«Quello che mi fa capire se uno è passato attraverso il fuoco dell'amore divino non è il suo modo di parlare di Dio; è il suo modo di parlare delle cose terrene».
Simone Weil


«Il cristianesimo storico è gravato dalla volontà di potere, dal desiderio di convincere per mezzo della forza, alleandosi con lo Stato. Allora si pone la domanda: che ruolo sono chiamati a svolgere i cristiani nella società secolarizzata?
La Chiesa deve rinunciare al potere, senza tuttavia rinunciare ad essere lievito, un lievito che opera in tutti i settori della vita. Restando al di fuori di qualsiasi potere essa può vivere della luce, una luce a volte impercettibile, a volte più visibile a seconda dei tempi, dei paesi, delle possibilità offerte dalla storia.
Bisogna altresì rinunciare all’idea che possiamo agire sulla società dal di fuori: non ci resta che la possibilità di agire dall’interno, attraverso menti e cuori investiti dai raggi di questa luce, attraverso le nostre diverse iniziative. Il ruolo del cristiano non è quello di lottare contro la secolarizzazione, che di fatto si è già imposta, ma di renderla positiva, ossia di fare in modo che la Chiesa sia lievito e non forma di potere; come pure ha il ruolo di tener deste le domande ultime dell’essere, cui il secolarismo non dà alcuna risposta. Forse Dio si attende dai cristiani una spiritualità creativa, che diventi l’ossigeno dell’epoca, e cambi impercettibilmente la società.
Tutto questo è molto importante, perché oggi siamo stanchi di un cristianesimo che sia l’ideologia di un gruppo, una nazione, uno Stato. Siamo stanchi dell’inquisizione, di dover pensare alla nostra influenza o alla nostra importanza: infatti possiamo essere poveri e liberi! Oggi, forse per la prima volta nella storia, i cristiani tornano ad essere poveri e liberi. Ci si apre al piccolo, alla semplicità, all’ampiezza degli sguardi, si ritorna al fondamento. Questa letizia di scoprire l’essenziale, di vivere dell’essenziale nella Chiesa, nella libertà di una scelta personale, è la grande opportunità del nostro tempo».
Olivier Clément, Taizé, un senso alla vita (1997)


27 gennaio 2019 - Festa della Santa Famiglia - Giorno della Memoria

1. Dopo il canto di ingresso, prima del segno della croce iniziale
Se conoscessimo che dono grande è avere delle persone che ti riconoscono, sanno il tuo nome, ti vogliono bene, ti aspettano.
Se conoscessimo che dono grande è avere un tetto, un luogo in cui trovare protezione e calore.

2. Prima della lettura
Se conoscessimo che dono grande è avere delle persone che ci ascoltano e sapere che c’è qualcuno che dice a noi delle parole affettuose e importanti per noi.
Se conoscessimo che dono grande è avere la possibilità di esprimere il proprio parere, il proprio dolore, la propria cultura, la propria lingua.

3. Prima dello scambio della pace
Se conoscessimo che dono grande è avere attorno a noi delle persone che ci perdonano e avere un cuore capace di perdonare.
Se conoscessimo che dono grande è avere una società in pace e avere accanto degli operatori di pace.

4. Prima della presentazione dei doni
Se conoscessimo che dono grande è avere dei doni da condividere e avere la volontà di condividere.
Se conoscessimo i doni immensi delle persone che vivono vicino a noi e di coloro che vengono da ogni parte del mondo.

5. Dopo il canto del Santo
Se conoscessimo che dono grande è


«Quando questo orrore finirà (perché finirà) si faranno musei e nelle teche ci saranno scarpe, lettere, piccole foto tessera, ciocche di capelli, mucchi di vestiti lacerati.
E ci saranno classi di scuola (perché ci saranno) che si chiederanno come è stato possibile. 
E ci saranno superstiti che racconteranno se questo è un uomo. 
E ci saranno quelli che volteranno lo sguardo per la vergogna. 
E taceranno.
E diranno che avevano ubbidito agli ordini. 
E ci saranno coloro che hanno avuto il coraggio di disubbidire che torneranno ad alzare gli occhi. 
E ci saranno nipoti che chiederanno ai nonni da che parte stavano. 
E ci saranno nonni, pochi, che risponderanno con verità: "Stavo dalla parte dell'umanità". 
E ce ne saranno altri che abbasseranno gli occhi e non risponderanno».
Ilda Curti, 2019

«Arrivammo su uno proprio così. Saltai giù dal vagone senza guardare. Un salto alto, troppo alto per una bambina di quattro anni... Ogni tanto chiudo gli occhi e sono qui. Mi restano immagini 'spezzate'. La gente si cercava, si chiamava. Lo faceva a voce alta, quasi strillando. C’erano i cani che abbaiavano e i tedeschi con le divise di pelle...». Era il 4-4-44, il quattro aprile del 1944. Con Andra c’era la mamma e Tatiana, la sorellina due anni più grande. Laggiù nascosto dalla nebbia c’è un caseggiato di mattoncini. «Ci fecero spogliare. Ci tagliarono i capelli. Ci diedero tre vestitini. Poi ci scoprirono il braccio destro e ci tatuarono un numero. 76483... Quel giorno ci separarono dalla mamma. Quando la rividi, qualche settimana dopo, aveva già cambiato aspetto. Rapata. La faccia scavata. Mi faceva quasi paura». Andra torna alle 'sue' cinque cifre. Le ripete quasi meccanicamente: 76483. «Non ho mai pensato di toglierle. Di cancellarle. Di nasconderle. Quel numero fa parte di me. È mio. Ogni tanto lo tocco. È il segno che ce l’ho fatta...». 232mila bambini sono entrati ad Auschwitz Birkenau, ma solo cinquanta sono sopravvissuti.
https://www.avvenire.it/attualita/pagine/la-lezione-di-auschwitz-oggi

Dal Rapporto Oxfam emerge che l’1% più ricco possiede metà della ricchezza aggregata netta totale del pianeta (il 47,2%), mentre 3,8 miliardi di persone, che corrispondono alla metà più povera degli abitanti del mondo, possono contare sullo 0,4 per cento. Un divario che si riflette su tutti gli ambiti della vita - istruzione, salute - e può innescare una devastante spirale della violenza.
leggi: http://www.vita.it/it/article/2019/01/21/ricchi-sempre-piu-ricchi-poveri-sempre-piu-poveri/150396/

“Nell’occasione in cui celebriamo il dono dell’unità e della fraternità fra i cristiani, desideriamo spiegare a tutti che per noi aiutare chi ha bisogno non è un gesto buonista, di ingenuo altruismo o, peggio ancora, di convenienza: è l’essenza stessa della nostra fede. Ci addolora e ci sconcerta la superficiale e ripetitiva retorica con la quale ormai da mesi si affronta il tema delle migrazioni globali, perdendo di vista che dietro i flussi, gli sbarchi e le statistiche ci sono uomini, donne e bambini ai quali sono negati fondamentali diritti umani: nei paesi da cui scappano, così come nei Paesi in cui transitano, come in Libia, finiscono nei campi di detenzione dove si fatica a sopravvivere. Additarli come una minaccia al nostro benessere, definirli come potenziali criminali o approfittatori della nostra accoglienza tradisce la storia degli immigrati – anche italiani – che invece hanno contribuito alla crescita economica, sociale e culturale di tanti paesi. Da qui il nostro appello perché – nello scontro politico - non si perda il senso del rispetto che si deve alle persone e alle loro storie di sofferenza”.
http://www.vita.it/it/article/2019/01/22/restiamoumani-lappello-di-cattolici-ed-evangelici/150414/


 

Sono 500 i migranti ospitati da Caritas lombarda nei suoi centri che probabilmente perderanno il diritto all’accoglienza per effetto del Decreto Sicurezza, ma che continueranno a essere accolti nelle strutture a spese della Chiesa. «Abbiamo deciso che anche chi non ha il diritto di rimanere verrà comunque accolto dalla Caritas a proprie spese – ha detto Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana, nel corso di un convegno sul tema dei migranti organizzato in collaborazione con Città dell’Uomo -. È un modo per dichiarare la nostra contrarietà agli effetti del decreto Salvini». Questa linea, come ha spiegato il direttore, sarà tenuta da tutte le Caritas lombarde. «I migranti rimarranno nei centri a nostre spese», ha ribadito Gualzetti, che ha sottolineato come «il tema delle migrazioni è strutturale e non può essere fermato da un porto chiuso o da filo spinato. Ci stanno dicendo che l’immigrazione è difficile da gestire, quindi impossibile e bisogna chiudere – ha concluso -. Una soluzione che qualcuno sta proponendo anche in modo muscolare, e così arriviamo ad alcuni provvedimenti che creano discriminazioni».
https://www.chiesadimilano.it/news/attualita/gualzetti-rimarranno-nei-centri-a-nostre-spese-i-migranti-che-non-ne-avrebbero-piu-diritto-secondo-il-decreto-salvini-252753.html?fbclid=IwAR0nzFUQsoy-XCzVgf3Xi52R1N9idz7XMIHo9Z2JyqrC5K9IzsqR973vEQg


È ancora la casa il luogo della vita «vera» 
di Nunzio Galantino 
(...) A volte la realtà ci sembra troppo piccola e banale, altre volte troppo insignificante la vita di tutti i giorni: solite persone, soliti problemi, solite difficoltà. Eppure è proprio questo il «piccolo mondo che ci è affidato» del quale dobbiamo aver cura, in cui dobbiamo accendere un brivido di vita vera. 
Inutile e fuorviante cercare altrove: quella è la porta attraverso la quale dobbiamo far passare l’infinito con i suoi sogni e le sue speranze. Anche se a volte ci sembra difficile. 
Rendere sacri i piccoli luoghi che abitiamo non significa costruirci intorno altarini o cappelle votive. Renderli sacri vuol dire semplicemente scaldarli con una scintilla di amore e di passione vera. Questo ci è sempre possibile. Sempre e con chiunque. Soprattutto con chi ha pochi o nessun motivo per amare la vita. 
La casa è il luogo della vita “vera”. È il luogo del disordine o dell’ordine maniacale, il luogo dove si mettono a nudo i nostri bisogni: lì arrivano i giorni delle lacrime e tornano i figli prodighi, lì si racchiudono l’ansia e il desiderio delle nostre speranze. 
La nostra banale e monotona vita quotidiana, tormentata dalle preoccupazioni e inaridita dalla percezione dei nostri limiti, è alla continua e strenua ricerca di senso: eppure nel piccolo cerchio di mura della nostra casa, nei mille frammenti delle nostre giornate, nel groviglio delle nostre relazioni, è lì che si nasconde il senso pieno della nostra esistenza. 
Nel cuore della vita di tutti i giorni, proprio là dove l’uomo vive e spera e dove scorre il suo tempo, proprio là possiamo intuire una presenza di luce, e là ci sentiamo mendicanti. 
Ciò che cerchiamo non è distante come un paradiso vago e lontano, ma ci è accanto, abita in noi, è parte del nostro quotidiano (...). A volte la verità delle cose essenziali ci è tanto vicina da diventare per noi quasi invisibile, e ci sfugge. 
Un tempo Rilke scrisse: «Se la tua giornata ti sembra povera, non la accusare; accusa te stesso, che non sei abbastanza poeta da evocarne le ricchezze» (...). 
La tenerezza di Dio si intreccia nei fili della nostra trama quotidiana: il suo Regno si nasconde nel granello di senape, nel pizzico di lievito, nel minuscolo seme. Roba, insomma, di tutti i giorni. (...)
in “Il Sole 24 Ore” del 23 giugno 2018

«Dio è non solo un padre», ma anche «una madre che non smette mai di amare la sua creatura» anche se dentro ha «tante cose brutte» o è un «delinquente». Papa Francesco nella terza udienza generale del nuovo anno prosegue il ciclo di catechesi sul Padre Nostro e si sofferma sulla parola “Abbà, Padre”, «un’invocazione», ricorda il Pontefice, «nella quale si condensa tutta la novità del Vangelo» predicata da Gesù. Per questo, «il cristiano non considera più Dio come un tiranno da temere, non ne ha più paura ma sente fiorire nel suo cuore la fiducia in Lui: può parlare con il Creatore chiamandolo “Padre”. L’espressione è talmente importante per i cristiani che spesso si è conservata intatta nella sua forma originaria: “Abbà”».

Su questa parola Francesco ricorda come... (continua a leggere)

http://www.famigliacristiana.it/articolo/il-papa-dio-e-padre-e-madre-di-tutti-anche-dei-delinquenti.aspx?fbclid=IwAR0rr2oGTD89L99AQAvDVu4cIOg8IGftYW13ZBXVSx87NUw-qnAnI1vfiAY

Quanto siamo piccoli - coi nostri minuscoli dettagli - rispetto alla Grandezza di cui beneficiamo!



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«Potete odiare solo a distanza; potete amare e capire solo nella vicinanza e nell’intimità. Per trovare la compassione nel bel mezzo del dolore dovete avere familiarità col dolore. I veterani del Vietnam, come i soldati di tutte le guerre di ogni tempo, parlano del senso di distanza e indifferenza che coltivavano per riuscire a combattere. La psicologia dell’odio conta sulla trasformazione del nemico in qualcosa di subumano per sentirsi autorizzati e dIsposti a fargli del male. Non sempre vi accorgete di come, così facendo, rendete voi stessi subumani, del danno che fate al vostro stesso cuore. La psicologia della compassione conta sul fatto che vediate – partendo da voi stessi – ciò che è umano in tutti i vostri nemici. La persona che odiate o che vi ispira più risentimento è, dal principio alla fine, qualcuno che si sveglia al mattino col desiderio di essere al sicuro e libero dal dolore, qualcuno che trova beneficio in un contatto pieno d’amore, che ha gran voglia di tenerezza e comprensione. Solo quando vi vedete riflessi negli occhi e nel cuore dell’altro riuscite a capire che fare del male all’altro è farlo a se stessi. Come ha detto una volta Gandhi: “Dove ci sono odio e paura, noi smarriamo la via del nostro spirito"».
Christina Feldman, "Compassione. Ascoltare le grida del mondo"

«In tutte le cose, azioni e conversazioni, egli [Ignazio di Loyola] sperimentava e contemplava la presenza di Dio, e aveva una sensibilità raffinata per le realtà spirituali, essendo contemplativo nella sua stessa azione [simul in actione contemplativus]. Il suo modo preferito di esprimere questo era: bisogna trovare Dio in tutte le sue cose» (p. Gerolamo Nadal, uno dei primi compagni del Santo).

"Sono passati quasi sei anni da quando il vescovo di Bolzano-Bressanone, Ivo Muser, aveva indicato la possibilità che un giorno fossero anche laici, opportunamente preparati, a celebrare i funerali, in vista dell’insufficiente numero di sacerdoti disponibili. Dopo un attento percorso di discernimento - stimolato anche dal richiamo del Sinodo diocesano a curare le celebrazioni liturgiche col coinvolgimento dei laici - è partita a ottobre una formazione intensiva che porterà a maggio ad avere i primi funerali - senza Eucaristia, naturalmente - con celebrazioni della Parola guidate da laici" - prosegui la lettura:
https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/il-funerale-lo-celebra-un-laico?fbclid=IwAR0E_2nuw39VG7ewXDhUzM_-fMLyNlnbRmTddpTy7gLoQXi61WLHVClHZVg


Il paradosso dell'arciere e il bersaglio della vita
di Mauro Berruto
« (...) La freccia, appena scoccata, inizia a dimenarsi come se fosse animata. La forza, applicata sulla sua parte posteriore (la cocca), fa letteralmente incurvare la freccia. La punta, appena effettuato il rilascio, si allontanerà dal bersaglio, andrà verso sinistra, ma ritornerà verso destra dopo pochi istanti, curvando ulteriormente e permettendo alla parte terminale, dove c'è l'impennatura, di aggirare la struttura dell'arco. Da lì in poi la freccia continuerà a puntare a sinistra, tornare a destra e così via, fino a quando si conficcherà sul bersaglio. Si chiama paradosso dell'arciere, un nome bellissimo. La freccia ci ricorda che al bersaglio ci si avvicina per scatti, momenti in cui apparentemente ci allontaniamo dall'obiettivo, altri in cui ci riallineiamo con ciò che desideriamo. Se non ci fosse la possibilità di andare fuori dalla traiettoria ideale, non ci sarebbero le condizioni per ritornarci, arrivando alla fine a colpire il centro del bersaglio. (...) 
Non è forse, il nostro, un adattamento continuo, un ricercare correzioni in una danza che ci fa allontanare, avvicinare, riallontanare, riavvicinare a quello che cerchiamo?» - continua a leggere: https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/il-paradosso-dell-arcieree-il-bersaglio-della-vita


«Quando ti viene data la possibilità di scegliere se avere ragione o essere gentile, scegli di essere gentile».
Wayne W. Dyer


Persona. Il fascino di un termine ambiguo 
di Nunzio Galantino 
«Ho sempre bisogno/ di una nuova definizione/ e gli altri fanno lo stesso/ è una tacita convenzione./ Non ne posso più di recitare/ di fingere per darmi un tono/ io mi mostro senza pudore/ pur di essere quel che sono./ E se mi viene bene, se la parte mi funziona/ allora mi sembra di essere una persona./ Se un giorno noi cercassimo chi siamo veramente/ ho il sospetto che non troveremmo niente». 
Scorgo nei versi del cantautore Giorgio Gaber (Il comportamento) tutto il ricco dinamismo che accompagna la parola persona e la consapevolezza che di essa siamo chiamati ad avere. Ma in quelle stesse parole trovo anche tutto il deludente vuoto che si sperimenta quando la parola persona viene pronunziata o vissuta con superficialità. È così quando lasciamo ad altri decidere di noi, del nostro destino, dei nostri sentimenti, delle nostre emozioni, dei nostri progetti. E quando, con troppa disinvoltura, indossiamo una maschera. 
Persona è senza dubbio uno dei termini più pronunziati, forse senza rendersi conto di quanto sia ambiguo, nel senso etimologico della parola. Quanto alla sua genesi, il termine persona non può contare su un unico e certo riferimento etimologico (...) e ambigua è anche la vasta gamma di significati legati al termine persona. (...) Penso che tutta questa ambiguità si spieghi per l’impossibilità di far coincidere tout court la persona con le sue manifestazioni particolari. La persona è mistero: «sta sul limite tra ciò che nell’uomo è manifestazione e insieme sottrazione di sé […]. Essa è costantemente in bilico tra il mettere in conto il suo carattere simbolico e la dimenticanza e l’occultamento di esso» (F. Chiereghin). (...)
in “Il Sole 24 Ore” del 14 ottobre 2018


La pace è fragile ed è nelle nostre mani 
di Ernesto Olivero 
In questi ultimi giorni ho riflettuto molto sul tempo che stiamo vivendo. Siamo circondati da incertezza, toni sopra le righe, slogan urlati. Al di là delle idee di ognuno, il momento politico attuale è delicatissimo, ma è il cuore delle persone il vero campo di battaglia. Alcuni amici mi hanno raccontato di essere stati testimoni di episodi di intolleranza, di chiusura, in luoghi normali: un autobus, la strada, un incontro di giovani. C’è tanta rabbia in giro, non siamo capaci di cogliere le sfumature della realtà, puntiamo il dito, cerchiamo un nemico facile. In fondo tutto questo ci rassicura, ci fa stare tranquilli nelle nostre certezze, ma alla fine ci blocca. 
Mai come oggi, ho capito che il male che vive dentro e fuori di noi può vincere. Il male che passa per bene, che può andare in prima pagina e affascinare. Il male che ti fa credere che ci siano condottieri capaci di risolvere ogni problema. (...)
Noi abbiamo scelto, anche tra le lacrime, di essere una porta aperta, per poter fasciare le mille situazioni di fatica, di disagio, di solitudine che ci hanno interpellato. Quante difficoltà, quanta frustrazione, ma anche quanto dolore alleviato. Non ho mai pensato che accogliere lo straniero, dare da mangiare all’affamato, essere vicino a un carcerato fossero cose semplici da fare. Ho toccato con mano l’inadeguatezza, la paura, ma anche l’istinto della natura umana che giudica a prescindere, rincorre il proprio io, non vuole scocciature. No, non è mai stato facile, ma su questo terreno ci giochiamo la vita. Non lo dico io, lo dice Gesù quando con parole semplici e meravigliose ci fa capire che cos’è per lui l’amore. Non un sorriso, non una pacca sulle spalle, ma un fatto concreto. «Ero straniero..., avevo fame..., ero carcerato...». 
Dovremmo ricordarcelo sempre quando anche ragioni valide ci portano a pensare il contrario, a chiuderci, a dire basta. (...) È un modo per educarci e ricordare che la storia può ripetersi e che la pace è fragile, ma è nelle nostre mani.
in “Avvenire” del 15 novembre 2018 


Uğur Gallenkuş è un fotografo turco, che intende attirare l'attenzione sulle varie ingiustizie ancora presenti nel mondo. Crea drammatici collages, combinando fotogrammi di diverse situazioni, allo scopo di mostrare l'estremo contrasto tra loro. Con l'intenzione di aprire gli occhi a coloro che non vogliono vedere, Uğur Gallenkuş sa che una immagine può sortire maggiore effetto di mille parole. 
A questi link trovi alcune delle sue impressionanti composizioni: https://www.demilked.com/contrast-between-worlds-ugurgallen/

https://www.demilked.com/contrast-between-worlds-ugur-gallen/?utm_source=facebook&utm_medium=link&utm_campaign=DemilkedFB&fbclid=IwAR2ACjQk0XezLk9KyNqhLJSczyCCaxzbRW3i-7WqBIDDTmqJnIf-iz3i1A4

«La tenerezza trova misteri
dove gli altri vedono problemi».
Chandra Livia Candiani


«Nel bel mezzo dell'inverno, ho infine imparato che vi era in me un'invincibile estate».
Albert Camus


«Non ho mai insegnato ai miei allievi; ho solo cercato di fornire loro le condizioni in cui possano imparare».
Albert Einstein

"Conflitti dimenticati o nascosti. Le vergogne nascoste: scopriamo che 5 dei 6 Paesi massimi esportatori di armi sono membri permanenti del Consiglio di sicurezza Onu che dovrebbe prevenire le crisi e tutelare i diritti umani nel mondo. E allora, a questo punto, cosa possiamo sperare? La domanda disperata. E non può dunque stupire il che nel 2017 siano stati ben 378 i conflitti, tra cui 186 crisi violente e 20 guerre ad alta intensità. Sono diminuiti i conflitti non violenti, di tipo politico-territoriale, mas sono aumentate le crisi violente, dove ci si spara: dalle 148 del 2011 alle 186 del 2017 (più 25,7%).
La disponibilità di strumenti bellici è una delle cause della profonda instabilità politica che colpisce in Africa, Asia, Medioriente"... (continua)
https://www.remocontro.it/2018/12/13/conflitti-tra-dimenticati-e-nascosti-20-guerre-e-186-crisi-violente/?fbclid=IwAR0bkUf8zKUD4eVTbXGhk_d0RWxUBesQq72NzfZ77RgfwZqMhyC6dM2v2fY


Per essere creatura umana occorre essere più che creatura umana.
don Chisciotte Mc 181229


«Se il Verbo, Parola eterna del Padre, 
deve imparare a parlare
per dire “mamma”, “papà”, “amici”, “fratelli”,
per dire “sì” e per dire “no”, 
per dire “acqua” e “fuoco”, “campo”, “pecore”,
allora abbiamo visto la sua gloria 
nella parola d’uomo che chiama e consola e illumina i figli degli uomini.

Se colui che ha fatto il cielo e la terra, 
deve imparare a lavorare
nella bottega del falegname
per guadagnarsi il pane, per dare forma e bellezza e utilità 
e sentire la fatica nelle braccia e le mani indurite dai calli,
allora abbiamo visto la sua gloria
nella


Raccontare la preghiera più bella con i simboli della comunicazione aumentativa - il linguaggio comprensibile anche alle persone con disabilità, soprattutto autistici, bambini con problemi cognitivi o con ritardi mentali – rappresenterebbe già uno sforzo importante.
Ma Cinzia Martin, mamma di un ragazzo Down, ha voluto che il regalo di Natale per il suo Pietro fosse ancora più ricco. Grazie allo stesso linguaggio simbolico ha accompagnato le parole del Padre Nostro con un commento semplice ma efficace, adeguato alle capacità di comprensione del figlio e, soprattutto, ha corredato il tutto con magnifici disegni realizzati da un parroco di Bergamo, don Giuseppe Sala.
https://www.avvenire.it/attualita/pagine/ho-tradotto-il-padre-nostro-in-simboli-per-mio-figlio-down?fbclid=IwAR3-6JGJNQRYAWS79IDnU-EqUZLNKXroseTVP2YCkrJvn27R7S_FplbN81Y


«Nella cappella della nunziatura a Beirut, sul rotolo della storia della salvezza dispiegato dall'arcangelo Gabriele, proprio nella scena della Natività, il 25 dicembre a mezzogiorno, il sole illumina con il suo raggio il piede di Gabriele che porta l'annuncio, la bocca di Maria che dice "Sì" al Signore e la punta della stella che indica ai Magi il Messia Bambino nato per noi».
p. Marko Ivan Rupnik - Natale 2018


«Se Europhonica (la radio fondata da Antonio per trasmettere in diretta le sedute del Cosniglio d'Europa) fosse una metafora facile, spiega sempre il collega “sarebbe un don Chisciotte che va contro i mulini a vento dell'indifferenza nei confronti delle istituzione europee. Per farvi capire come era Antonio, lui non solo era il primo a guidare la carica contro i mulini ma aveva trovato i cavalli, studiato il percorso, e venduto i diritti della storia a Cervantes”.
Perché Antonio aveva mille idee giornalistiche e imprenditoriali al giorno su come raccontare l'Unione Europea, “aveva un approccio democraticamente pop e una dote naturale, spiegare in modo semplice la materia più difficile del mondo: L'Europa e le sue istituzioni".
“Perché Antonio pensava che il suo fosse il lavoro più bello del mondo e desiderava farlo per sempre, basta leggere l'hashtag che accompagnava le sue foto, 'My job is better than your vacation' (il mio lavoro è meglio della tua vacanza)”.
Andrea Fioravanti ai funerali di Antonio Megalizzi, Trento 20.12.2018 


«Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio, / ci visiterà un sole che sorge dall’alto, / per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre / e nell’ombra di morte, / e dirigere i nostri passi / sulla via della pace» (Lc 1).


Il Papa: mai stare “ingabbiati” senza “volare con il sogno” 
di Domenico Agasso jr 
Mai smettere di «custodire il proprio desiderio». Mai accontentarsi «dell’antipasto». Il cristiano non si ferma alla prima grazia ricevuta, va sempre avanti, perché cerca la gioia di stare con Dio. Cerca tutto «il banchetto». È l’appello di papa Francesco nell’omelia di questa mattina, 12 marzo 2018, nella Cappella di Casa Santa Marta. Il Pontefice dice no ai credenti che stanno «parcheggiati», o «ingabbiati» senza «volare con il sogno». 
Nel Vangelo di oggi si legge di un rimprovero di Gesù: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete»; lo rivolge al funzionario del re che Gli chiede di guarire il figlio malato. Cristo sembra perdere la pazienza perché il miracolo appare come l’unica cosa che conta per la gente. 
Commenta il Papa, come riporta Vatican News : «Dov’è la vostra fede?. Vedere un miracolo, un prodigio e dire: “Ma, Tu hai la potenza, Tu sei Dio”, sì, è un atto di fede, ma piccolino così. Perché è evidente che quest’uomo ha un potere forte; ma lì incomincia la fede, ma poi deve andare avanti». 
Domanda Jorge Mario Bergoglio: «Dove è il tuo desiderio di Dio? Perché la fede è questo: avere il desiderio di trovare Dio, di incontrarlo, di essere con Lui, di essere felice con Lui». 
La Prima Lettura odierna, dal Libro del Profeta Isaia, illustra qual è il grande prodigio compiuto dal Signore, come osserva il Papa: «Ecco, io creo nuovi cieli e nuova terra. Si godrà e si gioirà sempre, di quello che sto per creare». Dio attira e alimenta il desiderio personale alla gioia di essere con Lui: rileva Francesco: «Quando il Signore passa nella nostra vita e fa un miracolo in ognuno di noi, e ognuno di noi sa cosa ha fatto il Signore nella sua vita, lì non finisce tutto: questo è l’invito ad andare avanti, a continuare a camminare, “cercare il volto di Dio”, dice il Salmo; cercare questa gioia». 
Il Vescovo di Roma si chiede che cosa pensi il Figlio di Dio dei cristiani che si fermano alla prima grazia ricevuta, che non proseguono il cammino e si comportano come uno che, al ristorante, si sazia con l’antipasto e torna a casa non sapendo che il meglio arriva dopo: «Perché ci sono tanti cristiani fermi, che non camminano; cristiani insabbiati nelle cose di ogni giorno – buoni, buoni! – ma non crescono, rimangono piccoli. Cristiani parcheggiati: si parcheggiano. Cristiani ingabbiati che non sanno volare con il sogno a questa cosa bella alla quale il Signore ci chiama». 
Ecco poi i consigli del Papa: domandarsi: «Com’è il mio desiderio? Cerco il Signore così? Oppure ho paura, sono mediocre? Qual è la misura del mio desiderio? L’antipasto o tutto il banchetto?». 
Infine, sottolinea: occorre «custodire il proprio desiderio, non sistemarsi troppo, andare un po’ avanti, rischiare. Il vero cristiano rischia, esce dalla sicurezza».
in “La Stampa Vatican Insider” del 12 marzo 2018 


Sintesi. Saper cogliere l’essenziale 
di Nunzio Galantino 
L’etimo della parola sintesi rimanda al sostantivo greco suntesis (composizione), derivato dal verbo suntithemi , composto a sua volta da sun (con, insieme) e tithemi (porre, mettere). È l’operazione con la quale, dopo averli opportunamente conosciuti, si combinano parti o elementi di discorsi, esperienze ed emozioni con l’obiettivo di ottenere un tutto-altro, fedele però all’essenza di ciò che si è conosciuto. Operazione straordinaria ma faticosa è fare sintesi! Soprattutto quando riguarda se stessi e la propria interiorità. Albert Camus la ritiene addirittura paradossale: «È un paradosso tipico dello spirito umano cogliere gli elementi senza poterne abbracciare la sintesi … paradosso psicologico di un io percettibile nelle sue parti, ma inaccessibile nella sua profonda unità». 
Paradossale ma non impossibile. Anzi indispensabile se si vuole abitare in maniera consapevole la storia, a cominciare dalla propria. 
La sintesi, in filosofia, è il processo conoscitivo che, partendo da elementi semplici e parziali, giunge a una rappresentazione o a una conoscenza complessa e unitaria. Nelle scienze (fisica, chimica, geologia) la sintesi è il processo scientifico-metodologico che permette di ottenere, da singole componenti, altre componenti non già esistenti in natura. Nel linguaggio comune la sintesi è l’operazione intellettuale con la quale di un argomento, di un insieme o anche di un complesso di fatti si colgono, fino a evidenziarli, i concetti essenziali. La sintesi finisce così per essere una sorta di riassunto che restituisce, a partire dall’insieme di più parti, qualcosa di inedito, di nuovo, di accessibile. La sintesi non è mai semplice somma delle parti, ma combinazione di esse. Ciò ne fa un’operazione dinamica e creatrice. Per essere corretta però la sintesi richiede capacità di guardare al singolo elemento senza perdere di vista eventuali connessioni o sovrapposizioni con altri elementi; richiede capacità di approfondimento del singolo elemento per coglierne l’essenziale ed i legami che esso ha con altri elementi. 
Nell’era delle informazioni ridondanti, spesso inutili e adornate di particolari insignificanti, la capacità di sintesi è tanto più necessaria quanto più siamo affetti dalla patologia della fretta, impegnati ad accumulare informazioni, sensazioni, confidenze ed esperienze senza trovare il tempo o il coraggio per elaborare, interpretare, confrontare e personalizzare il vissuto. 
È importante mettere insieme la ricchezza che ogni frammento porta con sé, senza disperderla anzi dando vita a quella vera e propria... produzione artigianale, che è la sintesi.
in “Il Sole 24 Ore” del 11 novembre 2018




«MATRIMONIO E PERCORSI ECCLESIALI DI RICONCILIAZIONE - Sintesi delle indicazioni diocesane per una più piena integrazione dei fedeli divorziati e risposati nella comunità ecclesiale

Nella nostra Diocesi (di Mantova) il Vescovo ha incaricato una commissione di alcuni preti con una coppia di sposi, per definire un percorso diocesano di riconciliazione per una più piena integrazione dei fedeli divorziati e risposati nella comunità ecclesiale.

Sono innanzitutto richiamati dal Vescovo i due criteri di fondo: il discernimento per una considerazione dei vissuti delle persone e delle coppie ‘caso per caso’ e la misericordia, l’atteggiamento evangelico verso le coppie ferite e aperte alla conversione che chiede di evitare giudizi “troppo duri e impazienti” (n. 308), di non comportarsi come “controllori della grazia”, ma come “facilitatori” (n. 310) dell’incontro con Dio Padre».

Scarica qui il documento e il pieghevole:

https://www.diocesidimantova.it/media/docs/MATRIMONIO_E_PERCORSI_ECCLESIALI_DI_RICONCILIAZIONE.docx

https://www.diocesidimantova.it/media/docs/matrimonio_e_riconciliazione_Qq0Azdh.pdf

Non è una lezione di perfetta teologia... ma ci vuole coraggio e amore per proporre questi temi nel contesto di questo programma tv e davanti a questo pubblico.


Umanità. La grande bellezza della diversità 
di Nunzio Galantino
Dal latino humanitas, derivato di humanus (umano), la parola umanità non indica solo l’insieme di tutti gli esseri umani. Essa fa anche riferimento alle caratteristiche che permettono di riconoscere gli esseri viventi come un insieme bene identificato: l’umanità appunto. A renderci umani contribuiscono la natura, i doveri, i diritti, i progetti, le relazioni, i valori, i sogni e le emozioni. 
Insomma tutto ciò che fa dire, in maniera efficace, a H. de Balzac: «L’umanità è passione; senza passione, la religione, la storia, i romanzi, l’arte sarebbero inefficaci». 
Ciò che è umano e rende umani appartiene a tutti, facendo dell’umanità un poderoso combinato di relazioni, solidarietà, partecipazione, produzione, comprensione, perdono, cura e rispetto. «Essere umani. Con la scusa di essere di Dio, di essere soprannaturali – avverte A. Casati - a volte si è così poco umani, così poco partecipi con il sentimento. Siamo di ghiaccio». (...)
in “Il Sole 24 Ore” del 4 novembre 2018 


"La capacità che ha un videogame di catturare e tenere incollato un utente allo schermo è diventato un fenomeno da emulare in contesti che con il gioco, apparentemente, non hanno niente a che fare. Aziende ed enti pubblici, infatti, sempre di più ricorrono alle tecniche e al design dei videogiochi per agire sul comportamento delle persone e spingerle a partecipare alle loro attività.
Mutuando le dinamiche ludiche in contesti seri si può stimolare un paziente alle cure e rendere un dipendente più concentrato al lavoro tanto quanto lo è un giocatore immerso in un’avventura di gioco virtuale. Con un videogame si può anche fidelizzare un consumatore a un prodotto o ingaggiare elettori durante la campagna elettorale. Le persone non devono sentirsi obbligate a farlo, devono volerlo fare. La chiamano gamification, ma davvero si tratta solo di un gioco?".
http://www.rai.it/programmi/report/inchieste/In-gioco-ea15a2b9-fdf3-4908-b6b6-a21a2edea4dc.html?fbclid=IwAR3p-U01zqOmfMNHeC8qvPEeRmkKEdQOjmyKO4JmyHYqGw9SKA1eFYqc24c


«Debbo dire che i miei rapporti con Maria, la madre di Gesù, erano guastati dal romanticismo di quella devozione mariana che imperversava prima del Concilio e che a poco a poco si svuotava di contenuto.
Che Maria fosse regina e che regina! che fosse una creatura che non sbagliava mai, che camminava sulle strade della sua Nazaret con la visione tutta chiara delle cose, incapace di peccare e di dubitare, ha poco da dire a chi è angosciato e si trascina nel deserto della fede con tanta fatica.
L'esaltazione fatta di questa creatura dal fanatismo di allucinati, così numerosi nel mondo cattolico, finisce per svuotare di autentico contenuto teologico la devozione per colei che è nientemeno che la Madre di Dio e che non ha bisogno di raccomandazioni per essere considerata. Basta non tradire il Vangelo.
Non mi sono mai stupito quindi nel vedere in questi decenni inaridirsi nelle giovani generazioni la fonte dell'amore per Maria di Nazaret ed i venditori di rosari chiudere bottega.
Era necessario che così avvenisse.
Come per tante altre cose, bisognava ricominciare da capo.
Non abbiamo cominciato da capo con la Bibbia considerata ai tempi della mia giovinezza un libro proibito?
Non abbiamo cominciato da capo con la liturgia espressa prima del Concilio nell'immobilismo di gesti abbastanza freddi, in una lingua incomprensibile alle folle com'è il latino?
Non abbiamo incominciato da capo con la Chiesa considerata nel passato come una piramide clericale, mentre il Concilio ce l'ha delineata come « Popolo di Dio» in marcia verso la Terra Promessa?
Ebbene anche per la Madonna incominciamo da capo anche se questo « incominciare da capo» è solo un'impressione perché, in realtà, le cose continuano, perché nella Chiesa, che è un corpo vivo, una realtà viva, tutto continua».
Carlo Carretto, Beata te che hai creduto, 7 (anno 1980)


"Mai sentito parlare così di Gesù", dissero i genitori di due gruppi di bambini del catechismo dopo aver sentito la proposta di meditazione sul vangelo della samaritana.
E io che mi meraviglio ancora che le persone si meraviglino...
don Chisciotte Mc 181202


«Gente di poca fede, perché andate dicendo tra voi che non avete pane?»


"La bella iniziativa di Paola Antonelli di Galbiate che ci dice: "Ho svuotato la pianta di cachi e noi non li mangiamo, quindi copiando un’abitudine tedesca ho preparato dei sacchettini da regalare ai passanti.
Se amate i cachi passate da via Vignazza 28 😊"
Bell' idea!"

«Ricorda quella frase del Diario di Søren Kierkegaard? “La nave è in mano al cuoco di bordo. E ciò che trasmette il megafono del comandante non è più la rotta ma ciò che mangeremo domani”…».
«In Occidente, anche in Italia, noi cattolici e in generale noi credenti dobbiamo essere consapevoli che siamo una minoranza. Molti ecclesiastici lo rifiutano, quando lo dici ti fermano. Vivono come se ancora fossimo in quei paesi dove la domenica mattina suonavano le campane e la gente accorreva a messa».
«Non saprei quanto (sia calato il numero dei battesimi), ma non è questo il punto. Al di là di ciò, che potrebbe dire un censimento di chi si dice cristiano, in realtà cosa sono? Quali opzioni fanno? Tempo fa scrissi su Twitter una frase di Gesù, “Ero straniero e non mi avete accolto”, non le dico le reazioni! Tanti non avevano neanche capito che citavo il Vangelo, Matteo 25,43».
«Per far capire la forza, la radicalità evangelica delle Beatitudini, non basta limitarsi a leggerle: devo spiegare in un linguaggio che le attualizzi. San Paolo lo aveva capito, ha preso il nucleo cristiano, il kerygma, e lo ha trascritto in un linguaggio che non era più quello giudaico di Gesù: il greco di San Paolo era l’inglese, il digitale di allora».
card. Gianfranco Ravasi, 181128
https://www.corriere.it/cronache/18_novembre_28/noi-cattolici-minoranza-occidente-campana-non-chiama-piu-messa-ravasi-cardinale-chiesa-cattolica-e6d81102-f34a-11e8-bf1c-39c2f2f9623f.shtml?fbclid=IwAR2_WkYXBAXNwxipbC9y1rUH5o9boBy3ypztlN1_pNk-ZGWiE00FezYYP58


"Don, vuole il bis di tiramisù?".
"Lo voglio sì... ma non lo prendo".
"Allora mi allunghi il piatto che glielo metto".
"Guardi, le confermo che lo voglio (meglio sarebbe dire: lo vorrei!), ma scelgo di non prenderlo".
Stavolta è andata così, oggi verso le 13.45.
don Chisciotte Mc 181202


Le straordinarie immagini di Gregg Segal, che ha immortalato venti bambini per mostrare la globalizzazione delle abitudini alimentari dei bambini di tutto il mondo.
Nel progetto "Daily Bread" per Time Magazine, il fotografo Gregg Segal ha immortalato venti bambini originari di paesi diversi circondati dai cibi che mangiano abitualmente per mostrare, "la globalizzazione delle abitudini alimentari tra i bambini di tutto il mondo, che hanno tutti diete simili e mangiano tutti lo stesso cibo". Un fenomeno che, ha spiegato il fotografo all'Ansa, "ci fa riflettere sul fatto che i loro genitori comprano tutti negli stessi supermercati anche se vivono in continenti diversi". Segal ha vinto oggi uno dei "Food Sustainability media award" di Bcfn e Trf, premi conferiti al nono Forum internazionale su alimentazione e nutrizione della fondazione Barilla Center for Food & Nutrition, all'Hangar Bicocca a Milano.

https://www.avvenire.it/economia/pagine/gregg-segal-daily-bread


Posso immodestamente dire di provare qualche volta l'acutezza (non trovo un'altra parola) del dolore di Dio Trinità: Lui conosce la Bellezza di ciascuno, e cerca tutti i modi per indicargliela... e inspiegabilmente le persone danno credito e seguono ciò che mostra loro una falsa bruttezza.
don Chisciotte Mc 181130



Abbiamo condiviso le nostre impressioni-intuizioni dopo aver contemplato le opere d'arte che raccontano degli episodi dell'incontro tra Gesù e la Samaritana e di Gesù a Cana:
qui la scheda.


"Disegnare il cielo è bello quanto guardare il cielo".
Bimba Landmann


"Forse più di ogni cosa abbiamo bisogno oggi di facilitatori. 
Di persone cioè che nei gruppi di ogni tipo (fosse la classe o il consiglio di classe, la giunta o il consiglio comunale, il condominio o l’intero quartiere) facilitino i passaggi per cui dallo scontro tra persone, idee, posizioni anche di principio si arrivi a individuare la strada che fa fare a tutti un passo in avanti permettendo a tutti di vivere meglio. E soprattutto che tenda sempre al massimo dell’inclusione e partecipazione possibili.
Se pensate sia impossibile o volete darvi anche solo una possibilità per capire se sia fattibile, cliccate su https://www.lameridiana.it/facilitiamoci.html e scoprite il manuale della facilitazione".



"Il Concilio Vaticano II, realizzando il rinnovamento della liturgia, ha ribadito che la «tradizione musicale della Chiesa costituisce un patrimonio di inestimabile valore» (Cost. Sacrosanctum Concilium, 112). È proprio così. Penso, in particolare, alle tante tradizioni delle nostre comunità sparse per il mondo intero, che fanno emergere le forme più radicate nella cultura popolare, e che diventano anche una vera preghiera. Quella pietà popolare che sa pregare creativamente, che sa cantare creativamente (...) Per rendere il vostro canto una melodia che favorisce la preghiera e la celebrazione liturgica. Non cadete, tuttavia, nella tentazione di un protagonismo che offusca il vostro impegno, e umilia la partecipazione attiva del popolo alla preghiera. Per favore, non fate la “prima donna”. Siate animatori del canto di tutta l’assemblea e non sostituitevi a essa, privando il popolo di Dio di cantare con voi e di dare testimonianza di una preghiera ecclesiale e comunitaria. A volte mi rattristo quando, in alcune cerimonie, si canta tanto bene ma la gente non può cantare quelle cose... Voi che avete compreso più a fondo l’importanza del canto e della musica, non svalutate le altre espressioni della spiritualità popolare: le feste patronali, le processioni, le danze e i canti religiosi del nostro popolo sono anch’essi un vero patrimonio di religiosità che merita di essere valorizzato e sostenuto perché è pur sempre un’azione dello Spirito Santo nel cuore della Chiesa".
papa Francesco, Alle corali, 24.11.2018


Contemplando le opere d'arte che raccontano dell'episodio di Gesù a Cana:
qui la scheda.


Il Black Friday sta diventando anche in Italia il tempo degli acquisti più vantaggiosi dal punto di vista economico.
Perché non farlo diventare il "Tempo dei regali" (quelli più costosi)?!
Così libereremmo la "finestra temporale" del 25 dicembre, che resterebbe libera per festeggiare Altro, Qualcun'Altro.
Sento già i lettori entusiasti: "Buona idea, Marco! Ma se ci togli i pacchi-regali, a Natale... cosa facciamo?!".
don Chisciotte Mc 181124


Quest'anno il mio compleanno è coinciso con il "Thanksgiving Day" americano.
Il mio Thanksgiving Day prosegue anche oggi....
e anche domani, dopodomani, e ancora e ancora...
don Chisciotte Mc 181123


«Questi che vedete non sono rifiuti. Sono oggetti per ricordare.
Sono scarpe, abiti, salvagenti, oggetti da uomo, da donna, e fin troppi da bambino... e non sono di ferro (che possano restare ben piantati nella memoria), ma sono di tessuto, di gomma... ma sono comunque un Memorial, un Monumento.
Le potete osservare su tante spiagge del Mediterraneo, un mare blu che si è tinto di rosso, perché migliaia di persone sono morte lì dentro. Ognuno di questi oggetti racconta una storia, un cammino, una fine.
“Alla memoria delle vittime morte mentre cercavano una vita": non è scritto su nessuna targhetta.
don Chisciotte Mc 181121


È bello ciò che è buono 
di Nunzio Galantino 
«La bellezza risplende nel cuore di colui che ad essa aspira più che negli occhi di colui che la vede» (K. Gibran). È proprio vero, la bellezza è difficile da riconoscere e da godere senza uno sguardo interiore. È difficile almeno quanto coglierne fino in fondo la radice semantica perché sempre la bellezza tende a comunicare un mistero, una promessa; non sopporta atteggiamenti predatori. E non c’è luogo esclusivo per la bellezza. Nella bellezza si sperimenta qualcosa di infinito, che spinge oltre fino a far sperimentare la pochezza delle parole. 
Il latino bellus (bello), dal quale deriva bellezza, è diminutivo di una forma antica di bonus (buono), prossimo al nostro “carino”. Nella cultura greca arcaica, la bellezza indica l’ideale di perfezione fisica e morale dell’uomo. È concepita come un valore assoluto donato dagli dèi all’uomo ed è spesso associato alle imprese di guerra dell’eroe omerico. Il fatto che il termine si origini dalla sostantivizzazione di una coppia d’aggettivi (bello e buono) contribuisce ad associare la bellezza non solo a ciò che è bello per il suo aspetto esteriore. Essa è connessa anche al comportamento moralmente buono.
Si capisce allora perché la bellezza – quella vera - è un mistero che ci raggiunge, avvolge e trasfigura. Essa trova dimora, ad esempio, nella natura non violata, nel volto di un bambino non abusato, negli occhi di una madre, nelle mani di un padre che lavora, nel bisturi di un chirurgo che opera, nella donna rispettata nella sua femminilità e nella sua dignità, nel giovane che prepara con passione il suo futuro. Qui abita e chiede di essere riconosciuta e incontrata la bellezza.
Ma essa deve poter trovare dimora anche nelle nostre città perché «una città brutta – ripeteva D. Turoldo – abbruttisce gli uomini». Proprio come abbrutisce e impoverisce una chiesa brutta, un governo brutto, una scuola brutta. Prima e oltre che di ministri del culto, uomini di governo, insegnanti o altro, il nostro mondo ha bisogno di “diaconi della bellezza”.
«Ciò che oggi ci occorre è un sussulto, una fascinazione, un innamoramento, l’emozione per la bellezza racchiusa nel frammento” (A. Casati).
La verità senza bellezza è gelida, è teorema, è assetto dottrinale, non fa trasalire il cuore. Il bene stesso e la virtù, senza bellezza, diventano pesanti, finiscono per soffocare. 
Senza bellezza, la vita si riduce a vuota teatralità, a coreografia perfetta ma senz’anima: parole proclamate, canti urlati, gesti ripetuti. Senza occhi che scrutano e cuore che batte non c’è bellezza. 
«La bellezza è per i ricercatori di fessure, di soglie segrete, di fili pressoché invisibili. Soglie non tanto da varcare con animo predatorio, ma su cui sostare, da cui intravvedere e provare emozione, commozione. La bellezza è per i ricercatori di un oltre, quelli che hanno resistito alla seduzione della quantità, della grandezza esteriore, dell’esibizione» (A. Casati).
in “Il Sole 24 Ore” del 24 settembre 2017


Da una pianta solo apparentemente piccola e insignificante
fiorisce una Bellezza realmente armonica e sorprendente!
don Chisciotte Mc 181118

Queste che vedete non sono scarpe abbandonate, ovvero, non sono scarpe buttate via o dimenticate. Sono scarpe, anzi, per ricordare. Ci sono da uomo, da donna, e fin troppe da bambino... e non sono di pelle o di cuoio, nemmeno di stoffa ma sono scarpe di ferro, e son ben fissate al suolo perché questo è un Memorial, un Monumento.
Le potete osservare a Budapest, sulle rive di quel bel Danubio che Johann Strauss ci ha tramandato bello, e blu. E invece si è anche tinto di rosso, perché quelle scarpe le dovevano lasciare per poi essere buttati nelle gelide acque del fiume. E ogni scarpa racconta una storia, un cammino... che sia ancora integra o con la suola consumata.
“Alla memoria delle vittime gettate nel Danubio dai miliziani della Croce Frecciata nel 1944-45”: è scritto su una targhetta apposta poco distante.

Contemplando le opere d'arte che raccontano dell'incontro di Gesù con la Samaritana:
qui la scheda.


Ti prego, Gesù, non farti pregare 
di Enzo Bianchi 
“Facciamo che tu eri sempre mio amico, ma io adesso non ti pregavo più”. Così Leone, il protagonista dell’omonimo romanzo di Paola Mastrocola, si rivolge a Gesù, deluso perché sembra essersi interrotta una sorta di complicità nell’esaudimento delle sue preghiere. Così, “rivolse a Gesù una preghiera piena di rabbia, la preghiera più strana e folle che qualcuno abbia mai rivolto a Gesù: lo pregò ad aiutarlo a non pregarlo più”. Inevitabile conclusione cui perviene la mente e il cuore di un bambino che ha capito come tutto dipenda dall’aver fiducia, dal credere fermamente che l’altro sia capace di ciò di cui noi non siamo capaci: se invece i fatti incrinano questa fiducia, allora non ha più senso pregare, fosse anche per non chiedere nulla. Quando preghiamo, infatti, chiediamo innanzitutto di poter aver fiducia in colui al quale ci rivolgiamo. (...)
in “Robinson” del 4 novembre 2018 


"Il dispiacere fa venire la febbre".
Ennio, 181112


"Si può vivere tutta la vita senza sapere perché viviamo;
non si può vivere nemmeno un istante senza sapere per chi viviamo".
dal web


"Anche una goccia d’acqua ha la capacità di amare quando cade su di un filo d’erba ingiallito e lo disseta".
Romano Battaglia


Se non uso il potere come i potenti, non capiscono il valore di ciò che dico e faccio;
non obbediscono come gli obbedienti (meno male!);
non riconoscono uno stile comunque autorevole (quello necessario);
non colgono la chance di essere tutti "re" (sponsabili).
Ma io continuo a ispirarmi al tipo di "potere non-potente" che ha esercitato Gesù.
don Chisciotte Mc - 181030 

Quaranta secondi. È il tempo medio di attenzione davanti a uno schermo quando siamo al lavoro. E fuori dall'ufficio, va ancora peggio: saltiamo continuamente da una chat a una foto Instagram, da un post all'altro di Facebook, da un link all'altro. Siamo in una parola, IPERCONNESSI.


Un conto è mettersi nei panni dell'altro,
un conto è fare i conti in tasca (del tempo, dei soldi, dei pensieri) dell'altro.
don Chisciotte Mc


Se io dovessi credere in quel dio nel quale credono molti dei cristiani che conosco,
non sarei credente.
Un dio lontano, irremovibile, capriccioso, incomprensibile.
Il Dio a cui mi affido è differente... grazie a Dio!
don Chisciotte Mc 181106

"Corriere della sera di oggi: sulla sinistra una pagina di pubblicità per la crema contro l’invecchiamento della pelle. Sulla pagina di destra la foto che ritrae Amal, bimba di 7 anni morta per malnutrizione nello Yemen.
Immagini che accostate mostrano i paradossi del nostro tempo.
Ancora oggi ci sono i popoli della fame e quelli dell’opulenza. Vi prego, non restate indifferenti. 
A me questa pagina ha colpito nel profondo e la condivido con voi".
Walter Magnoni, 3.11.2018

«Sono gli analfabeti funzionali, quegli italiani che non sono in grado di capire il libretto di istruzioni di un cellulare o che non sanno risalire a un numero di telefono contenuto in una pagina web se esso si trova in corrispondenza del link “Contattaci”. È “low skilled” più di un italiano su quattro e l'Italia ricopre una tra le posizioni peggiori nell' indagine Piaac , penultima in Europa per livello di competenze (preceduta solo dalla Turchia) e quartultima su scala mondiale rispetto ai 33 paesi analizzati dall'Ocse (con performance migliori solo di Cile e Indonesia)».

«Come le onde del mare, come le onde del mare
balla la gente quando suono il mio violino.
Mio cugino è prete a Kilvarnet,
mio fratello è prete a Mocharabuiee.
Ma io ho fatto più di mio fratello e mio cugino:
leggono nei libri di preghiere,
io leggo nei miei libri di canzoni
che ho comperato alla fiera di Sligo.

Quando alla fine dei tempi
noi ci presenteremo a Pietro,
andremo da lui seduto in maestà,
allora lui sorriderà ai nostri tre vecchi spiriti,
ma chiamerà me per primo oltre il cancello.

Perché sempre allegri sono i buoni,
salvo che per cattiva sorte,
e la gente allegra ama il violino,
la gente allegra ama ballare.

Quando mi vedono arrivare,
corrono da me tutti gridando:
"Ecco il violinista di Dooney!
Vengono a ballare come le onde del mare».
William Butler Yeats


Resta per me inconcepibile che - quando qualcuno è in disaccordo (o addirittura si arrabbia) con qualcun'altro - non lo saluta più, non gli parla più.
don Chisciotte Mc 181020




Ringraziamento o bestemmia?
L'albero si è schiantato a terra, investendo e distruggendo la panchina dove fino a un quarto d'ora prima erano seduti gli allenatori e i ragazzi (le "riserve" della squadra).
"Grazie a Dio!", hanno detto in tanti. "Sarebbe stata una tragedia: la Madonna ci ha protetto!".
Anche io ne sono felice... ma non posso eludere una questione: se diciamo che in questo caso c'è stato un benigno intervento divino, se le cose fossero andate diversamente (e così è capitato proprio in altre parti di Italia in questi giorni), per coerenza avremmo dovuto esclamare: "Dio non ci ha protetto". E di conseguenza domandarci: "Perché non l'ha fatto?". E i casi sarebbero: 1. è arrabbiato con noi; 2. noi non ce lo meritiamo; 3. non vuole agire; 4. non esiste.
E io a queste quattro bestemmie non credo. E quindi sto sobrio anche a fare uso di questo tipo di ringraziamenti.
don Chisciotte Mc - 181029


"L’uomo che sposta una montagna comincia portando via piccole pietre".
Confucio

24 ottobre 2018



Realtà o surrealtà? Questa foto rappresenta la realtà (è stata scattata da me mercoledì sera; non è photoshoppata!), ma quanta altra Realtà c'è dentro, sotto, sopra. Quante mille realtà, raccolte in una profonda Realtà!
don Chisciotte Mc

... o configurazioni spirituali del quotidiano?!

Avvenire, 21 ottobre 2018

Staino saluta con un abbraccio: «Jesus» non merita il microscopio
Caro Direttore,
non te la prendere troppo: ci abbiamo provato. È stato bellissimo trovarmi sulle pagine del tuo giornale, in mezzo ai tanti articoli che ogni giorno ci parlano delle sofferenze del mondo, delle lotte degli umili contro l’infamia, lo sfruttamento e l’ingiustizia. Un giornale attento alle grida di dolore che si levano dalle parti più lontane e nascoste del mondo e che, per questo, troppo spesso vengono dimenticate.
Certo il mio Jesus non risponde completamente ai canoni tradizionali: suona il basso, legge “internazionale” e ha la mamma ancora giovane che forse vede su Netflix qualche serial di troppo, ma, nelle mie intenzioni, mantiene tutta la carica rivoluzionaria contenuta nel messaggio evangelico. Per questo mi piaceva, da non credente, essere al fianco di quel grande rinnovamento che osserviamo oggi nella chiesa cattolica guidata da Francesco. Non pensavo assolutamente che qualcuno potesse prenderla così male anche se so benissimo che la satira e il fumetto, con la loro ironica ambiguità, possono facilmente risultare poco comprensibili da chi, per età e formazione, non è abituato a frequentarli.
Le prime lettere e i primi messaggi arrivati anche a me non lasciavano promettere bene, ma speravo fossero sparute figure rancorose che si trovano sempre dentro ogni comunità. Uno di questi messaggi, nella sua cattiveria mi ha fatto anche sorridere: «aspetto il giorno», mi diceva, «di vederla bruciare nelle Fiamme dell’inferno accanto a quell’attorucolo che oggi siede sul seggio di San Pietro». Ovviamente non ho battuto ciglio e sono andato avanti sorretto dalla tua amicizia e dalla stima che mi hai sempre dimostrato.
Ma adesso è troppo. Adesso le voci dissonanti, a volte al limite della volgarità sono troppe ed investono, sfruttando strumentalmente il mio lavoro, la tua figura, il valore del giornale da te diretto, fino, oserei dire a colui che oggi guida il mondo cattolico. È chiaro che in questa situazione è ben difficile lavorare: prendere la matita in mano sapendo bene che qualunque cosa io disegni verrà passata sotto microscopio alla ricerca di punti o sfumature che possano esser letti come offensivi o blasfemi, fa sì che venga a mancare quella serenità di fondo che permette di far incontrare il sorriso fraterno laico con un sorriso fraterno cattolico.
Per questo, caro Marco, è forse meglio chiudere qui o se vogliamo essere ottimisti, sospendere qui la nostra esperienza comune.
Un augurio di buon lavoro e un abbraccio forte a te e ai lettori che mi hanno seguito con affetto e curiosità fino a oggi,
Sergio Staino
https://www.avvenire.it/opinioni/Pagine/lettera-saluto

Caro Sergio,
quando abbiamo avviato questa collaborazione, giusto un anno fa, pensavo a tutto meno che a metterti in una condizione che ti avrebbe tolto serenità… E invece è andata in questo modo. Ti ringrazio per la tua schiettezza e il tuo rigore morale. E mi dispiace, mi dispiace davvero.
Così come mi dispiace che altre persone, turbate e in qualche caso eccitate anche solo dall’idea di un «ateo che disegna per “Avvenire”», abbiano perso la loro serenità fino a concepire e scrivere invettive come quella che citi. Anche passandosi parola. Terribile, ma purtroppo per me non sorprendente. Proprio come la lente da microscopio ostile che hai sentito addosso, soprattutto per dimostrare che “Staino deride Gesù”, sebbene il “tuo” Jesus abbia fatto e faccia pensare e sorridere in modo dolce o amaro sulla vita, sulle ingiustizie, sul prezzo dell’amore per la verità, sulle scelte dei potenti, e mai sia oggetto e vittima di sberleffo, come fu fin sulla croce… Sappi, però, che non somigliano, quelle parole arse e brucianti, ai pensieri e alle parole di tanti cattolici accanto ai quali io cammino dentro le pagine di questo giornale “uguale e speciale”, ma prima ancora, e ormai da una vita, nella Chiesa e sulle strade del mondo. Strade che non sono solo nostre e lungo le quali incontriamo e affianchiamo donne e uomini che vengono da altre direzioni, ma hanno voglia di parlare la stessa lingua, di riconoscere il bene, di capirsi e di appassionarsi insieme per l’umanità e soprattutto per i più poveri e i più piccoli. Ognuno porta la luce che ha, e accende quella che trova o che gli viene donata lungo il cammino. Tu sei così.
Grazie, caro Sergio, per le parole che riservi ai nostri lettori e al nostro lavoro. Grazie per la limpida preoccupazione per il nostro Papa. Grazie per il tuo abbraccio di saluto in forma di “striscia”. Lo ricambio con altrettanta forza, perché so che non resterai svenuto… Diranno che ora sei senza avvenire, ma non è vero.
Marco Tarquinio

http://www.sergiostaino.it/blog/hello-jesus-58/?fbclid=IwAR0to3XD7pAgigVlO9Trxx0gidLoo97JZmmrDo8n9ssyOvheNxZ6ZWeMV3s

«[con la complicità di una canzone di Aznavour e di un calice di vino]
Da sempre c'è qualcuno/a dei miei amici/amiche che decide (o cui capita) di mettere al mondo un figlio/a.
Naturalmente ogni volta la notizia mi allieta. Poi tra me, in solitudine, penso che forse no, non è una cosa così lieta. Penso che occorre un certo grado di incoscienza per saturare ancora di più un pianeta già così saturo di umani e delle loro nefandezze.
Stasera, con le complicità di cui sopra, questo schema di pensiero si è rifatto vivo. Un po' si è incrinato e un po' si è chiarito. Conseguentemente mi sono detto che: 1) la mia coscienza di quell'incoscienza è data da una catena casuale di coscienze-incoscienze che ha prodotto anche me, dunque perché io sì e un altro no? 2) son certo (ho fede che) tutti gli amici "incoscienti" faranno sì che la loro incoscienza biologica si tramuti in maggior coscienza culturale; 3) ma soprattutto: la mia coscienza attuale viene comunque interpellata dalla coscienza potenziale di chi nascerà che mi chiederà conto del senso del mio ragionamento, e che potrà anche dirmi: "guarda che io sarò migliore di te". E forse potrà anche dimostrarmelo, e affondare i miei solidi argomenti anti-natalisti. 
Si tratta di fede, più che di logica. Almeno credo.
Ora però non so più che faccia farò, che emozioni proverò, quando qualcuno mi darà la lieta notizia.
Quella che Hanna Arendt esaltava come l'unica vera buona novella: "Un bambino è nato fra noi [...] Gli uomini, anche se devono morire, non sono nati per morire ma per incominciare".
Magari qualcosa di nuovo».
Mario Domina, su FB, 20.10.2018



Scuola di preghiera - 3 - adorazione:
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