Pietanza scotta

"Grande Fratello una pietanza scotta

Ci sono molte cose che non vanno: dall'idea di avere una famiglia nella casa al cast non in sintonia con la conduttrice

La tv di qualità soffre di qualche pregiudizio nei confronti del Grande Fratello. L'altra sera, quando sul palco dell'Ariston è apparso un branco di pastori tedeschi, Chiambretti ha chiosato: «Tanti cani così non si erano visti neanche al Grande Fratello». Tempi duri per la tv generalista. Il Festival è in crisi. Il Grande Fratello è in crisi. I varietà chiudono. Eh, signora mia non ci sono più gli ascolti di una volta. Il Tramonto dell'Occidente stende la sua ombra anche sull'etere. Guai a cercarne le ragioni tecniche, si passa per sfiziosi (Canale 5, mercoledì, ore 21.19). Eppure nell'edizione di quest'anno del Grande Fratello ci sono molte cose che non vanno, a cominciare da quell'idea strampalata di far entrare nella casa una famiglia. E più in generale da un cast che non è in sintonia con la conduttrice. O viceversa, che è lo stesso.

Si capisce che gli autori, considerati gli inquilini prigionieri della casa, vorrebbero che Alessia Marcuzzi li «sfruculiasse » di più, li costringesse a confessare l'inconfessabile, tirasse fuori le storie che si tengono dentro. Ma questo non accade. Ecco allora l'invenzione della panchina lunga: Il Grande Fratello, giudice inappellabile, fa entrare e uscire chi vuole nella speranza di trovare la formazione giusta.

L'altra sera hanno fatto fuori Andrea e tutti gli ospiti si sono messi a frignare sulla «inutile crudeltà», ma intanto lo hanno fatto fuori. Perché nelle intenzioni degli autori non serviva più: via uno dentro l'altro, stravolgendo un po' le regole del gioco. Cercando di ravvivare con il pepe delle lacrime di coccodrillo una pietanza che appare molto scondita. Questo avviene perché oggi la tv generalista non è più fatta per essere conosciuta (e magari analizzata), ma vissuta: e spiarla, rovistarla, frugarla significa inevitabilmente avvilirla. Nell'avvilimento non c'è posto per l'incanto".



Aldo Grasso 29 febbraio 2008

Lo schermo a pezzi

di MASSIMO GRAMELLINI

"Dopo lunga e sofferta malattia, si è spenta ieri poco serenamente a Sanremo la tv generalista, quella capace di riunire intorno al focolare catodico una nazione intera, anche solo per parlarne male. A certificare il decesso è stato il sommo sacerdote Pippo Baudo, con toni concitati e drammatici, in questo caso adeguati alla straordinarietà del fenomeno, che non è la semplice crisi d'ascolti di una rassegna di canzonette, ma la scomparsa del modello «democristiano» di cultura già entrato in crisi nella scuola: l'idea di un'educazione e di un divertimento uguali per tutti, splendida in teoria, ma che in concreto ha abbassato l'asticella del sapere e del piacere, producendo ignoranza e noia. Ad appassire sulla Riviera dei Fiori sono due fra gli ultimi feticci del secolo scorso: l'Evento Unico di massa e la comunità nazionale. Trattasi di una rivoluzione, sociale e mediatica, con la quale abbiamo già dovuto fare i conti noi della carta stampata. Nessun giornale, nessun romanzo, nessun film e - adesso possiamo dirlo - nessun programma televisivo può ancora avere la pretesa di rivolgersi a una massa indifferenziata di persone. Lo spezzatino ha preso il posto dell'arrosto e non esiste chef in grado di ripristinare l'antico menu. I tentativi di giustificare il crollo di Sanremo con motivazioni meno epocali di questa suonano persino commoventi nella loro inadeguatezza. Qualcuno sostiene che lo spettacolo canoro non attrae pubblico perché sul palco ci sono troppi vecchi. Semmai è vero il contrario: senza Toto Cutugno e Little Tony, che tengono ancorati gli anziani, la fuga dal video avrebbe già assunto i caratteri dell'esodo. Perciò si illude chi pensa di rilanciare l'evento ingaggiando i cantanti che piacciono agli under 50: costoro, infatti, hanno girato per sempre le spalle a trasmissioni del genere, come ha capito a sue spese Piero Chiambretti, le cui battute fosforescenti fanno scompisciare quelli della mia generazione, che non guardano più il Festival, mentre lasciano interdetti gli anziani che continuano a guardarlo. Per qualcun altro la ricetta salvifica consiste nel ridimensionare il carrozzone, accorciando la durata e il numero delle serate. Nessun dubbio che un Sanremo superconcentrato come un dado rallenterebbe la sua fine. Però non riuscirebbe a invertire la tendenza, che è ineluttabile. Infine c'è chi, come Baudo, è convinto che ad aver determinato questa situazione sia l'involgarimento dell'offerta televisiva e, di conseguenza, del Paese. Ieri lo ha urlato in conferenza stampa: «Se io e Chiambretti ci sputassimo addosso, gli ascolti crescerebbero, ma così il pubblico noi lo imbarbariamo, lo fottiamo e abbiamo un'Italia di merda». Non è vero nemmeno questo. Se Baudo e Chiambretti si sputassero addosso gli ascolti crescerebbero, ma per trenta secondi. Poi si ritufferebbero negli abissi. Ormai nemmeno la volgarità garantisce audience, come dimostra il declino del Grande Fratello e degli altri reality show. La rissa, l'insulto, il gesto volgare sono le scosse elettriche che scuotono il cadavere dal «rigor mortis», ma è un'illusione momentanea: sempre di un cadavere si tratta.Il Grande Fratello è stato l'ultimo evento capace di trasformarsi in fenomeno di costume, incrociando l'interesse - anche solo pettegolo - di una comunità variegata. La formula della tv guardona e delle eliminazioni popolari (le famigerate nomination) venne adottata con successo dal Festival di Bonolis, l'ultimo a sfondare l'Auditel, nell'ormai giurassico 2005. Ma in questi ultimi tre anni il mondo dei media è cambiato più che nei precedenti sessanta: si sono diffusi i mille canali di Sky e della piattaforma digitale. Soprattutto è esplosa You Tube, la tv sul computer: è lì che, se proprio voglio farmi del male, posso andarmi a vedere la scena del litigio fra Toto Cutugno e Luzzatto Fegiz al Dopofestival, o il bacio in bocca fra Baudo e la squalificata Bertè. E posso andarmele a vedere gratis, quando e quante volte mi pare, smistandole poi attraverso internet agli interlocutori delle mie nicchie di riferimento: il forum dei tifosi della mia squadra del cuore, il blog degli amici del parmigiano reggiano, il sito dei fanatici di film ugandesi degli Anni 70 e gli altri milioni di rivoli comunitari in cui si è frantumato il mondo dei media. Ancora pochi anni fa, se a una cena dicevi: avete visto giovedì sera da Santoro... sapevi di ottenere una reazione: di disgusto, magari, ma informata. Ora anche Santoro, anche il Festival, e fra un po' anche la Nazionale, rappresentano l'interesse di comunità specifiche, e alle cene diventa sempre più difficile trovare un argomento comune di conversazione. È un male? No. È un cambio. E come tutti i cambi di stagione va dominato per indirizzarlo al bene. Un'impresa impossibile finché ci si ostinerà a negarlo o a rimpiangere un'epoca che ci commuove nel ricordo, ma che se tornasse non ci piacerebbe più. Non abbiamo un'Italia di m. Abbiamo mille Italie, alcune di m. e altre che invece chiedono spettacoli di qualità. Però li vogliono, appunto, di qualità, come dimostra il successo di Fabio Fazio e dello stesso Baudo extrafestivaliero. Altrimenti preferiscono fare altro. Perché Sanremo è Sanremo, ma noi per fortuna siamo noi".

 


Martina in salotto


 


Oggi alle ore 18: WOW!

Non-sense


Ho trovato questo testo di uno psichiatra

e lo pubblico solo per dire come non bisogna scrivere e come si riesce a non dire nulla, nonostante si occupino il tempo e le righe.


Mi restano due domande:


quanto mangia male uno che parla così (cfr il noto proverbio)?; fumerà qualcosa prima di scrivere, oppure gli fuma il cervello dopo, visto lo sforzo?



  "Il silenzio della tranquillità ci permette di raggiungere il nostro io profondo, ma soltanto la forza delle emozioni è capace di dipingere il quadro della nostra esistenza con quei colori vivaci che permettono all'energia vitale di ognuno di noi di manifestarsi pienamente. Ascoltare le nostre emozioni vuol dire permettere alla nostra mente e al nostro corpo, e in ultima analisi a noi stessi, di essere intelligenti. Proprio con la forza dei fatti che le neuroscienze hanno svelato nell'ultimo decennio, le emozioni sono finalmente uscite dal getto del turbamento fine a se stesso svestendo i panni di sabotatori della ragione per prendere posto nel palco d'onore dell'orchestra decisionale della nostra mente. Soltanto le emozioni sono capaci di evocare tutta la forza delle nostre esperienze passate e soltanto la vitalità emotiva può permetterci di sviluppare l'intuizione che può condurre alla verità ed alla saggezza. Ed è tramite il corpo e le sue sensazioni che possiamo intuire il senso profondo del messaggio emozionale: soltanto ascoltando il nostro "marcatore somatico", rubando le parole ad Antonio Damasio, possiamo trovare le strade giuste sul percorso di una vita vera e saggia.Ascoltare le sensazioni del nostro corpo ci permette quindi di distinguere ciò che aiuta il nostro benessere da ciò che lo ostacola, ci permette di decidere con la memoria delle infinite esperienze della nostra vita passata. Ascoltare il cuore e la pancia e vivere la sensorialità del gusto, dell'olfatto, del tatto e della vista diventano una chiave formidabile ed infallibile per prendere decisioni efficaci; entrare nel vortice del pensiero cercando di soffocare la voce somatica e sensoriale delle nostre emozioni è un razionalizzare che ci priva dell'insegnamento del nostro passato e degli strumenti che milioni di anni di evoluzione hanno plasmato. Preferire la ragione all'emozione ed al nostro corpo vuol dire fidarsi del nostro giovane ed inesperto cervello razionale, dimenticandoci della saggezza millenaria del nostro cervello emotivo con un'unica certezza: quella di fallire. Ecco perché una attenta educazione all'ascolto dei sensi e degli altri segnali del corpo diventa una premessa essenziale per lo sviluppo della saggezza. Ecco perché imparare ad assaporare le onde del mare, vivere i tramonti e le albe, tuffarsi nell'armonia di un Barolo, perdersi nella magia del tartufo, cogliere la bellezza di un fiore ed essere rapiti da un sorriso, diventano premesse indispensabili per una vita intelligente. Soltanto diventando consapevoli dei mille segnali del nostro corpo, soltanto aprendo al mondo i nostri sensi possiamo permettere alla mente di imparare a conoscere noi stessi e la vita... e forse di trovare la chiave magica della felicità".

Vita nascosta - Nazareth

"Più si dà al Signore e più egli rende. Ho creduto di dar tutto lasciando il mondo ed entrando nella trappa: ho ricevuto più che non avessi donato... Ho creduto ancora di dare tutto lasciando la trappa: sono stato colmato senza misura... Godo infinitamente d'essere povero, vestito come un operaio, come un domestico, in questo umile stato che fu quello di Nostro Signore, e, per un eccesso eccezionale di grazia, d'esserlo così a Nazareth.

 (Cristo) ci ha dato l'esempio: vita nascosta (Nazareth), vita solitaria (i quaranta giorni di deserto), vita pubblica (i tre anni di predicazione). Queste tre vite sono ugualmente perfette, poiché Gesù, sempre ugualmente perfetto in ogni periodo della sua vita, sempre Dio, le ha condotte tutte e tre. Esse sono ugualmente perfette in se stesse, ma per noi non è ugualmente perfetto l'abbracciare l'una o l'altra; è indispensabile abbracciare quella in cui Dio ci vuole.


 Per quanto mi riguarda, nulla di nuovo: calma, pace, silenzio, ringrazio Dio di questa vita nascosta, così perduta, così simile a quella di Nazareth. Da parte di Dio nulla mi maanca: ho tutto ciò che desideravo, anzi di più. Continuo a benedire Dio, a sentirmi felice, infinitamente felice, in questa vita di Nazareth che egli mi ha fatto tanto desiderare e che mi ha donato così perfettamente".


 

Charles de Foucauld

Sinodo sulla Parola

Su Civiltà Cattolica di questo mese è apparso un articolo del card. Martini, in vista del prossimo Sinodo sulla Parola di Dio.

 Traspare tutta la sua competenza sul tema, ma soprattutto la sua grande passione per ciò che la Trinità vuole rivelare alla Chiesa!


Il testo si può trovare su:


 oppure su


http://www.seitreseiuno.net/Testi/tabid/174/language/it-IT/Default.aspx

Direttori dello spirito

"I direttori di spirito riflettano e ricordino come lo Spirito Santo, e non essi, è l'agente e la guida principale delle anime, delle quali non tralascia mai ,di prendersi cura; essi invece non sono agenti, ma solo strumenti per guidarle per mezzo della fede e della legge di Dio, secondo lo spirito dato a ciascuna dal Signore. Perciò l'unica loro preoccupazione non deve essere quella di renderle conformi al loro punto di vista e alla loro natura, ma si devono preoccupare di sapere per quale via il Signore le conduce; se non lo sanno, le lascino stare senza disturbarle".

 


san Giovanni della Croce - Epistolario 3,46

Gadget imperdibile

Rosario Elettronico: disponibili nuove personalizzazioni


Il Rosario Elettronico è un oggetto molto utile per chi viaggia e vuole recitare il Santo Rosario in auto, per casa, per anziani o ammalati. Dovunque si può pregare il Santo Rosario e questo piccolo ma utile accessorio può aiutare a farlo, è possibile scegliere tra il modello con cuffie e quello senza. Sono inoltre disponibili le placchette per le personalizzazioni e pile Duracell linea professionale.

Vita soft

10 comandamenti per una vita slow

1) Svegliarsi prima per farsi la barba e fare colazione con tutta calma

2) Non scrivere sms o email con abbreviazioni

3) Evitare di fare due cose contemporaneamente (telefonare e scrivere al computer, per esempio)

4) Evitare di arrabbiarsi in coda

5) Salutate a ringraziate al bar o in ascensore

6) Imparare a dire no a qualche appuntamento anche piacevole, non sovraccaricare l'agenda

7) In vacanza dedicare cinque giorni alla preparazione e alla decompressione dalle ferie

8) Camminare invece di prendere l'auto

9) Leggere i giornali prima di andare a letto, invece di fare zapping in tv

10) Evitare di scappare dalle città tutti i fine settimana



http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2008/02_Febbraio/15/pop_comandamenti_lentezza.shtml

Istat e inflazione


Quanto costa essere poveri



di Pietro Garibaldi

Dopo le recenti brutte notizie su produzione industriale e reddito, è ora la volta dei prezzi. Oltre al nuovo record raggiunto da quello del gasolio, l'Istat ha ieri comunicato che l'indice dei prezzi al consumo di famiglie e operai è cresciuto a gennaio, su base annua, del 2,9 per cento, un dato ben superiore al 2 per cento, il tasso di riferimento della Banca Centrale Europea. Il dato nuovo più interessante riguarda però l'andamento dell'indice dei prezzi sui prodotti ad alta frequenza di acquisti. Questo indice dei prezzi si riferisce a beni acquistati con cadenza mensile, e comprende quindi, tra l'altro, il prezzo dei beni alimentari, delle bevande, dei tabacchi e delle spese per l'affitto. Per i beni ad alta frequenza di acquisto l'inflazione è pari al 4,8 per cento annuo, un livello superiore di quasi due punti rispetto all'inflazione ufficiale.

La differenza tra il 4,8 e il 2,9 si spiega pertanto con il fatto che l'inflazione complessiva di famiglie e operai è riferita a una categoria di beni più ampia, e comprende anche quei beni con frequenza di acquisto media e bassa, quali l'abbigliamento, la televisione o il frigorifero. Il dato sull'inflazione dei beni ad alta frequenza di acquisto è importante e da non sottovalutare. Innanzitutto è importante perché aiuta a spiegare uno dei paradossi economici italiani, ossia la differenza tra inflazione effettiva e inflazione percepita. Da diversi anni, e in particolare dall'entrata nell'euro, in Italia gli economisti avevano individuato una notevole differenza tra l'inflazione ufficiale calcolata dall'Istat e l'inflazione «percepita». L'inflazione «percepita» è quella stimata mese per mese dai singoli consumatori sulla base delle loro percezioni al momento del consumo.

Il dato pubblicato ieri aiuta a spiegare questa differenza, in quanto è evidente che un singolo consumatore quando è chiamato a stimare l'inflazione fa istintivamente riferimento al prezzo dei beni acquistati giorno per giorno, e non a quei beni di consumo acquistati, se va bene, una volta l'anno. In altre parole, possiamo oggi dire che hanno ragione sia l'Istat che la massaia. L'Istat ha ragione quando stima l'inflazione al 2,9 per cento con riferimento a un paniere di beni complessivo, indipendentemente dalla frequenza dei consumi. La massaia ha ragione quando dice che, alla luce delle spese quotidiane, l'inflazione è molto superiore al 2,9 per cento ufficiale. Al di là della questione Istat-massaia, il dato di ieri è importante per capire il disagio che si vive in Italia. Come suggerisce il nome stesso, l'indice dei prezzi al consumo di operai e famiglie è costruito avendo come riferimento il paniere di consumo di una famiglia di operai e impiegati, in modo da rappresentare il paniere di consumo del ceto medio.

Nel nostro Paese, oltre a operai e impiegati, e oltre a molte famiglie benestanti, esistono nuclei familiari che vivono con poco più di mille euro al mese. Sono quei famosi nuclei familiari che, come si è spesso detto, «fanno fatica ad arrivare alla quarta settimana». Questi nuclei familiari, composti prevalentemente da pensionati soli e da famiglie monoreddito, destinano fisiologicamente una quota molto rilevante del loro scarso reddito ai beni alimentari e a molti dei beni ad alta frequenza di consumo. Abbiamo ora la certezza che per queste fasce di popolazione l'inflazione è più alta di quella della maggioranza delle famiglie italiane. In altre parole, oltre ad avere un reddito più basso, questi nuclei familiari hanno anche un'inflazione più elevata che, a sua volta, erode il potere d'acquisto del loro basso reddito. Un circolo vizioso.

Il dato non può essere ignorato dalla politica economica. È forse davvero necessario pensare a un intervento di sostegno al reddito. Ma in periodi di vacche magre, come quelli che ci aspettano, si deve pensare a un provvedimento altamente selettivo, in modo da essere destinato esclusivamente a quei nuclei familiari. In realtà in questi giorni si parla di un intervento destinato ad abbassare il prezzo della benzina di qualche centesimo di euro. Questo tipo di intervento va esattamente nella direzione opposta a quello che auspichiamo, anche perché molti di questi nuclei familiari non posseggono nemmeno un'automobile. È anche inutile invocare l'intervento di Mr. Prezzi. Più che Mr. Prezzi, a queste famiglie servirebbe un mitico Mr. Reddito.

 




Genialità


"Per raccontare del genio, che dopotutto è un qualche miracolo della natura, occorre esserlo noi stessi o almeno, in qualche misura, avere la capacità di esprimere il suo personaggio con la forza del sentimento"

 


"Come Chiara e Francesco", p. 198

Convegno della Facoltà Teologica

presso la Sala Convegni della Facoltà Teologica dell'Italia SettentrionaleVia dei Cavalieri del S. Sepolcro, 3 - 20121 MILANO



Convegno di Studio

MASCHIO E FEMMINA LI CREÒ



Martedì 26 febbraio 2008



ore 9.30 Saluto del Preside

S. Ecc.za Rev.ma Mons. Franco Giulio Brambilla

Introduzione

Prof. Giuseppe Angelini

ore 10.00 “Maschio e femmina” e reciprocità personale: la prospettiva personalistica

Prof. Maurizio Chiodi

Docente di Teologia morale speciale della Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale di Milano

ore 11.00 Intervallo

ore 11.30 Il corpo nuziale e la sua vocazione all'amore

Prof. Livio Melina

Docente di Teologia morale e Preside del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia di Roma

ore 12.30 Discussione



ore 14.30 Da principio fu così

Somiglianze


Notate qualche somiglianza col precedente post?!

I mitici Stomp!


Spero che apprezzerete il ritmo, la creatività e l'agilità!!


 

Ateismo?


La prossima volta che nasco ateo,


lo faccio in un paese dove quelli che credono in Dio


credono in un Dio felice!




Alessandro Baricco

mondo

Saremmo ben da compiangere se non potessimo cercar Dio che dopo d'esser morti al mondo! La Maddalena, la Samaritana, la Cananea erano forse morte al mondo quando trovarono il Signore?


santa Teresa d'Avila

Cappella di S. Luca - Milano


"Qualche notte insonne spetta sicuramente a chi, come progettista, viene chiamato a intervenire sull'opera di un grande maestro: questa sorte è toccata di recente al giovane Marco Micheletti (Yuman Architetti, Milano), incaricato dalla Parrocchia di San Luca Evangelista di Milano, del progetto di recupero e ridefinizione funzionale della zona interrata dell'omonima chiesa, costruita nel 1956-1960 da Gio Ponti. Ma Ponti è stato maestro vero e i suoi scritti, oltre alle sue opere, esprimono in modo semplice geniali insegnamenti, che aiutano a illuminare le notti dei discepoli. Come quando, parlando di 'espressione' dice: "...da un certo momento in poi non è più, da parte dell'architetto, opera di creazione, ma intuizione interpretativa: l'edificio non è più emanazione dell'opera dell'architetto, ma l'opera dell'architetto è emanazione dell'edificio, che gli pone i suoi problemi...". L'edificio in questione, soprattutto nella zona interrata adibita a oratorio, dopo cinquant'anni di vita, di problemi ne aveva diversi: di accessibilità, di utilizzo degli spazi, di comfort abitativo. L'intervento di Micheletti, conclusosi nel giugno del 2007, ha portato alla ridefinizione degli accessi a partire dal sagrato della chiesa (già più volte modificato) con il ridisegno della rampa per i disabili e dell'aiuola centrale, la sostituzione, sul lato sinistro, della vecchia scala metallica che conduceva al livello dell'oratorio, con un nuovo corpo scala e ascensore chiuso e alla revisione degli spazi sottostanti la chiesa. Inserito tra il setto laterale della facciata della chiesa e il confine del lotto, il nuovo volume della scala è visibile dall'esterno solo quando emerge dal muro di confine in pietra, liscio ma grigio come la facciata di Ponti. Solo la parete vetrata d'ingresso, con il disegno del serramento in acciaio, che piega verso l'interno per dare spazio a una pensilina di protezione, cita in negativo l'ingresso della chiesa. Il nuovo percorso coperto da lucernari collega i vari livelli dell'oratorio e conduce a una cappella realizzata nell'interrato dove in precedenza si trovava un locale magazzino. Il piccolo spazio a pianta rettangolare molto allungata è stato riplasmato con contropareti che ne arrotondano gli angoli sul lato dell'altare e da un controsoffitto che forma un'ampia curva di sezione. Tutto il programma iconografico è composto da arredi ed elementi liturgici disegnati ad hoc e realizzati con essenza di acero americano venato, con inserti in ottone e foglia d'oro. Anche qui la lezione del maestro sembra emergere nella semplicità delle geometrie e nell'uso espressivo dei materiali e della luce". S.M.


 


Domus

Vita "normale"

Benritrovati a tutti!

Prima di raccontare qualcosa della profonda settimana di Esercizi Spirituali ad Assisi,

vorrei anzitutto ringraziare le Suore Francescane Angeline,

che ci hanno ospitato nella loro casa di S. Maria degli Angeli!

Sono state super-accoglienti e trovo interessanti le loro attività formative per adolescenti e giovani: navigate un po' su http://www.angeline.it/

Buona settimana a tutti!

Sabato grasso


per un sorriso


Gli intramontabili VIPs internazionali - parte prima


Barbiere egiziano: Tara Sato

Barman egiziano: Nabir Albar

Becchino giapponese: Tefon Abara

Bullo rumeno: Nutjpu Manescu

Cameramen giapponese: Mozumo

Centravanti tedesco: Von Gol

Cuoca russa: Olga Kocimilova

Cuoco giapponese: Sughisciapy

Cuoco polacco: Tocott Ottawa

Dentista giapponese: Takura Nakaria

Direttore zoo ingles: Sir Pent

Falegname cinese: Chian Chjo Din

Fannullone tedesco: Von Katzen

Fenomeno agricolo russo: Galina Faseiowa

Freddolosa spagnola: Amaja Delana

Freddoloso austriaco: Otto Maye

Giocatore cubano: Che Chi Bara

Giocatore poker tedesco: Von Bleff

Industriale del cioccolato tedesco: Von Dent

Investigatore cinese: Ndovay Tepjio


Protezione

Giudicare

Se avessimo novantanove ragioni per giudicare male il prossimo e una sola per ritenerlo in buona fede, dovremmo scegliere quest'ultima per non contravvenire alla carità.

san Francesco di Sales

Grazie!


Benvenuti ai nuovi visitatori


e grazie della fiducia


a chi si sta registrando!!

Videofilia

«L'uomo divorzia dalla natura» - Boom di videofilia, addio attività fisica

Tramontano giardinaggio e gite in bicicletta: vincono Pc e televisione

MILANO - Giardinaggio, gite in bicicletta, arrampicate con scarponi e piccozza addio. Il contatto con la natura, e relativa attività fisica, tramontano sotto i «colpi» della «videofilia», la passione smodata per lo schermo di pc e tv che porta a trascorrere il tempo libero online o comodamente seduti in poltrona. Tendenza ben nota, ma ora stigmatizzata da uno studio condotto da Oliver Pergams, docente di Scienze

biologiche dell'University of Illinois a Chicago e pubblicato sui «Proceedings of the National Academy of Sciences». Secondo Pergams, «c'è un reale e fondamentale «divorzio dalla natura».

CROLLO DELLE VISITE NEI PARCHI - Pergams e la collega Patricia Zaradic, dell'Environmental Leadership Program della Delaware Valley di Bryb Mawr (Usa), avevano giá fotografato il crollo delle visite per persona all'interno dei parchi nazionali statunitensi, a partire dalla fine degli anni '80. Un trend che ora, assicurano, ha contagiato gran parte del resto del mondo. Ma soprattutto un atteggiamento fortemente correlato alla passione per videogame, navigazione online e film o programmi tv. Oggi i ricercatori parlano di una vera e propria «videofilia», che conquista alla vita sedentaria sempre più persone. E, secondo gli esperti, non può essere vista come un passo avanti in termini di vita sana. «Sentivamo che il numero di visite pro-capite nei parchi statunitensi era un sistema abbastanza buono per capire quanto le persone fossero ancora legate alla natura. Ma volevamo saperne di più, e scoprire - spiegano gli autori dello studio - se ormai ci si dedicasse meno ad altri passatempi all'aria aperta, qui e in altri Paesi». Così i biologi hanno esaminato i dati su viaggi zaino in spalla, pesca, arrampicate, caccia e visite in boschi, foreste e parchi nazionali di diversi Paesi del mondo. Scoprendo dati comparabili dal Giappone alla Spagna (risultata comunque fra i Paesi in cui la passione per la natura è meno in crisi). Il team ha visto che tra il 1981 e il 1991 i passatempi all'aria aperta e a contatto con la natura sono crollati, con ritmo che va dall'1% all'1,3% l'anno, in base alle diverse attività prese in esame. E che da allora, in media, si è registrato un calo del 18-25% per ogni attività. Dati che preoccupano i ricercatori, anche per via delle implicazioni ecologiche, oltre che per quelle salutistiche.

BAMBINI A RISCHIO - «La sostituzione di impegnative attività all'aperto con sessioni di videofilia indoor ha importanti conseguenze per la salute fisica e mentale, specie nei bambini - avverte Pergams - La passione per lo schermo di tv e pc si è già rivelata alleata di obesità, mancanza di socializzazione, disordini dell'attenzione e scarse performance scolastiche». «Inoltre» concludono gli studuosi, «non sappiamo quanto le future generazioni, meno attente all'esplorazione della natura, saranno interessate a conservare l'ambiente rispetto alle generazioni passate».

04 febbraio 2008

http://www.corriere.it/salute/08_febbraio_04/boom_videofilia_80797c46-d33c-11dc-8916-0003ba99c667.shtml

Compromettersi

"Quando qualcuno vuole parlare con me, spero fino all'ultimo che la paura di compromettersi lo trattenga... ma non si lasciano spaventare".

Karl Kraus, Detti e contraddetti

ombre e Luce


"Scrivo con una minuscola bilancia come quelle utilizzate dai gioiellieri.

Su un piatto depongo l'ombra e sull'altro la luce.

Un grammo di luce fa da contrappeso a diversi chili d'ombra".

Christian Bobin, Resuscitare, 23

Marco Paolini - Rugby

In occasione dell'apertura del "6 Nazioni"


 



Comunità di Sant'Egidio

40° anniversario della Comunità di Sant'Egidio

Venerdì 1 febbraio - dall'Omelia del cardinal Tarcisio Bertone

  “Dio è morto, Marx è morto

Uscire!!

"Vi prego, mettiamoci nella persona di quell' amorosissimo padre che tanto sospirava il ritorno del figlio perduto e, non sapendo dove andare per cercarlo, fece tutto quello che era in suo potere, portandosi chi sa quante volte sulla via (Lc 15), perché il figlio, ritornando, scorgesse da lontano il sorriso sul volto del padre e affrettasse il passo per buttarsi più presto fra le sue braccia. Noi invece sappiamo dove sono i nostri miseri fratelli e figli, vediamo la quercia sotto la quale stanno , le ghiande di cui si cibano; vediamo quali tristi compagnie frequentano. Andiamo dunque a chia­marli, invitiamoli a riconciliarsi col Padre, diamo loro il pane della vita senza attendere che ce lo domandino. Persuadiamoci che è assolutamente necessario uscire dalle nostre case, poiché tocca al pastore cercare ­le pecorelle; e chi vuol fare pesca più abbondante, ascolta le parole del Salvatore e non sta in casa, ma va al mare (Mt 17), e non rimane a riva ma spinge la barca dove le acque sono più profonde (Lc 5)".

 


beato Andrea Carlo Ferrari, Lettera Pastorale, Como 14 ottobre 1894

Colui che non esiste


«Parlami ancora di Dio», domanda monsieur Lucien a mademoiselle Rosée abbracciandole il collo. «Avete una voce così dolce quando parlate di ciò che non esi­ste». «Oh, ma caro il mio uomo», dice mademoiselle Ro­sée aggiustando la bretella del suo reggiseno, «io non cerco di convincervi dell'esistenza di Dio. Se sapeste come poco gli importa che voi crediate in lui. Dio, caro il mio uomo, è tanto semplice quanto il sole. Il sole non vi chiede di adorarlo. Ci chiede soltanto di non fargli ostacolo e di lasciarlo passare, di lasciar fare. Un poco come Ariane in cucina, quando chiede ai bambini di andare a giocare un poco più lontano, per preparare questa pietanza che non prepara in fondo che per loro. Dio è così, caro il mio uomo. Ama vederci ridere e giocare. Di tutto il resto si occupa lui».



Christian Bobin, L'amore è proprio una piccola cosa
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