Già Presente!

La visitazione: modello di missione

di Enzo Bianchi



Negli scritti di frère Christian, il priore di Tibhirine, rapito e poi ucciso assieme a sei suoi confratelli nella primavera del 1996, c'è un tema che ritorna a più riprese e che ci offre una chiave di lettura preziosissima per cogliere quanto il messaggio di quella piccola comunità trappista presente al cuore dell'islam algerino possa ancora oggi costituire una memoria evangelica per tutta la Chiesa, anche quella inserita, come in Europa, in contesti sociali ormai postcristiani.

Questo tema è l'episodio della Visitazione di Maria a Elisabetta. Così frère Christian scriveva nel 1977: «In questi ultimi tempi mi sono convinto che l'episodio della Visitazione è il vero luogo teologico scritturistico della missione nel rispetto dell'altro che lo Spirito ha già investito. Mi piace una frase di un autore che riassume molto bene tutto questo: 'Gesù è ciò che accade quando Dio parla senza ostacoli nel cuore di un uomo'. In altri termini, quando Dio è libero di parlare e di agire senza ostacoli nella rettitudine di un uomo, quest'uomo parla e agisce come Gesù».

Emerge qui lo stile di una 'missione' che rispetta l'altro riconoscendolo come già illuminato, investito dallo Spirito e, come tale, capace di riconoscere i segni della presenza di Cristo in chi si fa prossimo per offrirgli

Più di mille discorsi

Un'intera (e corretta) ecclesiologia in un'immagine.

Papa Francesco ha cominciato ieri un nuovo ciclo di catechesi sulla Chiesa.

E non l'ha fatto anzitutto con le parole, ma con i suoi gesti.



Questa immagine rende in forma plastica ciò che è la Chiesa:

un corpo variegato, dai mille colori;

affettivamente compatto, nonostante le persistenti divisioni;

con una guida (il Signore) che sta in mezzo;


un suo ministro che ne rende la presenza perché capace di differenziarsi;

e si differenzia non per baldacchini, palchi o "protezioni dall'Alto",

bensì perché prende la pioggia ("il buon pastore dà la vita per il gregge" cfr Gv 10) con il suo popolo,

pur di stare con loro, là dove vivono, là dove soffrono.

E mi viene alla mente una citazione profetica:

«Perché dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura. Come un pastore passa in rassegna il suo gregge quando si trova in mezzo alle sue pecore che erano state disperse, così io passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine. Le ritirerò dai popoli e le radunerò da tutte le regioni. Le ricondurrò nella loro terra e le farò pascolare sui monti d'Israele, nelle valli e in tutte le praterie della regione. Le condurrò in ottime pasture e il loro ovile sarà sui monti alti d'Israele; là riposeranno in un buon ovile e avranno rigogliosi pascoli sui monti d'Israele. Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare. Oracolo del Signore Dio. Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all'ovile quella smarrita; fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia» (Ezechiele 34,11-16).

don Chisciotte



«Tanto meno il Pontefice ha rinunciato al suo consueto giro tra la folla sulla jeep scoperta e senza ripararsi neppure con un ombrello».

(©L'Osservatore Romano 30 maggio 2013)

http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/text.html

Coerenza e obbedienza a ciò che mi è stato insegnato

Quando mi hanno preparato al mio servizio ecclesiale,

mi hanno insegnato alcuni significati,

accolti dalla Sacra Scrittura, dalla Tradizione, dal magistero.

Questo io insegno,

finché non mi diranno (e non mi convinceranno) che è sbagliato.

don Chisciotte


«Quale ordine dei sacramenti per l'iniziazione cristiana dei bambini?

Più radicale, molto più spinoso, è il problema della clamorosa contraddizione tra l'iniziazione cristiana dei bambini che noi ordinariamente e doverosamente sentiamo di dover proporre e il suo significato funzionale, per quello che facciamo con le azioni rituali da noi celebrate.

Con una battuta potremmo dire: celebriamo quattro sacramenti (battesimo, prima confessione, prima comunione, cresima) e di quattro non ce n'è neppure uno al posto suo! Sì, nemmeno uno.

Non il battesimo, perché, come diceva H.U. von Balthasar, battezzare i bambini è una delle decisioni più gravide di conseguenze della storia della chiesa. Lo si fa, lo si continuerà a fare, ma dobbiamo sapere che è un lusso che ci possiamo permettere solo a certe condizioni.

E poi, il fatto che prima della prima comunione ci sia la prima confessione - nonostante tutte le apprezzabili logiche canonistiche - è e resta un controsenso: la prima confessione può esserci solo dopo la prima comunione. Se vuol esserci una prima confessione, deve stare prima della seconda comunione, non prima della prima!

E la prima comunione non può essere prima della cresima, perché altrimenti cadiamo in contraddizione: sul piano retorico sottolineiamo il fatto che con la prima comunione arriviamo al vertice sacramentale; però dopo manca ancora qualche cosa. Ma allora che massimo è? E la percezione è che quando si arriva a celebrare la cresima con il vescovo, lì si è veramente al culmine dell'iniziazione cristiana; ma questo è irrimediabilmente falso.

La piccola porta attraverso cui la nostra prassi ordinaria si è assestata è la possibilità eccezionale che la storia ha sempre conosciuto: ossia che la mancanza di disponibilità del vescovo determini la possibilità di celebrare la confermazione dopo l'eucaristia, ma appunto eccezionalmente.

Noi invece abbiamo fatto della eccezione un programma pastorale strutturale ordinario, pensando che la formazione possa essere la formazione in vista dei sacramenti e non la formazione che i sacramenti determinano, proprio nella forma e nella scansione rituale con cui sono celebrati».

Andrea Grillo, L'attualità del Movimento liturgico, 99-100

Per non dimenticare l'articolazione tra i sacramenti, compresi nei loro specifici e indisponibili significati

Dal Catechismo della Chiesa cattolica:

n. 1212: «I fedeli, rinati nel santo Battesimo, sono corroborati dal sacramento della Confermazione e, quindi, sono nutriti con il cibo della vita eterna nell'Eucaristia».

n. 1275: «L'iniziazione cristiana si compie attraverso l'insieme di tre sacramenti: il Battesimo, che è l'inizio della vita nuova; la Confermazione, che ne è il rafforzamento; e l'Eucaristia, che nutre il discepolo con il Corpo e il Sangue di Cristo in vista della sua trasformazione in lui».

n. 1298: «Risulta evidente che la Confermazione si colloca in successione al Battesimo».

Su uomini liberi



«Il governare nella Chiesa va esercitato su uomini liberi, che sono però capaci di lasciarsi ispirare dall'amore. Una tale autorità non com­prime le coscienze ma le fa crescere facendole conformare al modello del Figlio nella Trinità.


E' a questo punto che mi sentirei di menzio­nare brevemente alcune caratteristiche dell'uso dell'autorità nella chiesa che mi sembrano parti­colarmente importanti per il nostro tempo.


In­dicherei le tre seguenti: il rispetto della persona, della sua autonomia e della sua intelligenza. A questo proposito sono sempre meno coloro che accettano di lasciarsi guidare ciecamente dalla pura autorità, anche se non mancano rigurgiti di fondamentalismo fanatico. Mi pare però che venga da un numero sempre crescente di persone, anche nel cristianesimo, il desiderio di capire, di comprendere, le ragioni di quanto chiede l'autorità.


L'attenzione alla singolarità della persona, alla sua irripetibilità e incomparabilità e alla sua debolezza, hanno effetti molto più duraturi anche davanti a richieste esigenti. Molti hanno bisogno di essere capiti e amati prima di essere guidati con comandi e precetti. Nel contempo si sente oggi un grande bisogno di sicurezza, di appoggio e di forza ispiratrice. Per questo mi pare che la Parola di Dio ispirata e ispirante abbia un grande rilievo nell'odierno esercizio dell'autorità nella chiesa.


E' necessaria un'attenzione alla diversità delle situazioni. Le situazioni semplici esigono strut­ture di autorità semplici e immediate, quelle complesse esigono sinergie, collaborazioni, deleghe, forme di sinodalità ben costruite dove un rapporto leale e fraterno tra i responsabili (cioè su un piano orizzontale) e una semplificata comunicazione verticale, rendono più sciolto ed efficace un organismo che per sua natura è sempre stato un po' lento e pesante.


Penso si debba far riferimento a una reale vitalità delle chiese locali con i loro campi di esercizio: liturgia, catechesi, legislazione, e quindi anche contributo efficace alla scelta del proprio vescovo.


Questa effettiva vitalità delle chiese locali dovrebbe esprimersi di conseguenza in una ef­fettiva vitalità e sufficiente autodeterminazione delle chiese regionali e nazionali, il tutto nella partecipazione sinodale al governo della chiesa intera. In questo senso l'autorità potrebbe espri­mersi in una effettiva collegialità, non solo nella comunione cattolica, ma anche delle relazioni all'interno delle singole chiese locali.


Si tratta di un passaggio particolarmente de­licato, col bisogno di un rinnovato dialogo di scambio a livello orizzontale nelle chiese locali e a tutti i livelli di sinodalità, nessuno escluso, neppure quello di un eventuale concilio ecume­nico. E' ovvio che un tale scambio sarà anche ecumenico e universale, se ci si lascerà portare dal vento dello Spirito».


Carlo Maria Martini, Il vescovo, 49-51


 

Riflessione sul tempo

Dopo la riunione di ieri sera

dell'équipe che segue un Centro di sostegno per la vita di coppia e in famiglia.




«Capita che sfiori la vita di qualcuno, ti innamori e decidi che la cosa più importante è toccarlo, viverlo, convivere le malinconie e le inquietudini, arrivare a riconoscersi nello sguardo dell'altro, sentire che non ne puoi più fare a meno

In onore del nostro sito!

Oggi, solennità liturgica della Trinità,

una vignetta che - quasi certamente - si è ispirata al nostro sito!




Soltanto la buccia della vita

Un signore di Scandicci / un signore di Scandicci

Buttava le castagne / buttava le castagne

E mangiava i ricci

Quel signore di Scandicci



Un suo amico di Lastra a Signa / un suo amico di Lastra a Signa

Buttava via i pinoli / buttava via i pinoli

E mangiava la pigna

Quel suo amico di Lastra a Signa



Tanta gente non lo sa, / non ci pensa e non si cruccia.

La vita la butta via / e mangia soltanto la buccia



Suo cugino in quel di Prato / suo cugino in quel di Prato

Buttava il cioccolato / buttava il cioccolato

E mangiava la carta

Suo cugino in quel di Prato



Un parente di Figline / un parente di Figline

Buttavia via le rose / buttava via le rose

E odorava le spine

Quel parente di Figline



Tanta gente non lo sa, / non ci pensa e non si cruccia.

La vita la butta via / e mangia soltanto la buccia



Un suo zio di Firenze / un suo zio di Firenze

Buttava in mare i pesci / buttava in mare i pesci

E mangiava le lenze

Quel suo zio di Firenze



Un compare di Barberino / un compare di Barberino

Mangiava il bicchiere / mangiava il bicchiere

E buttava il vino

Quel compare di Barberino


Tanta gente non lo sa, / non ci pensa e non si cruccia

La vita la butta via / e mangia soltanto la buccia!


Un signore di Scandicci

Testo di Gianni Rodari - Musica di Sergio Endrigo e Bacalov

Vincere la tentazione del potere

«Un superiore saggio diffida della figura affascinante di sé che emerge dal ritratto degli adulatori.

Gli dovrebbe bastare di essere servo che sa vincere la tentazione del potere, nascosta a volte anche nel 'sottile godimento di essere sempre sovraccarico di lavoro' ma nascosta anche dietro l'illusione ricorrente di pensare di essere in fondo più intelligente e più bravo degli altri, illusione che favorisce l'emergere di giudizi negativi sugli altri, maldicenze su alcuni, adulazioni nei confronti di altri, illusione che ha la sua radice in una fiducia cieca in se stesso e in una insicurezza altrettanto cieca che divide il mondo in due categorie di persone, i buoni e i cattivi che si riducono in adulatores et detractores.

La comunità è impoverita dalla sterilità della rivalità fra quelli che sono per il superiore e quelli che sono contro di lui. Quando il superiore cambia, non cambia niente nella comunità, le divisioni rimangono le stesse. Questo veleno, come il demonio più potente, non viene sradicato se non con la preghiera e il digiuno».

Michelina Tenace, Custodi della sapienza. Il servizio dei superiori, 151

Tu sei Bellezza



Il salmista ha una rivelazione da trasmettere, un enigma da svelare. (...) L'arte raggiunge il cuore del mistero.

Il salmista diventa musico, il sacerdote si fa cantore e poeta. Al centro dell'essere, un canto.

Le parole e i concetti della ragione non riescono più a esaurire la fame di senso e di profondità, a recintare la realtà.

«I concetti creano idoli, solo lo stupore coglie qualcosa» (Gregorio di Nissa). Molto su di noi e sul nostro destino possono dirci i concetti, ma i concetti non esauriscono la ragione, il pensiero e nemmeno l'esperienza della realtà. Soltanto una ricerca che si muova attraverso concetti e affetti, attraverso teoria e simbolo, può restituire l'esperienza complessa del mondo.

A istituire il rapporto con Dio e con il reale saranno la musica della poesia e la poesia della musica. Esse intuiscono e trasmettono cose che la rievocazione storica, la catechesi morale o teologica, il grido d'angoscia non arrivano a svelare.

Per essere coinvolti nell'incontro autentico e personale con il Signore non basta una nitida esposizione della dottrina come emerge da tutti i catechismi, occorre una forza di attrazione, un'esultanza, un entusiasmo gioioso, come un innamoramento, la gioia di un «che bello!» gridato a pieno cuore, altrimenti le aride dottrine non generano che tristezza, freddo, lontananza, consumazione del cuore.

La conoscenza sensibile (estetica) ha un valore diverso e indipendente da quello della conoscenza logica, e non le è subordinata. Tale valore intrinseco è il valore poetico, che apre a una più continua approssimazione dell'essere; l'essere non si riduce alla verità, ma comprende amori, sogni, creatività, forza, e perfino fragilità ed errori.

La cetra del salmista coglie qualcosa del mistero, ma non attraverso la via dei concetti razionali, bensì lungo la via della bellezza, rinnovando lo stupore e l'emozione, il fascino e la dimensione del sentire.

Il salmo (...) fa teologia attraverso la musica. (...) Così Dio da enigma o problema diviene un'esperienza, sorge al centro dell'essere come un canto dove si uniscono il corpo e lo spirito.

Ermes Ronchi, Tu sei Bellezza, 40-43

Autoironia

Per convertire il professore ci voleva un santo, e l'arciprete, per carità, una grande scienza, un prete che non era mai corso sulla bocca di nessuno, che si adatta a parlare a gente ignorante come noi, che ha un cuore d'oro, che non ha mai offeso nessuno, e non è poco, ma insomma ha troppo studiato per essere un santo.

Luisito Bianchi, La messa dell'uomo disarmato, 220

Viviamo di desiderio



Tu, attraverso il desiderio, ti dilati, cosicché potrai essere riempito quando giungerai alla visione.

Ammettiamo che tu debba riempire un grosso sacco e sai che è molto voluminoso quello che ti sarà dato; ti preoccupi di allargare il sacco o l'otre o qualsiasi altro tipo di recipiente, più che puoi; sai quanto hai da metterci dentro e vedi che è piccolo; allargandolo lo rendi più capace.

Allo stesso modo Dio con l'attesa allarga il nostro desiderio, col desiderio allarga l'animo e dilatandolo lo rende più capace.

Viviamo dunque, o fratelli, di desiderio, poiché dobbiamo essere riempiti.

Agostino, Trattato sulla prima lettera di Giovanni, 4,4

Pause



«Bisogna saper accettare le proprie pause»:

si noti bene, non "paure", ma per Etty (Ester) Hillesum le "pause", le soste, gli spazi vuoti di silenzio

sono la "minore" rispetto alla totalità "maggiore" degli eventi e dei pensieri forti,

ed entrambi costituiscono il contrappunto armonico della vita.

cfr Gianfranco Ravasi, Nell'arcobaleno di Etty, in “Il Sole 24 Ore” del 19.05.2013

Bisogno

"Ho bisogno qualcuno di intelligente per essere intelligente a mia volta".

"Il reale ci dà esattamente ciò che noi diamo a lui, né più né meno.

Quando sono mediocre, quello che vedo mi sembra lo stesso.

Allora ho l'anima di un bulldog: tutta raggrinzita".

Christian Bobin, La luce del mondo, 106.108

Strada della "pessimità"

È molto difficile per un cattivo diventare pessimo. I veri cattivi infatti si credono buoni, ma non eccelsi; mentre condizione indispensabile per diventare pessimi è credersi non solo buoni, ma straordinariamente buoni, buoni in modo eccezionale, privilegiato, unico. Per questo la strada della «pessimità» è aperta in modo speciale ai filantropi, ai giudici, ai preti e alle suore, ai moralisti, agli educatori e agli assistenti sociali.

Satan Asso, Le ricette del diavolo. Come diventare cattivi, 101

Gratitudine dell'istante



"Uomini e donne ai quali devo la vita, vi sento dietro di me, mentre scrivo. Tutte le vostre sagome sulla mia schiena, i vostri volti usciti dall'ombra! In piedi sulla prua della nave, sento dietro di me la vostra densa folla, da così tanto tempo sottoposta al silenzio della morte. La mia tenerezza, il mio interesse per voi vi risvegliano. Sento il vostro fervido ondeggiare oltre le mie spalle. Io, figlia di Anna e di Franz, nipote di Bernhardt e di Julia, di Franz e di Maria, nipote di Sally e di..., di Anna e di... Già il vento porta via i vostri nomi. Già la mia ignoranza non è più in grado di restituirveli. E tuttavia la vostra folla amorosa è là - calorosa, frusciarne, molteplice, sempre a due a due nella catena ininterrotta delle generazioni. Amanti, luminosi amanti, sposi, spose, oltre i disastri e le glorie della vita, oltre i naufragi e le lacerazioni, oltre tutto ciò che ha soffocato la lode

Grand Prix dell'ignoranza

Un premio a chi scopre che questo signore era ghanese o comunque un immigrato irregolare.



Tentazione del successo e del potere

«- La tentazione del successo può avvenire negli uomini di Chiesa, quindi anche in noi, quando cediamo all'ossessione della visibilità dei frutti, dei risultati immediati: vogliamo che gli altri riconoscano la bontà dei nostri progetti.

Si può addirittura giungere a misurare l'economia divina col metro delle multinazionali: "Perché Dio non ci aiuta nel trovare gli strumenti più efficaci? Forse ci ha abbandonato!".

Proprio per questo nella Chiesa ci sono tante tensioni. E' vero che il diavolo fa il suo mestiere, ma è legittimo chiederci come mai può farlo con tanta facilità.

A mio avviso, una delle ragioni è che molti nella Chiesa considerano il proprio, piccolo progetto personale come progetto di Dio. Di qui le lotte, le divisioni, perfino gli scismi.



- La tentazione può avvenire nelle istituzioni ecclesiali, ad esempio nei movimenti, nelle scuole cattoliche, nelle università, quando comincia il gusto di contarsi, di verificare il proprio potere o la propria efficacia.

Si pretende di essere al centro della Chiesa e si finisce col disprezzare gli altri.

Lo scopo iniziale è buono, ma in seguito il cuore si guasta.

In realtà, bisognerebbe operare servendo la Chiesa, non il gruppo o l'etichetta.

Penso, ad esempio, a tutti i movimenti che raccomandano al Vescovo le loro iniziative come se fossero la chiave di salvezza della Chiesa e dell'umanità. E non è facile far capire che la chiave l'hanno anche altri e che bisogna integrare i diversi progetti in un quadro più ampio.

La Chiesa locale è appunto il quadro globale nel quale va inserito il piccolo contributo di ciascuno».

Carlo Maria Martini, Davide peccatore e credente, 54-55

Eccellente



"L'amicizia sarà eccellente perché viene da Dio,

eccellente perché tende a Dio,

eccellente perché il suo vincolo è Dio,

eccellente perché durerà eternamente in Dio.

Che bella cosa amare in terra come si ama in cielo,

ed imparare ad amarsi scambievolmente in questo mondo come faremo in eterno nell'altro!"

s. Francesco di Sales, Introduzione alla vita devota, 215

Convinta

Mia madre che lucidava di continuo le posate

di Josip Osti



Mia madre che lucidava di continuo le posate,

adesso sola in mezzo a Sarajevo,

malgrado che in una città senz'acqua, cibo ed elettricità

i cucchiai, le forchette e i coltelli e tante altre cose

abbiano perso il significato di una volta,

continua a farlo.

Scopa le schegge delle finestre in frantumi

e la polvere dalle pareti sgretolate dagli shrapnel,

si mette in grembo il nostro gatto siamese, vecchissimo ormai,

e lustra le posate.

Le lucida fino a quando il loro splendore non l'acceca,

assopendola anche, stanca morta delle lunghe veglie passate.

Ridestandosi, a uno sparo reale o sognato,

intravede nel cucchiaio lucente il suo viso sfigurato, esausto e troppo presto invecchiato.

Un viso che per giorni metteva insieme,

quando in ginocchio sul pavimento come in chiesa

raccoglieva i frammenti dello specchio rotto.

E continua a lustrare le posate.

Le posate che nella guerra precedente lucidava allo stesso modo sua madre,

convinta che verrà il giorno in cui nello specchio del metallo

scorgerà le facce sorridenti dei famigliari,

riuniti tutti fino all'ultimo come il giorno del suo matrimonio.

Preferisco



In molto ambienti, tra loro diversi,

hanno posti di responsabilità persone non competenti o non sagge,

che per questo sono mal sopportate e fanno danni.

Tanti (tutti) lo sanno, ma pochi (nessuno) dice loro in faccia la realtà della situazione.

Questo modo di fare mi rattrista e mi infastidisce.

In questi casi preferisco allontanarmi io stesso da quelle responsabilità,

mostrando almeno di aver colto la situazione...

e senza mettere a disagio coloro che dovrebbero dirmi qualcosa

di antipatico (e di costruttivo) su di me.

don Chisciotte

Il coraggio di uscire

Santa Maria, madre itinerante, concedi alla tua chiesa il gaudio di riscoprire nascoste tra le zolle del verbo “mandare” le radici della sua primodiale vocazione.

Aiutala a misurarsi con Cristo, e  con nessun altro: come te che, partendo agli albori  della rivelazione neotestamentaria accanto a Lui, il grande missionario di Dio, lo accogliesti come unico metro della tua vita.

Quando la chiesa si attarda all'interno delle sue tende dove non giunge il grido dei poveri, dalle il coraggio di uscire dagli accampamenti.

Quando viene tentata di pietrificare la mobilità del suo domicilio, rimuovila dalle sue apparenti sicurezze.

Quando si adagia sulle posizioni raggiunte, scuotila dalla sua vita sedentaria.

Mandata da Dio per la salvezza del mondo, la chiesa è fatta per camminare, non per sistemarsi.

Nomade come te, mettile nel cuore una grande passione per l'uomo.


Vergine gestante come te, addidale la geografia della sofferenza.

Madre itinerante come te, riempila di tenerezza verso tutti i bisognosi.

E fà che di nient'altro sia preoccupata che di presentare Gesù Cristo, come facesti tu con i pastori, con Simeone, con i Magi d'Oriente, e con mille altri anonimi personaggi che attendevano la redenzione.

Santa Maria, Madre itinerante, tonifica la nostra vita cristiana con quell'ardore che spinse te, portatrice di luce sulle strade della Palestina.

Anfora dello Spirito riversa il suo crisma su di noi, perchè ci metta nel cuore la nostalgia degli “estremi confini della terra”  e anche se la vita ci lega ai meridiani e ai paralleli dove siamo nati, fà che ci sentiamo egualmente sul collo il fiato delle moltitudini che ancora non conoscono Gesù.

Spalancaci gli occhi per scorgere le afflizioni del mondo.

Non impedire che il clamore ci tolga la quiete.

Tu che nella casa di Elisebetta pronunciasti il più bel canto della teologia della liberazione, ispiraci l'audacia dei profeti.

Fà che sulle nostre labbra le parole di speranza non suonino menzogne.

Aiutaci a pagare con letizia il prezzo della nostra fedeltà al Signore.

E liberaci dalla rassegnazione.


don Tonino Bello, Missione. Anche tu!, 59-62

Consolazioni



"Il bambino che gioca impegna nel suo gioco

molta più luce dei santi nelle loro preghiere

o degli angeli nei loro canti.

Il bambino che gioca è la consolazione di Dio".

Christian Bobin, Il distacco dal mondo, 17

Proviamo e riproviamo a togliere l'aceto

Supponi che Dio ti voglia riempire di miele: se sei pieno di aceto, dove metterai il miele?

Bisogna gettar via il contenuto del vaso, anzi bisogna addirittura pulire il vaso, pulirlo faticosamente coi detersivi,

perché si presenti atto ad accogliere questa realtà misteriosa.

Agostino, Trattato sulla Prima lettera a Giovanni (4, 6)

Desiderio grande



Mio Dio, donami il continuo sentore della tua presenza,

della tua presenza in me e attorno a me.

E, al tempo stesso, quell'amore carico di timore

che si prova in presenza di tutto ciò che si ama appassionatamente,

e che fa sì che si rimanga davanti alla persona amata,

senza poter staccar gli occhi da lei,

con il desiderio grande e la volontà di fare tutto quel che la compiaccia, tutto quel che è buono per lei;

e con il grande timore di fare, dire o pensare qualcosa che le dispiaccia o la ferisca.

In te, da te e per te.

Amen.

Charles De Foucauld

Ho detto qualcosa di Vangelo?!

«Talora invito i preti (e in primo luogo invito me stesso!) a chiedersi dopo una predica: "Con le mie parole che cosa ho detto di Vangelo? Ho forse dato solo degli avvisi, oppure delle informazioni, delle istruzioni? C'è almeno un briciolo di Buona Notizia in ciò che ho detto?».

Carlo Maria Martini, Perché Gesù parlava in parabole?, 32

Bisogno di paternità



Rivoluzione Francesco, la fede è tornata di moda


di Marco Politi

A due mesi dall'elezione papa Bergoglio vive ancora in albergo. Perché questo e nient'altro è la Residenza Santa Marta in Vaticano. Un buon albergo a tre stelle con la sua hall di marmo, il banco della reception, qualche saletta per incontri e appartamentini bicamere per prelati di passaggio. Adesso hanno piazzato due gendarmi davanti al portone e due svizzeri e la cosa finisce lì.

Il rifiuto della pompa imperiale affascina i fedeli e l'eloquio diretto del papa argentino sta funzionando come un magnete. Mercoledì 17 aprile a Roma si è verificato un maxi-ingorgo intorno al Vaticano. 760 pullman diretti all'udienza generale, scaricando decine di migliaia di pellegrini. Ben duecento più del mercoledì precedente. E quanto più la stagione porta il sole tanto più le folle si riversano la domenica e il mercoledì per assistere all'Angelus e all'udienza generale.

La calamita Bergoglio funziona anche sul piano spirituale. Massimo Introvigne, presidente del centro di ricerca Cesnur, sostiene che nelle parrocchie si sta verificando una crescita di fedeli che vanno a messa e tornano a confessionale. “Abbiamo diffuso un questionario attraverso la tecnica detta a cascata, che utilizza i social network Facebook e Twitter, a partire da gruppi particolarmente frequentati da cattolici”, ha spiegato recentemente. E “su un campione di duecento sacerdoti e religiosi

Neanche il potere può

"L'uomo può dire: 'Voglio morire',

ma è incapace di realizzare il contrario:

'Io non voglio morire'".

T. Spidlik, "Maranathà". La vita dopo la morte, Lipa, 99

Ignoranza, pregiudizio e confusione



Il compito del teologo consiste nell'eliminare, tenendo presenti le scienze dello spirito, le incertezze derivanti dall'ignoranza, dal pregiudizio e dalla confusione prodotta da una inadeguata sintesi delle opzioni apparentemente contrastanti.


Egli aiuterà i fedeli a vivere una vita migliore in mezzo all'incertezza inerente al mistero in cui sono immersi ed a cui sono chiamati ad abbandonarsi fiduciosamente.

Edward Schillebeeckx, Il matrimonio, 12

Quante ne vediamo di situazioni simili!!

Sapersi far respingere è la sottile arte che ci permette di imputare agli altri ogni nostro insuccesso, piccolo errore o anche solo trascurabile neo.

Negativi, pessimisti, angosciati e respinti, eccoci nella situazione ideale per cominciare a trasformarci, da infelici, in veri e propri cattivi.

Satan Asso, Le ricette del diavolo. Come diventare cattivi, Gribaudi 1987, 30

Ambiguità degli aggettivi possessivi

Parla il diavolo-maestro che istruisce il diavolo-giovane: «Il senso del possesso deve in generale essere incoraggiato. Gli esseri umani t'inventano continuamente pretese di proprietà che suonano ugualmente ridicole in cielo e nell'inferno, e noi dobbiamo mantenerli su questa linea. (

Monocolori opprimenti



Mentre Dio-Trinità crea infiniti colori

e ovunque passi lascia scie di arcobaleno,

ci sono persone, movimenti e istituzioni

che spiaccicano su ogni cosa

il solo, noioso, monotono, violento

unico colore che conoscono

e che vorrebbero imporre a tutti.

don Chisciotte

Essere cercati



«Un uomo alla ricerca di sé si perse nel deserto.

Sperò, con tutte le sue forze, che qualcuno lo cercasse.

Nessuno lo cercò.

Scoprì allora che cercarsi è bene,

ma essere cercato è meglio».

fiaba orientale

Gesù impara a lavorare



 


tratto da Erri De Luca, Penultime notizie circa Ieshu/Gesù, 20-25


 



Indagine su un falegname



 


(..)


     L'albero è forza verticale di natura, spinta dal suolo a sollevarsi in alto. Somiglia alla postura della specie umana. Perciò il cieco sanato da Gesù a Betsaida descrive gli uomini, visti per la prima volta, come alberi che camminano. E' la più bella impressione fisica del corpo umano ed è giusto che provenga da un cieco, perché i ciechi sono visionari.


     Per capire i falegnami bisogna risalire ai boschi. Chi si è inoltrato in un'assemblea di alberi, è sta­to accolto alla loro ombra, si è steso sulle radici ha potuto ascoltarne il coro. «Allora canteranno di esultanza tutti gli alberi del bosco davanti a Iod/Dio che viene». Il verbo ebraico rinnèn del Salmo 96 (verso 12) è un canto di tripudio e gioia espresso dagli uomini. Qui è attribuito agli alberi, con la stessa forza di esultanza di creature di fronte al creatore.


     Noi moderni siamo abituati all'indifferenza per la materia prima e al culto per il prodotto finito. Siamo abituati a pagare poco la fonte e cara la foce. La scrittura sacra racconta il valore degli alberi, del legno e del lavoro umano.


     Il tronco trasformato in assi ha bisogno di star­sene disteso per stagioni intere a dimenticare la linfa e a indurire la fibra. Il taglio del ferro deve rispettare il verso delle venature e combinare le torsioni per pareggiarle a contrasto. Gesù impara da Ioséf, come ho detto participio presente del verbo iasàf, aggiungere, accrescere. Ioséf è colui che aggiunge. Questo dovrebbe essere il titolo di ognu­no che viene al mondo, e già con la sua presenza accresce l'umanità di un'immensità nuova, ric­chezza di una vita in più a rincalzo di forze contro lo spreco della morte. Ci vogliono molti Ioséf in una generazione.


 


     Lui è falegname, un mastro di alberi e di tagli, un fornitore di arnesi per la comunità. Gesù nasce in una stalla, ma cresce in una bottega di artigiano. Le sue mani diventano larghe a forza di stringere manici, sono ammaccate a forza di martello, hanno unghie spezzate, sono dure di schegge incarnite, di calli lubrificati con lo sputo. La sua saliva prodi­giosa prima di sanare lesioni, si seccava sul palmo migliorando la presa delle dita. L'interno delle sue mani ha il colore cupo del tannino che penetra nei pori mischiandosi al sudore. La sua faccia ha occhi abituati a stare stretti contro i frantumi di lavorazione che schizzano anche al volto. Il suo naso fiuta le resine, le colle, il grasso e il bitume e la canapa e il sudore di ascelle.


     Cresce di peso e forza, ha di certo appetito, ha gusto per il pesce; meno per la carne. E' di Naza­reth in Galilea, ma è nato a Betlemme, a sud, in terra di grano e perciò ama il pane. Assaggia poco il vino, appena nelle feste. Se manca, per lui fa lo stesso, per sua madre no, che gliene chiede per gli invitati di uno sposalizio. E lui controvoglia prov­vede esagerando in gusto e quantità. A Cana non avevano mai assaggiato un vino così giusto per la gioia. Da che vendemmia viene? Da nessuna: non si può ordinare il vino della festa, solo gustarlo per fortuna e grazia d'essere invitati.


     Non risulta che abbia fatto una simile provvista anche per l'olio, a differenza dei profeti Elia ed Eli­seo, esperti di miracoli da ulivo. Ieshu/Gesù più di ogni cibo preferisce il pesce cucinato. Ne assaggia anche dopo la resurrezione, in mezzo ai suoi undici sbalorditi dalla sua apparizione e dal suo appetito. È corpo intero il suo, carne e ossa di resurrezione, è vita restituita che mastica e inghiotte volentie­ri. Era già accaduto ad altri nella scrittura sacra prima di lui di ritornare indietro dalla morte. Ma solo a lui la seconda vita durerà per sempre. Agli altri, compreso Lazzaro, da lui resuscitato, ricapita la morte.


 


     Sono stato anch'io a bottega da un falegna­me nei vicoli della città vecchia. L'aria stagnan­te, sfruttata da bracieri, cucine, motori, là dentro profumava di mogani, di pini. La loro nostalgia di foreste si condensava in cristalli di resina. Il naso, almeno quello, in mezzo a loro era grato di starse­ne rinchiuso sotto le luci al neon del laboratorio mentre fuori il giorno splendeva per gli altri. Il naso, almeno quello, non sentiva nostalgia del­l'aria aperta.


     Tra le lavorazioni, le pulizie di macchine e lo­cali, le ore arrivavano e finivano, più col moto di onde che con quello di lancette d'orologio. Avevo allora dentro di me molto silenzio e molta compa­gnia di pensieri.         Per esempio: che opere faceva il collega Ieshu tra la stessa segatura, le stesse schegge mie? Che utensili uscivano dalle sue piallature, dagli smussi di bordo, dagli incastri? E il suo piatto la sera era di legno come la mia scodella ricavata al tornio, o di terracotta? E che legni preferiva ma­neggiare, il docile sicomoro, il contorto ulivo che impegna a fondo il ferro, la ribelle acacia, e i nodi li aggirava o li spaccava? Ecco un piccolo campione di stupidi pensieri che tengono compagnia nella metà del giorno venduto per salario.


     Fatto è che Ieshu ha svolto da fondo a cima il lungo apprendistato da garzone a mastro durante gli anni eterni d'infanzia e adolescenza. Il suo corpo è cresciuto sotto la disciplina del lavoro manuale. E se è vero che in fatto di scrittura sacra era «nato imparato» come si dice a sud, che sapeva discutere alla pari con dottori e studiosi, questa dote non gli era stata data pure in falegnameria. Nella bottega di Ioséf non gli fu risparmiato nessun grado dell'ad­destramento, compreso le martellate sulle dita. E di chiodi ne piantò a carriole fino a saperli conficcare in tre colpi senza neanche guardare la testa da bat­tere, rinomato esercizio di destrezza in carpenteria.


     E sapeva che il manico di frassino è il più adatto, e sapeva l'invito naturale che deve presentare l'impugnatura e come accorparlo al ferro per dissipare meglio le vibrazioni dei colpi.


 


     Portò sul Golgota l'albero del patibolo, e già tutt'uno con lui.


     Quando li ebbe nella carne, i chiodi, quando li sentì entrare, si trovò per la prima volta dalla parte del legno. Come li conosceva quei colpi, il rintoc­co del ferro, il fiato che accompagna la battuta: li aveva abbandonati per un poco e ora li ritrovava uguali. Gli tornò alla vista Ioséf lasciato solo in vecchiaia, Ioséf che sperava in quel figlio per un aiuto e che forse aveva venduto arnesi e magazzino, rimasto senza cambio.


     Toccava a lui, Ieshu, finire come un legno disteso e immorsato, messo in opera da una volontà di offerta e sacrificio.


     La sua vita era materia prima. La docilità del legno era la sua.


     Non era più albero che cammina, come gli ave­va rivelato il cieco di Betsaida, ora era piantato al suolo e tutti i suoi passi finivano lì a piedi giunti e braccia spalancate come rami.


     Il Golgota è un'altura spellata, senza vegetazione. Sulla cima ora spuntava un uomo albero, innestato a sangue.


     Gli alberi non possono scappare, quando ar­rivano i tagliatori, restano ad accoglierli e a farsi abbattere. Anche lui come loro non era scappato.


     Piantato a chiodi sopra un legno in quell'ora ave­va pensieri da albero. E voglio credere, per pura immaginazione del mio odorato, che il legno del­la croce fosse di conifera. Non era stagionato e trasudava resina carezzandogli il naso col ricordo dei boschi. Perché un tempo i buoni falegnami andavano a scegliere i legni salendo alle foreste. Ne curavano il taglio, lo sfoltimento. E Ioséf inse­gnava a suo figlio quale pianta serviva, esposta a quale versante, stroncata in quale esatto giorno della luna. E Ieshu un poco ascoltava, un poco schiacciava con un sasso i pinoli, accovacciato al­l'ombra. «Allora canteranno di esultanza tutti gli alberi del bosco davanti a Iod/Dio che viene»: il vento sopra il Golgota veniva da boschi lontani, era pieno di canto.


     Così mentre si disfaceva il giorno più breve della sua vita, nelle narici entrava con forza di anestesia il succo della resina, la ferita dell'albero si legava al suo sangue e gli ultimi respiri tornavano ai boschi profumati. Perciò sorrise e crollò il capo di lato sulla spalla con uno scroscio di respiro forte, come chioma di albero abbattuto.


 

Made by Crosstec