dentro la risposta».
Rainer Maria Rilke, Lettera a un giovane poeta, IV


"La gente si lamenta sempre delle cose brutte che gli capitano senza che se le sia meritate, ma non parla mai delle cose belle. Di cosa ha fatto per meritarle. Io non ricordo di aver mai dato a nostro Signore motivi particolari per sorridermi. Però lui mi ha sorriso".
Cormac McCarthy, Non è un paese per vecchi
"(...) Gesù decide di negarsi di fronte a chi non ha il coraggio di prendere posizione. (...)
Chiede a chi lo incontra di assumersi la responsabilità di prendere posizione nei suoi confronti.
Non hanno spessore. Sono uomini senza personalità, non scelgono, ma calcolano (...) non sanno mettersi in discussione (...) veleggiano in quello spazio vuoto, per non scontentare nessuno (...).
Gesù cercherà altre situazioni in cui trovare qualcuno disposto a spendersi per la verità che ha riconosciuto.
Non prendere posizione per timore - o, peggio ancora, per convenienza - sembra essere qui proprio l'antitesi dell’evangelo, che è Buona Notizia e che in quanto buona non può più lasciare le cose così come erano, ma le rinnova e le impreziosisce. Ora, questo è il momento in cui prendere posizione".


"Sbagliarsi su Dio è una tragedia.
E' il peggio che ci possa capitare.
Perché poi ci sbagliamo sul mondo,
sulla storia, sugli altri, su noi stessi.
Se ti sbagli su Dio,
ti sbagli anche sull'uomo,
perché l'uomo non è altro che
immagine e somiglianza di Dio".
Davide Maria Turoldo


"Lui è don Mimmo Battaglia,
il nuovo arcivescovo di Napoli.
Oggi, nel suo primo giorno di insediamento, si è presentato così: dribblando fotografi e istituzioni e correndo incontro a chi non ha poteri e interessi.
La sua giornata è stata semplicemente profetica.
Ha voluto incontrare per primi i parenti di Francesco della Corte, la guardia giurata uccisa a Piscinola due anni fa da giovani criminali.
Il suo primo colloquio privato è stato con una ragazza arrivata in Italia dalla Nigeria dopo essere stata picchiata e violentata.
Il suo primo caffè napoletano lo ha preso a casa di uno degli operai della Whirlpool.
La prima associazione che ha abbracciato è stata "Figli in famiglia" di San Giovanni a Teduccio, che ha trasformato una ex fabbrica abbandonata in un luogo dove accogliere ogni giorno bambini.
Il suo primo pranzo è stato al "Binario della solidarietà" insieme ai senza fissa dimora.
I primi malati che ha visitato hanno l'AIDS e sono ospitati da una casa famiglia ai Camaldoli, ma ha trovato anche il tempo di salutare i carcerati di Poggioreale e i preti più anziani e malati della diocesi.
Stasera entrerà in cattedrale, portando questo pezzo di città sull'altare.
La città lontana dai palazzi del potere, ignorata, derisa, anche odiata e violentata.
E' nu juorno buono per Napoli, perché è arrivato a benedirla un uomo, un "prete di strada" e un "servo dei servi di Dio" che capisce la città che non capisce nessuno.
Benvenuto, don Mimmo! (un altro regalo di papa Francesco alla chiesa)".
di Salvo Garofalo, FB 3.2.2021


Preghiera per restare svegli

di Madeleine Delbrel
"O Signore,
che continuamente c'incitasti
a star svegli
a scrutare l'aurora,
a tenere i calzari e le pantofole;
fa' che non ci appisoliamo sulle nostre poltrone,
nei nostri anfratti,
nelle culle in cui ci dondola questo mondo di pezza,
ma siamo sempre attenti a percepire il mormorio della tua Voce,
che continuamente passa tra fronde della vita a portare frescura e novità.
Fa' che la nostra sonnolenza non divenga giaciglio di morte
e - caso mai - dacci Tu un calcio
per star desti e ripartire sempre".


Anche oggi, il "professionista" che - approfittando dello stato di indigenza di una famiglia - propone il classico "così ti faccio risparmiare, non ti faccio la fattura".

E noi, invece, persone oneste, parrocchie oneste, Caritas oneste... le fatture le vogliamo e le paghiamo.
don Chisciotte Mc, 210205

Emergenza. Il nuovo che chiede accoglienza
"(...) Da anni si parla di emergenza di ogni campo: traffico, immigrati, casa, salute, occupazione, rifiuti, educazione. E non solo. Sembra essersi ridotta o essere scomparsa del tutto la capacità di distinguere tra ciò che presenta i caratteri dell’emergenza e i problemi reali, gravi ma gestibili con l’impegno di ognuno e l’investimento di risorse adeguate. (...)
Ci conferma il pericolo di confusione l’origine etimologica della parola emergenza, che va trovata nel verbo latino "emergere" - composto da "ex" (fuori) e "mergere" (affondare) - col significato di venire a galla, innalzarsi, sorgere, mettersi in luce. (...)
Un esempio è il saggio "Emergenza", scritto qualche anno fa dal filosofo M. Ferraris. Qui la parola, e soprattutto l’esperienza dell’emergenza, è vista come un appello a considerare, al di là di ingiustificate pretese prometeiche, chi siamo davvero noi e quale deve essere, conseguentemente, il nostro rapporto con la realtà. Quando l’emergenza si trasforma in stress personale o collettivo, vuol dire che abbiamo dimenticato che la realtà non coincide con il nostro pensiero, che non tutto dipende da noi e che noi siamo parte del mondo e non padroni di esso.
L’emergenza ci pone di fronte, talvolta in modo violento oltre che imprevisto, a un mondo reale (non solo materiale) che non si lascia racchiudere nella nostra capacità di programmazione. Le emergenze sono segnali di qualcosa di nuovo o di diverso che cerca di farsi strada e domanda accoglienza o comunque risposte da parte nostra. Le emergenze sono segnali che richiamano i più disponibili a riconoscere - mentre lo impongono ai più restii - il recupero di un sano realismo, fatto di umiltà, di resilienza e di coraggiosa responsabilità".
di Nunzio Galantino, in “Il Sole 24 Ore” del 31 gennaio 2021

Signore Gesù Cristo, guarda con bontà i nostri fratelli malati, che attendono da te la salute del corpo e dello spirito: dona loro vigore e conforto, perché ritrovino le loro energie e vincano ogni male. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.


E meno male che erano i politici coloro che "sono attaccati al cadreghino".

E meno male che erano i politici che "sono sempre quelli da decenni".
E meno male che erano i politici che "scelgono quelli che conoscono, invece che seguire un progetto".
don Chisciotte Mc, 210202