E' tornata di moda un parola ormai desueta e ostracizzata: "regola" (addirittura al plurale!).
Mi è tornata alla mente la prima e principale e originale regola di Gesù: "Pregate, pregate, pregate!". Ops, mi sono sbagliato! Lui non ha detto così.
Ha detto: «Amatevi gli uni gli altri, al modo in cui io vi ho amati» (cfr Gv15).
Allora perché da tante parti del mondo cristiano rimbalza questo verbo: "Pregare!»; «Pregate!»; «Preghiamo!»?!
Sicuramente i geniacci della spiritualità mi diranno che 1. "Solo Dio ci può salvare"; 2. "Meno male che c'è la Madonna"; 3. "Bisogna intendersi su cosa vuol dire pregare...".
Sì, tutto vero, ma intanto risuona sempre (direi: come un "mantra"!) il verbo "pregare", col suo inevitabile strascico color... - purtroppo - color simil-magia, pseudo-superstizione, voglia-di-miracolo.
Ve la ricorderete la considerazione amara di un medico chirurgo, anni fa: "Se un paziente grave muore, è colpa mia; se guarisce, dite: "Grazie a Dio!".
Ecco, io preferisco dire: "Amiamoci!". E questo racchiude mille cose: "Ti penso - Leggo un libro bello per dedicarti poesie - Penso di suggerire a mio figlio di fare il medico o lo psicologo - Cerco di conoscere di più il Vangelo e magari ne leggo uno dei quattro! - Oggi un segno di croce ci sta - Tra mille video di oggi, uno anche di quelli intelligenti - Mi sa che oggi telefono alla nonna - Se trovo una mascherina e un paio di guanti adatti, mi unisco ai volontari che portano la spesa a casa di chi non può uscire - Visto che a pasquetta non andiamo al ristorante, offro quella cifra per un ospedale - Parlo di te al Signore Gesù - Metto a posto l'armadio dei vestiti - Stasera lavo io i piatti - Scrivo a mano una lettera per il mio ragazzo - Riprendo in mano quel libro di don Tonino Bello...".
E faccio tutto questo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
O magari non me ne accorgo che lo sto facendo "in nome loro" dei "Tre", ma tanto... "lo avete fatto a me", dice Gesù (cfr Mt 25).
don Chisciotte Mc, 200402

Davvero è tutto silenzio e morte, solo perché non si vedono le persone in strada?
Siamo davvero come ad Aleppo? (Please, andate a rivedere qualche video di Aleppo sorvolata dal drone).
Non lo sentite il frinire delle cicale umane dentro le case?
La vitalità delle formichine tra le stanze e i corridoi?
Le migliaia di vagiti, risate, lacrime, note, gemiti, salmi... che i doppi vetri non riescono a trattenere?
Non lo percepite sulla pelle il calore che sale da quelle che non sono macerie, bensì case?
La Vita è minacciata, sì, ma è viva!
La brace, il magma, la vibrazione... che annunciano la carica, l'effusione, la Novità!
(Provate a rivedere il video con questi sensi aperti).
don Chisciotte Mc, 200329 
https://www.facebook.com/localteamtv/videos/165452554561487/


«Riunioni di lavoro, collegi docenti, incontri tra genitori e docenti, il direttivo o l’assemblea di una associazione, riunioni di condominio. Anche i consigli comunali e gli incontri parlamentari.
Ci si incontra per confrontarsi, capire, decidere, progettare. Ora però, tutti, dobbiamo farlo on line.
Bella sfida. Anche on line possiamo replicare la competitività, l'aggressività, l’inutilità dell’incontrarsi. Invece di mettermi in fondo al collegio docenti, spingo muto e intanto chatto su whatsapp con altri, magari annotando ‘che noia i colleghi’. O ammorbo gli altri con interventi lunghissimi.
Possiamo però approfittare del momento e allenarci a confrontarci, decidere i processi decisionali ed operativi.
‘La facilitazione non riguarda solo l’efficienza o efficacia nel lavoro di gruppo, ma porta con sé un profondo cambiamento culturale’» (continua:
https://www.edizionilameridiana.it/come-facilitare-le-riunioni-online/?fbclid=IwAR3NS4R2fVyupTe93-KgRyw8VHdNLLTtClb8XiwzbZnbYSm0Qo_5xLUGxzY


«Non parlare mai di amore e pace:
un Uomo ci ha provato e lo hanno crocifisso».
Jim Morrison
grazie a Giuseppe Pischetti su FB

Pochi minuti del più tradizionale "cattolicesimo stile anni '50" hanno rovinato la bella sobrietà dell'ampiezza di cuore e di testa della preghiera ecumenica del "Padre nostro" con papa Francesco.
Ma non capiscono o lo fanno apposta?!
don Chisciotte Mc, 200325

E' il desiderio che abbiamo tutti nel cuore, verso tutti, specialmente verso i più cari: «Ti proteggerò... e guarirai»! Ma evidente che non si tratta di un'azione in nostro potere. Comunque la nostra parte la facciamo tutta!
don Chisciotte Mc, 200323
https://www.facebook.com/mario.domina/videos/10219988342085023/

"E se le chiese saranno chiuse, ma chi potrà distruggere il tempio vivo di Dio che è Cristo in mezzo a noi? E se i sacramenti saranno annullati, come non potremo noi abbeverarci a quella fonte di acqua viva che è la carità viva in mezzo a noi, che è Cristo in mezzo a noi?". 
ChiaraLubich alla Scuola Mariapoli: "Gesù in mezzo", Grottaferrata, 25 luglio 1960, in AGMF

«Voglio che questo momento porti ad una vera rivoluzione.
Dentro e fuori di noi.
Voglio imparare la... (continua a leggere)»...
https://www.eticamente.net/67194/non-voglio-che-tutto-riprenda-come-prima.html?fbclid=IwAR3y6EZLqd1KsL2bcwwNDpQ-XAnaTg0EKZj6AlwicWOHqdl-xf1_NlTjNs8&cn-reloaded=1

«(...) Non ne posso più dei tuoi miracoli, lo hai capito vero? Anche oggi, se dovesse smettere questa epidemia bastarda, se per qualche strano motivo dovesse fermarsi, dovremmo per caso ringraziarti? E i morti che non tornano più? E chi non hai guarito, e l’ultimo morto di questa catastrofe, ai suoi parenti cosa dovremmo dire? Chi aveva peccato lui o i suoi genitori per non essere contato nell’elenco dei salvati? E i morti che stiamo portando al cimitero senza un saluto, quale il loro torto, di essere morti troppo presto? No, per favore, non fare miracoli.
Il cieco del Vangelo di oggi, perché l’hai guarito? Non mi importa niente se da secoli ogni guarigione è sempre ascritta a tuo vantaggio, come fosse una prova della tua divinità, non mi importa più niente perché sai, in questi giorni, a me una domanda sta mangiando l’anima: ne valeva la pena aprire gli occhi? Non solo al cieco ma a tutti noi, e a me! (...)».
https://alessandrodeho.com/2020/03/18/ti-scongiuro-smetti-di-fare-miracoli-quarta-settimana-quaresima-anno-a-2020/?fbclid=IwAR1fFe3ySLwqrC9p4d3wBSLKz1xAaPFZBM2jVKviNX2zHIS1QyFfV34WcDA


«Piccola riflessione sui preti al tempo del covid19.
Non dev’essere facile. Chiese chiuse, niente messe, niente catechismo, niente visite ai malati (per chi le faceva), uffici di curia e scuole chiuse... capisco che non sia facile scoprire che il proprio ruolo sociale risulta superfluo proprio mentre gli altri sono affannati nella cura dei malati, nel lavoro (in mille rocamboleschi modi), nella gestione dei bambini. Capisco che non sia facile e che faccia male, ma se invece di inventarsi gajardate per aggirare i divieti o rispolverare reliquie, volessero viverla come un’occasione di conversione profonda, personale e della Chiesa tutta ed aiutare anche noi in questo cammino?
Il mondo non sarà più lo stesso dopo (quando arriverà quel “dopo”) e anche la Chiesa non sarà più la stessa. Per settimane, forse per mesi avremo vissuto davvero le famiglie come chiese domestiche, non nella retorica del giorno del matrimonio, ma nella realtà. E questo cambierà il nostro modo di intendere la comunità, forse anche (a Dio piacendo) il nostro rapporto con la Parola di Dio.
E anche i preti, probabilmente, non saranno più gli stessi, ma quel che saranno dipenderà dalla loro capacità di farsi prossimi ora, senza paramenti, senza leadership, nella nudità della vicinanza fraterna per come la possiamo esprimere oggi: una telefonata, un messaggio, una proposta di preghiera, un commento alla Parola...». 
Paola Lazzarini Orrù, su FB 15.03.2020

«Non c’è nessuna paura ad affermare che oggi, in questa epidemia, comandino la scienza, la tecnologia e la politica. Perché loro possono guarire o trovare soluzioni razionali per tutti o per la maggior parte. Perché hanno alle spalle regole e certezze, perché parlano con l’autorità della Costituzione. Perché a loro, alla scienza e alla politica possiamo chiedere conto di ciò che fanno davanti a tutti. Mai come in queste circostanze il potere della fede e del clero si aggiunge e non può sostituirsi al potere civile. È così e talvolta non è un male. Il futuro del cattolicesimo passerà anche da una chiara presa di coscienza di essere dentro la complessità della vita contemporanea, non a parte» (Giuseppe Tognon, S.I.R., 17.03.2020).
Gli "eroi" di queste settimane sono tutti coloro che operano nel mondo della sanità; sono gli statisti (termine antico, ma sta bene ad indicare gli uomini che hanno senso dello Stato ed agiscono per il bene di tutti) che operano notte e giorno per prendere decisioni difficilissime; chi non si deve fermare dal lavorare perché dedito ai rifornimenti e alla distribuzione di cibo, alle reti tecnologiche, alle utenze, ai servizi bancari, all'azione di ordine pubblico.
Quando tutto sarà finito (perché un giorno tutto questo finirà), saranno loro ad essere festeggiati. Giustamente!
Ci manca, però, qualche "autorità morale" che aiuti a vivere il tempo, a districarne il senso, oltre le tecnicalità e le disposizioni di leggi e regolamenti. Se guardiamo i programmi tv o seguiamo i social, non troviamo dei "cercatori o indicatori di senso", al di là di papa Francesco. Magari sentiamo impolverati "guru" del buon senso o inutili ripetitori di notizie sapute; riceviamo improponibili "catene" di devozioni stantìe o frasi consolatorie... che fanno cadere le braccia, non convincono e non reggono il passare dei giorni.
Senza nostalgia né gelosia - e lo sottolineo: senza nostalgia né gelosia - non saranno ringraziate né festeggiate le comunità cristiane, invisibili, a meno che saranno state capaci di offrire e tenere relazioni (anche "a distanza") qualificate e vitali. Sì, ci sono tanti preti che si rendono presenti con video e registrazioni e io li guardo (e forse li invidio)... ma ci mancano i video di papà, mamme, giovani, ragazzi, nonni... credenti che vivono, suggeriscono, consigliano una vita cristiana ordinaria, "da casa", coi suoi scleri, le difficoltà, le bellezze. E annunciano una vita piena di senso, anche così.
don Chisciotte Mc, 200317

Oggi è il "San Patrick Day", annuale memoria del vescovo patrono di Irlanda. Solitamente occasione per trovarsi in piazze e pub, quest'anno sarà vissuta in modo diverso. Cosa ci mancherà? Ci si potrebbe scrivere in chat, sentire al telefono o vedere in videoconferenza... Lasciatemi dire una banalità, oggi: ci manca l'esercizio dell'olfatto, del gusto e del tatto. L'odore della birra, del tabacco da pipa e delle barbe; il gusto della sorsata e del salato che l'accompagna; la mano sulla spalla, le dita che afferrano il boccale o la pinta. Chi - da queste poche parole - sentirà riattivare i sensi citati? Solo chi c'è stato in quei pub e ha vissuto quei momenti con tutto se stesso. «Ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato... noi lo annunziamo» (1Gv 1,1.3). Chi sentì il profumo dell'alito e del sudore di Gesù; chi avrà toccato il calore e la ruvidezza della sua pelle; chi avrà assaggiato il pesce pescato e il suo pane... cercherà tutti i modi (la bocca, le mani, gli occhi, il pane...) per provare a tramandare quelle irraggiungibili Bellezza e Verità della di Lui persona e - in essa - della propria. Grazie a Dio (!), Gesù il Cristo non è un "messaggio" da comunicare e io non sono un neurone.
"Sláinte na bhfear agus go maire na mná go deo!" (brindisi in gaelico: “Salute agli uomini e possano le donne vivere per sempre”).
don Chisciotte Mc, 200317


In queste settimane stanno fiorendo diverse preghiere e numerosissime omelie online.
Fatico non poco ad accodarmi, perché non riesco a scuotermi di dosso l'impressione che alla fin fine il punto in cui l'occhio di bue è indirizzato non sia né l'Altissimo né il fedele... bensì colui che parla o scrive.
Sarà una considerazione antipatica, ma mi danno l'idea di esercizi di stile, di ricerca della forma più coinvolgente o del contenuto più innovativo.
Se invece altri si dedicano al recupero di invocazioni di altri tempi, emerge un volto di Dio che poco ha a che fare con il Vangelo. E spesso non si cita nemmeno il Signore Iddio, ma ci ri rivolge alla Madonna o ai santi.
Da sempre mi urta la lunghezza di tante di queste preghiere, che - in più - hanno la caratteristica insopportabile di spiegare bene, per filo e per segno, al Signore Iddio che cosa deve fare.
E sono praticamente "irripetibili" da parte di una assemblea, tanto sono inascoltabili e arzigogolate.
Di fronte al mio timore di essere irrispettoso e irriverente verso la Trinità o i fratelli, mi sento consolato dalle parole odierne di un Tale che di preghiera (dialogo vitale e immanente con Dio Padre) se ne intendeva: «Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate. Voi dunque pregate così...» (Mt 6,7ss).
don Chisciotte Mc 200315

Angelo Branduardi canta da casa (unplugged) la dolcissima "Confessioni di un malandrino":

https://www.facebook.com/BranduardiOfficial/videos/630824930824961/ 

In che data sarà la Pasqua quest'anno? Sarà quel giorno in cui faremo memoria della liberazione, della salvezza insperata, del passaggio dalla morte alla vita.
Per questo motivo il popolo di Israele ha riproposto la narrazione (verbale e segnica) della notte dell'uscita dall'Egitto.
Per questo le nostre feste patronali (specie quando ricordano eventi miracolosi di guarigione o di liberazione (dai nemici, dalle pestilenze, ecc.) sono più partecipate e "sentite" della stessa Pasqua.
Sarebbe stupendo se la rinascita della vita sociale dei popoli (da questo contagio e da ogni altro male) coincidesse con la data della memoria della risurrezione di Gesù.
Vi immaginate che scampanìo di campane e di cuori?! E le edizioni dei TG e i messaggi sui social?!
Quest'anno non sarà così.
Ma prepariamoci lo stesso: la buona notizia della rinascita arriverà, non per tutti allo stesso momento, ma verrà. Lui per primo, tutti gli altri dietro a Lui e con Lui.
«Quel giorno si farà una grande festa e allora canteremo insieme,
sarà il bel giorno di una grande festa e allora balleremo insieme». 
don Chisciotte Mc, 200313

Nella mia insopprimibile vena di bastiancontrario, mi tirerò addosso una carriolata di sassi dicendo quanto segue: non concordo con l'espressione "Andrà tutto bene".
Lo so che non si possono mettere tutti i puntini su tutte le "i" (ma forse sarebbe doveroso);
so anche che per natura sua uno slogan non riesce a dire tutto e ha nella brevità la sua arma vincente...
... ma mi pare evidente che non stia andando tutto bene. Neanche tutto male, è vero, ma nemmeno tutto bene.
E la voce verbale al futuro non dribbla il problema: il primo che l'ha coniata come tag, l'ha fatto giorni fa. E il giorno dopo - il "micro-futuro" di quella prima ora - è andato tutto bene? E il giorno seguente? E oggi, a distanza di settimane?
Mi avete capito: mi metto nei panni di chi quel giorno aveva dei parenti e degli amici e ora (ora no, non può... diciamo un giorno futuro!) dovrebbe andare a trovarli al cimitero; di chi vorrebbe andare a fare visita a persone malate e non può; chi fa turni massacranti nelle corsie e chi sta sveglio per tentare di dare una linea a questo Paese.
Sì, certo, alla fine di tutto, quando tutto ricomincerà in condizioni nuove (e mi riferisco alla vita eterna) si potrà dire che sarà andata bene... ma non tutto.
Apprezzo molto di più questo Signore che ai suoi, entusiasti per miracoli e folle esultanti, con estrema onestà dice ai suoi: «Guardate che il Figlio dell'Uomo sarà consegnato, crocifisso e morirà».
A malincuore, ma devo dire che non andrà "proprio tutto" bene.
don Chisciotte Mc, 200312

«LO STALINISTA (E IL CRISTIANO) CHE C'È IN ME
Poco fa, mentre venivo al lavoro in bicicletta, stavo (stalinisticamente) pensando al modo spiccio di farla pagare agli imbecilli che sputano ai medici, o che fuggono a sciare, o che tornano al paesello, o, ancor più, agli sciacalli infami che vorrebbero guadagnare dalla tragedia, vendendo prodotti sanitari a prezzi folli - pensavo a tutto questo, quando incontro don Giovanni, il giovane prete nonché astrofisico rescaldinese con cui organizzo da anni in biblioteca le serate "Polvere di stelle".
Ci parliamo per due minuti, a distanza di sicurezza: come stai, dove stai andando, sto passeggiando anche se non sono nemmeno sicuro si possa fare, cosa fate in biblioteca, lavori straordinari approfittando della chiusura, anche noi in oratorio, cose così. Ci lasciamo con la frase-auspicio "poi tutto tornerà come prima", ma io gli dico no, speriamo di no, e conveniamo che almeno tutto questo ci insegni qualcosa circa la nostra fragilità.
Ho ripreso a pedalare e lo stalinista che c'è in me ha ceduto il posto al cristiano che c'è in me, che mi ha ricordato che è sempre meglio guardare prima la trave nel proprio occhio, eccetera.
Mi sono girato a guardare Don Giovanni che continuava la sua passeggiata solitaria mentre sgranava tra le dita il rosario. Quella cosa del pregare - che io non so e non posso fare - mi ha un poco intenerito».
Mario Domina, su FB 11.03.2020

Ogni minuto respiriamo tante volte e non ce ne accorgiamo.
Dentro ogni respiro una dispensa di vita, quella che ci serve per quel secondo di vita.
Noi attendiamo la fine della stagione più acuta del contagio.
Ogni minuto ci fa avvicinare la fine del contagio.
E vorremmo arrivarci sani a quel momento.
Questo comporta necessariamente che io sia sano adesso, e fra un minuto, e dopo aver incrociato quella persona, e dopo aver appoggiato la mano su quella maniglia, e dopo aver... e dopo aver...
Ogni secondo passato (apparentemente) sano, mi avvicina lo scampato grande pericolo.
Come se dopo quella data (quale, nessuno lo sa), ci fosse la felicità piena, la rinnovata e definitiva possibilità di un enorme unico respiro, che ci tolga la necessità di un respiro alla volta.
Ma "dopo" sarà ancora come "prima" e come "adesso": ogni minuto tanti respiri, uno in fila all'altro, tutti inanellati in quella splendida e sospesa catenella che chiamiamo Vita.
don Chisciotte Mc, 200309

Un rischio inevitabile: guardare ai numeri di malati e morti vedendo in essi i segni del successo o dell'insuccesso delle misure messe in campo; cercando in essi  la conferma della nostra fortuna presente (essere ancora sani e in vita) e l'augurio per la nostra sorte futura.
Ma i numeri non sono numeri. Sono la traduzione in segni grafici e fonetici del dolore di tanti che piangono una morte, quella morte, quella persona amata; della disperazione di chi aspetta ogni giorno un miglioramento di un ricoverato; della fatica di chi si rimette il camice anche oggi o di chi va in laboratorio per trovare qualche arma contro questo nemico invisibile.
"Mors tua, vita mea". No, "morte tua, condolere mio", vorrei addolorarmi con te.
E proprio nel momento in cui - tragicamente - non si può stare vicini: non possono congiungersi i "con-giunti"; non possono avvicinarsi i "pari-parenti"; non possono fraternizzare i "fratelli di fede".
Vorrei che i miei occhi vedessero volti dietro ai numeri e le mie orecchie sentissero pianti.
don Chisciotte Mc, 200309

«Ci ritroviamo la sera senza dare nell’occhio, come in Cina o altri paesi a limitata libertà religiosa. Torniamo nelle catacombe come alle origini della Chiesa».
Ma cosa state dicendo??? Paragonarsi ai cristiani perseguitati di ieri e di oggi è una vergogna assoluta e aberrante. Ai confratelli che acconsentono o, peggio, stimolano ribellioni sciocche alle norme governative ed ecclesiali domando - insieme al nostro Vescovo - un serio esame di coscienza in nome della responsabilità civile ed ecclesiale, soprattutto dopo l'ultimo decreto che svela ancor di più che la premura non era esagerata e ora è necessaria.
E poi quale fede state promuovendo? Quale visione di Chiesa? Quale teologia?
Non è fede ma superstizione. Non è Chiesa ma sette fondamentaliste. Non è teologia ma una falsa visione di Dio.
Ricordatevi della comunione dei santi, ricordatevi della comunione in Cristo, ricordatevi delle parole di Gesù: "Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà" (Mt 6,6).
E piantatela di condividere e leggere alcuni articoli de "La Nuova Bussola Quotidiana", "Il Timone", "La Verità" e altri giornali e siti che tutto sono tranne che cattolici. Cattolico è colui che è attento all'altro e preserva la comunione sopra ogni cosa, la vera Comunione. Quella in Cristo.

Don Davide Brambilla

«Fin dall’inizio del mio ministero come Vescovo di Roma – affermava in quella occasione papa Bergoglio – ho inteso valorizzare il Sinodo, che costituisce una delle eredità più preziose dell’ultima assise conciliare. Per il Beato Paolo VI – aggiungeva –, il Sinodo dei Vescovi doveva riproporre l’immagine del Concilio ecumenico e rifletterne lo spirito e il metodo. Lo stesso Pontefice prospettava che l’organismo sinodale «col passare del tempo potrà essere maggiormente perfezionato».
Francesco ha dato nuovo impulso alla sinodalità nella Chiesa. E infatti in quel discorso affermava: «Dobbiamo proseguire su questa strada. Il mondo in cui viviamo, e che siamo chiamati ad amare e servire anche nelle sue contraddizioni, esige dalla Chiesa il potenziamento delle sinergie in tutti gli ambiti della sua missione. Proprio il cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio».
Sempre nello stesso discorso, il Papa enunciava poi alcune caratteristiche della Chiesa sinodale. Ad esempio la consultazione del popolo di Dio nella preparazione delle assemblee del Sinodo. (...)
https://www.avvenire.it/papa/pagine/il-papa-indice-per-il-2022-un-sinodo-dei-vescovi-su-chiesa-e-sinodalita?utm_medium=Social&utm_source=Facebook&fbclid=IwAR1yXXYD2XsWe9TeBrv8vV5AB0CX5FbYlObR2g92FQTIvc86hwNdUHLiYMY#Echobox=1583580812

di Giulio Sensi
«1. Incontriamoci fuori: all'aperto tutto è più sano e meno trasmissibile. Non ci sono solo i parchi giochi, ma anche luoghi in mezzo alla natura adatti alla scoperta pure per i bambini;
2. Condividiamo la risposta ai bisogni: molte famiglie italiane sono in ginocchio per la chiusura delle scuole. Non esistono solo i nonni o i permessi, si possono anche organizzare attività di custodia condivisa a turno;
3. Mettiamoci a disposizione in modo costruttivo: educatori, musicisti, insegnanti, guide turistiche e mille altre capacità possono essere condivise anche gratuitamente; perché se il lavoro rallenta e possiamo permettercelo, dobbiamo donare anche noi stessi;
4. Usiamo con intelligenza il mondo digitale: invece che vomitare polemiche o banalità sui social, utilizziamoli per favorire scambi di informazioni utili a gestire il momento e a creare occasioni di incontro.
5. Scopriamo la cultura: non ci sono solo teatri o musei, ma anche luoghi bellissimi adatti ad un contatto fisico meno intenso e molto istruttivo. FAI docet;
6. Rendiamo utile il tempo: molti avranno più minuti a disposizione per loro stessi, usiamoli bene! Leggiamo, ascoltiamo buona musica, audiolibri e chi più ne ha più ne metta;
7. Non di sola pasta vive l'uomo: le case sono piene di cibo e i supermercati di nuovo, ma perché non andiamo a scoprire luoghi in cui si produce e vende cibo sano, locale, naturale?
8. Alleniamo il nostro corpo: passeggiate, sport, attività fisica all'aperto (ma non solo, si può fare anche in palestre e piscine rispettando alcune regole) possono aiutarci ad avere un maggiore benessere psicofisico e gestire meglio il momento;
9. Andiamo a donare il sangue: gli ospedali in questo momento fanno impressione, ma le procedure per donare sono sicure e le necessità alte. Se state bene non abbiate paura, andate a donare!
10. Riflettiamo su noi stessi e su cosa siamo diventati per essere persone migliori: un esempio su tutti, lo svuotamento dei Pronto Soccorso. E' stato proprio così necessario affollarli per ogni minimo problema? E quante abitudini sbagliate, personali e collettive, questa emergenza sta mettendo a nudo?

Dieci idee, quelle che piacciono a chi scrive. Aggiungi le tue nei commenti e creiamo un post collettivo rigeneratore».
http://www.vita.it/it/blog/linvolontario/2020/03/05/apriamo-lepoca-delle-passioni-sane/4816/

Ho notato questa cosa: tutte le volte che si ricorda che le chiese sono aperte, non si dice mai che lì è presente l'Eucarestia.
Certo, gli uomini e le donne possono sempre trovare in una chiesa una "location" raccolta, dove pregare, riflettere, leggere qualche testo spirituale...
ma i tabernacoli custodiscono quello che è un modo prezioso ed originale con cui il Signore è presente nel suo popolo.
E questo modo specifico non è raggiungibile in altri luoghi.
Lo ricordo a chi mi chiede se "c'è la messa" (dizione per lo meno riduttiva... e forse anche ambigua): Gesù c'è nel sacramento dell'Eucarestia e vale la pena passare a trovarlo, con affetto semplice.
don Chisciotte Mc, 200304


"Entre cristianismo y revolucion no hay contradiccion".

Il refrain è noto: "Riscoprire il valore del laicato"; "Ministeri laicali"; "Sinodalità", "sensum fidelium"; "Collegialità"...
La realtà è altrettanto nota: non trovo da nessuna parte (sugli organi di informazione ecclesiali) che si sia svolta una riunione ufficiali degli organismi collegiali che dovrebbero essere "decisionali", tipo il Consiglio Pastorale diocesano o il Consiglio presbiterale.
Chiaro che se si tratta di una decisione di emergenza, il vescovo senta i più vicini, gli addetti alla cura ("curia") del popolo di Dio... ma - guarda caso - sono quasi tutti ministri ordinati.
Ma ormai sono passati dei giorni e preme il dovere di prendere delle decisioni importanti...
e ancora una volta di laici convocati, ascoltati, portavoce... non c'è traccia.
(Magari qualcosa in questa direzione avviene, ma non si sente... non è la scelta qualificante).
Ecco perché quando poi parliamo non siamo creduti: perché non siamo credibili.
don Chisciotte Mc, 2 marzo 2020

«Vorrei pregarla di avere pazienza verso tutto ciò che è irrisolto nel suo cuore, e di sforzarsi di provare amore per le domande in sé, come se fossero delle stanze chiuse a chiave, o dei libri scritti in una lingua straniera. Non si affanni, dunque, per ottenere risposte che ancora non possono esserle date, perché non sarebbe in grado di viverle. Ciò che conta è vivere ogni cosa. Viva le Sue domande, adesso. Forse così, un giorno lontano - a poco a poco, senza accorgersene - vivrà già dentro la risposta».
 Rainer Maria Rilke, Lettera a un giovane poeta, IV

«(...) A mali estremi, estremi rimedi. Questo è sempre vero. Se viene meno la possibilità di “radunarsi”, si deve trovare un rimedio. Ma siamo sicuri che il rimedio sia “collegarsi alla televisione”, o a “facebook”, per “assistere alla messa senza popolo” da parte del popolo, piuttosto che suscitare forme di “relazione altra con la parola ascoltata e pregata”? La spettacolarizzazione del culto non è la risposta adeguata, perché il culto non può mai avere “spettatori”. La trasmissione televisiva o per internet immunizza dal rito. Questo è il punto grave e troppo debole della risposta ecclesiale alla emergenza. La clausura e il “divieto di raduno” non dovrebbe suscitare un protagonismo episcopale/presbiterale, ma un rilancio del sacerdozio comune, nelle piccole comunità che si radunano “sua sponte”. Alla logica del sacerdozio battesimale, che in questo caso è assolutamente capillare, si è preferita la logica della “messa senza popolo”, cui fare assistere il popolo. Una scelta vecchia e per certi versi ideologica. In questa scelta, indirettamente, si è persa la comunità dal rito, ma si è anche rischiato di immunizzare la Chiesa dal rito. (...)
Ripetiamo senza vero stile ecclesiale il ritornello della “messa senza popolo”. Anche qui, lo si vede bene, il rapporto tra essere Chiesa, esercitare il ministero presbiterale/episcopale e celebrare la fede hanno bisogno di una sostanziosa messa a punto.  Il Concilio Vaticano II sembra senza forza e quasi senza parole. Senza poter in alcun modo assecondare la deriva per cui solo il prete, che dice messa anche da solo, garantisce alla Chiesa di essere se stessa. Senza bisogno di evocare i toni della “pestilenza come maledizione divina”, o della “moltiplicazione delle messe per contrastare il contagio”, anche questo linguaggio formalistico e clericale, che dispensa dai precetti e rispolvera dagli armadi i vecchi arnesi del tempo che fu, pur offrendoli “in rete”, parla in uno stile e manifesta una intenzione che mi pare davvero difficile da sostenere».
Andrea Grillo, 28.02.2020
http://www.cittadellaeditrice.com/munera/la-chiesa-tra-comunita-e-immunita-foreste-di-comunione-e-deserti-da-contagio/


Anche oggi, come ieri e come domani - milioni di cristiani vivono dietro a Gesù, dentro una Chiesa, senza poter partecipare alla messa quotidiana e nemmeno a quella festiva.
E il loro numero è maggiore di quelli che possono partecipare.
Vivono da cristiani e da cristiani nascono, respirano, amano, muoiono. E facendo così rendono lode a Dio Padre (cfr Mt 11), fanno gesti d'amore a Gesù (cfr Mt 25) e seguono lo Spirito (Gv 3,8).
Fanno tutto questo "in memoria di Lui", senza andare "nè a Samaria nè a Gerusalemme" (cfr Gv 4,11)... e si spezzano come l'Amore sa fare (cfr Gv 13,12).
Per favore, non offendiamoli con dichiarazioni fuori luogo e con gesti "vecchi dentro", senza "otri nuovi" (Lc 5,33) dettati dalle nuove condizioni.
don Chisciotte Mc 220228







Già la credibilità della Chiesa italiana non era al top;
le reazioni di questi giorni le stanno dando un ulteriore scossone:
imprecisioni, teologie che non meritano questo nome, sincretismi, superstizioni, spiritualità non spirituali, approssimazioni...
Dovessi essere "à la page" direi che "la situazione è occasione".
Occasione per fare un esame di coscienza; occasione per fare uno screening dei responsabili incapaci; occasione per approfondire la conoscenza del Vangelo e di una santa teologia; occasione per sfoltire tante attività; occasione per tacere; occasione per essere vicini al nostro tempo...
Un sacco di occasioni che andranno perdute.
don Chisciotte Mc 200226

N.B. Nella teologia che ho imparato e che insegno, l'assemblea eucaristica NON è il "pubblico" della messa. E chi pensa, dice, scrivi così... sbaglia. E sarebbe umiltà (e saggezza) che si corregga, nel momento in cui glielo si fa presente.
(Nella foto: il primo ibiscus, fiorito settimana scorsa)

Sarà beato padre Rutilio Grande, il sacerdote amico di mons. Romero ucciso nel 1977, primo dei martiri del Salvador. Papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto sul suo martirio insieme a quelli di Manuel Solórzano e Nelson Rutilio Lemus, i due laici uccisi con lui nel massacro di Las Tres Cruces.

«È la gioia divina che rinsalda l’uomo, che ne lava le fatiche e lo prepara ad affrontare il passaggio successivo. Gioia che alla fine del cammino si trasforma in un canto collettivo di festa e di danza».
Hildegard Von Bingen

La Chiesa è un popolo vivo.
Sospesa la messa, secondo le indicazioni diocesane. Appeso agli ingressi un foglio a colori che riporta le disposizioni.
Un sacco di persone telefonano per avere info.
Non poche arrivano in chiesa, si guardano in giro, capiscono che non c'è la messa... se ne vanno.
Alcuni fedeli si avvicinano a me, parliamo.
Qualcuno chiede la confessione.
Due, tre, quattro cominciano a pregare il rosario. Altri sentono, si fermano e cominciano a pregare.
Sintomatico che alcuni/e entrano in chiesa (coi dovuti 5-6 minuti di ritardo), senza guardarsi in giro, manco si accorgono che le luci sono poche, che non c'è il prete sull'altare, che i presenti sono solo cinquanta... e si siedono al loro posto consueto... salvo poi accorgersi che "qualcosa non gira", si rialzano e escono.
Qualcuno capisce che è meglio fermarsi lì a pregare (diciamo pure: a debita e prudenziale distanza gli uni dagli altri, se lo dicono le disposizioni d'igiene) piuttosto che andarsene.
Concludiamo il rosario col canto della Salve Regina e la benedizione.
Molti si salutano e mi salutano.
E pensare che ieri mattina l'ho "chiesto"... e già oggi la preghiera domenicale presieduta da laici è avvenuta.
don Chisciotte Mc 23.02.2020

Quali le scelte che fin da ora possiamo attuare (e che il vescovo dovrebbe indicare e chiedere con autorevolezza) per “essere Chiesa” oggi? 

-- gesto di accoglienza all'inizio della messa
-- avvisi a cura dei membri del Consiglio Pastorale e del CAE
-- canti che siano cantabili da tutta la assemblea
- caffè e saluti alla fine della messa
- incontri di comunità dopo la messa
- appuntamenti celebrativi domenicali presieduti da laici (invece che togliere le messe)
- funerali presieduti da laici
- messe in Duomo che siano profetiche nei modi
- maggiore autonomia delle Zone pastorali
- un piano pastorale diocesano che sia pastorale; quinquennale; esigente (Non si può dire troppo facilmente: "Non sappiamo dove andare").
- sussidi online; materiali duttili; 
- interventi comunitari nella Preghiera Eucaristica (cfr la Preghiera Eucaristica dei Fanciulli)
- togliere le sedie che sono in fondo alla chiesa, appena entrati (non servono)
- verificare che almeno ogni mese ci sia la convocazione del cp, che abbia un odg, un verbale, la comunicazione ai fedeli della messa
- trasparenza degli affari economici e comunicazione regolare e verificabile della situazione economica
- più frequente la invocazione dello Spirito Santo nelle orazioni della liturgia
- i laici siano accoliti (e non solo "ministri straordinari" dell'Eucarestia)
- frequentemente durante le messe domenicali chiedere ai fedeli - attraverso sondaggi - cosa ne pensano (in senso forte - sensum fidelium) di certi argomenti

-- "Evangelii Gaudium" non la cita nessuno e c'era già tutto! 
(Mio intervento del 22 febbraio 2020 alla Assemblea della Chiesa dalle Genti - Zona di Varese—Villa Cagnola)

«In un suo discorso - pronunciato in una data imprecisata dopo il 1713, ma pubblicato postumo nel 1776 — scrittore irlandese Jonathan Swift distingue anzitutto due grandi categorie tra i “cattivi cristiani”: quanti non frequentano le chiese e quanti, invece, pur recandovisi, tengono un comportamento poco consono al luogo in cui si trovano. I primi sono soliti accampare ogni genere di scusa pur di sfuggire al servizio liturgico: vi è chi diserta le funzioni per semplice disprezzo della fede; chi è convinto che l’aria della chiesa sia particolarmente malsana; chi, sopraffatto dalla pigrizia, crede di poter trascorrere l’intera domenica gozzovigliando; chi, al contrario, ha così tanti impegni da non riuscire a trovare un momento libero per la messa. Il problema è che latita proprio chi avrebbe più bisogno di ascoltare le omelie per via della propria vita peccaminosa. Dopo aver trattato delle scuse addotte dagli assenti, Swift passa a elencare in modo meticoloso i comportamenti maleducati dei presenti: alcuni non fanno che chiacchierare tutto il tempo con i loro vicini, il più delle volte sparlando e spettegolando del prossimo, altri hanno la mente occupata da preoccupazioni mondane, altri ancora stanno sempre in agguato per poter criticare e mettere in ridicolo tutto ciò che ascoltano».
http://www.osservatoreromano.va/it/news/dormire-chiesa

“Queste mappe funzionano come reti di dispositivi che influenzano il comportamento, le opinioni e le immagini degli esseri viventi, esercitando il potere e controllando la conoscenza?”.
Un artista è riuscito a provocare un ingorgo virtuale su Google Maps camminando in mezzo alla strada con un piccolo carrello pieno di smartphone. Il tedesco Simon Weckert ha ingannato il servizio di mappatura web camminando per le strade di Berlino con 99 smartphone, tutti collegati all’app di Google che fornisce indicazioni stradali ai viaggiatori. Ad un certo punto, Weckert ha dato un’occhiata al suo smartphone e Google Maps consigliava di evitare quella strada a causa di un ingorgo. La curiosa performance è stata filmata dall’artista, che ha poi caricato il video su YouTube. Nel video si vede come, durante l’esperimento, il colore delle strade segnate sull’app passano presto dal verde al rosso.
 

Ricevere cura e assistenza finalizzate al controllo della sofferenza fisica e psichica e al supporto sociale del paziente rientra tra i diritti che devono essere garantiti a ogni cittadino, al fine di migliorare la qualità della sua vita. Nondimeno la sofferenza del paziente è da considerare come parte integrante della malattia che il medico è chiamato a curare. È in questo contesto che si inserisce la sedazione palliativa: vediamo in questo articolo in cosa consiste, quali sono i presupposti per somministrarla, in cosa si differenza dall’eutanasia.
https://www.vidas.it/cose-da-sapere-sedazione-palliativa/?fbclid=IwAR1xOE2Y9uxKJGlIj4xz5HdVcpo9mIMdY8GshmdpHV_7-YxeWwWjG-kKfbg

«Al presbitero l'evangelista dice: «Apri gli occhi e guarda verso Cristo, che ti viene incontro nella tua vita di ogni giorno: nella tua vita sacramentale, nella tua vita comunitaria, e particolarmente in tutte quelle attività nelle quali percepisci lo Spirito che muove te, che muove altri, che vi unisce insieme e che forma la vita ecclesiale. Cristo è presente per te».
 Carlo Maria Martini, Il vangelo secondo Giovanni, 99

«Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».
Parole ben chiare. Il verbo "potere" è centrale nella vita: ogni giorno tante volte ci domandiamo cosa possiamo o non possiamo fare. E sogniamo di poter fare tanto, tutto. Siamo convinti che chi può fare tanto-tutto sia "un grande"! Magari "grande" perché Qualcuno (tipo: Dio!) lo ha voluto in quella posizione.
Gesù sa bene che questo modo di fare è proprio agli antipodi rispetto alla natura divina: Dio è Dio non perché domina (quante volte lo abbiamo inteso così!), ma perché serve, perché si abbassa, perché è piccolo, perché sta all'ultimo posto.
Quanta fatica facciamo a vivere e mostrare una gerarchia cattolica fatta al modo indicato da Gesù! E pensare che Lui era stato ben chiaro.
Però non è facile fare diversamente quando le autorità civili ti chiedono e ti impongono questo stile potente; spesso sono gli stessi cristiani che - per abitudine o per pigrizia - chiedono un modo di fare di questo tipo.
E' tutto da inventare, ancora oggi. Papa Francesco ci dà un esempio limpido... e raro.
Anche oggi ci proviamo. Sarebbe bello se gli stili alternativi, gesuanici, fossero portati ad esempio, invece che trascurati o osteggiati.
don Chisciotte Mc, 17.02.2020

Lo spot che è costato alla SAS (la compagnia aerea di bandiera di Svezia, Danimarca e Norvegia) minacce dall'estrema destra è uno straordinario inno all'integrazione. "Cos'è tipicamente scandinavo?". "Nulla, niente di niente". Un'ammissione degli stessi scandinavi, veicolata da una pubblicità della SAS. L'agenzia pubblicitaria danese "&Co", autrice dello spot, ha sottolineato come tutto ciò che viene reputato 'scandinavo', dalla cultura al cibo fino al design, in realtà è stato 'importato' attraverso i viaggi effettuati all'estero, nel corso dei secoli passati, dagli abitanti della penisola. "Ogni volta che oltrepassiamo i nostri confini aggiungiamo colore, innovazione e progresso, portando qui il meglio di ogni luogo", recita la voce narrante di uno spot che, per i valori che trasmette, è stato preso di mira dai gruppi di estrema destra nordici. 14.02.2020

Il percorso di discernimento proposto dal metodo di papa Francesco si basa e si ispira al "metodo" del Dio di Gesù Cristo: la creazione ha significato anzitutto inventare quello che noi chiamiamo "tempo", con la sua caratteristica di dinamicità, spostamento, progressione, gradualità, crescita.
E così si è "mossa" la Parola di Dio incarnata in Gesù Cristo: lungo la storia, dal concepimento alla morte in croce e poi nella vita nuova, risorta.
Le creature, però, hanno travisato questa dinamica, confondendola con assenza, imprecisione, lentezza... accusandola di attendismo.
Altri ne hanno approfittato per starsene con le braccia conserte, in un'attesa passiva.
Alcuni, poi, hanno pensato di prendersi gioco di questo metodo di Dio (ben rappresentato da papa Francesco) e hanno proseguito sulla loro strada fatta di princìpi, leggi fisse, "verità" astratte, ideali astorici... credendo di non modificare nulla.
Così è capitato con la colpevole dimenticanza dell'enciclica programmatica "Evangelii Gaudium".
Così è capitato nella diocesi di Milano durante il cammino sinodale sui temi della buona notizia dell'amore familiare, che ha portato alla esortazione apostolica "Amoris Laetitia": l'arcivescovo Scola e quelli che lo attorniavano hanno scelto di non accettare questo metodo, di non spostarsi dalle loro posizioni, di non camminare e di non far camminare il popolo di Dio.
E così ci troviamo ancora fermi, impreparati... e con le stesse persone ai loro posti di comando.
Ma il popolo di Dio è più ampio e chiede un cambio di passo reale, concreto, storico.
don Chisciotte Mc, 14.02.2020

Fin dall'autunno 2013 avevo interpretato il cammino verso il Sinodo straordinario sulla famiglia come un "EVENTO DI STILE": col famoso e inedito questionario di 38 domande, papa Francesco chiedeva alla Chiesa tutta un "salto di qualità", cioé passare da una visione clericocentrica ad una "ecclesiologia del popolo di Dio". Nella prima, il papa (e semmai qualche vescovo e esperto) sanno cosa fare e cosa dire e ogni tanto "mostrano" di radunarsi, ma in realtà le esortazioni postsinodali hanno delle coordinate diverse (e pre-preparate) rispetto ai lavori collegiali. La via proposta da papa Francesco è, invece, quella di un ascolto reale, di un "consigliare" reale, di un camminare insieme, passo dopo passo, giorno dopo giorno, sapendo bene "solo" il primato dello Spirito Santo e l'orizzonte comunionale.
Così fu per "Amoris Laetitia" e... non fun capito. Il clero chiedeva scelte "fisse" e invece papa Francesco ci chiedeva di camminare, accompagnare, discernere, avviare processi (come avevo indicato in "Evangelii Gaudium").
Adesso ci caschiamo ancora, "lamentandosi" di "Querida Amazonia". Papa Francesco ascolta, rispetta, valorizza il popolo di Dio di quei luoghi (con il proprio episcopato e con tutte le proprie componenti).
Papa Francesco è proprio un "grande" e chiederebbe a noi tutti di essere altrettanto "grandi", "adulti".
Ecco perché vi riporto un passo di Alessandro Manfridi, che ringrazio:
https://www.glistatigenerali.com/america-mondo_clima/francesco-e-un-grande-vi-spiego-perche/?fbclid=IwAR2-DCqoBZZy7-essRkmtSj7mbci4KvPkLjaraXkJO-dWsaf06iCc38tD2Q

don Chisciotte Mc

«Il Papa afferma che non intente né sostituire né ripetere i contenuti del Documento conclusivo stilato dai padri sinodali al termine dei lavori.
«Ho preferito non citare tale Documento in questa Esortazione, perché invito a leggerlo integralmente.
Dio voglia che tutta la Chiesa si lasci arricchire e interpellare da questo lavoro, che i pastori, i consacrati, le consacrate e i fedeli laici dell’Amazzonia si impegnino nella sua applicazione e che possa ispirare in qualche modo tutte le persone di buona volontà» (QR nn. 3-4)
Dalle parole citate pare evidente che Francesco, dopo aver affermato che non intende sostituire il Documento finale con la sua sintesi della Esortazione Apostolica, auspichi che pastori, consacrati, laici e persone di buona volontà possano applicare le conclusioni dei padri sinodali, che egli invita a leggere integralmente. Interessante invito, con conseguenze e sviluppi da considerare attentamente.
Francesco, evidentemente, come più volte ha indicato con il suo magistero, non intende “calare dall’alto” le soluzioni e le direttive in merito al governo della Chiesa,
Ma suggerire, col suo bagaglio esperienziale legato ad una pastorale presbiterale che deve “odorare delle pecore”, e ad una realtà ecclesiale sudamericana che ha vissuto le sue punte più profonde nell’opzione preferenziale per i poveri e nella condivisione della difffusa realtà delle comunità ecclesiali di base, che ciascuno di noi riscopra la categoria, ricordata dalla LUMEN GENTIUM, dell’azione e del protagonismo di quel Popolo di Dio che cammina comunionalmente, superando dunque gli inconvenienti, da lui più volte denunciati, del clericalismo e del clericocentrismo.
Traducendo: voi invocate una riforma che sia ancora una volta diretta dalle scelte clericali e calata dall’alto dal magistero papale? Imparate a camminare come Popolo di Dio (così come ci è stato mostrato nella consultazione e nei lavori sinodali) e sarà questo popolo stesso il protagonista della riforma da voi auspicata!».

«Non c'è forse cosa più triste che offrire la fede e vederla respinta, oppure dovere continuamente fare i conti con interpretazioni riduttive della fede, che tentano pertanto di spogliarci di noi stessi e di «atterrarci», di ridurci a terra, mostrando che la nostra fede non è niente».
 Carlo Maria Martini, Il vangelo secondo Giovanni, 98

Come contributo al discernimento di tutto il santo popolo di Dio a proposito del rinnovamento del messale ambrosiano, propongo di fare una sobria antologia delle espressioni non chiare, incomprensibili, dal punto di vista linguistico o teologico.
Dedichiamo a questo servizio la pagina FB "Rinnoviamo il messale e il lezionario".
Ovviamente non saranno accettate le espressioni violente o offensive, né gli off-topics.
Non si tratta nemmeno di aprire una discussione se sia utile o non utile una tale pagina, né lanciare reciproche "scomuniche": chi non fosse d'accordo con questa raccolta, può semplicemente non aderire al progetto e non frequentare la pagina.
Se insieme riusciremo a fornire uno strumento utile, supereremo - in piccola parte - quella sorta di impossibilità ad esprimersi di quella che già anni fa fu definita "l'opinione pubblica cristiana" e che, in realtà, è una delle modalità di espressione del "sensum fidelium". Grazie!
don Chisciotte Mc, 9.2.2020

Un cambio radicale del vivere la chiesa
di Enzo Bianchi
(...) La Chiesa è ancora capace di essere missionaria, di rendere eloquente la fede che professa? (...) Abbiamo lasciato la sponda e navighiamo verso un'altra terra che ancora non conosciamo. Le sfide si presentano con una novità inedita e, dunque, alla Chiesa tutta è richiesta un'operazione di discernimento, per attuare il mandato di Gesù risorto, sempre attuale: «Andate, evangelizzate in tutto il mondo, portate la Buona notizia a ogni creatura» (cf Mc 16,15).
Dobbiamo confessare oggi un'astenia delle Chiese locali, soprattutto nell'emisfero settentrionale del mondo: un'astenia nei confronti della missione, una mancanza di coraggio nel lasciare la propria terra segnata dal benessere per terre che sono ancora toccate dalla fame, dalla miseria e spesso anche dalla violenza e dalla guerra. (...)
Da quando ha assunto il ministero di Pietro, papa Francesco chiede con frequenza alle Chiese di porsi "in uscita", di volgersi alla missione in condizioni dinamiche, aperte, libere, per poter portare la Buona notizia del Vangelo. Ma dietro a queste espressioni, che rischiano di essere ripetute semplicemente come slogan, c'è in realtà la richiesta di un cambiamento radicale del vivere la Chiesa, ben prima del vivere la missione che le è inerente. Si richiede, in primo luogo, che ogni battezzato e ogni comunità cristiana si sentano responsabili dell'evangelizzazione. (...) Tutti i cristiani sono chiamati ad assumere la responsabilità di essere inviati a uomini e donne che non conoscono Gesù Cristo; devono, dunque, essere soggetti capaci di esprimere la fede cristiana e, di conseguenza, di edificare la Chiesa con il loro specifico contributo culturale, religioso e umano. (...)
Oggi siamo tutti convinti che l'Europa è terra di missione, come


«Storie che mostrano la forza dell'amore anche in tempi di guerra...
Storie che restano nel cuore!
Hamza e Qais sono fratelli.
Hamza pensava che Qais fosse stato ucciso nel bombardamento.
Le foto di quando ha scoperto che suo fratello è ancora vivo.
Questo incontro è una nuova vita per loro.
Questa storia è una delle milioni in #Siria dove i bambini lottano per vivere».
tratto dalla pagina FB "Children of Syria", 5.2.2020

«I santi sono stati i più imprevedibili interpreti di questa novità evangelica. Hanno stupito il mondo proprio grazie alle loro pazzie, bizzarrie, audacie, itinerari inediti, oserei dire grazie alla loro fantasia scatenata.
Noi, invece, abbiamo relegato in soffitta, tra i robivecchi, la fantasia, l'inventività, e magari l'abbiamo fatto in nome dell'ortodossia!
E così siamo diventati stanchi ripetitori di una verità che teniamo custodita nella cassaforte della nostra ristrettezza mentale. Continuiamo a compiere monotonamente gesti sempre uguali. Siamo rimasti bloccati in clichés sbiaditi.
Le nostre risposte sono ampiamente scontate. Le abbiamo già bell’e pronte, confezionate a dovere negli appositi cassetti. Ne teniamo una per ogni questione. Le abbiamo ricavate di peso dai manuali. Le spariamo addosso al nostro interlocutore, con fredda precisione, senza sgarrare di una virgola.
Così non stupiamo più nessuno. Siamo diventati i notai, i burocrati della novità cristiana. Viviamo placidamente di rendita sulle imprese degli altri. Di nostro, di personale, di originale non mettiamo proprio nulla. Logico che deludiamo coloro che ci avvicinano».
Alessandro Pronzato, Vangeli scomodi (1967), p. 200-201

(...) «La disperazione – stato d’animo e situazione emotiva dal forte carattere pervasivo e penetrante – coincide con una mancanza di attesa e con l’assenza di progetti da realizzare.
Nella disperazione viene meno insomma la dimensione del futuro; la stessa che Orazio contribuisce a delegittimare con il suo: Carpe diem.
A fronte dell’allettante invito del poeta epicureo, ogni uomo e donna esperti della realtà, delle possibilità e delle difficoltà che la compongono capiscono il non senso e l’insopportabilità del vivere senza desiderare di guardare oltre, condannati alla logica dell’ormai e dell’assenza di futuro.
Lo stesso che manca ad Adrianus Jacobus Zuyderland, raffigurato da V. van Gogh nel dipinto Sulla soglia dell’eternità. L’espressione del veterano di guerra ritratto, la postura accovacciata e ripiegata su se stessa, le mani che nascondono il viso concorrono a restituirci una visione disperata della vita, o almeno di alcuni momenti di essa.
Momenti nei quali, come nel dipinto di van Gogh, l’uomo si sente schiacciato sotto il peso interiore che non gli permette di alzare il suo sguardo, semmai per permettere a qualcuno di accorgersi delle lacrime che solcano quel volto e tentare di asciugarle» (...)
Nunzio Galantino, "Il Sole 24 Ore" 3.11.2019

«Vado incontro agli altri oppure sono contro gli altri? Appartengo alla Chiesa universale (buoni e cattivi, tutti) oppure ho una ideologia selettiva? Adoro Dio o adoro le formulazioni dogmatiche? Com’è la mia vita religiosa? La fede in Dio che professo mi rende amichevole oppure ostile verso chi è diverso da me? (...)
Colpire un membro della Chiesa è colpire Cristo stesso! Anche coloro che sono ideologi perché vogliono la “purità” – tra virgolette – della Chiesa, colpiscono Cristo» (...).
papa Francesco, 9.10.2019

Un breve racconto della tradizione islamica: "Gesù incontrò un uomo e gli chiese: «Che cosa stai facendo?». «Mi dedico a Dio», rispose l’uomo. Gesù gli chiese: «Chi si prende cura di te?». «Mio fratello», rispose l’uomo. Gesù disse: «Il tuo fratello è più devoto a Dio di te»".
È noto che la figura di Gesù ha un grande rilievo nella tradizione islamica. Da essa abbiamo tratto questo apologo la cui lezione è semplice e si connette alla famosa dichiarazione di Cristo: «Tutto quello che farete a uno solo di questi fratelli più piccoli l’avete fatto a me» (Matteo 25,40). L’atto d’amore verso l’affamato, l’assetato, il malato, il carcerato, il forestiero è un atto di fede e di culto, ben più importante del ripetere: «Signore, Signore!», come ancora osservava Gesù (Matteo 7,21).
Vorremmo, però, mettere l’accento proprio su quel «prendersi cura», presente nella piccola parabola. Ai nostri giorni, nel segreto delle case, ci sono tante persone che consumano ore, energie, sentimenti per curare un anziano malato, un figlio disabile, un parente in difficoltà. Nessuno mai ricorderà questo lungo e paziente servizio, se non Dio. Questo amore è, in verità, la più autentica testimonianza di fede.
di Gianfranco Ravasi in “Il Sole 24 Ore” del 6 ottobre 2019

Chissà cosa diranno di me, di noi adulti, ma anche di voi adolescenti e giovani, fra 75 anni!