AUGURI A MONS.BETTAZZI, IL VESCOVO DEL CONCILIO E DELLA PACE
di Daniele Rocchetti, su FB 24.11.2020
Oggi, 26 novembre, mons.Luigi Bettazzi, unico vescovo ancora vivente che ha partecipato al Concilio Vaticano II, compie 97 anni.
Auguri di cuore ad un credente appassionato, un uomo libero e capace di dialogo con tutti, un vescovo che ha cercato di anteporre il Vangelo della pace ad ogni convenienza.
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Questo è un articolo che ho scritto su di lui qualche tempo fa.
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“Ho passato più anni da vescovo che da uomo e il fatto, se devo essere sincero, mi spaventa!”. Cosi, sorridendo, mi ha detto mons.Luigi Bettazzi l’ultima volta che ci siamo incontrati. Invitato dai circoli ACLI o da parrocchie della nostra diocesi, mi è capitato molte volte di dialogare con lui, in particolare sul Concilio e la sua ricezione. D’altronde Bettazzi, a cui settimana scorsa il Comune di Bologna ha conferito la cittadinanza onoraria, è davvero l’ultimo testimone vivente della straordinaria assise del Concilio.
PRIMA IL CONCILIO, POI IVREA
Classe 1923, ordinato a quarant’anni vescovo ausiliare del cardinal Lercaro, ha la fortuna di partecipare a tre sessioni del Concilio Vaticano II, di cui Lercaro fu uno dei quattro moderatori e certamente una figura chiave. Le problematiche innovatrici di quella stagione, che lo hanno visto un tenace sostenitore, diventano centrali in tutta la sua successiva opera pastorale. Alla fine del Concilio viene assegnato alla diocesi di Ivrea, dove rimane ininterrottamente fino al 1999, anno del suo “pensionamento”. È stato presidente della sezione italiana e internazionale del movimento cattolico Pax Christi e in questa veste ha spesso preso posizioni – contro la guerra e per la pace – che hanno fatto notizia.
IL DIALOGO CON BERLINGUER, IL SEGRETARIO DEL PARTITO COMUNISTA
Nel 1976, il suo carteggio con l’allora Segretario del Partito Comunista Italiana, Enrico Berlinguer, fu motivo di aspre polemiche. Lo aveva ben presente nella lettera aperta che scrisse e che iniziava così: “Onorevole, Le sembrerà forse singolare, tanto più dopo le ripetute dichiarazioni di vescovi italiani, che uno di loro scriva una lettera, sia pure aperta, al Segretario di un partito, come il suo, che professa esplicitamente l’ideologia marxista, evidentemente inconciliabile con la fede cristiana. Eppure mi sembra che anche questa lettera non si discosti dalla comune preoccupazione per un avvenire

Mi ha sempre urtato la violenza, specialmente quella gratuita e quella sulle persone inermi.
Io sono della "vecchia scuola" in cui "le donne non si sfiorano nemmeno con un fiore" e "alle donne si cede sempre il passo".
Non che io non abbia i miei peccati in proposito.
Penso che non possiamo nasconderci che la storia (quella passata e anche l'attuale) annoveri innumerevoli atteggiamenti misogini dei ministri ordinati e di chi "bazzica" i nostri ambienti.
Sembra impietoso farne una rapida carrellata - seppur incompleta, disorganica e che non tiene conto di qualche rara eccezione - ma se non li snidiamo, non li additiamo, non ce li strappiamo via... non saremo autentici né tantomeno credibili.
1. La misoginia va a braccetto con il clericalismo, denunciato più volte da papa Francesco; e il clericalismo affonda le sue radici in un'errata concezione del potere.
- i posti in vista nelle celebrazioni eucaristiche; le poltrone nei banchetti; le foto di rappresentanza... tutti maschi e nessuna donna;
- i responsabili di uffici, i presidenti di commissioni, i portavoce... tutti maschi e nessuna donna;
- donne che - per essere considerate e magari poste in qualche ruolo di rilievo - devono assumere stili "maschili" o acquattarsi in forme di subalternità.
2. La sottovalutazione della donna dipende anche da un secolare gap di formazione, che prosegue in un tragico circolo vizioso:
- anni di formazione teologica riservata ai chierici maschi;
- smisurata letteratura teologica e spirituale scritta da uomini, con la sola prospettiva maschile;
- inadeguata formazione delle consacrate e dei laici (in questo punto, accomunati).
3. Consapevole o inconsapevole sottomissione ad un impianto sociale patriarcale, anche quando avremmo potuto scrollarcelo di dosso:
- donne segretarie e raramente co-responsabili;
- donne addette alle pulizie e all'ordine delle sacrestie o delle abitazioni dei vescovi o dei preti e uomini a preparare le celebrazioni o con le gambe sotto il tavolo nei pranzi;
- suore in balìa delle decisioni di vescovi, parroci, cappellani.
4. Insuperabile (??) sospetto nei confronti della sessualità (specialmente femminile, mai ascoltata né compresa):
- battute misogine durante le lezioni di preti formatori o cattedratici;
- predicazione moralistica dall'ambone;
- resistenze ad accogliere donne tra i ministranti o tra i ministri straordinari (sigh!) della Eucarestia.
Anche queste sono violenze.
Per i credenti in Cristo la denuncia e l'indignazione non sono anzitutto questione di femminismo o di rivendicazione: è in gioco l'omicidio della metà delle originalità che il Creatore ha donato al genere umano. E che avrebbe regalato anche alla sua Chiesa.
don Chisciotte Mc, 201125


Per fare nuove tutte le cose... anche il modo di dire GRAZIE! - Da due giorni penso e ripenso ad un modo nuovo per esprimere la mia gratitudine per tutte le forme in cui mi è stato dimostrato affetto e vicinanza in occasione del mio compleanno.

Sembra banale dire grazie... ma poi ho ripensato che Uno ben più grande di me ha lasciato il suo Memoriale in un gesto di ringraziamento.
La gratitudine è la porta della vita: veniamo alla vita per una chiamata da parte di altri.
La gratitudine è la porta della realizzazione: attiviamo ciò che gratuitamente ci è stato omaggiato.
La gratitudine è la porta della conoscenza: riconosciamo noi stessi e gli altri dicendo grazie per ciò che siamo.
La gratitudine è la porta del compimento: lasciamo che un Altro ci apra la Via e - stupìti di ciò che troveremo - gli diremo per l'eternità: Grazie!
Grazie a tutti voi!
don Chisciotte Mc, 201124


«Ieri in Italia ci sono state 9 stragi di Bologna. Nove.
Tutte in un giorno.
"Sì ma il cenone?".
L’altro ieri 9 stragi di Ustica.
Nove aerei di linea, carichi di passeggeri sui nostri cieli, nessuno dei quali è più tornato vivo a casa.
"Sì ma il cenone?".
E martedì ci sono stati 2 terremoti dell’Aquila.
In 24 ore. E per due volte 300 persone sono rimaste uccise sotto le macerie.
"Sì ma il cenone?".
Lunedì 17 ponti Morandi sono venuti giù, e ognuno, ogni volta, col suo carico di 43 vite spezzate.
Tutte in un giorno.
"Sì ma il cenone?".
Ogni giorno, da un mese, in Italia c’è una quantità di morti che fa impallidire le peggiori stragi che si ricordino nella nostra storia. Ogni. Giorno.
Oggi 653. Ieri 753. L’altro ieri 731.
E ogni giorno, davanti a tutto questo, la sola domanda che la polita sa farsi è: “Sì, ma il cenone?”.
Ve lo immaginate se nelle ore successive alla strage di Bologna, quel maledetto 2 agosto, con corpi ancora sotto le macerie, qualcuno si fosse sognato di chiedersi: “Sì ma fa caldo, a mare posso andare o no? Gli italiani vogliono andare al mare”.
No, credo che nessuno potrebbe immaginarlo.
Sarebbe stomachevole.
Eppure adesso, davanti a 9 stragi di Bologna ogni giorno, davanti a 17 ponti Morandi che crollano ogni giorno, il nostro problema è come raggiungere gli amici al mare sapendo che altre bombe sono piazzate in altre stazioni e che altri 17 ponti, ogni giorno, crolleranno.
Non sappiamo quali, non sappiamo dove, ma vogliamo correre il rischio di crepare sotto le macerie di uno di quei ponti perché ci secca aspettare a casa che siano tutti controllati e messi in sicurezza.
Con i vacanzieri che urlano "dittatore maledetto" al Presidente del Consiglio e agli ingegneri che vietano o raccomandano di non imboccare quei ponti che vengono giù.
Sembra follia. E infatti lo è.
Solo che ormai più nessuno sembra rendersene conto».
Emilio Mola, su FB 201119


Nelle ultime due settimane nella Comunità Pastorale (meno di 9000 abitanti) in cui vivo si è celebrato (almeno) un funerale al giorno; una casa di suore è chiusa per quarantena preventiva; i preti si alternano tra prudenziali sagge auto-quarantene e disturbi di stagione; ieri tre morti (due per Covid) in una parrocchia di meno di 700 abitanti... senza dire di tutte le preoccupazioni, i disagi e le sofferenze per le famiglie, gli studenti, i lavoratori.

Ma cosa stanno aspettando ancora le nostre autorità ecclesiastiche?!
don Chisciotte Mc, 201120


E' certamente una forma di gentilezza dire: «Preferirei incontrarti di persona, ma non possiamo»; oppure «Avremmo dovuto fare in questo modo, ma non potendo...».

Il problema è quando ci si ferma qui: poiché non possiamo vederci di persona, allora non facciamo più nulla! Poiché non possiamo fare "come abbiamo sempre fatto"... allora non facciamo.
E' nota l'espressione: "L'ottimo è nemico del bene".
Identifico che - qui e ora - il bene possibile è questo? Questo faccio! E che sia il "massimo" bene possibile.
Non è saggio non vivere l'oggi, nascondersi, rinviare, aspettare...
"Il Regno di Dio è in mezzo a voi!" (Lc 17,21).
don Chisciotte Mc, 201106


«Il pensiero della persona amata ha una potenza vitale che - quando ci si pensa - stordisce. Accende ogni parte di noi: i sensi, le passioni, l'intelletto, l'immaginazione, il desiderio.
Vien quasi da pensare che senza amare qualcuno non si è nulla.
E ci si accorge di questo soprattutto quando l'altro è distante, lontano, assente.
Ed è la ragione per cui, davvero, l'amore vince la morte.
Spinoza ci dice di non pensare alla morte, la passione più triste, mentre non possiamo non pensare alle persone amate che non ci sono più.
Ed è questo il pensiero da tenere perennemente acceso. L'amore per l'altro - ovunque egli sia - è ciò che ci costituisce. E che ci salva dall'angoscia.
Noi - in quanto amanti - siamo già da sempre salvi».
Mario Domina, su Facebook 15.11.2020

"Cari amici, sorpresa!
Il mio regalo di Natale è pronto.
In questi mesi di obbligata e sofferta inattività sono alla fine riuscito a realizzare qualcosa di buono per voi e soprattutto per me.
In maniera per me insolita ed alquanto rocambolesca, nel rispetto delle regole di distanziamento etc,etc…ho lavorato all’incisione di alcuni brani.
A Trieste sono stati realizzati i cori, la batteria nello studio di Lele Melotti, pianoforte ed altro a casa di Fabio Valdemarin ed infine nel mio “Studio dell’Angelo”abbiamo inciso la mia voce, il mio violino ed eseguito il missaggio col supporto tecnico di Gabriele Rocchi.
Il primo titolo è “Kyrie Eleison (Signore abbi pietà)” ed è una melodia inedita, nata dalla citazione del Kyrie della “Missa Luba”, di tradizione congolese.
Nella “Missa Luba” l’umanità canta in coro “Signore abbi pietà” e io nella parte che canto mi interrogo sulla Ricerca: c’è una Domanda e c’è una Risposta.
Come ho anticipato questo è il mio regalo di Natale per chi mi segue, per cui a partire dal giorno 16 novembre 2020 sarà disponibile a titolo gratuito, per una finestra temporale di sette giorni, dopo di che andrà a pagamento sulle maggiori piattaforme.
Per intanto buon ascolto e aspettatevi altre sorprese.
A presto!"
Angelo Branduardi


Qualcuno (gli) rammenti che vi è una bella differenza tra la Speranza cristiana e l'ottimismo disincarnato e che vi è un abisso tra la venuta finale di Cristo e il lieto fine delle favole.

don Chisciotte Mc, 201115

Perché respirare aiuta ad affrontare l'ansia?
https://www.avis-legnano.org/perche-respirare-aiuta-ad-affrontare-ansia-stress/
12.11.2020
Ansia e stress sono condizioni che accompagnano molte persone, specie da quando è cominciata la pandemia di coronavirus. C’è una strategia semplice quanto efficace per affrontarle: respirare. Tre ricercatori hanno raccontato sulla Harvard Business Review il risultato di alcuni loro studi sull’argomento, nei quali si è visto che tutte le strategie che in qualche modo prevedono un controllo del respiro, se ripetute nel tempo, hanno un effetto significativo nel gestire l’ansia e altre emozioni negative. Nel primo studio i ricercatori si sono soffermati su tre tecniche: la respirazione secondo il metodo SKY Breath Meditation, la meditazione basata sulla Mindfulness e un programma che insegna tecniche per migliorare la consapevolezza e la regolazione delle emozioni. I partecipanti sono stati assegnati casualmente a uno dei tre programmi o a un gruppo di controllo che non prevedeva nessun tipo di attività. Si è osservato che chi ha seguito la SKY Breath Meditation si è sentito meglio a livello di salute mentale, connessione sociale, emozioni positive, livelli di stress, depressione e stato di consapevolezza. Il secondo studio prevedeva due laboratori, uno dei quali insegnava la SKY Breath Meditation, mentre l’altro tecniche più convenzionali per la gestione dello stress (che si concentravano cioè su come cambiare i propri pensieri sullo stress). Entrambi i gruppi hanno ricevuto simili livelli di apprezzamento da parte dei partecipanti e hanno prodotto risultati significativi in termini di aumento della connessione sociale. La tecnica SKY si è rivelata più efficace in termini di impatto immediato sullo stress e sull’umore, e i suoi effetti si sono rivelati più duraturi nel tempo.

Perché queste tecniche funzionano
Quando siamo in una situazione di forte stress, spiegano i ricercatori, la nostra corteccia prefrontale (la parte del cervello responsabile del pensiero razionale) è momentaneamente compromessa, quindi non è con il ragionamento e la logica che riprenderemo il controllo delle nostre emozioni. Le tecniche di respirazione possono invece dare una mano. È stato dimostrato che emozioni diverse sono associate a diversi tipi di respirazione, quindi cambiare il modo in cui respiriamo può influire su come ci sentiamo. Per esempio, quando proviamo gioia, il respiro diventa regolare, profondo e lento. L’ansia e la rabbia rendono il respiro irregolare, corto, rapido e superficiale. Seguendo percorsi di respirazione associati a emozioni diverse, il risultato è di provare le emozioni che corrispondono a quel tipo di respiro (o se non altro avvicinarsi un po’). Cambiare il ritmo del respiro invia un segnale di rilassamento che rallenta la frequenza cardiaca, stimolando il nervo vago, che fa parte del sistema nervoso parasimpatico responsabile delle attività che producono equilibrio nell’organismo. Mettere in funzione il sistema nervoso parasimpatico aiuta quindi a calmare, a sentirsi meglio e a recuperare la razionalità. È importante però, qualunque tecnica si scelga di seguire, praticarla con una certa costanza e per un lungo periodo di tempo, anche per pochi minuti al giorno. Se un esercizio di respirazione può essere comunque efficace sul momento, lo diventa molto di più se si segue con costanza un protocollo che addestra il nostro sistema nervoso alla resilienza sul lungo termine.

«Facebook sempre più albergo o ricetto del dolore.
Credo sia una cosa molto, molto seria. Un tempo avevo molte più remore sull'uso dei social per questo tipo di condivisione emotiva. Alcune remore le ho ancora, c'è pur sempre un elemento di "pornografia" che mi disturba, e personalmente ho ancora molto pudore nell'esternare cose intime.
Ma capisco che in una fase come questa, nella quale si è costretti alla lontananza fisica e alla scissione sociale (persino familiare o amicale), cresca il bisogno di condivisione, di conforto e di vicinanza emotiva.
L'angoscia per la morte e la precarietà dell'esistenza trovano nuovi modi di "fare comunità". E allora anche il mezzo di comunicazione più narcisista ed egocentrico può diventare un luogo di fusione emotiva, negando così paradossalmente la sua natura.
Ho il massimo rispetto per chi ne fa questo uso. Ho il massimo rispetto per il dolore altrui. Che è anche il mio».
Mario Domina, su FB 201113

Pubblichiamo di seguito la lettera che il vescovo Derio ha scritto per spiegare ai fedeli della diocesi di Pinerolo la decisione, presa congiuntamente con la chiesa valdese, di sospendere per la sua diocesi le messe festive per le prossime due settimane.

«Carissime amiche e carissimi amici,
a giugno, con alcuni amici, ho scritto il libro “Non è una parentesi”. Allora ero quasi certo che la pandemia fosse alle spalle. In quel testo invitavo a “non sprecare” ciò che quel terribile momento ci aveva insegnato. Purtroppo siamo nuovamente nella stessa situazione: tantissimi contagi, molti in terapia intensiva, molti decessi. Gli ospedali sono pieni e molte persone con malattie gravi, magari bisognose di interventi, non possono essere ricoverate. Tutti siamo a conoscenza di persone positive, di amici o familiari ricoverati, di persone in terapia intensiva. Tutti siamo invitati a ridurre i nostri movimenti, a contenere le occasioni di assembramento. Soprattutto nei nostri territori (zona rossa). A tante persone sono richiesti sacrifici gravi per contenere il contagio: penso ai nostri giovani che non possono andare a scuola, non possono trovarsi per fare sport o per chiacchierare la sera; penso ai ristoratori e a quanti hanno dovuto chiudere le loro attività lavorative. Sono sforzi enormi, richiesti per ridurre le occasioni di contagio, anche là dove erano stati fatti sforzi grandi per adeguarsi alle normative (penso alla scuola, ai locali pubblici e ai negozi). Il governo non ha chiesto a noi cristiani della zona rossa di sospendere le celebrazioni festive. Sono consapevole che abbiamo questo diritto. Ma io chiedo ai cristiani cattolici di “fare volontariamente un passo indietro” e di rinunciare per due domeniche a questo diritto, per contribuire ad un bene comune, cioè il contenimento del contagio. So che è un sacrificio grande. Ma essere cristiani

Gianfranco Ravasi: «Nella solitudine della pandemia abbiamo scoperto la meditazione»
Il cardinale: «Cosa scriverebbe oggi Gesù? Ama il tuo prossimo. Forse oggi potremmo aggiungere ama anche la Terra». Il coronavirus: «Distanziati si vive male. Ho celebrato messa in collegamento, ma è un’altra cosa: non è più l’assemblea calorosa, il ritrovarsi»
di Walter Veltroni, Il Corriere della Sera, 10.11.2020
Di Gianfranco Ravasi, cardinale, presidente del Pontificio consiglio per la cultura e del «Cortile dei gentili», mi ha sempre affascinato la tripla dimensione del suo pensiero: profondità, apertura, curiosità intellettuale per ogni forma di creazione umana. Mi vengono in mente il Cardinal Martini o Umberto Eco che hanno sempre amato cercare e dialogare. Il suo ultimo libro Scolpire l’anima contiene 365 brevi meditazioni quotidiane che sono un piacere per ogni lettore, di qualsivoglia convinzione.

> Cosa è accaduto durante il lockdown?
«Un elemento positivo del primo lockdown è stato riuscire a rimanere un po’ più fermi. È il tema della meditazione, del ritrovarsi. La solitudine permette lo spazio della riflessione rispetto alla concitazione della vita quotidiana. E si è elaborato il rapporto con la morte, improvvisamente comparsa come elemento fattuale, non come rischio lontano. Il romanzo La peste di Albert Camus pone non per caso, mentre tutto sembra precipitare, il problema del senso, del significato della vita. Guardi anche cosa ha rappresentato dal punto di vista simbolico, non dico religioso, la sera del 27 marzo in cui papa Francesco parlò nella Piazza San Pietro deserta. Cosa è stato per tutti, anche per i non credenti. La coscienza degli altri, della loro assenza, della loro necessità. E poi le regole, che gli italiani hanno responsabilmente seguito per mesi. È stato un periodo positivo che faceva sperare in un mutamento. Ma ora, con la seconda ondata, tutto sembra mutare. Si avverte un’atmosfera di irrazionalità nelle reazioni, anche nella virulenza delle critiche al governo. Purtroppo non ci sono voci autorevoli che possano far vedere la strada, un disegno di convivenza. Norberto Bobbio non c’è, Norberto Bobbio scriveva l’Elogio della mitezza. La mitezza non è debolezza, semmai la violenza è segno di sconfitta della ragione. Nei momenti più duri si sente il bisogno delle voci più alte. Pensi all’immediato dopoguerra, al coraggio e alla responsabilità di quella generazione di politici divisi anche ideologicamente ma capaci di scrivere la nostra Costituzione».

> Che rapporto c’è tra la pandemia e i social?
«Se il Covid fosse accaduto venti anni fa sarebbe stato molto diverso. Oggi siamo nell’infosfera. Marshall McLuhan, agli albori della civiltà dei media, ha parlato di “Extension of man”, l’estensione dell’uomo. Lui giustamente faceva

Sospese le celebrazioni festive per le prossime due settimane, comunicato congiunto Diocesi Pinerolo e chiesa valdese
Con un comunicato congiunto, la Diocesi di Pinerolo e la Chiesa valdese di Pinerolo hanno comunicato che nelle prossime due settimane saranno sospese tutte le celebrazioni festive(sabato e domenica).
«A questa decisione – si legge – siamo pervenuti congiuntamente con la volontà di dare a questo gesto una valenza ecumenica e di testimonianza civile».
Di seguito il testo del comunicato.
 
"Come noto, il Dpcm 3 novembre 2020 introduce limitazioni più stringenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza della pandemia da Covid-19. Il Piemonte appare nella zona rossa di queste nuove restrizioni. Tuttavia, su tutto il territorio nazionale, la celebrazione di Messe e Culti continua ad essere consentita.
Consapevoli di questo diritto riteniamo, comunque, di fare volontariamente un passo indietro, sospendendo le celebrazioni e i momenti cultuali nelle domeniche 15 e 22 novembre.
A questa decisione siamo pervenuti congiuntamente con la volontà di dare a questo gesto una valenza ecumenica e di testimonianza civile.
Vogliamo altresì dare un segnale di solidarietà e vicinanza a tutti coloro che sono stati costretti a limitare drasticamente la propria attività lavorativa e, nello stesso tempo, ci impegniamo a non provocare ulteriore sovraccarico al lavoro degli operatori sanitari.
Siamo infine consapevoli che sospendere le attività cultuali non significa interrompere la pratica della carità fraterna, continuando ad impegnarci come cristiani nella solidarietà, nell’ascolto, nell’amore fraterno e nel seguire le persone che attraversano la dimensione della malattia e del lutto.
Invitiamo tutti i fratelli e le sorelle credenti a coltivare la propria fede e la propria pietà attraverso la lettura biblica e la preghiera personale.
Ribadiamo la nostra certezza nel fatto che il Signore continuerà a sostenerci in questo nuovo periodo di difficoltà e di dolore, mantenendoci nella fiducia e aperti alla speranza".
La Diocesi di Pinerolo – La Chiesa Evangelica di Pinerolo


Mi pare di aver capito che esista un "negazionismo celato", "interiore".

Chi non vuole o non può (per funzione, ruolo, opportunità, incapacità) dichiararsi contrario alle pratiche anti-covid, ma sostanzialmente - nel proprio profondo, laddove risiedono le opzioni fondamentali e fondative - non le accetta, mostra alcuni fenomeni, a volte concomitanti e compresenti:
- considerare gli altri non particolarmente importanti nella propria vita;
- non avere stima di altri (anche più competenti e preparati);
- chi la sa lunga su tutto;
- chi dichiara a parole di non essere all'altezza, ma in concreto non fa nulla per dare maggiore qualifica alla propria posizione;
- chi non vuole nemmeno avere a che fare con le informazioni, i media, i social;
- chi preferisce nascondersi i problemi, cacciare la testa sotto la sabbia, aspettare che passi la bufera;

- chi non ascolta con le viscere (rahamim) e quindi non conosce con esse.
Si intuisce che coloro che possono essere particolarmente affetti da queste problematiche sono coloro che - secondo la pseudologica del mondo - hanno potere, in qualsiasi ambito.
E più sono convinti di essere "in alto", più possono far danni "in basso".
Ma quando cadono, fanno più rumore.
don Chisciotte Mc, 201109

Il mondo è colpito da una pandemia.
Sono morte e muoiono decine di migliaia di persone.
Stiamo lottando tutti da mesi, sacrificando non poco di noi e dei nostri beni.
Non riesco a capire e non accetto chi pensa di non prendere sul serio la cosa; chi qualifica come "isterismi" le reazioni preoccupate; chi dice di invocare la sapienza e poi non si mette al suo servizio.
Io mi sento a casa dove non si ragiona così, e invece si agisce in direzione contraria: prudenza, sapienza, solidarietà responsabile con l'altro.
don Chisciotte Mc, 201107
N.B. Anche qui lo riaffermo: io - come segno di condivisione delle sorti di questo popolo - avrei dato il segno di rinunciare ad un bene grande (la celebrazione eucaristica) per favorire il distanziamento fisico e la preghiera individuale e familiare, in casa o nelle chiese (aperte tante ore al giorno, con sussidiazione adeguata).