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Ormai lo sanno tutti che
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Sagaci, interessanti, provocanti... alcune delle risposte del teologo don Bruno Maggioni!
Per esempio:
- Ma uno come lei perché ha deciso di farsi proprio prete?
Non ricordo, ma mi sembra che sia stata un'ottima scelta. Una volta un amico mi ha detto: «Se nasco un'altra volta faccio il prete». Gli ho risposto: «Bisogna essere furbi la prima volta!».
- Ma vedendo certi preti, secondo lei Gesù Cristo non si rivolta nella tomba?
No ueh! Nella tomba no! È vivente anche lui.
- Il peccato più grave davanti a Dio?
Spadroneggiare sugli uomini e usare gli altri per i propri interessi.
Leggi tutta la intervista:
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«Sono felice che la primizia del mio ministero mi abbia portato a Sesto San Giovanni.
dovete sentire la Chiesa come vostra amica e interprete e madre.
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«E chi se non tu, o Signore, sei colui che ci hai raccolto per via,
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Alla luce delle affermazioni che sto sentendo in queste settimane
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"Mi dispiace, ma io non voglio fare l'imperatore. Non è il mio mestiere. Non voglio governare né conquistare nessuno. Vorrei aiutare tutti, se possibile. Ebrei, ariani, uomini neri e bianchi. Tutti noi esseri umani dovremmo aiutarci, sempre. Dovremmo godere soltanto della felicità del prossimo, non odiarci e disprezzarci l'un l'altro. In questo mondo c'è posto per tutti. La natura è ricca, e sufficiente per tutti noi. La vita può essere felice e magnifica, ma noi l'abbiamo dimenticato. L'avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell'odio, ci ha condotti a passo d'oca a far le cose più abiette. Abbiamo i mezzi per spaziare ma ci siamo chiusi in noi stessi. La macchina dell'abbondanza ci ha dato povertà. La scienza ci ha trasformato in cinici, l'avidità ci ha resi duri e cattivi. Pensiamo troppo e sentiamo poco.
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«Se non prendi decisioni,
rinunci a vivere».
Stephen Littleword
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Rassegna di foto che colgono le meraviglie della natura:
http://www.corriere.it/foto-gallery/ambiente/14_settembre_07/gran-bretagna-concorso-le-piu-belle-foto-natura-7dd0b148-36a0-11e4-b5da-50af8bd37951.shtml
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«Chiamo amore quella esperienza intensa, indimenticabile e inconfondibile che si può fare soltanto nell'incontro con un'altra persona. Non c'è quindi amore come cosa astratta, come virtù senza oggetto. Non c'è amore solitario. L'amore suppone sempre un altro e si attua in un incontro concreto. Per questo l'amore ha bisogno di appuntamenti, di scambi, di gesti, di parole, di doni che, se sono parziali, sono tuttavia simbolo del dono pieno di una persona all'altra.
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Ma fino all'altroieri dov'erano?
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«So che i tempi sono difficili e critici; so che i bisogni sono molteplici e immensi; so che l’impegno della Chiesa è decisivo per il nome cristiano nel momento presente; so le ansie del mondo del lavoro, agitato da inquietudini spirituali ancor più che dalle preoccupazioni economiche;ma so anche che la Parola di Dio è sempre viva e potente; so che la grazia di Cristo ancora non è venuta meno né mai lo verrà e che incalza il nostro impegno; so che anime generose e profonde sono ancora pronte e numerose nelle terre ambrosiane.
E spero. E forte di questa speranza il mio cuore si muove oggi e domani si muoveranno i miei passi e sempre si muoverà la mia preghiera, la mia carità, la mia benedizione.
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Giuro che questa foto l'ho scattata io
e che questo GIRASOLE era cresciuto sul davanzale della mia finestra!
dChisciotte Mc
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«Certe persone non vogliono essere salvate.
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33. L'Eucaristia è incompatibile con le divisioni nella Chiesa! Incombe dunque, sulla comunità cristiana il rischio che l'Eucaristia, non assecondata nel dinamismo di carità che da essa promana, non riesca a superare gli egoismi e le incomprensioni che emergono continuamente nella vita comunitaria. A sua volta, questa nostra debolezza e meschinità, non raggiunta e purificata dall'Eucaristia, ci rende ancor più impreparati e ottusi dinanzi al mistero eucaristico.
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Dio Padre misericordioso, accendi nel cuore dei nostri pastori la luce dello Spirito santo perché siano aiutati a comprendere pienamente la verità e la bontà che risplendono nel vangelo e le possano insegnare con l'esempio e la parola. Per Cristo nostro Signore.
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«Mi piace quando mi viene in mente una cosa che prima non c'era,
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Noi ti ringraziamo Dio nostro Padre
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Dal vangelo della messa (rito ambrosiano) di oggi:
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Per essere grande, sii intero:
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Se pensate a soldatini tradizionali, in pose belliche, mentre prendono la mira, sparano o si avvicinano all’avversario a passo di leopardo, siete completamente fuori strada. Qui gli «small soldiers», anzi gli «Yoga Joes» come son chiamati, sono tutti in posizione yoga, intenti a rilassarsi. Privi di armi e bandoliere, sembrano sorridere. Vengono dagli Usa e il loro creatore, Dan Abramson, «creativo» di San Francisco, parla di «soldatini pacifici fatti per ispirare i bambini, reduci e veterani alle discipline zen». Insomma, lo slogan è: fate lo yoga e non la guerra.
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Una vita ha valore
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Essendo un animo strutturalmente autonomo,
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Dio eterno, Padre onnipotente, che guidi e custodisci la Chiesa, dona ai tuoi servi radunati nel sinodo lo spirito di intelligenza, di verità e di pace perché possano conoscere la tua volontà e attuarla con generosa dedizione. Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio, che vive e regna con te, nell'unità dello Spirito santo per tutti i secoli dei secoli. Amen
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Il volto torvo dell'invidia
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A tutti gli illusi, a quelli che parlano al vento.
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«Chissà perché gli alberi si sono spostati dal centro della loro sede!»
progettazione inesistente o sbagliata; esecuzione miope; verifica superficiale; esito scontato: utilità nulla!
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Proprio oggi, primo giorno dei lavori del Sinodo,
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«Il Sinodo sulla famiglia non deve essere imbrigliato sulla dottrina, l'azione misericordiosa deve agire concretamente, la prassi deve trovare ispirazione nella parabola del buon samaritano, che agisce senza porsi eccessive domande, come la Chiesa 'ospedale da campo' evocata da Papa Francesco che prima cura le ferite gravi e solo dopo si preoccupa di affrontare le altre questioni burocratiche». (...)
«Serve un coinvolgimento dell'intera comunità verso queste situazioni, senza fare 'casistiche' come raccomanda Papa Francesco, anche perché ognuno ha la sua storia particolare, non assimilabile alle altre. Ripeto: ai feriti, tocca prestare soccorso e non prendergli le impronte digitali».
monsignor Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio sulla Famiglia - Agenzia ADN Kronos - 23.09.2014
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«Allarghiamo lo sguardo, vi prego! (...) Le coppie che continuano a restare insieme, ma hanno un cuore indurito, sono forse a posto? I giovani che vogliono sposarsi ma non capiscono come fare discernimento dentro di sé, trovano forse aiuto sufficiente nella Chiesa? Sulle famiglie che non hanno stabilità economica e per questo rischiano di perdere la loro dignità anche sul piano etico, dobbiamo tacere? Le brave coppie e famiglie che invece si sentono tranquille nella loro fede un po' borghese, ma che non evangelizzano più, continueremo a portarle come esempio? E, non da ultimo, chi vuole davvero essere di Cristo come coppia, e declinare questo nella dimensione affettiva sessuale della loro relazione, li lasciamo da soli, quasi senza parole, se non quelle del rischio etico?
Tutte queste situazioni (e altre ancora) sono legate alla metafora, ripresa anche pochi giorni fa da papa Francesco, della Chiesa come ospedale da campo. Cioè della Chiesa come luogo per curare e non per giudicare, prima di tutto. (...)
I bravi cristiani, i vescovi, i preti, sono il "Medico"? A volte ho l'impressione che davvero pensiamo di essere noi il medico. E che pochi ricordano che il soggetto della frase iniziale di Lumen Gentium, nel Vaticano II, non è la Chiesa, ma Cristo. È Cristo la luce delle genti».
Gilberto Borghi, dal sito www.vinonuovo.it 26.09.2014
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Dr. Alberto Pellai
Medico, Psicoterapeuta dell'età evolutiva, Specialista in Igiene e Medicina Preventiva, Dottore di Ricerca in Sanità Pubblica. Lavora come ricercatore presso il Dipartimento di Sanità Pubblica dell'Università degli Studi di Milano, dove è docente di Educazione Sanitaria e Prevenzione.
Alcune giorni fa insieme ad una ragazza adolescente mi sono messo ad osservare e commentare con lei il suo profilo Facebook. Siamo partiti dall’immagine che aveva scelto come immagine di “copertina”. Si trattava di una sua foto scattata al mare questa estate. In quella foto lei era seduta sulla spiaggia con le ginocchia rialzate e le mani appoggiate dietro di lei a sostenere il peso del corpo. Insomma una posa da “sirena”. Lei indossava un bikini e la foto era stata scattata mostrando la sua immagine dal collo in giù, ovvero non si vedeva la testa.
Con lei ho discusso del fatto che lei in questa foto, scelta come sua “carta di identità” fosse esclusivamente un corpo da guardare. Le ho anche chiesto che cosa, secondo lei, potevano pensare le persone che si fossero imbattute in quella immagine, in particolare quali aggettivi avrebbero potuto usare per commentare quella immagine. Gliene ho proposti un po’: da bella e gnocca a intelligente e simpatica.
Chiaramente gli unici aggettivi che potevano essere selezionati per commentare la foto erano quelli relativi al suo aspetto estetico. Insieme abbiamo convenuto che l’unica cosa che veniva comunicata da lei attraverso l’immagine del suo profilo era legata alla sua apparenza, alla sua carica sessuale. Insomma, coincideva perfettamente con lo stereotipo che le ragazze di successo devono essere belle, sexy e disponibili. Le ho infine chiesto se lei era d’accordo ad essere pensata in questo modo da tutti coloro che avrebbero guardato la sua immagine o se le sarebbe piaciuto che la gente dicesse di lei anche altre cose. Lei ci ha pensato su e poi ha sorriso un po’ triste. In quel sorriso ho intuito che per la prima volta si era resa conto dei pensieri che avevamo appena condiviso insieme.
Poi siamo andati a vedere il numero dei contatti che ha sul suo profilo. E sono rimasto senza parole: lei ha più di 3800 contatti. Le ho fatto notare che io, con la mia pagina pubblica, avendo un ruolo pubblico e incontrando ogni mese centinaia di persone in tutta Italia in occasione delle conferenze che tengo, sono arrivato a poco più di 4000. Lei vive in un piccolo paese di provincia, frequenta una scuola di provincia e ha lo stesso numero di contatti di un professionista cinquantenne che si muove in tutta la nazione. Lei mi ha risposto: Ma io i miei contatti li conosco tutti.
Allora le ho proposto di andare a visionarli ad uno ad uno – i suoi contatti - e di verificare con lei se fosse stata un grado di
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1. Senza la base della spiritualità, dimenticatevi ogni altro progetto.
2. Se non tenete conto della "base" che è il popolo di Dio,
non raggiungerete le "altezze" della vita evangelica.
don Chisciotte
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Perché domandare significa vivere
E ci sono domande che ci vengono rivolte dagli altri, dall’Altro, che noi possiamo ascoltare o, al contrario, uomo o donna, che ci porge il suo volto. Il volto, che nella specie umana è unico, è distintivo della persona, e che i nostri occhi vedono, incontrano, leggono, conoscono o riconoscono, è una domanda, come sapeva sottolineare con maestria Emmanuel Lévinas. Permettetemi qui di ricordarvi anche un altro grande autore, per me un vero maestro: Edmond Jabès, che non a caso ha scritto Le Livre des Questions (1963), Il libro delle domande, nel quale questo intellettuale ebreo pone domande e cerca di rispondervi, ma solo attraverso frasi brevi, sintetiche, quasi degli aforismi, in modo che la domanda resti aperta, risuoni ancora e ancora...
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Ma se io, Signore,







