Senza far male


"Quando si diventa forti?”, chiesi. 
Ed ella con un delicato sorriso rispose: 
“Quando imparerai a non fare del male a nessuno".
Alejandro Jodorowsky

Intelligenze


«Due tipi di intelligenza. La prima trova alimento nel ragionamento. Va dalle cause agli effetti, da una cosa alla sua conseguenza, da un inizio a una fine. La conseguenza, l’effetto, la fine, sono per essa dei luoghi di riposo. Ecco da dove sono partito ed ecco dove passero` la notte. Faccio 2 + 2 e mi addormento sul 4. Cerco, poi trovo e in cio` che trovo non c’e` niente di piu` ne´ di meno che quello che cercavo.
La seconda intelligenza ha bisogno dell’amore e non trova requie da nessuna parte. Non va da una cosa vecchia (la causa, l’inizio, il 2 + 2) a una cosa che avvizzisce non appena la si raggiunge (l’effetto, il termine, il 4). Va dall’eternamente nuovo all’eternamente nuovo, dallo sconosciuto che e` in noi allo sconosciuto che e` nell’altro. Per questa intelligenza non esiste nessuna sosta possibile, nessun risultato di cui inorgoglirsi e in cui guadagnare un meritato riposo. Non c’e` mai un risultato – ma un movimento continuo. L’amore nutre e sollecita questo movimento: piu si ama e piu` cio` che si ama e` da scoprire, cioe` da amare ancora, ancora, ancora».
Christian Bobin, Autoritratto al radiatore

Percorso Verso il Matrimonio cristiano

Oggi inizia il Percorso Verso il Matrimonio cristiano. Pensiamoci, con un sorriso (pieno di belle speranze).

Rinnovamento nel movimento

Tra capacità personali, gusto per il basket e per la musica, chiamata di Dio, servizio nelle strade... qual è il mix?!
 

Compromettere la propria pace


«Non c’è costruttore di pace che alla fine dei conti non abbia compromesso la sua pace personale, assumendo i problemi degli altri: chi non lo fa non è un costruttore di pace, è un pigro, è un comodo. Non c’è costruttore di pace – ha ripetuto il Papa – che alla fine dei conti non abbia compromesso la sua pace personale, assumendo i problemi degli altri, perché il cristiano rischia, ha il coraggio di rischiare per portare il bene che Gesù ci ha regalato come un tesoro». 
papa Francesco, udienza 11.10.2017
qui tutto l'articolo: http://www.lastampa.it/2017/10/11/vaticaninsider/ita/vaticano/assumere-i-problemi-altrui-a-costo-di-perdere-la-propria-pace-fwSXGiFfCj0kBx9WW2NlfO/pagina.html

Colleghiamoci


Collega. Insieme per obiettivo comune
di Nunzio Galantino
In modo appropriato e senza incertezze, si ricorre alla parola “collega” per indicare la persona che condivide assieme a noi il lavoro o una carica. Dal verbo latino colligere (riunire, mettere insieme), il lemma “collega” rimanda al legame che si instaura tra due o più persone per il raggiungimento di un obiettivo comune. La condivisione di una responsabilità o di un percorso o la semplice condivisione di azioni necessarie crea il legame. Un legame che genera (o può generare) la solidarietà fra “colleghi”, la voglia di dare consistenza al rapporto trasformandolo in amicizia o in piena condivisione. Con l’avvertenza che «Ritrovarsi insieme è un inizio, restare insieme è un progresso, ma riuscire a lavorare insieme è un successo» (Henry Ford). A proposito e senza voler assolutizzare, si dice che negli Stati Uniti il lavoro di gruppo sia orientato ad aumentare la produttività; mentre in Giappone, senza escludere il tema della produttività, si vede nell’attività di gruppo un modo sicuro per incrementare le abilità e le conoscenze delle persone. Questa diversità di orientamento fa emergere una differenza sostanziale nell’ “essere colleghi”. Se nel primo caso il collega agisce con gli altri per massimizzare il profitto, nel secondo, lo stare insieme tende a migliorare tutti e ciascuno. E così il tempo condiviso per il raggiungimento di un obiettivo può diventare tempo “vissuto” insieme, soprattutto se il lavoro fatto insieme diventa occasione per una relazione profonda che permane anche dopo l’esperienza lavorativa. 
Ma, quante volte ci siamo sentiti dire che il collega non è l’amico? Il primo, a differenza

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Se mi metto a cercare...

... è solo perché già sono stato trovato e questo dono mi ha messo in cammino!

Trovato, cercato


«Ciò che trovo è mille volte più bello di ciò che cerco».
Christian Bobin, Autoritratto al radiatore

Senso


«Accanto alla gratitudine, l'amicizia è una fonte del senso della vita, amicizia verso persone alle quali posso chiedere sempre, con cui posso parlare non solo dei successi, ma anche delle preoccupazioni. Gli amici si rivelano tali quando, diventato debole, posso confidarmi con loro. Del senso della vita fanno parte le persone che possono contare su di me e i compiti da svolgere. Il senso è come l’acqua in cui nuoto. Il senso evolve. Se ti fai forte per coloro che hanno bisogno di particolare protezione e ti cercano, se diventi per loro avvocato, pastore, amico, il senso si consolida nella tue e nella loro vita».
Carlo Maria Martini, Conversazioni notturne a Gerusalemme

Aprire

Trascolorare

Yoogy

Entusiasta

All'erta

Accorgersi


«Più importante che cercare il Signore,

è accorgersi che Lui mi cerca».

papa Francesco, 25.09.2017

Le reti!

In alto

Come siamo


«Non vediamo le cose come sono,
ma vediamo le cose come siamo».
Anais Nin

Un'attenzione reale


«Sforzarsi senza tregua di pensare a chi ti sta davanti, prestargli un’attenzione reale, costante, non dimenticarsi un secondo che colui o colei con cui tu parli viene da un altro luogo, che i suoi gusti, le sue idee e i suoi gesti sono stati plasmati da una lunga storia, popolata di molte cose e di altre persone che tu non conoscerai mai. Ricordarsi in continuazione che colui o colei che guardi non ti deve nulla, non è una parte del tuo mondo, non c’è nessuno nel tuo mondo, neppure tu. Questo esercizio mentale – che mobilita il pensiero e anche l’immaginazione – è un po’ duro, ma ti conduce al più grande godimento che ci sia: amare colui o colei che ti sta davanti, amarlo per quello che è, un enigma – e non per quello che credi, per quello che temi, per quello che speri, per quello che ti aspetti, per quello che cerchi, per quello che vuoi».
Christian Bobin, Autoritratto al radiatore

E' certezza evangelica... se si apre al dialogo!


Certezza. Lo scegliere consapevoli 
di Nunzio Galantino 
«Lasciate perdere la certezza. Il contrario non è l’incertezza. È l’apertura, la curiosità e la volontà di abbracciare il paradosso, invece di scegliere l’ovvio». Non deve scandalizzare il sorprendente invito diTony Schwartz ad andare oltre la certezza per vivere di apertura, curiosità e volontà di abbracciare il paradosso. Al giornalista e scrittore statunitense sembra dare ragione l’etimo della parola certezza. Da certus, participio passato del verbo latino cèrnere (vagliare, separare, scegliere, discernere), certezza è lo stato mentale di ferma adesione a una proposizione o a una realtà conosciuta conseguente all’atto del cèrnere. Senza questo esercizio piuttosto che “adesione” ferma e consapevole, si finisce per avere “aderenza” e appiattimento su una proposizione o su una realtà proveniente dall’esterno. Solo un serio percorso di conoscenza e di evidenza permette alla persona di aderire con tutta se stessa (pensiero, sentimento e volontà) e con ragionevole sicurezza a un oggetto di conoscenza (proposizione, idea, persona. ecc.). (...) 
Siamo costantemente attraversati da gratificanti certezze e da infinite incertezze. Il nostro lavoro gratificante, le nostre belle relazioni e la tranquillità di una casa si mescolano, senza il nostro esplicito consenso, a congiunture economiche, crisi nelle relazioni ed eventi distruttivi. Tutto ciò ci fa dire che, sul piano materiale, non vi sono certezze assolute e intoccabili. Possono essercene invece, e ve ne sono, sul piano dell’adesione a una proposta di fede o a un progetto di vita. Per l’una e per l’altro chiunque è disposto a mettersi seriamente in gioco. Ma questa non è la “certezza” cui fa riferimento N. Hawthorne quando afferma che «Dai principi si deduce una probabilità, ma il vero o una certezza si ottengono solo dai fatti». La certezza che sostiene e fa vivere è quella che si costruisce a poco a poco, grazie a dei fatti ma anche al di là di essi; si solidifica giorno dopo giorno con azioni oculate, responsabili e difficili; si nutre di gioie e di sconfitte; sa ricavare nutrimento da inevitabili dubbi. E, proprio per questo, è una certezza che non chiude mai la porta al dialogo, anzi lo cerca perché la certezza è impasto di sentimenti e principi su cui si fonda la nostra vita, in cui si incrociano volti, cuori ed emozioni delle persone che incontriamo e delle realtà che viviamo.
in “Il Sole 24 Ore” del 10 settembre 2017

Rinnovare le versioni


"La pulce d'acqua", versione jazz-lounge. Quanto mi piacciono le versioni nuove delle cose!!

Non si recepisce il Concilio


Bassetti:attenzione al rischio clericalismo 
di Caterina Dall'Olio 
(...) Il cardinale Gualtiero Bassetti presidente della Cei ha proposto una riflessione sul ruolo e la missione dei sacerdoti:  «Come dice papa Francesco quando un prete è clericale, clericalizza anche i laici e tende a farli a sua immagine e somiglianza. E quindi anche il laico, alla fine, vuole rientrare in quello schema di Chiesa perché difende i suoi piccoli privilegi e ha tutto l’interesse a essere clericalizzato». Poi una considerazione generale: «Nella Chiesa italiana si registrano ancora troppe chiusure alle indicazioni di papa Francesco. Per ben due volte, quando sono andato a trovarlo per vari motivi, il Papa mi ha sempre posto questa domanda: ma la Evangelii gaudium sta entrando nella Chiesa italiana? Una 
domanda imbarazzante – ha ammesso Bassetti –. Una volta gli ho risposto: un pochino... E lui: Anche io ho questa impressione. Io non ho chiesto qualche rinnovamento della pastorale, io ho chiesto una conversione pastorale». E la conversione, sottolinea il presidente Cei, «è una cosa di testa e di cuore». Nel suo intervento, Bassetti ha letto lunghi stralci di uno scritto di don Giulio Cirignano, nel quale il biblista sostiene come «soprattutto nella Chiesa italiana si registri una certa lentezza nel recepire il progetto di Papa Francesco», si osservano «tante chiusure. E io condivido questo pensiero», mette in chiaro il presidente della Cei, che ha aggiunto: «Il peccato originale è stata la poca ricezione del ConcilioVaticano II che c’è stata in Italia». (...)
in “Avvenire” del 13 settembre 2017

Nebbie

Melodia

Saltare sul carro


In occasione del passaggio di consegne al nuovo arcivescovo, quante parole inutili, quanti adulatori, quante banalità, quanti campioni del "salto sul carro del vincitore" o del nuovo "capo"...
Una pessima figura per la Chiesa gerarchica, ma anche per i "laici" più clericali del clero.
Una occasione perduta per dire la verità, per essere franchi... o almeno per tacere.
don Chisciotte Mc

Sangue che pulsa

Non è un diario quello che tengo, è un fuoco che accendo nel buio.
Non è un fuoco che accendo nel buio, è un animale che nutro.
Non è un animale che nutro,
è il sangue che ascolto pulsare alle mie tempie – un’imposta che sbatte selvaggiamente contro il muro di una piccola casa.

Christian Bobin, Autoritratto al radiatore

Provare ad essere amabili


L'ultima raccomandazione del card. Tettamanzi fu rivolta anzitutto ai preti: "Fate sí che sia facile e semplice volervi bene!".
"Del cardinal Dionigi possiamo dire questo: è stato facile volergli bene. E per voi - mi raccomando - sia lo stesso: anche se non riuscite ad essere come vorreste, cercate di fare in modo che sia facile volervi bene" (mons. Mario Delpini).

Mai... tranquillo


«La coscienza tranquilla è un'invenzione del diavolo».
A. Schweitzer

Sinossi

Insieme


Dialogo. Avanzare insieme 
di Enzo Bianchi 
«Amerei scrivere una storia della nostalgia dell’altro lungo tutta la storia umana». È da queste parole di padre Ernesto Balducci che prendo le mosse per riflettere su «L’altro come dono». Nel nostro modo abituale di pensare e di parlare questa nostalgia è assente e ricorriamo troppo sbrigativamente a due categorie contrapposte «noi» e «gli altri». Ma è arduo definire i confini tra queste due entità e, ancor di più, stabilire con certezza chi appartiene all’una o all’altra, in che misura e per quanto tempo. Quando giustapponiamo i due termini, in realtà intraprendiamo un percorso suscettibile di infinite varianti: ci possiamo infatti inoltrare su un ponte gettato tra due mondi, oppure andare a sbattere contro un muro che li separa o ancora ritrovarci su una strada che li mette in comunicazione. Possiamo anche scoprire l’opportunità di un intreccio fecondo dell’insopprimibile connessione che abita noi e loro. Appare evidente allora come per l’essere umano la relazione con gli altri sia una delle modalità di relazione che – assieme a quella con se stesso, con il cosmo e, per chi crede, quella con Dio – gli permettono di costruire la propria identità e di vivere. Chi di noi non si è mai chiesto come percorrere i cammini dell’incontro, della relazione con l’altro, con ogni altro, con ogni volto umano? 
In primo luogo occorre riconoscere l’altro nella sua singolarità specifica, riconoscere la sua dignità di essere umano, il valore unico e irripetibile della sua vita, la sua libertà, la sua differenza: è uomo, donna, bambino, vecchio, credente, non credente, ecc. È un essere umano come me, eppure diverso da me, nella sua irriducibile alterità: io per lui (o lei) e lui (o lei) per me! Teoricamente questo riconoscimento è facile, ma in realtà proprio perché

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Non-visione

L'impronta di noi stessi


Ricordo.L’impronta di noi stessi 
di Nunzio Galantino 
«Agisci in modo che ogni tuo atto sia degno di diventare un ricordo» ( I. Kant). Dal latino re (di nuovo) e cor (cuore), il ricordo è l’atto di richiamare fatti, episodi ed eventi vissuti nel passato. Il rimando al “cuore” presente nell’etimo della parola “ricordo” si deve al fatto che un tempo il cuore era considerato la sede della memoria e dell’anima. Entrambe “forma” dell’uomo. 
Come è difficile definire l’anima, così lo è per il ricordo. Come l’anima, il ricordo non si può toccare, non si può vedere e soprattutto non si può controllare. Il ricordo è talvolta un odore, altra volta una sensazione, un’atmosfera, una parola, uno sguardo, un sapore, una carezza, una lacrima, una voce, una nota musicale, un colore che improvvisamente riaffiora dal misterioso magazine della nostra mente (o del nostro cuore?), che si riempie con il trascorrere dei giorni. Per questo Kant suggerisce di riempire questo misterioso magazine di azioni belle, di relazioni ben vissute, di attimi ben goduti, in modo che il ricordo, improvviso e inaspettato, sia consolatorio e positivo per la nostra vita. 
Dei ricordi si continua a studiare l’effetto traumatico ma anche terapeutico per il prosieguo della vita. Di alcuni ricordi siamo orgogliosi, di altri faremmo volentieri a meno. Tutti i ricordi però ci definiscono, costituiscono le nostre radici, “certificano” le nostre esperienze, descrivono ciò che siamo diventati. I ricordi sono l’impronta di noi stessi. 
Certo, come afferma M. Proust, «il ricordo delle cose passate non è necessariamente il ricordo di come siano state veramente». Pur non essendo una fotografia del passato, il ricordo ci offre comunque la possibilità di

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Così

Preghiera del mattino


Dio mio, come è bella questa pioggia!
don Chisciotte Mc

Opera a nostra insaputa


«L'attesa è un fiore semplice. Germoglia sui bordi del tempo. E' un fiore povero che guarisce tutti i mali. Il tempo dell'attesa è un tempo di liberazione. Essa opera in noi a nostra insaputa. Ci chiede soltanto di lasciarla fare, per il tempo che ci vuole, per le notti di cui ha bisogno».
Christian Bobin, Elogio del nulla

La differenza unisce


È la differenza che unisce il genere umano
di Paolo Branca
«Specialmente nelle epoche di crisi, ogni sorta di identità rischia di divenire una specie di rifugio, vissuta erroneamente come antitetica e opposta alle altre. Quelle di stampo etnico, linguistico e culturale restano le più gettonate e continuano a provocare innumerevoli vittime all’interno della stessa civiltà, ma bisogna riconoscere che anche le identità religiose sono state e tornano a essere dolorosamente strumentalizzate quasi senza che ne emerga l’intrinseca contradditorietà. Nessuna fede, infatti, almeno in teoria può negare che l’armonia, la giustizia e la pace siano tra i valori supremi da difendere a ogni costo. (...)
Non si tratta tanto di dare compimento alle aperture del Concilio Vaticano II, ma di rimettersi alla scuola della Parola. Già nella Genesi, infatti, la stessa creazione è presentata come un tripudio di differenze destinate a convivere e persino dopo l’avvento dell’essere umano, qualcosa sembra ancora mancare: «Poi il Signore Dio disse: '“Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile”» (Gen 2, 18). Gli animali erano già stati creati di generi diversi per potersi riprodurre. La creazione di Eva non rispondeva quindi solamente a questa pur imprescindibile necessità. Era piuttosto il rimedio a una situazione “esistenziale” di cui solo l’essere umano poteva far esperienza. Si tratta di un’esigenza vera e profonda, ancora inespressa, a cui si giunge quasi fuori tempo massimo. Non sapeva forse Iddio che quella pur multiforme congerie di esseri non sarebbe bastata ad Adamo? Perché dunque esplicitare l’avvento di Eva come termine e forse apice della creazione? Un’inespressa insoddisfazione da parte dell’uomo ha forse dovuto precedere l’arrivo della risposta...
Bisogna almeno avvertire e riconoscere di non bastare a se stessi, per far spazio all’altro: non un duplicato identico, ma un “aiuto” che ci sia “simile”. Non un “eguale”, non un secondo Adamo, ma un essere di pari natura e dignità, ma “differente”.
La differenza di genere è l’unica relazione generativa: dalla coppia dei diversi nasce un terzo, a sua volta “altro” essere umano. Una specie di teologia trinitaria ante litteram! (...)
in “Avvenire” del 23 agosto 2017

Paradiso


«Assunta in cielo in anima e corpo: e allora il paradiso non è una terra senza volti, ma è abitato dalla bellezza luminosa di volti e di corpi amati. 
Ricordo una espressione forte di p. Turoldo: "Se nel tuo Paradiso non mi fai ritrovare mia madre, tieniti pure il tuo paradiso per te". 
Il cielo è un luogo pieno di volti e di bellezza di corpi.
Festa del corpo, oggi». 
Ermes Ronchi, 15 agosto 2017

Buon lunedì!


«Non mi piacciono quelli che parlano di Dio come di un valore sicuro.
Non mi piacciono nemmeno quelli che ne parlano come di un’infermità dell’intelligenza.
Non mi piacciono quelli che sanno, mi piacciono quelli che amano».
Christian Bobin, Autoritratto al radiatore

"Se il conflitto fosse la soluzione"


«Dammi due etti di ragazzetti, maschietti infetti da manie di elmetti e lame tra denti stretti, mettici tipi eclettici in forma, uniforme, firme per dare forma all'arma, farmacia che cura l'avaria del mondo, "col kaiser!" ti rispondo, se preservi te lo sfondo il condom, sullo sfondo il count down, é la fine! 
Bimbi sotto bombe, feriti da dinamiti e mine, mani armate, dita amputate, "mirate, puntate, fuoco!": crollano I corpi in gioco per così poco, cocco bello cocco sciocco, spari ai fratelli, rocco? vatte a colquà che le coperte te le rimbocco io, che preferisco granite a granate, vinili a fucili, marce nuziali a marcie di esaltati vili commilitoni, militi ignoti proni, calpestati da anfibi scampati a vicine esplosioni. 
Se il conflitto fosse la soluzione ai miei problemi, io sarei sempre in conflitto. 
Signorsì signore si muore per cose futili, signore aiutami, tirami fuori uccidimi, liberami da crimini, dai leader dei disordini che fanno I sordi, da chi dà gli ordini. 
Da perfetto discolo disobbedisco l'odio che impartiscono, preferisco esser dissanguato dal fisco che dal

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Un cristianesimo senza Gesù


Un cristianesimo senza Gesù
di Enzo Bianchi
Quando ero ancora un ragazzo, fui testimone di una lezione di catechismo che ancora oggi permane nella mia memoria con tutto il valore della sua attualità. Ogni domenica mattina, dopo la “messa dei fanciulli”, nella mia parrocchia di campagna c’era l’ora di catechismo tenuta da una suora. Come consuetudine, ci veniva insegnata la dottrina riguardante la Trinità, i comandamenti e i precetti per una vita cristiana rigorosa ed esemplare. L’insegnamento era essenzialmente morale, utile per formare uomini e donne come cattolici. Ma l’insistenza talvolta ossessiva sui comandi e sui divieti destò un giorno in uno di noi una semplice domanda: «Ma perché dobbiamo fare così?». Con molto candore la suora rispose: «Per Gesù!». E il mio compagno di catechismo replicò: «Ma chi è Gesù?». Ci fu imbarazzo, ma non ricordo come proseguì la lezione, perché ero restato quasi pietrificato da quella domanda. Sì, c’era un insegnamento secondo il Vangelo, ma non veniva fornito il fondamento all’azione cristiana: la fede e l’amore per Gesù Cristo, che invece non era al centro, non era la prima preoccupazione in ciò che si insegnava…
A distanza di tanti anni mi sembra che ciò che accadde allora potrebbe accadere ancora oggi: al di là delle buone intenzioni e delle grandi fatiche che si fanno nella vita della Chiesa per la liturgia, la catechesi, la carità…, Gesù Cristo – il Gesù Cristo che è il Vangelo – è al centro e vede realmente riconosciuto il suo primato? Confesso che faccio fatica a constatare questo. Certamente nell’esistenza di ogni cristiano solo Dio giudica la fede e l’effettiva ed efficace presenza del «Cristo in noi», ma in ciò che appare nella vita esteriore della Chiesa dobbiamo interrogarci. Vi possono infatti essere fervore, devozione, partecipazione liturgica, eppure può mancare proprio di ciò che è autenticamente cristiano: la presenza viva di Gesù Cristo.
Come esempio di ciò che intendo dire vorrei focalizzare lo sguardo sulla

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Nostalgia che proietta in avanti

Nostalgia. Abbandonarsi al proprio vissuto 
di Nunzio Galantino 
«La nostalgia è un luogo mobile che appare e scompare sulle carte della fantasia, ma sta ben saldo nel cuore di ognuno di noi» (J. Saramago). 
Composta da “nóstos ” (ritorno) e “algos” (dolore, sofferenza), la nostalgia esprime il “dolore del ritorno” o meglio la sofferenza provocata dal desiderio di rivivere emozioni e/o esperienze passate. 
Con questa parola - entrata nel vocabolario nel XVII secolo - il medico svizzero J. Hoferr (1662–1752) descrive la patologia diffusa tra i soldati che, costretti ad arruolarsi, accusavano il “sintomo” della mancanza della ’propria’ casa. Nel tempo il sintomo si è trasformato in un sentimento, ma è rimasto intatto e presente nel cuore dei migranti che lasciano casa, famiglia, patria e terra per una prospettiva di vita meno precaria e senza guerra. È presente e viva, la nostalgia, anche nel cuore di tanti, giovani e meno giovani, costretti a lasciare la propria ‘casa’ alla ricerca di lavoro. La nostalgia è quindi legata per lo più alla perdita di un passato che presumibilmente non potrà più fare ritorno. 
Ossessionati dal voler trasmettere un’immagine sempre positiva di noi, tendiamo a tacitare quella parte di noi che potrebbe farci apparire nostalgici e quindi … fragili. Eppure «Le persone nostalgiche sono in realtà le più forti, perché capaci di rimettere insieme i pezzi del passato e fare della vita un percorso compatto». Scrive così il prof. Constantine Sedikides, direttore del Centro di ricerca sull’identità personale dell’Università di Southampton. 
A dispetto quindi del suo significato originario, la nostalgia è di fatto il sentimento che caratterizza le persone che non temono di volgere lo sguardo al passato, a un incontro, a una vecchia fotografia, alla scena di un film, a una panchina, a un’alba. È il sentimento che caratterizza le persone che non hanno paura di ascoltare una canzone e una voce né di percepire odori e sensazioni apparentemente perduti. Il vero “nostalgico” vive fondamentalmente convinto che «Quando ti viene nostalgia non è mancanza. È presenza di persone, luoghi, emozioni che tornano a trovarti» (E. De Luca). Il vero nostalgico – non il melanconico - sa apprezzare il ’non-ancora’ di ciò che c’è già stato e si è già vissuto. Lo ritiene infatti ancora capace di consegnarci emozioni, promessa che chiede del tempo per essere mantenuta, luce che può continuare ad avvolgere il nostro quotidiano, gusto da assaporare ancora una volta. Per questo, la nostalgia non è tristezza e non è felicità. È invece ciò di cui siamo impastati: realtà vissute ed esperienze solo desiderate, lacrime versate e sorrisi che hanno colorato il nostro volto, dolore provato e bellezza desiderata. Vivere la nostalgia vuol dire abbandonarsi alla vita già vissuta, che con tutto il suo carico di esperienze e di emozioni fa intravedere chi siamo e chi possiamo ancora essere. La nostalgia può renderci tristi per un istante ma, immediatamente dopo, a qualsiasi età, può proiettarci in orizzonti nuovi, ancora palpitanti di vita e carichi di speranze.
in “Il Sole 24 Ore” del 20 agosto 2017

Dai temi dei bambini sull'argomento "matrimonio"


Parla del sacramento del Matrimonio
«Il Matrimonio è un sacramento importantissimo perché dimostra che l'uomo è molto più serio degli animali. Infatti gli animali mangiano bevono e dormono, ma non si sposano mai. La loro è una famiglia per modo di dire, restano sempre dei noncuranti. Per esempio un leone appena nasce già si alza e se ne va nel bosco per i fatti suoi e nessuno della famiglia lo ferma o lo sgrida. Un bambino umano, invece, prima di camminare ha bisogno della mamma e del papà che lo aiutano, se no resta sempre sdraiato. Per questo Gesù ha inventato il matrimonio.
Certi uomini si innamorano di altri uomini anche se non se li possono sposare. Essi si chiamano «ovosessuali».
Molti giovani si sposano immediatamente perché vogliono fare i figli. Se ne fanno uno o due sono felici, se ne fanno cinque o sei si bisticciano a chi è stato.
Se in una famiglia non si litiga mai anche il figlio vuole sposarsi presto, se si litiga tutti i giorni, quando mai? Mio padre l'hanno costretto a fare il compariello al matrimonio di Lucia; per comprare due anelli d'oro s'è dovuto tirare una mola.
Io ho tutte le buone intenzioni di sposarmi presto, solo non vorrei farlo sapere alla gente del vico».
da "Dio ci ha creato gratis", 100-101

Dai temi dei bambini sull'argomento "creazione"


Perché Dio ci ha creati?
(Pensieri sparsi)
«* È accertato che fu Dio a crearci.
* Dio ci ha creati per spedirci con calma in Paradiso.
* Dio ci ha creati perché ci voleva più bene di prima.
* O Dio o un altro, qualcuno ci doveva creare...
* Dio ci ha creato aggratis.
* Dio ha creato pure i negri, solo che loro non lo sanno.
* Se Dio ci ha creati sono cazzi suoi.
* Dio ha fatto bene a crearci, solo che ha esagerato un po'.
* Al Pronto Soccorso uno non ci credeva che Dio ci ha creati.
* Dio prima creò l'uomo e poi lo addomesticò
* Dio ci creò antichissimi.
* Dio ci ha creati con molta cautela.
* Se ci ha creati Dio perché a mio fratello l'hanno messo in colleggio?
* Dio ci ha creati per farci circolare.
* Ma se Dio sapeva che la maggior parte andava all'Inferno, perché ci ha creati?
* Quando voi avete spiegato perché Dio ci ha creati, io ero assente».
da "Dio ci ha creato gratis", 9-10

Dai temi dei bambini su argomenti di religione


«Parla del sacrificio di Isacco
C'era una volta un uomo molto vecchio, Abramo, che aveva un ragazzino Isacco e in mezzo ci stava Dio.
Un giorno Dio disse: «Abramo, prendi a tuo figlio, portalo sul monte legalo stretto e uccidilo. Se mi vuoi bene, farai questo per me».
Abramo non lo voleva uccidere il figlio, ma doveva.
Mentre camminavano Isacco non lo sapeva che l'ucciso era lui, e quando giunsero sul monte e Abramo preparò un fuoco lui gli domandò dove stava l'agnello o il capretto da arrostire. E Abramo disse: «Veramente sei tu».
Da "Dio ci ha creato gratis", 24

Atteso


«Aspetto. Ho aspettato tutta la vita. Aspetterò tutta la vita. Non saprei dire cosa sto aspettando in questo modo. Ignoro ciò che può metter fine a una così lunga attesa. Non sono impaziente di questa fine. Ciò che aspetto non è nulla che possa venire dalla parte del tempo. Non posso spiegarmi a questo proposito. Perché dovremmo sempre spiegarci? A volte, come questa mattina, mi dico pure: "Sono atteso, non so dove, non so da cosa o da chi, ma sono sicuro di essere atteso"».
Christian Bobin, Autoritratto al radiatore

Pane quotidiano 20170815


Ascoltando Lc 1,39-55

Anche oggi altre due donne: Elisabetta e Maria.
Ad un primo sguardo, entrambe sembrano aver già raggiunto il compimento di ciò che cercano: Elisabetta - piena della sua inaspettata gravidanza - parla già del frutto del grembo di Maria e di adempimento delle parole dell’angelo… ma tutto ciò è appena iniziato e nemmeno si vede sulla pancia di Maria, la quale raccoglie alcune espressioni della Sacra Scrittura per dire che i potenti sono rovesciati, i ricchi sono rimandati a mani vuote, tutte le generazioni la chiameranno beata… ma - a dir la verità - nemmeno oggi, a duemila anni di distanza, vediamo del tutto realizzate queste profezie.
Eppure qualcosa in loro già si è mosso: Elisabetta è al sesto mese; l’angelo si è spostato dal cielo e Maria ha modificato i suoi progetti e ha risposto di sì; le due donne si muovono l’una verso l’altra; il frutto del grembo di Elisabetta sussulta.
C’è “già” qualcosa, eppure qualcosa manca; abbiamo sì, ma “non ancora” la pienezza.
Così è la dinamica delle relazioni, degli affetti, della vita, della Presenza di Dio tra il suo popolo: un granellino che dovrà crescere; un po’ di lievito che dovrà far fermentare la pasta.
Quanto tempo? Verso quale direzione?
Non sempre lo sappiamo bene, lo intuiamo appena. E questo mi pesa non poco.
Rilancio l’attesa del compimento e non vedo l’ora che arrivino i tempi dell’adempimento pieno delle promesse, anche se mi piace mantenere la tensione, l’attesa, il desiderio fondato su una promessa.
Mi fido di queste due donne nello slancio del loro saluto entusiasta: il loro affetto copre le distanze temporali e vede già apparire ciò che non è ancora del tutto, ma sarà completo… speriamo presto!

Pane quotidiano 20170814


Ascoltando Lc 11,27-28
In questi giorni, nella liturgia si susseguono brani evangelici che vedono presenti delle donne: sabato la cananea, ieri la vedova povera, oggi una voce di donna dalla folla. Forse non se ne scorge nemmeno il volto; molto probabilmente Gesù non ne conosce il nome. E’ “solo” una voce, una voce alta, una esclamazione incontenibile, un fiotto di cuore. Non sarebbe giusto costruire molto su questo mezzo versetto, ma tanti episodi evangelici ci danno conferma che Gesù avesse un certo fascino: la voce, gli occhi, le mani, i gesti, il portamento, le prospettive, le guarigioni, la delicatezza, la determinazione… colpivano i suoi interlocutori, donne e uomini. Da questo mix nasce l’esclamazione della donna, magari non proprio una giovinetta, per potersi permettere di esporsi in pubblico.
Ma non vi è malizia e neppure banalità: è un inno alla vita, alla storia, al Creatore, a ciò che colpisce e stupisce. E’ una mini-preghiera di lode.
E’ vero, Gesù sembra portare l’attenzione di tutti su un altro “cuore caldo”: l’ascolto della Parola… Forse anche lui, un po’ timido, è rimasto imbarazzato da quel complimento.
Io oggi mi soffermo sulle caratteristiche di Gesù che lo rendono bello, attraente, amabile, chiedendo alla donna della folla di donarmi i suoi occhi, le sue orecchie e la sua voce per cantare quanto è bello, buono e vero il Signore!

Altre meraviglie!


Meraviglia.Vivere con il cuore coinvolto 
di Nunzio Galantino 
«E se voi sapeste in cuore la meraviglia dei prodigi quotidiani della vita, la sofferenza non vi stupirebbe meno della gioia» (K. Gibran). La meraviglia, diversa dallo stupore, non è un sentimento, non è nemmeno un atteggiamento e non è nemmeno una predisposizione dell’anima. La meraviglia - dal termine latino Mirabilia (Cose ammirevoli) e dal verbo Mirari (Guardare con meraviglia) - è una qualità personale, presente in ciascuno di noi e bisognosa di essere coltivata. 
Nel pianeta terra vengono riconosciute le “sette meraviglie”. Sette monumenti o luoghi ritenuti particolari/speciali per determinate caratteristiche.Alle “sette meraviglie” se ne aggiunge sempre una ottava, ciascuna sempre diversa a seconda del luogo in cui ci si trova. Ma … «Tu tienimi e io mi trasformerò in meraviglia, tra le tue mani, al caldo, quel caldo che di notte fa crescere il grano» (Chandra Livia Candiani). 
Allontanandoci dall’idea un po’ troppo circoscritta diAristotele, per il quale la meraviglia è inizio delle domande, e parafrasando Chandra Livia Candiani, direi che nel pianeta terra - di per sé una meraviglia - esistono oltre 6 miliardi di persone/meraviglie. Ahimè solo potenziali! Lo diveniamo infatti solo quando riusciamo a realizzarci totalmente; quando riusciamo a riconoscere il posto che vogliamo occupare e cosa vogliamo farne dello spazio che occupiamo; quando riusciamo a scandire il ritmo della quotidianità realizzando la normalità di un lavoro meritato; quando riusciamo a mantenere un’amicizia fraterna per tutta la vita; quando conquistiamo e difendiamo un amore e/o una vocazione; quando generiamo vita. Convinti che come «Un granello di sabbia rispecchia la meraviglia dell’universo. [Così] Un figlio dimostra la meraviglia che siamo» (P. Coelho). 
In fondo a ognuno di noi c’è un sottile filo di meraviglia che non smette mai di offrire l'opportunità di scoprire altre meraviglie, e quindi di vivere e di vedere coinvolto il proprio cuore e tutto ciò che è e sa di essere rispetto a un evento, a una storia, a una persona. Purtroppo eventi passati, relazioni finite male e, in genere, storie dolorose possono ridurre la delicata e fragile capacità di meraviglia fino a spegnerla, ricacciandoci nell’anticamera di una vita affollata da esseri delusi, tristi, stanchi e rinunciatari. Perché «Chi non è più capace di fermarsi a considerare con meraviglia e venerazione è come morto: i suoi occhi sono chiusi» (A. Einstein).
in “Il Sole 24 Ore” del 13 agosto 2017

Pane quotidiano 20170813

Questa vedova povera non è il personaggio di una storiella edificante e nemmeno di una parabola: è una persona in carne e ossa, incontrata da Gesù mentre osserva attentamente una scena nel Tempio di Gerusalemme.
E non è nemmeno lei il personaggio principale, anche se è additata dal Maestro come modello di dono di tutta se stessa… e il suo gesto “passa alla storia” immortalato dai brevi versetti dell’evangelista Giovanni.
Il personaggio principale resta Lui, Gesù: Lui dà tutto ciò che ha per vivere, Lui dà la sua vita; e i suoi sensi (occhi, orecchie, bocca… persino la posizione seduta del suo corpo!) gli fanno scorgere un’altra persona che fa come farà Lui.
Il giornalista Luigi Accattoli ha scritto un libro dal titolo “Cerco fatti di vangelo”; Gesù ha colto un “fatto di vangelo”, un evento che - senza saperlo - narra di Lui e del suo stile.
Chissà quanti “fatti di vangelo” compiamo o sono compiuti da altri accanto a noi e i nostri sensi sono intorpiditi e non li cogliamo; a volte non sappiamo dare di noi la giusta (alta!) valutazione di noi perché pensiamo di non essere in grado di vivere eventi che sanno di vangelo; altre volte pensiamo di compiere solo noi azioni che dovrebbero “passare alla storia”, perché uniche, inarrivabili, geniali.
Lascio che sia Gesù a puntare i suoi sensi sulla mia vita e mi sento beato sotto questi raggi benefici;
mi crogiolo al sole della sua benevolenza che magari vorrà scorgere un evento che si avvicina da lontano al suo modo di fare;
lascio che sia Lui a dire una parola sugli atti miei e di coloro che mi stanno accanto;
educato da Lui, confido che anche i miei sensi oggi cerchino e scoprano fatti di Vangelo.

Pane quotidiano 20170812


Pane quotidiano
sabato 170812 - ascoltando Mt 15,21-28

Quando Gesù è nato, sapeva già parlare? Sapeva le tabelline, senza sforzo? Mangiava già pane azzimo ed erbe amare? 
No, Gesù ha imparato. Non è una eresia dire che il Figlio di Dio abbia imparato, bensì la conseguenza evidente del fatto che sia “vero uomo”: uomo intero, non per scherzo, non come una maschera posta davanti alla divinità per prendersi gioco degli uomini.
Cosa ha imparato Gesù dall’incontro con la cananea? Sì, perché qualcosa ha imparato… o come minimo ha cambiato idea: in un primo momento non intendeva fare il bene a lei non ebrea, straniera, pagana… poi invece la esaudisce, dopo averle fatto un bel complimento.
Diciamo così: ciò che Dio Creatore ha posto nell’animo delle sue creature, viene ben espresso dalla passione e dalla pervicacia della donna, che per la figlia fa di tutto.
Gesù resta estasiato di questo tratto divino dell’amore della cananea e ne mostra la straordinaria potenza: “Ti sia fatto come desideri” (quasi a verificare se il desiderio sia autentico)… e la liberazione dal male avviene sul serio e all’istante!
Gli era stato insegnato a chiamare “cani” gli infedeli, i non-ebrei; lui aveva addolcito l’espressione in “cagnolini”, accettando anche di parlare con le donne e con gli stranieri; qui - all’età di trent’anni e più - incontra i segni della mano del Creatore anche fuori dai confini del popolo di Israele e ha conferma della volontà di Dio Padre di stare vicino a tutti gli uomini e le donne apparsi sulla faccia della terra.
Ringrazio e spero di continuare ad imparare anche io, alla mia età, come è straordinario questo Dio!
 

Vincere la singletudine

«La singletudine è sempre meno una condizione transitoria. E sono sempre di più le persone che non fanno nulla per cercare l’amore. A voler parafrasare l’acronimo Neet – quello sui giovani che non studiano, non lavorano, non cercano un impiego, che sono Not in Education, in Employement, in Training – sta crescendo la popolazione degli Sneet: Single Not in Engagement, in Expecting, in Toying. Più o meno: né fidanzati né a caccia né in flirt. Una folla che preferisce una serie tv o un libro sul divano piuttosto che una festa dove «vieni, che c’è un sacco di gente nuova». Dicono quelli di «buon senso» che, ad aspettare il partner giusto, si rischia di chiudersi in una corazza. Ma i single coriacei, gli Sneet, non li ascoltano, sono estremi, non danno chanches al destino. Sono capaci di non concedere neanche un primo caffè. Anche per gli Sneet «in due è meglio» ma solo se l’altro gli aggiunge qualcosa.
«L’altro» da qualche parte ci sarà, ma è un Pokémon raro, uno Zapdso o un Mewtwo che riconosci al primo sguardo o pazienza. La svolta è capire che si può essere single accortamente aperti a qualche evenienza. Per farlo, è utile sfatare il mito dell’autosufficienza di cui facilmente gli Sneet sono affetti. Più stai bene da solo, meno fai entrare qualcuno. L’altro è una seccatura... (prosegue)».
http://www.corriere.it/cronache/sesso-e-amore/notizie/ecco-sneet-nuovi-single-ne-fidanzati-ne-caccia-ne-flirt-f6a79a98-5a46-11e6-bfed-33aa6b5e1635.shtml

Immersi


«Gesù era un poeta, un narratore, un artista.
Non era in primo luogo un presbitero, un teologo, un accademico, o una persona che dispensava sacramenti,
ma era un uomo che risvegliava gli altri alla sacramentalità del cosmo e del regno di Dio in cui tutti e tutte siamo immersi».
Matthew Fox

Pane quotidiano 20170810

Pane quotidiano

mercoledì 170809 - ascoltando Gv 12,24-33

Quanti pensieri nella testa di Gesù! L’evangelista Giovanni cerca di seguirli, di raccoglierli, di ordinarli.

Dunque, con una matita, provo a disegnare anch’io il percorso dei pensieri di Gesù, così come appaiono in questo brano: chi ama la vita la perde; chi si mette al servizio sarà onorato da Dio Padre; di fronte a questa non semplice prospettiva l’animo si turba; meglio parlarne a Dio Padre; Lui lo conferma; quindi Gesù si decide a lasciarsi gettare fuori, innalzare da terra.

Le espressioni del vangelo di oggi parlano anzitutto di Gesù, non del discepolo che - in uno slancio eroico - deciderebbe di “perdere la vita”.

Lui è il chicco di grano che non vuole rimanere solo e porta molto frutto rimanendo sottoterra; Lui coglie che se proseguirà sulla strada dell’amare tutti, finirà che qualcuno - non apprezzando questo modo di fare - gli farà del male; Lui percepisce il fascino che emana da una persona che - per te, per me - dona tutta se stessa.

Oggi mi fermo a dirgli grazie, perché ai suoi pensieri sono seguite le sue azioni… questo suo modo di pensare, di fare, di amare mi attrae molto.

https://youtu.be/25ovEo2Ip4Q

Preghiera per i migranti

Dio di misericordia,Ti preghiamo per tutti gli uomini, le donne e i bambini, che sono morti dopo aver lasciato le loro terre in cerca di una vita migliore.
Benché molte delle loro tombe non abbiano nome, da Te ognuno è conosciuto, amato e prediletto.
Che mai siano da noi dimenticati, ma che possiamo onorare il loro sacrificio con le opere più che con le parole.
Ti affidiamo tutti coloro che hanno compiuto questo viaggio, sopportando paura, incertezza e umiliazione, al fine di raggiungere un luogo di sicurezza e di speranza.
Come Tu non hai abbandonato il tuo Figlio quando fu condotto in un luogo sicuro da Maria e Giuseppe, così ora sii vicino a questi tuoi figli e figlie attraverso la nostra tenerezza e protezione.
Fa’ che, prendendoci cura di loro, possiamo promuovere un mondo dove nessuno sia costretto a lasciare la propria casa e dove tutti possano vivere in libertà, dignità e pace.
Dio di misericordia e Padre di tutti, destaci dal sonno dell’indifferenza, apri i nostri occhi alle loro sofferenze e liberaci dall’insensibilità, frutto del benessere mondano e del ripiegamento su sé stessi.
Ispira tutti noi, nazioni, comunità e singoli individui, a riconoscere che quanti raggiungono le nostre coste sono nostri fratelli e sorelle.
Aiutaci a condividere con loro le benedizioni che abbiamo ricevuto dalle tue mani e riconoscere che insieme, come un’unica famiglia umana, siamo tutti migranti, viaggiatori di speranza verso di Te, che sei la nostra vera casa, là dove ogni lacrima sarà tersa, dove saremo nella pace, al sicuro nel tuo abbraccio.
papa Francesco, Lesbo 16.04.2016

Pane quotidiano 170809


Leggo questa pagina del vangelo stringendo un poco gli occhi e tendendo le orecchie, indagando dove stia nascosta quella intonazione della voce di Gesù che renda più chiaro ciò che voleva comunicare ai suoi interlocutori. L’intento della parabola e i suoi destinatari li scopro nell’ultima espressione: “Non sapete né il giorno né l’ora”. Ci sarà stato di certo qualcuno tra i seguaci del Maestro e nella comunità cristiana dell’evangelista Matteo che avrà pensato di sapere il giorno e l’ora di quel famoso “Giorno di Dio”, quello ultimo o quello dell’imperare di Dio su questa terra. Gesù intende comunicare la attesa, questa attesa, una attesa non angosciante, ma serena, gioiosamente serena: arriverà uno sposo… ma non siamo così agitati o drogati da stare sempre svegli con gli occhi sbarrati. Ci addormentiamo tutti, come tutte le dieci vergini. Qualcuno nella nostra storia ci ha svegliati o ci sveglierà. A questo punto guardiamo noi stessi, la nostra “dotazione” umana e spirituale e ci rendiamo conto di essere pronti… o anche no (abbiamo il 50% delle probabilità!). Non facciamo l’allegoria di ciò che l’olio rappresenti: a uno manca la gioia, a uno la salute, a uno la fede, all’altro una persona al fianco… Cosa facciamo se ci manca l’olio? Mi sembra normale che lo si chieda, perché si è scoperto che è importante l’incontro con lo Sposo, vitale. E qui, al versetto 8, nella mia lettura ad alta voce si blocca il tono di Gesù; qui Lui rilancia ai suoi discepoli: “Dateci un po’ del vostro olio”, aggiungendo una sfumatura, quasi un “Per favore”. Come Gesù fece alla moltiplicazione dei pani: “Date loro voi stessi da mangiare!”. Il modo in cui prosegue la parabola, nell’intento di Gesù è lasciato ai suoi amici: daranno o non daranno? L’evangelista Matteo ha detto poi alla sua comunità che ciascuno deve fare una scelta esigente e saggia per Gesù e portarsi anche l’olio.

Io per ora mi fermo ad attendere lo Sposo. Gioisco se qualcuno mi sveglia. Cerco di attivare processi di scambio dell’olio necessario a ciascuno.

Desiderio di Dio


«Dio.
Desiderio comune delle nostre povere anime, tormentate dai problemi religiosi propri della mentalità moderna, sarebbe duplice: 1) avere di Dio qualche esperienza diretta; se non vederlo, capirlo; se non capirlo, sentirlo: sitivit in Te anima mea…in terra deserta et inaquosa…; 2) avere di Dio qualche segno miracoloso, qualche indizio prodigioso della sua azione onnipotente o della sua amorosa assistenza.
Interiore prova la prima, esteriore la seconda.
L’amore del prossimo e poi l’amore di Dio possono dare qualche felice e sufficiente risposta al primo desiderio: chi ama sente, chi ama sa, chi ama gode di Dio; per via di amore si può avere quella certezza nuova che rende sicura e fidente l’anima, lieta di camminare nell’ombra della notte presente verso la luce futura.
La parola di Cristo placa il secondo desiderio, chiedendo un atto profondo di fede: beati coloro che avranno creduto senza aver visto. E questa adesione alla parola di Cristo conforta il pensiero a guardare con occhio ammirato le cose note per esperienza naturale e per conoscenza normale; e a trovarle tutte immensamente eloquenti e indicative, probative anzi, del Dio vivo, nascosto e presente».
Paolo VI
https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/quel-desiderio-di-dio-espresso-da-paolo-vi?utm_content=buffer6674e&utm_medium=social&utm_source=facebook.com&utm_campaign=buffer

Non serve

I'm not lost

Preghiamo

Ancora una volta...

... l'incredibile si è fatto carne. 

In pellegrinaggio

"Il valore del viaggio sta nella paura".
Albert Camus

Ciascuno può fare qualcosa per la Bellezza!

Mario, «l’uomo dei fiori» che trasforma il suo paese in un giardino
È un artigiano e produce serramenti in alluminio. Ma quando lascia il laboratorio vive una seconda vita in nome del suo obiettivo: riempire vie, strade e rotonde spartitraffico di fiori e piante di ogni tipo
di Francesco Sanfilippo
«Un giorno il sindaco, osservando il primo vicolo che avevo riempito di fiori mi disse: “Bello, ma non ti sembra di esagerare?”. E io risposi: «È esattamente ciò che voglio fare! Canegrate deve diventare un giardino». Mario Prestianni, 62 anni, è un artigiano e produce serramenti in alluminio. Ma quando lascia il laboratorio vive una seconda vita in nome del suo obiettivo: riempire vie, strade e rotonde spartitraffico del suo paese di fiori e piante di ogni tipo. Non sa niente del «guerrilla gardening» ma in paese non c’è chi non sappia di lui: armato di piantine, fioriere e una determinazione incrollabile, conduce la sua personale battaglia a favore del bello, sistemando le essenze lungo i vicoli, gli angoli più caratteristici, le aiuole del paese. Le sue fioriere, colme di campanelle rosse e gialle, le aggancia perfino sulle grate delle finestre di case private che danno sulla strada.
«Ma i proprietari non le dicono niente»? «Di solito no», risponde Prestianni, seduto al bar di piazza Matteotti, con accanto un gigantesco innaffiatoio e due bottiglie di plastica: «Sa, le piante vanno anche annaffiate e ora cominciano a diventare tante. Bisogna che i cittadini mi aiutino… e qualcuno già lo fa». In circa due anni Prestianni ha messo a dimora oltre un migliaio di piantine in decine di luoghi a Canegrate. Sceglie i luoghi dove agire in base a una personale scala di degrado o di abbandono: se una via o una piazzetta a lui sembrano squallidi, entra in azione, prende fiori e piantine e le sistema. «Il risultato, mi creda, è sorprendente – dice orgoglioso il signor Mario -: ciò che era anonimo e al limite del degrado, cambia volto e diventa bello. E solo con l’aiuto dei fiori».
L’opera di Prestianni è visibile a tutti perché

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Ispirare


"L'insegnante mediocre racconta.
Il bravo insegnante spiega.
L'insegnante eccellente dimostra.
Il maestro ispira".
Socrate

Denominazione


"Afroitaliano" di Tommy Kuti
«Esulto quando segna SuperMario,
non mangio la pasta senza il parmigiano.
Ho la pelle scura, l'accento bresciano,
un cognome straniero e comunque italiano.
A volte mi sembra di essere qui per sbaglio,
san poco di me, son loro bersaglio,
ciò che ho passato loro non lo sanno.
È il mio passato, ormai capiranno.
Mi dai del negro, dell'immigrato, il tuo pensiero è un po' limitato,
il mondo è cambiato, non è complicato...
Afroitaliano!
Loro non sanno chi

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Compagna di viaggio


Santa Maria, Madre tenera e forte, 
nostra compagna di viaggio sulle strade della vita, 
ogni volta che contempliamo le grandi cose che l’Onnipotente ha fatto in te, 
proviamo una così viva malinconia per le nostre lentezze, 
che sentiamo il bisogno di allungare il passo per camminarti vicino. 
Asseconda, pertanto, il nostro desiderio di prenderti per mano,
e accelera le nostre cadenze di camminatori un po’ stanchi. 
Divenuti anche noi pellegrini nella fede,
non solo cercheremo il volto del Signore, 
ma, contemplandoti quale icona della sollecitudine umana
verso coloro che si trovano nel bisogno, 
raggiungeremo in fretta "la città" recandole gli stessi frutti di gioia 
che tu portasti un giorno a Elisabetta lontana.
mons. Tonino Bello

Naviga sempre, sempre via, verso

«E' gia stanco di vagabondare sotto un cielo sfibrato 
per quel regno affacciato sul mare che dai Mori è insidiato 
e di terra ne ha avuta abbastanza, non di vele e di prua, 
perché ha trovato una strada di stelle nel cielo dell'anima sua. 
Se lo sente, non può più fallire, scoprirà un nuovo mondo; 
quell'attesa lo lascia impaurito di toccare già il fondo. 
Non gli manca il coraggio o la forza per vivere quella follia 
e anche senza equipaggio, anche fosse un miraggio ormai salperà via. 
E la Spagna di spada e di croce riconquista Granata, 
con chitarre gitane e flamenco fa suonare ogni strada; 
Isabella è la grande regina del Guadalquivir 
ma come lui è una donna convinta che il mondo non pùo finir lì,. 
Ha la mente già tesa all'impresa sull'oceano profondo, 
caravelle e una ciurma ha concesso, per quel viaggio tremendo, 
per cercare di un mondo lontano ed incerto che non sa se ci sia 
ma è già l'alba e sul molo l'abbraccia una raffica di nostalgia. 
E naviga, naviga via 
verso un mondo impensabile ancora da ogni teoria 
e naviga, naviga via, 
nel suo cuore la Niña, la Pinta e la Santa Maria.
E' da un mese che naviga a vuoto quell'Atlantico amaro, 
ma continua a puntare l'ignoto con lo sguardo corsaro; 
sarà forse un'assurda battaglia ma ignorare non puoi 
che l'Assurdo ci sfida per spingerci ad essere fieri di noi. 
Quante volte ha sfidato il destino aggrappato ad un legno, senza patria bestemmi in latino prendi il bere d'impegno, 
per fortuna che il vino non manca e trasforma la vigliaccheria 
di una ciurma ribelle e già stanca, in un'isola di compagnia. 
E naviga, naviga via, 
sulla prua che s'impenna violenta lasciando una scia, 
naviga, naviga via 
nel suo cuore la Niña, la Pinta e la Santa Maria.
Non si era sentito mai solo come in quel momento 
ma ha imparato dal

Leggi tutto: Naviga sempre, sempre via, verso

Cantico di Frate Oratorio Estivo


Altissimo, onnipotente, buon Signore,
tua è la Terra, questo pianeta che è la casa che tu hai creato per tutte le donne e tutti gli uomini.
Tua è questa città, nella quale vivono tante persone e tante creature, che tu custodisci una ad una.
Tuo, Signore, è questo oratorio, che tu stai costruendo con la generosità di tanti.

Laudato sii, mio Signore, per i bambini e per i ragazzi, che di Te portano la freschezza, la novità, i desideri irrealizzabili.
Laudato sii, mio Signore, per gli adolescenti, quelli luminosi e forti, irrequieti e volonterosi.
Laudato sii, mio Signore, per chi con professionalità si dedica alla educazione.
Laudato sii, mio Signore, per i genitori, che hanno messo al mondo e crescono queste creature, collaborando quotidianamente con la Tua forza vitale. 

Laudato sii, mio Signore, per il sole che ci ha riscaldato e rallegrato; per l’acqua che ci ha rinfrescato e dissetato; per il pane, la pasta, la frutta che ci hanno sostentato.
Laudato sii, mio Signore, per i palloni, i cinesini, i pennarelli, il canottaggio, la musica, le piscine che ci hanno smosso il corpo e l’animo. E anche per i compiti delle vacanze: hanno tenuto sveglia la nostra intelligenza!

Laudato sii, mio Signore, per la Tua Presenza in chiesa e in ogni luogo, per il tuo Vangelo quotidiano, per il silenzio, raro e prezioso, per la preghiera del Padre Nostro.

Laudato sii, mio Signore, per il tempo che ci hai concesso di vivere; perché lo abbiamo vissuto insieme.
Laudato sii, mio Signore, per il tempo che ancora avremo da vivere, qui e in ogni luogo: è Tuo, lo doni a noi, lo vivremo con te.

Lodiamo e benediciamo nostro Signore; e ringraziamolo con tutta la voce, soffio dello Spirito Santo in noi.
E con Lui lodiamo Dio, Padre suo e Padre Nostro.
Amen.

Voglio lodarti!


«Voglio pregare come il falco
con le ali spiegate e il vento che mi tiene in braccio.
Voglio lodarti a capofitto nello spazio
e galleggiare come un pianeta nel suo angolo di universo.
Perché non mi basterà una vita,
non mi basteranno cento anni per esplorare ogni dono,
ogni immensità che hai deposto ai piedi del tempo
il giorno del mio natale.
Voglio lodarti come il delfino
che ricama le acque dell’oceano con traiettorie di allegria.
Benedici il Signore, anima mia,
e inventa canzoni e danze, e racconti per non scordare.
Voglio dirti grazie, immenso Dio,
perché mi circondi di bontà e misericordia
Non basterà tutto il male del mondo a farmi tacere.
Non basterà neppure la morte livida e il suo strascico di amarezza.
Voglio lodarti senza fine, mio Dio. 
Voglio lodarti». 
Eric Pearlman

Due considerazioni

Due considerazioni:
1 - L'abbiamo scampata bella e siamo proprio fortunati: avremmo potuto credere in un dio così, una liturgia così, una chiesa così.
2 - Se nella Chiesa di oggi c'è spazio per chi crede così, allora c'è spazio anche per me! E' una considerazione amara e "al ribasso"... ma a volte bisogna farla.
don Chisciotte Mc
 

Per la CP "GGPII"

"Oggi devo fermarmi
a casa tua"

piano pastorale 2017-18

*****

Visita il sito della
Comunità Pastorale
"Santi Gottardo
e Giovanni Paolo II"

in Varese.

*****

Primo ciclo:
Zaccheo

trovi qui le date


*****

Qui trovi

la prima meditazione,
giovedì 12 ottobre 2017.
 

Stai connesso con noi


Parola di Dio del giorno


I brani della Parola di Dio
nella Messa quotidiana in rito ambrosiano,
dal sito della Diocesi di Milano.

Il libro consigliato



Walter Kasper,
Misericordia,
anno 2013, 320 pagine

 

Sto Leggendo

TEOLOGIA
* I. Zizioulas, Comunione e alterità, pp. 358


SPIRITUALITA'
* S. Decloux, El Espiritu Santo vendrà sobre ti pp. 190

* D. Caldirola - A. Torresin, I sentimenti del prete. Vangeli, affetti e vita quotidiana, pp. 141
* Montini-Paolo VI, Invito alla gioia, pp. 94



LETTERATURA
* Erri De Luca, La faccia delle nuvole, pp. 88

SAGGISTICA
* J.-L. Marion, Il fenomeno erotico, pp. 286

 

Pensieri fissi

Non è il Vangelo che cambia: siamo noi che cominciamo a comprenderlo meglio
papa Giovanni XXIII

Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo
Gandhi

Quando si ama il proprio uditorio, si può diventare poeta
card. Danneels

Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario
Orwell

Solamente chi non perde la speranza può essere una vera guida
Gandhi

L'amore è molto di più che l'amore
Chardonne

Non insegno mai ai miei allievi, cerco solo di metterli in condizione di poter imparare».
Albert Einstein

Perché il male trionfi è sufficiente che i buoni rinuncino all'azione.
Edmund Burke

Ma per noi non si tratta semplicemente di sogni. O se proprio si vuole, dei sogni di Dio, più lucidi di qualsiasi veglia.
Olivier Clément

«Tutto vale la pena, se l'anima non è piccola».
Fernando Pessoa

Il cioccolato è la prova che Dio vuole bene all'uomo.

Download

Breve antologia di testi
di presentazione della
AMORIS LAETITIA
come "questione di stile".

Schede per coppie
e Gruppi familiari
a partire dalla
"Amoris Laetitia"


scheda 0 - introduzione

scheda 1

scheda 2

scheda 3

scheda 4

scheda 5

Per la preghiera quotidiana, ispirata alla liturgia del giorno

Qui puoi trovare
il
calendario liturgico ambrosiano

da ottobre 2015
a settembre 2016.

Clic quotidiani


 

Ottimi commenti alla Bibbia

Ci presentiamo


Questo sito non è un sito. Questo blog non è un blog. Non vuole "piazzare" nulla e non svela nessuna intimità. E' un'antologia di pezzi scritti e di immagini incrociate, che rimandano ad ascolti, profumi, sapori, tocchi, visioni. Ogni giorno uno-due-tre colpi di carboncino e di sanguigna, che tratteggiano per il lettore fedele lo schizzo tutt'altro che indefinito di una vita che sorprende dall'interno colui che la vive. Altre vite si sono ritrovate in questi bytes e amano riprenderne i contenuti. Non chiedete a queste pagine più di quanto possano dare; non chiedete loro altro da quello che vogliono dare; aiutatele a dare sempre meglio. Buon approdo!
don Chisciotte
 
 

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